Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Siviero contro Hitler, di Luca Scarlini


L'interesse per i “problemi” che il patrimonio artistico di un paese può vivere appare in fase di ascesa in Italia. Forse è soltanto un wishful thinking, ma nuovi libri, nuove ricerche, nuovi dibattiti sembrano trovare ampia eco nei media, e anche se spesso si tratta di enfatizzazioni, ben venga questo piccolo risveglio.

I “problemi” possono essere tanti, di solito il primo è l'assenza di manutenzione e il secondo sono i furti; ma nella storia del nostro paese anche le razzie, le distruzioni e i saccheggi sono stati frequenti e rientrano in una cronaca realistica dei danni al patrimonio. A questi eventi particolari e devastanti si collega la figura “eroica” di Rodolfo Siviero, fascista della prima ora, antifascista e partigiano alla fine della guerra, spia e poi ministro sui generis, salvatore di centinaia di opere depredate dai nazisti in Italia. Siviero lavorò per anni anche dopo la guerra al recupero dei beni artistici e la sua storia è stata oggetto di ampie ricerche, di biografie e anche di notevoli controversie.

Siviero contro Hitler di Luca Scarlini, più un narratore-sceneggiatore che un tecnico del settore artistico, costruisce un montaggio incrociato di storie che hanno per protagonisti i gerarchi nazisti a caccia di capolavori artistici italiani durante la Seconda Guerra, in particolare dopo l'armistizio.

I ritratti dei gerarchi, molto più di quello di Hitler che anzi alla fine resta nell'ombra, sono notevoli. Leggiamo di Goering che “di fronte alle opere, egli provava i suoi amati travestimenti, assai costosi, da cavaliere teutonico, secondo la consueta allusione al mito dei templari, vivissimo nell'ideologia hitleriana” (pag. 43). Inoltre, “amava molto anche i simboli dei miti classici e aveva in mente un uso non convenzionale di molte opere che espropriava, direttamente o per tramite dei suoi scherani. … Per Goering la relazione con le opere è legata a una continua allusione all'atto sessuale, con la seconda moglie Emmy o con altre sacerdotesse del Reich. Vestito da antico romano, il gerarca gavazzava stando a letto, convinto che la vita da triclinio fosse la sola che si addiceva al suo giro-vita” (pag. 46). La Danae di Tiziano, sottratta al museo napoletano di Capodimonte, fu attaccata al soffitto della camera da letto del maresciallo.

Riguardo a Himmler, che cercò tra l'altro di dimostrare l'ascendenza ariana di Gesù e dei tibetani, ecco alcuni passi sulla sua morbosa passione per l'antichità: “Sguinzagliò anche altre missioni in ogni parte del mondo: in Cappadocia, forse a caccia del sepolcro di San Longino … in Spagna, alla ricerca infruttuosa del santo Graal; in Finlandia, per studiare Miron-Aku … Dentro il nero castello di Wewlsburg, Himmler aveva un museo personale, con oggetti tratti da raccolte tedesche o da altri paesi occupati dal Reich. Busti di Federico II andavano di pari passo con scaccheire che usavano come figure le rune, … tutti elementi legati a un simbolismo pagano evidente” (pag. 55).

Il libro presenta rapidamente anche moltissimi personaggi di contorno, diplomatici, funzionari, privati che furono coinvolti, nel bene o nel male, nei furti di opere d'arte durante la guerra. La struttura narrativa tende ad aprire parantesi e a muoversi lungo una linea del tempo soggettiva, ma molti dati sono di grande interesse e la lettura è piacevole. Tuttavia, il titolo del libro, “Siviero contro Hitler”, non sembra molto indovinato, dato che non ci sono tracce di scontri personali tra i due, mentre di fatto la vera trama consiste in un atto di accusa contro la Germania, dapprima in quanto nazista e depredatrice, in seguito in quanto restia alle restituzioni. Il vero significato del titolo sarebbe quindi “Italia contro Germania”.

Su questo argomento potremmo avanzare dei notevoli dubbi, legati anche all'attuale situazione di crisi dell'unione europea; il vizio tutto italiano di dare sempre la colpa agli altri per ciò che accade nel nostro Paese è antichissimo e la figurazione dei tedeschi come “tutti nazisti” è davvero spiacevole. Quando all'estero scopriamo che il concetto si ribalta e che alla nozione di italiano si sostituisce spesso il termine “mafioso”, siamo i primi a deprecare generalizzazioni siffatte. In questo libro il lavoro di documentazione è notevole, molto spesso l'accumulo di notizie riesce a sorprendere, ma le colpe dei mille trafficanti e imbroglioni locali, italianissimi, che allora come adesso partecipano al saccheggio, restano troppo poco evidenziate.

Come detto, il libro non risulta un racconto lineare e neppure un saggio esauriente, ma piuttosto un ibrido intrigante e curioso, seppur spesso non ben bilanciato e non conseguente nelle divagazioni. Se ci si aspetta di trovare un ritratto completo di Siviero o una cronaca metodica dei fatti e misfatti bellici, si resterà delusi; se invece si accetta una narrazione rapsodica e l'apertura suggestiva di problematiche ancora tutte da risolvere, allora la lettura del libro di Scarlini è da raccomandare, soprattutto come anteprima di altri testi dedicati in modo specifico all'argomento.

 

Scheda tecnica

Luca Scarlini, Siviero contro Hitler. La battaglia per l'arte, Skira, Milano 2014. € 16,00, Isbn 8857221908.

 

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