Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Scipione Pulzone e il suo tempo, a cura di Alessandro Zuccari


Nel vasto panorama degli studi storico-artistici, Scipione Pulzone, detto anche Scipione Gaetano (Gaeta, 1544 circa – Roma 1598), è stato per molto tempo soltanto un nome; considerato a lungo un semplice ritrattista, questo artista si può invece ritenere a buon diritto uno dei grandi protagonisti della pittura del secondo Cinquecento, destinatario di prestigiose committenze (dalla famiglia Medici alla Curia papale), e artefice di numerose opere di tipo religioso per alcune chiese delle città più importanti del tempo, come Roma e Napoli.

Nel 2013, a Gaeta, si è tenuta la prima rassegna monografica a lui dedicata, e il 20 febbraio 2014 si è svolta presso la Sapienza Università di Roma una Giornata di studi di cui è uscita la raccolta degli atti qui esaminata nel dicembre 2015 presso De Luca Editori d’Arte (Roma). Come spiega nella Premessa il curatore Alessandro Zuccari, tali atti costituiscono un ideale completamento al catalogo dell’esposizione gaetana, e hanno lo scopo di approfondire vari aspetti inerenti alla vita e al percorso professionale di questo maestro del XVI secolo; in particolare, è stato oggetto d’indagine il suo rapporto con artisti, committenti e uomini di cultura, e si è cercato di comprendere l’influsso da lui esercitato su una nuova generazione di pittori. Questo volume, composto da quindici interventi, corredato da un ricco apparato di immagini, sia a colori sia in bianco e nero, e completato da bibliografia e indice dei nomi, offre l’opportunità di riscoprire un pittore estremamente versatile, rimasto nell’ombra per secoli; ormai, infatti, sono trascorsi più di cinquant’anni dal fondamentale saggio del 1957 dello storico dell’arte Federico Zeri intitolato Pittura e controriforma. L’“arte senza tempo” di Scipione da Gaeta.

Come si è già evidenziato, un punto meritevole di attenzione è senza dubbio la relazione che il Gaetano intrattiene sia con altre correnti artistiche, come la pittura fiamminga, sia con la produzione pittorica successiva. Particolarmente controverso è il rapporto stilistico con Caravaggio (1571-1610) anche se, come sottolinea Zuccari nel saggio che apre il volume (Anacronismi e modernità nell’arte di Scipione Pulzone, pp. 6-37), è impossibile non riconoscere una certa attenzione del maestro lombardo nei confronti dell’arte pulzoniana; conduce a questa conclusione il confronto tra alcune opere dei due artisti, come la Dama velata con libro(detta Lucrezia Cenci) di Pulzone (Fig. 1), raffigurata sulla copertina del libro, e il ritratto purtroppo perduto della cortigiana Fillide Melandroni di Caravaggio (Fig. 2). Un’evidente analogia si riscontra anche tra il giovane accovacciato in basso a destra nel Martirio di San Giovanni Evangelista di Pulzone (Fig. 3), e l’aguzzino con i piedi sporchi della Crocifissione di San Pietro di Caravaggio (Fig. 4). In effetti, la disposizione delle figure, l’alternarsi di luci e ombre e il pathos che traspare dai soggetti rappresentati sono tutti elementi che sembrano precorrere la pittura di Michelangelo Merisi.

L’attività di Scipione Pulzone si svolge in un periodo storico particolarmente delicato e complesso, la seconda metà del XVI secolo, segnata dalla convocazione del Concilio di Trento (1545-1563) che, per quanto emetta ufficialmente soltanto un decreto sulle immagini sacre, finisce per influenzare in modo significativo tutti gli ambiti della produzione artistica. A questo proposito, come nota Massimo Moretti nel suo intervento (Scipione Pulzone e la professione del dipingere nel secondo Cinquecento, pp. 52-67), Scipione Pulzone non si può considerare un pittore “ufficiale” della Controriforma, in quanto non prese parte a nessuna delle opere collettive promosse dalla Curia romana, a cui pure parteciparono parecchi artisti dell’epoca; si pensi, per esempio, ai grandi cicli di affreschi commissionati da pontefici come Gregorio XIII e Sisto V.

Fig. 1  Fig. 2 

Fig. 3  Fig. 4

 

È peraltro indubbio che buona parte della produzione del Gaetano è frutto dei suoi stretti rapporti con insigni rappresentanti della Chiesa di Roma: l’ambito principale in cui si svela la sua notevole abilità è la ritrattistica, e tra i nobili dei quali ci ha consegnato splendide raffigurazioni si trovano numerosi cardinali, appartenenti alle famiglie più importanti del tempo. Tra questi, una posizione di rilievo spetta sicuramente al cardinale Ferdinando de’ Medici, fratello minore del granduca Francesco. Di questo personaggio, che si può considerare uno dei protagonisti della scena politica italiana ed europea del secondo Cinquecento, il Gaetano realizza nel 1580 un importante ritratto (Fig. 5), da cui trae origine l’intervento di Maria Antonietta Visceglia (Il cardinale Ferdinando de’ Medici tra Roma e l’Europa, pp. 131-145). Se Scipione Pulzone può essere ritenuto a buon diritto una sorta di “pittore di corte” per i suoi forti legami con alcune delle famiglie più illustri dell’epoca, i Medici rivestono senza dubbio una posizione di preminenza dal momento che Pulzone è l’artefice dei ritratti di vari membri della famiglia, compreso un ritratto del granduca Francesco (1584) e un altro oggi perduto di Maria de’ Medici terminato nel 1589.

Questa riflessione sull’attività di Pulzone non si potrebbe definire completa se non si ricordasse almeno a grandi linee l’altro ambito in cui egli opera (oltre alla ritrattistica): la pittura sacra. È questo un campo vastissimo, al quale il libro oggetto della presente analisi dedica un numero elevato di approfondimenti, suggerendo di conseguenza altrettanti spunti di riflessione. Tra i soggetti privilegiati, si trova la figura della Vergine, rappresentata come Immacolata Concezione, nel contesto della Sacra Famiglia e al momento dell’Assunzione in cielo; numerose sono anche le opere in cui Maria compare con Gesù Cristo bambino in braccio, e tra esse la più celebre è la Madonna della Divina Provvidenza (Fig. 6), venerata come autentica immagine di culto nella chiesa romana di San Carlo ai Catinari, che fu donata ai padri Barnabiti da papa Gregorio XIII nel 1575.

Tra i numerosi pregi del volume vi è indubbiamente quello di rivolgersi sia agli studiosi del settore sia a un pubblico più ampio di non specialisti, i quali possono finalmente conoscere e apprezzare questo grande interprete della pittura del secondo Cinquecento. Di notevole interesse è l’attenzione al processo di restauro che ha interessato due delle opere più importanti del Gaetano: l’Assunzione della Vergine, una pala d’altare dipinta per la cappella Bandini in San Silvestro al Quirinale intorno al 1585, e la Crocifissione di Santa Maria in Vallicella, una tela risalente al 1592 che fu inserita nella parete di fondo della cappella Caetani. L’analisi di queste opere occupa gli ultimi due interventi presenti nel volume, realizzati da Cristiana Bigari (Note sul restauro dell’Assunzione della Vergine di Pulzone in San Silvestro al Quirinale, pp. 232-247), e da Federica di Napoli Rampolla (La Crocifissione di Santa Maria in Vallicella: restauro, tecnica e riflessioni, pp. 248-254).

Fig. 5  Fig. 6 

Fig. 7

 

La delicata fase del restauro ha fatto emergere alcuni elementi in passato sconosciuti, a cominciare dal fatto che entrambe le opere presentano la firma dell’autore e l’indicazione della data in cui furono portate a termine; inoltre, nel caso dell’Assunzione della Vergine (Fig. 7), il restauro ha permesso la lettura di particolari iconografici prima non visibili, come lo splendido paesaggio caratterizzato da una profusione di dettagli. Come spiega C. Bigari alle pp. 244-245, tale scenario dimostra la capacità di Scipione Pulzone di esprimersi magistralmente non soltanto come pittore di figure, ma anche nella rappresentazione paesaggistica; si tratta di una veduta che sembra aprire una finestra dal Quirinale, oltre la parete, dipinta in monocromo con tonalità verdi e azzurre, e arricchita da particolari minuziosamente descritti in primo piano e via via sempre più sfumati per la lontananza. Un possibile modello sarebbe da ricercarsi nella pittura fiamminga di Matthijs e Paul Brill, due fratelli originari di Anversa che alla fine del XVI secolo si trasferirono a Roma e realizzarono numerose raffigurazioni di paesaggi.

È questa un’ulteriore conferma della straordinaria abilità di questo pittore, che proprio nella costante attenzione ai dettagli trova uno dei suoi aspetti caratterizzanti; tale elemento si desume, peraltro, anche dai numerosi ritratti in nostro possesso, ed era percepito già dai contemporanei stessi, come dimostrano le parole del pittore e biografo di artisti Giovanni Baglione (1573 circa – 1643), che scrive così a proposito del già menzionato ritratto del cardinale Ferdinando de’ Medici: «Fu egli tanto accurato, che nel ritratto di Ferdinando all’hora Cardinal de’ Medici vedeasi in fin dentro la piccola pupilla de gli occhi il riflesso delle finestre vetriate della camera, & altre cose degne come di maraviglia così di memoria. Et i vivi da’ suoi dipinti non si distinguevano».

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Scipione Pulzone, Dama velata con libro (detta Lucrezia Cenci), 1591, olio su tela, collezione privata.

Fig. 2, Caravaggio, La cortigiana Fillide Melandroni, 1597 circa, olio su tela, già Kaiser Friedrich Museum, Berlino.

Fig. 3, Scipione Pulzone, Martirio di San Giovanni Evangelista, 1584 circa,pala d’altare, San Domenico Maggiore, cappella Carafa, Napoli.

Fig. 4, Caravaggio, Crocifissione di San Pietro, 1600-1601, olio su tela, Santa Maria del Popolo, cappella Cerasi, Roma.

Fig. 5, Scipione Pulzone, Il cardinale Ferdinando de’ Medici, 1580, olio su tela, Art Gallery of South Australia, Adelaide.

Fig. 6, Scipione Pulzone, Madonna della Divina Provvidenza, 1580 circa, olio su tela, San Carlo ai Catinari, oratorio dei padri Barnabiti, Roma.

Fig. 7, Scipione Pulzone, Assunzione della Vergine, 1585, pala d’altare, San Silvestro al Quirinale, cappella Bandini, Roma.

 

Scheda tecnica

Alessandro Zuccari (a cura di), Scipione Pulzone e il suo tempo. De Luca Editori d’Arte, Roma 2015, pp. 280, ISBN 978-88-6557-287-0, 30,00 €.

 

 

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