Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
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il 23 ottobre 2007.

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I Grandi Architetti del Novecento, di Paolo Portoghesi

 

Pubblicato per la prima volta circa vent’anni fa e in seguito riedito, rivisto e in qualche caso aggiornato (l’ultimo aggiornamento è del 2016), il volume di Paolo Portoghesi sui Grandi Architetti del Novecento resta uno strumento molto utile per quanti vogliano disporre di materiale critico, di informazioni rapide e di disegni tecnici sul tema. Nato probabilmente con l’intento di rivaleggiare con i due celebri manuali di Zevi e Benevolo, il volume sin da principio si pone su un piano diverso, privilegiando l’aspetto individuale, l’architetto, contro quello collettivo, lo stile o il gruppo di riferimento. La scelta eseguita da Portoghesi appare all’inizio, nel senso cronologico in cui si sviluppa nel volume, molto corretta e completa, con nomi celebri e studiatissimi (Wagner, Berlage, Wright, Loos, Taut, … ) e nomi meno celebri e meno studiati (Bragdon, Sauvage, Brasini, ...), ma progressivamente tende a trasformarsi in un’analisi troppo soggettiva e discutibile di personaggi in gran parte italiani, e in gran parte determinati solo dal gusto e dalle idee di Portoghesi stesso.

I limiti del testo sono quindi tanti, ma esistono tuttora diversi motivi per acquistarlo e leggerne perlomeno i capitoli sui personaggi che ci interessano maggiormente; un motivo per tutti è il prezzo sotto i venti euro (quindici se si trova scontato) di un volume di oltre 700 pagine infarcito di illustrazioni tutte tecnico-grafiche (anche se non sempre perfette nella riproduzione).

Un altro motivo è che su alcuni personaggi Portoghesi non si limita a una presentazione storico-critica, ma interviene con giudizi e commenti stimolanti. Le pagine su Adolf Loos e su Bruno Taut, due architetti che personalmente conosco e ammiro, sono notevoli e contribuiscono a una rilettura del ruolo fondamentale che i due ebbero all’inizio del secolo.

Infine, può essere interessante lo studio interno del rapporto di Portoghesi con l’architettura, in particolare con quella più recente. Portoghesi, oggi 85enne, è stato architetto impegnato ed attivo e anche un notevolissimo studioso e autore di libri preziosi come il celeberrimo “Roma Barocca”, su cui hanno studiato generazioni di architetti. Per modestia o per opportunità, l’autore non si è inserito tra i grandi del Novecento, ma la sua voce e i suoi giudizi spesso perentori descrivono in modo esauriente ciò che vorrebbe e ciò che ha avuto dall’architettura. Si spiegano bene allora il trattamento riservato ad esempio a Walter Gropius, reo di aver cancellato la storia e quindi maltrattato e l’assenza assurda di un grandissimo come J.J.P. Oud, contrapposti per esempio all’elogio sperticato di Aldo Rossi, che invece alla storia ha dedicato tutta la propria passione di progettista. Ma certamente a nessuno può venir in mente di considerare il Teatro del Mondo più importante del Bauhaus.

La lettura in ogni caso è quasi sempre scorrevole e chiara, le posizioni teoriche evidenti, e una certa quantità di spunti biografici tollerabile. Molto meno accettabile l’inserimento (si ricordi, tra i Grandi del Novecento) di figure peraltro degnissime come Bruno Minardi, Paolo Zermani, Vittoriano Viganò, Piero Bottoni, Nicola Pagliara, a scapito ad esempio di Zaha Hadid, Herzog & De Meuron, Daniel Libeskind, che alla fine del Novecento avevano già lasciato tracce notevoli nel panorama internazionale.

Portoghesi ritiene che fare architettura sia un qualcosa di tecnico, artistico e intellettuale insieme; l’aderenza al passato e l’evoluzione dello stile in coerenza con una tradizione data sono per lui fatti incontestabili. Difficile non dargli ragione, ma la damnatio del Razionalismo, che fa venire in mente il celebre Maledetti Architetti di Tom Wolfe, non ha basi teoriche accettabili. Anche il Razionalismo fu architettura di rango, con scelte di fondo socialiste, umanistiche, e paradossalmente stilistiche nel momento in cui lo stile veniva negato. E in ogni caso ha poco senso esaltare da una parte Terragni e dall’altra seppellire Gropius, anche perché l’immediato sospetto è che il primo, per Portoghesi, parta con il vantaggio vincente di essere italiano.

L’elenco degli architetti esaminati:

Otto Wagner

Antoni Gaudì

Hendrik Petrus Berlage

Ernesto Basile

Victor Horta

Claude Fayette Bragdon

Hector Guimard

Joseph Maria Olbrich

Peter Behrens

Charles Rennie Mackintosh

Hans Poelzig

Frank Lloyd Wright

Josef Hoffman

Adolf Loos

Joze Plecnic

Henri Sauvage

Armando Brasini

Bruno Taut

Marcello Piacentini

Hugo Haring

Walter Gropius

Michel de Klerk

Erik Gunnar Asplund

Ludwig Mies van der Rohe

Le Corbusier

Erich Mendelsohn

Gerrit Thomas Rietveld

Antonio Sant'Elia

Konstantin Mel'nikov

Giovanni Michelucci

Pier Luigi Nervi

Giovanni Muzio

Hans Scharoun

Gio Ponti

Alvar Aalto

Giuseppe Samonà

Louis Isidore Kahn

Alberto Sartoris

Piero Bottoni

Mario Ridolfi

Giuseppe Terragni

Franco Albini

Philip Johnson

Carlo Scarpa

Luigi Moretti

Eero Saarinen

Kenzo Tange

Jorn Utzon

Giancarlo De Carlo

Vittoriano Viganò

Reima Pietila

Roberto Gabetti e Aimaro Isola

Charles Moore

Frei Otto

Ricardo Porro

Robert Venturi

Oswald Mathias Ungers

Frank Owen Gehry

Arata Isozaki

Alessandro Mendini

Aldo Rossi

Peter Einsenman

Nicola Pagliara

Michael Graves

Hans Hollein

Richard Meier

Norman Foster

Imre Makovecz

Meinhard von Gerkan

Renzo Piano

Augusto Romano Burelli

Ricardo Bofill

Robert A.M. Stern

Tadao Ando

Franco Purini

Emilio Ambasz

Mario Botta

Francesco Cellini

Massimiliano Fuksas

Christian de Portzamparc

Jean Nouvel

Léon Krier

Bruno Minardi

Demetri Porphyrios

Paolo Zermani

G.R.A.U. (Gruppo Romano Architetti e Urbanisti)

 

Scheda tecnica
Paolo Portoghesi, I GRANDI ARCHITETTI DEL NOVECENTO, editore NEWTON & COMPTON, 2001, pagine 704, 18.50 €, ISBN : 88-8289-105-4 

 

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