Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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La prima versione on line di Fogli e Parole d'Arte, definitivamente chiusa all'inizio del  2012, aveva raccolto oltre 600mila contatti tra il 2007 e il 2012.

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Piero e la Flagellazione

Intervista a Marilyn Aronberg Lavin

An interview with prof. Marilyn Aronberg Lavin

Marilyn Aronberg Lavin si è laureata in Storia dell'Arte presso la Washington University di St. Louis, e, dopo alcuni anni di ricerca svolta anche a New York, nelle Fiandre e in Italia, ha svolto la sua feconda attivita' di ricercatrice, studiosa e insegnante negli USA, in particolare presso la University of Maryland, la Yale University e la Princeton University. La sua attenzione si è concentrata in particolare sul Rinascimento italiano, di cui è considerata tra i massimi esperti a livello internazionale. Tra le numerose pubblicazioni, Piero della Francesca: The Flagellation, The Place of Narrative: Mural Decoration in Italian Churches, 431-1600, e il recente Artists' Art in the Renaissance.

Marilyn Lavin è stata tra i primi studiosi a seguire l'evoluzione delle tecniche elettroniche in vista del loro utilizzo nello studio della disciplina storico-artistica. Nel 1991 ha creato il ‘listserv’ Consortium of Art and Architectural Historians [ Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ].

Questa intervista, per la quale ovviamente ringrazio la professoressa, è stata costruita in parte a voce, in parte per e-mail.


AB: Voglio innanzitutto farle due domande di ordine generale. Che cosa ha determinato la sua scelta di studiare Storia dell'Arte?

MAL: Ho frequentato un istituto privato femminile a St. Louis, Missouri, una delle poche scuole negli USA che aveva tra le materie Storia dell'Arte. Mi sono innamorata della Storia dell'Arte a sedici anni e la mia passione per questa materia non è mai venuta meno.

AB: First of all I want to ask you two questions: a, what made you decide to study Art History?
MAL: I attended a private girls' school in St. Louis, Missouri, one of the only high schools in the United State where the History of Art was offered. I fell in love with art history at the age of sixteen and never wavered in my dedication to the subject.

 

AB: … e chi considera i suoi maestri?

MAL: L' archeologo greco George Mylonas mi ha insegnato la materia: come si descrive un'opera d'arte e come si organizza il materiale in vista della sua pubblicazione. Negli anni universitari ho avuto come insegnante Horst W. Janson, autore del famoso libro di testo tradotto in diciassette lingue. E' stato lui a farmi capire il rapporto tra le opere d'arte e i concetti, tra la forma e il contenuto. Ho studiato anche con Walter Friedlaender, Craig Hugh Smyth, e per un breve periodo a Roma con Lionello Venturi.

AB: And b, to whom of your teachers do you owe most?
MAL: George Mylonas, Greek archaeologist, taught me the discipline: how to describe a work of art, and how to organize material for public presentation. Horst W. Janson (author of the famous text book translated into more than seventeen languages) was my professor throughout my university career. He made me understand the relationship between works of art and intellectual ideas, between form
Marilyn Aronberg Lavin and content. I also studied with Walter Friedlaender, Craig Hugh Smyth, and, for a short time in Rome, with Lionello Venturi.

 

AB: Veniamo alla mailing list del CAAH in Internet. Nel 1991 in America esistevano sicuramente liste dedicate all'arte, come mai ha pensato di crearne una nuova?

MAL: Nel 1991 esistevano ben pochi gruppi di discussione a livello universitario su Internet, e nessuno che si occupasse di Storia dell'Arte. Sentii la necessità di creare un forum di questo tipo, soprattutto perché la disciplina stessa stava cambiando, e diventava qualcosa di più della mera abilità del conoscitore o della ricerca di fatti relativi ad oggetti d'arte nelle loro belle cornici. Oggi il CAAH ha più di 800 membri in 23 paesi del mondo.

AB: Let´s talk about the CAAH ‘listserv’. In 1991 in America one could find other lists about Art, so what made you create a new one?
MAL: In 1991 there were very few academic discussion groups on the Internet, and none that dealt with the History of Art. I felt it was necessary to provide such a forum, particularly because the discipline itself was changing and growing into something much broader than connoisseurship and the search for positive facts concerning only “gold framed” art objects. Now CAAH has more than 800 members from 23 countries around the world.

 

AB: Qual è fondamentalmente lo scopo della mailing list del CAAH?

MAL: In primo luogo, l'iscrizione è riservata ai professionisti del settore, compresi I laureati che frequentano corsi di specializzazione. Per spiegare gli ambiti della lista, mi servo di un brano tratto dalla “lettera di benvenuto” che i membri ricevono alla loro iscrizione.

Si incoraggano dibattiti, in particolare, su:

  • La ricerca e argomenti teorici ad ampio raggio

  • Argomenti di principio e l'etica sul campo

  • Temi didattici

  • Ricerche bibliografiche

  • Accesso ad archivi e collezioni

  • Costi relativi ai permessi per immagini e pubblicazioni; problemi di copyright

  • Proposte per partecipazione a conferenze

  • Problemi tecnici e novità in relazione con borse di studio

AB: Which is the very goal of CAAH listserv?

MAL: First of all, the membership is restricted to professionals in the field, including graduate students working on advanced degrees. To show the scope of the “listserv” I will quote a passage from the “Letter of Welcome” everyone receives when accepted for membership:

Discussion is encouraged, among other things, on:

  • Research and theory questions of a broad nature

  • Questions of principles and ethics in the field

  • Teaching approaches

  • Bibliographic searches

  • Access to archives and collections

  • Costs of photographs and publication permissions; copyright issues

  • Solicitations for participation in colloquia

  • Technical problems and innovations having to do with scholarship


AB: Quali sono stati gli episodi piu' interessanti avvenuti nella lista in questi anni?
Distinguiamo tra discussioni di alto livello ...

MAL: Negli anni Novanta, quando le tecnologie per eseguire le scansioni digitali, i salvataggi, le proiezioni di immagini e la creazione di archivi di dati erano appena al principio del loro sviluppo, c'erano molte discussioni a proposito della miglior strada da prendere. I membri della lista descrivevano le loro esperienze e davano consigli, in senso negativo o positivo. Queste discussioni restano aperte intanto che la tecnologia continua a svilupparsi.

In seguito ci sono stati dibattiti in relazione al mutarsi dei problemi teorici e delle nuove soluzioni bibliografiche. Ne sono seguite discussioni sulla “cultura visiva”, che ha determinato la creazione di una intera nuova branca di corsi da insegnare e di dispense da compilare. Negli ultimi tempi si sta discutendo sul problema del copyright e dei permessi per la riproduzione delle immagini nell'insegnamento e la loro pubblicazione. Ci sono parecchie lamentele a proposito dei costi elevati che ne derivano e c'è il desiderio di risolvere un problema che gli storici dell'arte ritengono spiacevole, in espansione e forse persino illegale.

Un grande merito della lista sta nella generosa interazione tra i membri. Nessuna domanda è troppo ingenua, troppo piccola o troppo grande per non essere presa sul serio. Gli insegnanti più anziani aiutano i più giovani all'inizio della carriera, spesso forniscono interi apparati bibliografici per nuovi corsi, o idee per gli argomenti di ricerca seminariale. E' magnifico vedere qualcuno fare una domanda da Gerusalemme e ottenere una risposta da San Diego o dall'Olanda nell'arco di 15 minuti.

AB: Which episodes do you remember as the most interesting in all these years? Let's look at the great discussions first.

MAL: In the 1990s, as the technology of scanning, storing, and projecting images, and creating databases, was in the first stages of development, there were many discussions of the best ways to proceed. Members described their experiences and gave recommendations, positive and negative. These discussions remain on-going as the technology continues to evolve.

Later there were discussions concerning the turn to theoretical issues and the new bibliography that involved. There followed discussions of “visual culture” which brought about a whole new range of courses to be taught and syllabi to be created. At the moment the problem of copyright and permissions for the reproduction of images in teaching and publication is being debated. There is much lamentation about the high costs involved and a desire to find ways to resolve what art historians see as an unfair, expanding, and perhaps even illegal problem.

A great benefit of the listserv is the generous interaction among members. No question is too naive, too small, or too large to be taken seriously. Older members help younger people to get started teaching, often supplying full bibliographies for a new course, or ideas for research topics for seminars. It is wonderful to see someone ask a question from Jerusalem and get an answer from San Diego or the Netherlands, and all within 15 minutes.


AB: …. e discussioni buffe o magari soltanto impreviste.

MAL: Forse il risultato più inaspettato si è verificato dopo che un membro aveva posto una domanda circa un'opera d'arte che aveva visto sullo sfondo della scena di un film; ne venne fuori un fiume di esempi di opere d'arte non soltanto viste nei film, ma che svolgevano un ruolo importante per lo sviluppo delle trame o dei concetti. Il risultato fu un vero archivio di fatti del genere, dal più serio al più sciocco e più divertente.

AB: …. and then something funny or unexpected.

MAL: Perhaps the most unexpected result was, after a member asked a question about a work of art he thought he saw in the background of a film, there started a flow of examples of works of art not only seen in movies, but which played important roles in the development of the plots or the concepts. The result was quite an archive of such facts that run the gamut from the most serious to the silliest and most amusing.


AB: Non posso evitare di farle una domanda su un argomento che sta a cuore a tutt'e due. Lei è un'esperta di Piero della Francesca e in particolare del quadro “La Flagellazione”. Qual è il suo giudizio sugli ultimi libri, e le ultime teorie, relative al quadro (mi riferisco in particolare a Ronchey, Roeck e King)?

MAL: Come lei sa bene, questa domanda è scorretta dal momento che lei ha recensito quei libri in queste stesse pagine. Ma le risponderò lo stesso, brevemente. Per quanto pieni di materiale storico affascinante, non posso dire che questi tre libri abbiano molto a che fare con la Storia dell'Arte. Nessuno di loro si chiede perché il quadro si presenta come si presenta, ovvero come il modo in cui si presenta abbia a che fare con tutto l'apparato storico che gli viene sovrapposto. Io stessa continuo a chiedermi come mai proprio questa piccola tavola abbia provocato un simile profondo interesse tra gli storici oltre che tra gli storici dell'arte. La Flagellazione di PieroIl quadro non è grande e non ha effetti speciali, misura appena 58,4 cm. per 81,5, quindi all'incirca mezzo metro di altezza e neppure un metro di larghezza. Esso disobbedisce a uno dei principi più sacri dell'iconografia cristiana, relegando il soggetto biblico in una posizione spaziale secondaria e spingendo la nostra attenzione su tre personaggi in primo piano, che non sembrano avere alcun rapporto con la scena della Flagellazione. Questo fatto intrigante è alla base di tanti dibattiti. Tuttavia, le piccole dimensioni rendono improbabile che esso contenga grandi implicazioni a livello di politica internazionale, la cosiddetta “Questione turca” [Ginzburg e Ronchey]. La sensazione di fugacità e di sospensione nega d'altra parte la possibilità che il punto stia solamente nella perfezione della prospettiva e nell'abilità tecnica [Gilbert]. La mancanza di banali dettagli aneddotici e di coerenza storica priva il quadro di collegamenti con la mitologia locale [Roeck]. E la chiarezza assoluta della rappresentazione si oppone all'idea di allusioni cabalistiche ed enigmatiche [King]. Si dovrebbe invece prestare attenzione a uno degli elementi più ovvi del quadro. Allo stesso modo che nel quadro di Piero Il Battesimo di Cristo, lo spazio pittorico si spinge in avanti, oltre la superficie della tavola, nella dimensione dello spettatore. Nel Battesimo, è il fiume sacro che ci viene incontro; nella Flagellazione è il pavimento che esce all'esterno a connetterci con il mondo pittorico. La precisione del pavimento si imprime nella nostra percezione, facendoci capire in modo subliminale che il primo quadrato di piastrelle rosse è incompleto (gli mancano due file). Lo spazio quindi straborda e ci spinge a completarlo nelle nostre teste, dentro al nostro spazio. Questo specifico elemento visivo ci invita individualmente a entrare nello spazio e unirci ai personaggi dipinti. Ne risulta che quella dimensione severa e silenziosa, definibile e ricostruibile, propone un significato anche per noi stessi. La Flagellazione non illustra un evento storico, o una sporca congiura, o un'allusione ad altri mondi di gente e cose non rappresentate. Come immagine resta irresistibile, perché propone un ambiente empatico nel quale siamo consolati dal trionfo di Cristo sulla sofferenza, e ci offre una strada per affrontare la nostra.

AB: It's impossible for me to avoid questions about something we both are fond of. You are one of the greatest experts of “The Flagellation” by Piero della Francesca, what do you think about the last books concerning the painting by Ronchey, Roeck, King?
MAL: As I am sure you know, this is an unfair question since you yourself have reviewed all these books in these very pages. I will, however, answer briefly. While these books are filled with fascinating historical material, I cannot say that any of the three has much to do with the History of Art. None asks why the painting looks the way it does, or how the way it looks relates to the historical material they imposed upon it. I myself am still asking why this particular little panel has caused such a depth of interest among historians as well as art historians. The painting is not a great, bombastic machine; in fact it measures only 58.4cm x 81.5cm, that is, less than a half a meter high and less than a meter wide. It does defy one of the most hallowed principles of Christian narrative illustration by relegating the biblical subject to a secondary position in space, while forcing on our vision three imposing figures which have no apparent connection with the Flagellation scene. This challenging fact is the basis for many discussions. The small scale, however, mitigates it’s having world-shaking implications for international politics (the so-called Turkish Question [Ginzburg and Ronchey]). The evanescent mood and disquieting peace negate the possibility that perfection of perspective and technical skill are the only point [Gilbert]. The lack of banal anecdotal details or historical logic removes it from connections to local mythology [Roeck]. And the forthright clarity of presentation defies the notion of enigmatic, cabalistic allusions [King]. What should be taken into account is one of the painting’s most obvious elements. In the same manner as in Piero’s painting of the
Baptism of Christ, the pictorial space runs forward, out beyond the picture surface into the realm of the spectator. In the Baptism, it is the sacred river that spills out on us. In the Flagellation, it is the pavement and its forward march that connect us to the pictorial world. The precision of the pavement impresses our consciousness, making us subliminally aware that the forward-most square of red tiles is incomplete (it is missing the first two rows). The space thereby thrusts out, and insists that we complete it in our own minds, in our own space. This particular visual element invites us, personally, to enter the space and join the painted characters. As a result, the severe and quiet realm, definable and re-constructible, offers meaning for ourselves. The Flagellation is not a picture of some historical event, not some nasty plot, not some other-worldly insinuation of people and things not represented. As an image, it has remained compelling because it provides a sympathetic ambient in which to be consoled by Christ’s triumph over injury and extends a way of dealing with our own.

 


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