Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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La scultura del Novecento, di Francesco Poli

 

Nella letteratura artistica pubblicata in Italia mancava senza dubbio un testo recente di riferimento, anche a livello didattico, in grado di sintetizzare le ricerche e gli esiti della scultura nel ventesimo secolo. E' probabile che questo interessante e scorrevole libro di Francesco Poli colmi la lacuna, anche se non si tratta di un'opera consultabile ed enciclopedica come si potrebbe dedurre dal titolo e dalla collana, le “grandi OPERE” della sempre benemerita, in ambito artistico, casa editrice Laterza.

In precedenza, autori come Mario de Micheli e Carlo Pirovano si erano cimentati nell'impresa, limitandosi tuttavia all'ambito nazionale, mentre un sicuro pregio del libro di Poli, oltre alla stretta attualità, è di non privilegiare la produzione italiana, inserendola correttamente nel contesto di quella europea ed americana.

Francesco Poli insegna a Brera e, soprattutto negli ultimi anni, ha scritto alcuni testi di grande interesse sull'arte moderna e contemporanea. Le sue approfondite conoscenze e la sua esperienza didattica giovano alla leggibilità e alla completezza del libro, che si presenta come un manuale diviso in quattro ampi capitoli, a loro volta articolati in numerosi sottocapitoli; la selezione delle immagini, tutte in bianco e nero, è sicuramente sufficiente ma, rispetto alle numerose opere citate e descritte, appare un po' limitata come quantità.

Il dato più originale sta nella struttura del testo, organizzata non su una successione di periodi o di stili, ma su quattro tendenze parallele, ognuna a suo modo indipendente, nelle quali secondo Poli può, o meglio deve, essere suddivisa la scultura del Novecento: I) Forma, II) Costruzione e assemblage, III) Oggetto, IV) Installazioni e ambienti. La lettura è quindi totalmente condizionata da questa scelta, la cui giustificazione è molto ben chiarita nell'introduzione generale. Un quinto breve capitolo, V) La scultura come corpo vivente, conclude il volume.

La prima tipologia riconosciuta dall'autore è quella tradizionale, che ha come suo riferimento alla fine dell'Ottocento il francese Rodin e come autentico maestro e capofila all'inizio del Novecento il rumeno Brancusi, la cui opera possiede ancor oggi sorprendenti caratteristiche di attualità . In questo solco si trovano, benché simili più per scelte generali che per scelte stilistiche, Rosso, Picasso, Boccioni, Martini, Arp, Moore, Giacometti, Fontana, Oldenburg, Segal, De Andrea e molti altri. Francesco Poli individua nella tradizione, intesa come scultura elaborata secondo un progetto formale, il punto di contatto tra personaggi tanto diversi. E' il lavoro dello scultore, quindi, che entra a far parte dell'opera stessa, elemento formativo e intimo, legato forse al persistere di un'impronta romantica nell'arte moderna. D'altra parte, in modo quasi sottrattivo, vengono indicati come maestri epocali, ed analizzati con particolare attenzione, artisti la cui vocazione è stata soprattutto concettuale e legata alle avanguardie pittoriche, mentre vengono ignorati o tutt'al più appena nominati professionisti di grande fama come Giò e Arnaldo Pomodoro, Umberto Mastroianni, Giacomo Manzù, per limitarci agli italiani (ma si sa bene che il destino dei manuali è di non poter essere mai completi secondo le preferenze di tutti).

Nella scelta delle tipologie successive si intravede subito il riferimento culturale della ricerca di Francesco Poli, che sin dal principio si interroga su “Che cos'è la scultura oggi?”. Stabilito che essa è arte a tre dimensioni, ogni moderna installazione spaziale rientra nel genere, con buona pace di chi non accetta volentieri il persistere delle partizioni tradizionali. L'autore allora raggruppa con buon senso, e con la speranza di creare un valido riferimento storiografico, le opere di scultura non tradizionale nei tre tipi che abbiamo già ricordato: gli assemblaggi a partire da Picasso, gli oggetti da Duchamp, le installazioni da Tatlin.

Per assemblaggi quindi, nel secondo capitolo del volume, si intendono le opere che, dopo il cubismo e i montaggi eseguiti da Picasso e Braque negli anni Dieci, consistono di più oggetti collegati tra loro a formare un'unità, ma dei quali alcuni non sono stati eseguiti dall'artista e appartengono a produzioni artigianali o industriali. Tanto il montaggio insolito, quanto l'origine delle parti usate sono del tutto originali e lanciano la scultura in un contesto nuovissimo, che progressivamente la allontanerà sempre più dalla concezione tradizionale. Se si vuole provare a perfezionare l'impostazione di Poli, questa seconda tipologia dell'assemblaggio ingloba le successive due, che ne sono di fatto le logiche conseguenze esecutive. E infatti nello sviluppo del testo ritornano sistematicamente gli stessi autori e il percorso storico ricomincia e si sviluppa ad ogni capitolo, forse creando qualche imbarazzo nei lettori meno informati.

Francesco Poli analizza da par suo l'attività di grandi protagonisti del secolo, come i cubisti e i futuristi, e sia nella seconda parte che nella terza (la terza parte, ovvero la terza tipologia non appare distinta nettamente dalla seconda), rivela una particolare ammirazione per Duchamp. Tra gli altri autori considerati come artefici principali ci sono naturalmente anche Tatlin, Calder, Arman, César, Merz, Judd, e tra i movimenti risultano ben evidenziati anche il Costruttivismo, il Surrealismo, il Minimalismo, l'Arte Povera, l'Arte Concettuale. Pur nella abbondanza e nella chiarezza degli spunti e dei riferimenti, non si può fare a meno di notare la poco spiegabile assenza tra i Maestri contemporanei di Anselm Kiefer, secondo molti critici il più importante di tutti.

Nel quarto capitolo Poli, che non sembra avere dubbi nel collocare le installazioni all'interno della scultura, ritorna alle origini di questa tendenza moderna che di fatto crea una costruttiva tensione e una stretta parentela tra arti visive e rappresentazioni teatrali. Anche qui pertanto l'analisi ritrova nei dadaisti e nei surrealisti i riferimenti storici, passando poi a Fontana, a Klein, a Kaprow, agli esponenti del Nouveau Réalisme, fino ai recenti maestri della Land Art.

Una quinta parte è appena accennata, e individua nel corpo stesso dell'artista l'ultima frontiera della ricerca, tra performance e Body Art.

"La scultura del Novecento" è in definitiva un libro di grande spessore, una sapiente carrellata di opere e di autori del secolo appena concluso, che merita di entrare nelle biblioteche di quanti amano l'arte di oggi e ne vogliono trovare e spiegare le motivazioni più profonde.

 

 N. B. Questa recensione era già stata pubblicata nel 2006 su una rivista oggi non più presente on line.

 

Scheda tecnica

Francesco Poli, La scultura del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 2006, pp. XIII-228, Euro 22,00

 

 

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