Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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L'architettura moderna dal 1900, di William J. R. Curtis

L'architettura moderna dal 1900 di William J. R. Curtis, uno dei testi più noti nell'ambito della bibliografia storico-critica di architettura, era stato pubblicato da Paravia Bruno Mondadori nel 1999 e oggi viene riproposto anche in Italia dall'editore originale, Phaidon. E' un libro importante, risalente al 1982 e poi aggiornato nel 1987 e nel 1996, destinato alla consultazione di studenti universitari e di studiosi più che alla lettura sequenziale. William Curtis ha così trovato, nella ricca sezione di storici dell'architettura moderna, un posto di rilievo, accanto a personaggi illustri come Giedion, Pevsner, Hitchcock, Frampton e agli italiani Benevolo, Zevi e De Seta, solo per citare i più noti.

L'analisi critica di volumi come questo dovrebbe ragionevolmente essere centrata su aspetti pratici: la qualità dell'apparato illustrativo, la completezza dei dati, il prezzo, e in quest'ottica "il Curtis", divenuto tra l'altro molto più economico rispetto alla precedente edizione,si colloca in posizioni quasi sempre di punta. Le illustrazioni sono numerose e di qualità, soprattutto in relazione alla stampa e al costo finale; i dati forniti sono altrettanto numerosi, anche se non sempre omogenei, e i giudizi appaiono ben calibrati, pur nella loro evidente e implicita soggettività. La consultazione è facilitata dagli indici e dai riferimenti finali, tutti ben strutturati. La lettura è nel complesso piacevole, anche per la notevole capacità dell'autore di descrivere momenti storici e personaggi con rapidità e efficacia, ma sicuramente l'edizione italiana avrebbe guadagnato in scorrevolezza se la traduzione si fosse servita con maggior frequenza del presente storico o del passato prossimo, come si addice a simili strutture linguistiche, al posto di frequenti e spiazzanti utilizzi dell'imperfetto, tempo che peraltro non esiste nella lingua inglese.

La critica del contenuto è evidentemente molto meno semplice, anche per l'estrema ricchezza del materiale posto a disposizione e la grande varietà dei temi, delle opere e degli architetti presentati. Non può considerarsi un difetto, in questa chiave, la notevole preponderanza di informazione e di analisi sull'opera di alcuni personaggi, in particolare di Le Corbusier. Il materiale sul Maestro franco-svizzero contenuto nell'intero volume di Curtis potrebbe essere sufficiente per una buona monografia, ma tanta abbondanza, anche se particolare, non è certamente da rifiutare! La scelta dell'autore, che privilegia anche Aalto, Mies van der Rohe, Wright e Kahn, è di approfondire il senso globale della progettazione architettonica, e per fare questo è evidente la necessità di utilizzare esempi, selezionati tra i capolavori assoluti del Novecento; come scrive Curtis nell'introduzione, "La maggior parte degli edifici trattati in questo libro sono straordinarie opere d'arte, che perciò sfidano ogni incasellamento" (pag. 13).

Il volume di oltre settecento pagine, di grande formato e di aspetto elegante, è diviso in quattro parti per complessivi 25 capitoli. "Le tendenze formative dell’architettura moderna" apre la trattazione, e rappresenta il tradizionale momento di ricerca della nascita e dell'origine, anche qui individuate nell'Art Nouveau, nella Scuola di Chicago e nelle Avanguardie. "La cristallizzazione dell’architettura moderna tra le due guerre", intesa come consolidamento e affermazione delle nuove tendenze, è il titolo della seconda parte, più ampia della prima e dedicata ai maestri più noti, ma anche ad autori e opere inglesi e scandinavi, sovietici e italiani. Sono analizzati con particolare attenzione i progetti di Le Corbusier, tra cui la Ville Savoye, mentre risulta forse meno accuratamente valutato il ruolo storico del Bauhaus e di Walter Gropius. Nella terza parte, "Trasformazione e disseminazione dopo il 1940", Curtis si sofferma ancora sull'attività straordinaria per quantità e qualità di Le Corbusier, con un accento notevole sull'Unità di abitazione, ma dà anche spazio ad Alvar Aalto e a Louis Kahn; notevole, negli altri capitoli, l'attenzione verso paesi dell'Occidente spesso trascurati, come l'Australia, o del tutto nuovi, come il Giappone, e verso quelle parti del mondo in via di sviluppo, come l'India.

"Continuità e mutamento alla fine del XX secolo" è l'ultima parte, molto più breve delle altre e scritta quasi come un'appendice; si tratta in effetti di capitoli descrittivi, meno analitici dei precedenti, in cui l'autore rintraccia la persistenza del Moderno in alcuni autori, e dichiara apertamente la propria avversione verso molte manifestazioni del post-moderno, di cui segnala la "retorica declamatoria" (pag. 619) e "l'introverso manierismo" (pag. 687).

Nella "Conclusione: modernità, tradizione, autenticità" Curtis è particolarmente ispirato e chiarisce che "Il decennio cruciale per l'architettura a questo riguardo furono gli anni venti. [...] esiste un tempo in cui temi base raggiungono un punto di chiarezza e in cui vengono definite nuove regole di fondo" (pag. 686). Infine, secondo una visione personale che in tutto il volume appare a volte leggermente velata, l'autore confessa qui come la sua attenzione di storico e critico non vada alla ricerca di un'evoluzione stilistica o di un'uniformazione forzata tra prodotti eterogenei, quanto piuttosto delle emergenze artistiche e dei fatti progettuali eccezionali, non riconducibili meramente a uno stile: "Era a questo carattere senza tempo che si riferiva Le Corbusier nel 1923 quando scriveva: <L'architettura non ha nulla a che vedere con i vari stili>."

 N. B. Questa recensione era già stata pubblicata nel 2006 su una rivista oggi non più presente on line.

 

Scheda tecnica
Curtis William J. R., L' architettura moderna dal 1900, Phaidon Italia 2006 , € 39,95. ISBN: 0714898627; trad. it. di Anna Barbara e Chiara Rodriquez dall'originale Architecture since 1900, Phaidon Press Limited 1996.

 

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