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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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Fuori dagli schemi, di Giuseppe Di Giacomo

 


Uscito nel 2015 presso Laterza, Fuori dagli schemi. Estetica e arti figurative dal Novecento a oggi di Giuseppe Di Giacomo è un notevole testo rivolto in particolare agli studenti universitari, ma in grado di essere apprezzato da chiunque si interessi di arte contemporanea. L’autore è docente di Estetica alla Sapienza di Roma e la sua formazione potremmo dire mista tra storia della filosofia e storia dell’arte risulta evidente nella qualità della scrittura, più tecnica e sottile quando si occupa di filosofi, più divulgativa quando descrive l’attività degli artisti. Questo suo libro è a tutti gli effetti una storia dell’arte a partire dalle Avanguardie, redatta secondo scelte soggettive che cercano di coinvolgere il lettore in un percorso strutturato, intellettuale e stimolante.

Le prime pagine introducono le posizioni in parte divergenti di Theodor Adorno e di Clement Greenberg; volendo semplificare molto, da un lato l’arte come impegno politico, dall’altro l’arte come immagine, e quindi da un lato la critica all’arte di consumo, dall’altro la critica all’arte che si distacca dalla realtà. Per gli storici dell’arte si tratta, alla fine, dell’apparente conflitto tra Picasso e Warhol o anche tra Mondrian e Pollock; ma ovviamente le cose sono molto più complesse e per dimostrarcelo, senza pretese esaustive, Di Giacomo affronta un’impresa davvero impegnativa: schematizzare in un unico volume di 200 pagine l’operato di almeno un centinaio di artisti che hanno segnato, a suo parere, il Novecento. Al tema del rapporto tra arte e realtà si affianca sistematicamente il rapporto tra arte e vita, in un complesso rimando di temi, di scelte, e di eredità formali.

La ricchezza degli argomenti trattati rende di estremo interesse il libro, che spazia da Picasso a Anselm Kiefer su una traccia molto ben delimitata. Così si parte dai grandi astrattisti Kandinskij, Mondrian e Malevic per incontrare, in ordine non cronologico ma all’interno della fase iniziale del Novecento, i cubisti, i futuristi, i surrealisti, e Duchamp. In questo primo settore temporale la figura di spicco è giustamente Paul Klee, sorta di cerniera tra tutti i movimenti, colui che teorizzò la visibilità dell’invisibile. Per motivi non chiari, Di Giacomo ignora Matisse e Kirchner, cioè i Fauves e la Bruecke, che pure servirebbero egregiamente a chiarire le scelte di Kandinskij e anche quelle successive di Francis Bacon. Ma l’assenza di nomi che ad ognuno di noi piacerebbe fossero almeno citati è un elemento costante durante la lettura di uno scritto storico, e personalmente noto una complessiva soddisfacente consonanza con il professore di Estetica.

Il successivo capitolo del libro si occupa proprio del contrasto tra la forma di Bacon, ad esempio, e l’informale di Burri, in un’Europa uscita dalla Seconda Guerra e dalle sue devastazioni, fisiche e morali. Insieme a Burri, le apparenti follie di Manzoni e di Klein risultano qui aggregate alla tendenza informale, in un serrato dialogo di umori e attrazioni artistiche.

Ma nel secondo dopoguerra è l’America a prendere possesso della vicenda artistica, e Di Giacomo sceglie Pollock, Newman, Rothko e Rauschenberg come riferimenti della sua analisi. La lettura e le scelte maturate da Clement Greenberg sono qui un riferimento filosofico importante, data la ben nota esaltazione che lo studioso americano fece dell’Espressionismo astratto.

Di Giacomo affronta poi la Pop Art, e una certa rapidità di analisi ci suggerisce che la mercificazione artistica, proposta e sottoposta ad autoanalisi da Warhol, non sia valutata allo stesso livello del movimento di Pollock; l’autore peraltro non prende posizione, e questo è sempre un notevole merito in un testo che vuole essere utile e non soltanto materia di discussione. Dalla Pop Art, Di Giacomo scioglie un filo che attraversa il Minimalismo, il Concettualismo e le nuove strade intraprese da Koons, Cattelan e Hirst, giungendo quindi alla piena contemporaneità.

L’ultimo capitolo, forse in omaggio ad Adorno e all’impegno civile, vede protagonisti due personaggi controversi come Beuys e Boltanski, ma soprattutto un terzo, grandissimo, cui Di Giacomo sembra assegnare l’alloro del primato e la fiaccola da lanciare verso il futuro, vale a dire Anselm Kiefer. Il lungo paragrafo dedicato all’artista tedesco pecca tuttavia in vari punti di chiarezza, nonostante la intensa e interessante interpretazione connessa al pensiero di Walter Benjamin. La sistematica indicazione e contrapposizione tra il Kiefer di un certo periodo e il Kiefer di un altro periodo non aiuta, infatti, la comprensione del discorso generale. Anche qui inoltre, come in gran parte del testo, viene a manifestarsi in modo molto spiacevole l’assenza di un apparato iconografico. I grandi piombi o le torri in rovina di Kiefer non possono essere descritti compiutamente con le sole parole, come del resto nessuna opera di pittura o scultura.

Va sottolineato certamente che Di Giacomo nella sua storia ha privilegiato l’analisi dei contenuti o dei non-contenuti, ma nell’ambito della conoscenza di un pittore e di uno scultore appare davvero discutibile, se non del tutto assurdo, che il libro non contenga neppure un’immagine. Chi, come me, insegna da decenni Storia dell’Arte nei licei, sa bene che la narrazione storica richiede, necessita, si nutre delle immagini, al punto che - come spesso mi capita di sottolineare in classe - il libro di testo è in primo luogo una raccolta di figure, e poi di parole. Qui, Di Giacomo si affida al lettore preparato che nel leggere già conosce, o è in grado di recuperare, l’aspetto visivo descritto, ma resta il disappunto davanti a discorsi di estremo interesse non conditi dalla necessaria visualizzazione, quasi in un sicuramente non auspicabile ritorno alle vecchie edizioni prive di illustrazioni perché troppo costose.

In chiusura, l’autore ripercorre temi antichi e attuali, riprende e glorifica l’attualità estrema di Francisco Goya, profeta di un mondo di orrori che ormai conosciamo in diretta. Ancora Kiefer e il grande monumento berlinese agli ebrei di Peter Eisenman sono usati dall’autore per descrivere il mondo di oggi. Scrive Di Giacomo: “Viviamo in una società ossessionata dalla perdita della memoria di se stessa e del proprio passato. Eppure mai come ora siamo assediati da un inarrestabile accumulo di dati, notizie, informazioni ...”; e proprio nelle ultime righe rimanda alla connessione necessaria tra arte e etica, additando la strada verso una possibile salvezza che, chissà, proprio la dimensione artistica, per sua natura utopica, potrebbe riservarci.

 

Indice del volume

Prefazione

1. Arte e filosofia dai primi del Novecento ai giorni nostri

1.1. La questione della modernità

1.2. Benjamin e Adorno: perdita dell’aura e autonomia dell’arte

1.3. Sul modernismo: Greenberg e Adorno

1.4. Assenza di paradigmi, simulacri e trionfo del mercato

 

2. Le avanguardie storiche

2.1. Astrattismo: Kandinskij, Mondrian, Malevič

2.2. Cubismo: Picasso e Braque

2.3. Klee

2.4. Futurismo e Surrealismo

2.5. Dadaismo: Duchamp

3. L’arte tra figurazione e rifiuto della forma

3.1. Bacon e Giacometti

3.2. Informale e Burri

3.3. Fontana, Manzoni e Klein

 

4. L’Espressionismo astratto: il ritorno dell’Astrattismo nell’arte americana del secondo dopoguerra

4.1. Considerazioni generali

4.2. La Scuola di New York: Pollock, Newman, Rothko

4.3. La seconda generazione dell’Espressionismo astratto: Rauschenberg e Johns

 

5. Coincidenza di arte e vita: processi di mercificazione della produzione artistica

5.1. Dall’avanguardia storica alle neoavanguardie

5.2. Pop Art: Warhol

5.3. Minimalismo e Concettualismo

5.4. Ultime tendenze a partire dagli anni Ottanta

5.5. Una nuova figurazione: Koons, Cattelan, Hirst

 

6. Estetica ed etica: l’opera d’arte come testimonianza

6.1. Beuys, Boltanski, Kiefer

6.2. Immagini e orrore: l’arte tra rovina, memoria e utopia

  

Scheda tecnica

Giuseppe Di Giacomo, Fuori dagli schemi. Estetica e arti figurative dal Novecento a oggi, 2015, Roma Bari, ISBN 978-88-581-1970-9, € 22