Fogli e Parole d'Arte

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1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Il cavallo nell’arte, di Rachel e Simon Barnes


Quando si pensa agli albori della civiltà umana, uno tra i primi animali che vengono in mente è senza alcun dubbio il cavallo, che ha praticamente accompagnato l’uomo nella sua evoluzione sia storica che sociale. Il volume di Rachel e Simon Barnes illustra perfettamente il percorso parallelo, fianco a fianco, compiuto da uomo e cavallo, partendo dalle origini con la sezione intitolata “un legame atavico: il cavallo nell’arte preistorica e antica”.
La storia prende avvio con i cavalli maculati della grotta di Pech Merle (datati 25.000 anni avanti Cristo), passa attraverso l’arte greca e romana e si conclude con la grandiosa tempera su tavola dedicata a “San Giorgio e il Drago” datata tardo XIV secolo, che apre le porte alla sezione successiva, dedicata al Medioevo “1200-1450. Onore e gloria all’epoca della cavalleria”.
Già il titolo di questa seconda sezione è emblematico e ci porta a considerare il cambio di ruolo del cavallo, che da primitiva forza lavoro e compagno di battaglia (specialmente per quanto riguarda l’arte romana), si trasforma velocemente in vero e proprio status symbol. È infatti proprio a partire dal Medioevo che si deve la trasformazione del termine “cavalleria”, inteso ancora oggi come sinonimo di galanteria, raffinatezza, dolcezza di modi; lo testimoniano i nobilissimi destrieri che compaiono nelle opere descritte, dalle celebri miniature delle Très riches heures du Duc de Berry, all’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, alla Visione di Sant’Eustachio (vero e proprio cavaliere a tutti gli effetti) di Pisanello.

Nella terza sezione del libro “1450-1600. Animali in carne e ossa: il cavallo in epoca rinascimentale”,  l’animale compare nei modi più diversi: dall’imponenza, ancora medievaleggiante e sfarzosa, di Andrea Mantegna nella Camera degli Sposi (L’incontro), al precisissimo studio anatomico di Leonardo da Vinci (Studio di cavallo impennato), dall’irruenza simbolica di Albrecht Duerer (I quattro cavalieri dell’Apocalisse) alla dolcezza di Vincenzo Catena (Sacra famiglia con cavaliere in preghiera); e ancora dall’esaltazione familiare di Giulio Romano (Sala dei Cavalli a Palazzo Te) fino all’inquietudine luminosa di El Greco (San Martino e il mendicante).

La quarta sezione del libro è dedicata al “1600-1700. Orgoglio e vigore del cavallo barocco” in cui l’animale sembra animarsi contemporaneamente del fervore decorativo (San Giorgio e il Drago di Rubens), della passione inquieta (La conversione di San Paolo di Caravaggio) e degli eccessi di nobiltà (Carlo I a cavallo di Anton Van Dyck o Il Conte Duca di Olivares a cavallo di Diego Velazquez) che sono ovviamente tipici del periodo in questione.

“1700-1800. Il cavallo nell’età dei Lumi” vede invece attenuarsi la frenesia che aveva animato la rappresentazione del cavallo nel secolo precedente, cedendo il posto a opere ed artisti che incarnano perfettamente lo spirito intellettuale della nuova era. I cavalli placano così la loro irruenza per lasciare il passo ad equini più quieti e dignitosi, come li vediamo, per esempio, nel Paesaggio con contadini e cavalli di Thomas Gainborough, o nel ritratto di Mary e Thomas Coltman di Joseph Wright of Derby. La sezione si chiude, però, con una sorpresa, l’opera di William Blake “Il giudizio di Adamo” in cui compaiono due cavalli dalle criniere fiammeggianti che mordono il freno, aprendo la nostra visione alla sezione successiva.

“1800-1870. Creature senzienti: il cavallo nel Romanticismo” illustra come il clima culturale e, parallelamente, la rappresentazione artistica del cavallo stiano evolvendo verso le nuove soluzioni del romanticismo, la semplice gioia di vivere (Il mulino di Flatford di John Constable), l’interiorità (La tenda araba di Edwin Landseer), e la vicinanza sempre più stretta e sentita tra uomo e cavallo (La ferratura di Edwin Landseer).

“1870-1900. Una nuova era: la rottura con la tradizione” illustra invece quanto la vita e l’arte nel giro di soli trent’anni siano state rivoluzionate. Anche il cavallo subisce gli effetti di questa profonda trasformazione e si presenta in vesti del tutto nuove: il simbolismo rarefatto dei Preraffaelliti (Sir Galahad_La ricerca del Santo Graal di Arthur Hughes), il realismo sfacciato degli Impressionisti (Ritratto di Madame Darras al Bois de Boulogne di Renoir), il misticismo dei Nabis (Il cavallo bianco di Paul Gauguin) fino alla fotografia che si rapporta alla realtà non più fissandola per un istante cristallizzato, ma nel suo stesso divenire (Fantino e cavallo al galoppo di Eadweard Muybridge) ed evolvendo, così, verso le forme della modernità illustrate nell’ultima sezione.

“1900. Rivoluzione: il cavallo nell’arte moderna” esamina praticamente tutte le grandi avanguardie che hanno segnato il secolo, sempre, naturalmente, attraverso le rappresentazioni artistiche che hanno come protagonista il cavallo e che ci portano alla fine di un viaggio iniziato nella preistoria ed evolutosi costantemente fino al 900.

Il volume di grande formato (44 x 36 cm) di Rachel e Simon Barnes illustra quindi con grande precisione l’incredibile varietà iconografica di questo animale, descritto sia da un punto di vista strettamente artistico (molto piacevoli le illustrazioni a tutta pagina che consentono di cogliere i minimi dettagli dell’opera e le descrizione della storica dell’arte Rachel Barnes) ma anche da un punto di vista più intimo, attraverso i sapienti commenti di Simon Barnes che, da vero esperto del mondo equestre, getta una nuova luce su dipinti che, fino ad ora, avevamo ritenuto non potessero dirci altro.

 

Scheda tecnica
Il cavallo nell’arte, di Rachel e Simon Barnes, Mondadori Electa, 2008, 191 pagine, 49 euro, ISBN 9788837066178.

 

 

 

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