Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Nati sotto Saturno, di Rudolf e Margot Wittkower

In molti casi, rileggere per intero i testi sacri della letteratura artistica di lingua inglese del Novecento può essere utile e rivelatorio, perché troppo spesso gli studiosi di oggi, in particolare gli studiosi italiani, perdono di vista la semplicità e la ragionevolezza della ricerca a favore di letture cerebrali e contorte, spesso determinate dall'esigenza di apparire nuove. Non mi riferisco solo ai contenuti, ma alla forma e alla struttura stessa dei tanti capolavori saggistici di Bernard Berenson, di Ernst Gombrich, di Erwin Panofsky, di Kenneth Clark, di Irving Lavin, … e in questo caso di Rudolf Wittkover. Chi ha apprezzato e utilizzato come manuali il preziosissimo “Arte e Architettura in Italia”, o i volumi dedicati a Palladio e all’architettura del Rinascimento, non potrà non aver letto con piacere anche “Nati sotto Saturno. La figura dell'artista dall'Antichità alla Rivoluzione francese”, nella bella versione italiana di Franco Salvatorelli.

Questa brillante e illuminante raccolta di notizie sul privato degli artisti, ordinate, trascritte e commentate da Rudolf e da sua moglie Margot, fu pubblicata a Londra mezzo secolo fa, nel 1963, e in Italia nel 1968; l’ultima edizione nei tascabili Einaudi è del 2005, e a quanto si può capire dalle numerose ristampe è tutt’ora un bestseller, da raccomandare a tutti.

Il titolo del libro”, scrivono gli autori nella prefazione (pag. 8), “esige qualche parola di spiegazione. … Saturno è il pianeta dei malinconici, e i filosofi del Rinascimento scoprirono che gli artisti emancipati del loro tempo mostravano le caratteristiche del temperamento saturnino: erano contemplativi, assorti, cogitabondi, solitari e creatori. La nuova immagine dell'artista alienato nasce in questo momento critico della storia. Anche quando non è nominata, l'antica divinità incombe sinistra su molte delle pagine che seguono”.

E' quindi dal principio che gli autori manifestano la nota dominante nella stesura del loro lungo lavoro: una attenta analisi dei fatti e delle cose, gestita con un pizzico di distacco e di ironia, con la non nascosta intenzione di smentire i luoghi comuni e di anticipare al XV secolo la nascita della concezione dell'artista bohemien. Le frequenti citazioni dei biografi, a partire ovviamente da Giorgio Vasari, sono integrate dal commento dei Wittkower, che prendono i dati con cautela, li confrontano, e li stemperano fino a trovarne una probabile verosimiglianza. D'altra parte, molte righe citate dalle biografie di personaggi non sempre famosi sono a tal punto esagerate o poco credibili da risultare comiche, e i due autori non si risparmiano e non ci risparmiano il sorriso.

Il metodo del libro è stato ben studiato perchè i lettori possano sfogliarlo anche senza ordine; la struttura dei capitoli è infatti tematica e ha quindi richiesto una fatica ulteriore nel mettere ordine dentro la strabordante quantità di materiale utile. L'ambito storico va dall'antichità al Settecento, ma si concentra sul Rinascimento, epoca straordinaria quanto stravagante rispetto ai costumi sia medioevali sia dei periodi successivi. I temi sono indicativi dell'ampiezza del lavoro svolto e vale la pena citarli come titoli dei capitoli:

Artisti e committenti: mutamento di rapporti

Atteggiamento degli artisti di fronte al proprio lavoro

Condotta stravagante e nobiltà di modi

Genio, pazzia e melanconia

Suicidi di artisti

Celibato, amore e licenziosità

Gli artisti e la legge

Avari e prodighi

Ambizioni accademiche e gelosie professionali

Tra la fame e la fama

Personalità, carattere e opere

Si vede bene che non è stato escluso davvero nulla, cosa che potrebbe essere confermata ulteriormente riepilogando anche i titoli dei paragrafi in cui i capitoli sono suddivisi o elencando gli artisti e gli autori citati, qualcosa come oltre settecento nomi. Ci sono anche temi scottanti, tra cui i suicidi, i rapporti illeciti, le relazioni omosessuali, i fatti criminali, e molti altri di sicura presa romanzesca, insieme a dati obiettivi che ci fanno vedere come l'artista era visto dall'opinione pubblica e come era in realtà.

Luoghi preferiti, l'Italia e i Paesi Bassi, nel Rinascimento e nel Seicento, con abbondanti citazioni dei grandi biografi di quelle epoche. E se da un lato la narrazione avviene tramite i fatti riferiti a singole persone, la deduzione critica degli autori si pone come commento e lettura esplicativa.

Sulla condotta stravagante di tanti pittori e scultori, uno degli argomenti ovviamente più interessanti, ecco alcune sintetiche considerazioni degli autori: “I racconti sulle stranezze degli artisti sono antichi quanto la letteratura relativa ai medesimi, e gli aggettivi usati per descriverne le manie sono legione. Assurdo, singolare, pazzesco, fantastico, bizzarro, stravagante, capriccioso, ghiribizzoso, risibile, e anche affascinante (poiché la condotta nonconformista ha le sue attrattive) sono alcuni degli epiteti”, (pag. 80).
Ed ecco qualche esempio: “
Uomini come Piero di Cosimo e il Pontormo erano nature profondamente turbate; Copè uno scorbutico eremita; Gaspare Celio oscillava tra la millanteria e una torva vocazione di carceriere. Il Barocci sembra fosse un ipocondriaco all'ultimo grado, tormentato da dolori e sogni paurosi … Il Cappellino e Gerard Dou erano ossessionati dal feticcio della pulizia. … Nel tardo Quattrocento emerse un artista di stampo nuovo, con un tipo di personalità ben distinti. Il modo di lavorare di questi artisti è caratterizzato dall'alternarsi di un'attività furibonda e di pause creative, la loro conformazione psicologica da una tormentosa introspezione” (pag. 103).

Eppure, nonostante questi richiami, gli autori ripetono spesso che – tirate le somme tra personaggi "bizzarri" e personaggi "normali" - gli artisti sono esseri umani come tutti, i loro pregi e i loro difetti rientrano nella norma e in definitiva essere artisti è stata una professione più che una vocazione, anche se una professione difficile e non sempre ben ricompensata. E' poi frequente un altro richiamo dei Wittkower, a non scambiare il privato con la qualità della produzione, come si fece in tempi di critica bigotta e asservita, per cui un artista immorale non potrebbe fare buoni quadri e i dati del carattere dovrebbero riflettersi nelle opere. Il lettore scopre allora che scopo principale del libro è la definizione della la teoria anticipata nella prefazione: in parallelo con la storia dell'arte, è il Rinascimento il vero punto di svolta, quando l'artista assume per buona parte il ruolo sociale che ha tuttora.

A questo punto una riflessione è d'obbligo: si è spesso detto infatti che un tempo gli artisti erano integrati nella società e secondo il modello marxista ne facevano parte anche dal punto di vista produttivo, di qui la metamorfosi degli artisti in parallelo/opposizione con la rivoluzione industriale. Ora, stando a questa originale analisi dei Wittkower, la cosa non appare del tutto vera; molti artisti hanno vissuto la fame, hanno lottato per trovare lavoro o hanno dovuto stentare tutta la vita anche in epoche lontane (si veda il capitolo sulla fame e la fama); inoltre, la stravaganza o meglio l'alienazione dell'artista si verifica già nel XV secolo e non solo nel Romanticismo. La lettura del libro, seguendo questo filo storico, è davvero stimolante, perché in ballo c'è il ruolo, la figura, il rilievo e la stessa definizione dell'uomo d'arte; quindi, la metamorfosi degli ultimi duecento anni non è che un ritorno al XV secolo dopo una fase, quella barocca, di accademismo.

La storia si ripete, perché la rivoluzione rinascimentale consistette in gran parte nella distruzione delle corporazioni, che gestivano per intero la società medioevale; e l'artista del Rinascimento fu anomalo e spesso considerato bizzarro perché doveva ritrovare o reinventarsi un ruolo. La rivoluzione romantica nell'Ottocento consistette nell'abbandono delle accademie; e l'artista scelse di scendere per strada, ricostruendosi un'identità nella quale le committenze tradizionali venivano meno. In entrambi i casi, cambia radicalmente il rapporto con la società, che una volta ingabbia in regole e strutture il mestiere di creare, un'altra volta desiste dal catalogarlo e taccia di anarchia e sregolatezza i nati sotto Saturno.

 

Scheda tecnica
Rudolf e Margot Wittkower, Nati sotto Saturno. La figura dell'artista dall'Antichità alla Rivoluzione francese, 2005, Einaudi, pp. 372, € 19,00 - ISBN 9788806173647

 

 

 

 

 

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