Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Andrea Bonavoglia (Roma)
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Architettura e modernità di Antonino Saggio

 

Per scrivere un manuale di storia bisogna non solo conoscere bene la materia, ma anche saperla raccontare. Antonino Saggio si presenta e ci appare in primo luogo come un abile e informatissimo docente, poi anche come architetto e studioso, perché le sue capacità di spiegare con vivacità e immediatezza la storia dell'architettura del Novecento sono proprie del grande divulgatore. Architettura e modernità non è soltanto un libro da consultare e usare come riferimento per gli studenti, ma anche e soprattutto un bel libro da leggere per tutte le persone di cultura; il frequente rimando alle situazioni storiche e ai movimenti artistici per introdurre i vari periodi è utile, ad esempio, per cogliere le affinità interne ai fenomeni intellettuali e fornirci le coordinate di riferimento.

La popolarità dell'architettura oggi, dovuta al fenomeno delle cosiddette archistar, comporta notevoli vantaggi per gli studiosi e per i semplici appassionati, tra cui il fiorire di pubblicazioni, di monografie, di manuali, di albi illustrati e anche di film e documentari. Il terreno fino a qualche anno fa dominato dai pittori e dalle riproduzioni dei loro quadri, oggi è condiviso dalle immagini sempre più clamorose e sorprendenti di opere architettoniche. In questo settore, più che nella pratica vera e propria, gli autori italiani sono tradizionalmente di alto livello e di notevole capacità divulgativa e gran parte di loro continua a seguire le tracce dei due maestri della storiografia moderna, Bruno Zevi e Leonardo Benevolo, ancor più che di Dorfles, o di De Fusco, o di Tafuri. Nei due vecchi manuali, l'uno legato a tematiche organiciste di Zevi, l'altro più funzionalista e sociale di Benevolo, si vedeva netta la separazione, ancora valida oggi, tra una lettura dell'architettura come arte dei monumenti e una lettura speculare che vede l'architettura come parte dell'urbanistica. In questo senso, Architettura e modernità di Saggio deve essere collocato, a mio parere, nel primo gruppo, perché manifesta la propria linea teorica individuando in alcuni protagonisti e tendenze, più che nel tessuto architettonico generale, i punti di riferimento.

FallingwaterCome in tutta la produzione critica di Zevi, che - volendo semplificare - usava la figura di Wright per misurare l'architettura passata e vederla sotto la luce dell'avvento del Maestro, anche in Saggio si avverte una convinzione profonda, postulata e non dimostrabile: che l'attuale momento sia un punto cruciale, d'arrivo e insieme di partenza, e che negli ultimi trent'anni l'architettura abbia compiuto passi decisivi per definirsi e ricostituirsi. La distanza con le posizioni di Benevolo, che ha pubblicato pochi anni fa un volume di completamento alla propria storia moderna, appare abissale. Basti segnalare che gli eroi di Saggio, come Gehry, Eisenman e Hadid, sono visti da Benevolo nel suo "L'architettura nel nuovo millennio" grosso modo alla stregua di mestieranti, e che viceversa gli eroi di Benevolo, cioè Piano, Rogers, Foster e Nouvel, sono appena trattati nel nostro libro.

Leggiamo ora cosa dice Saggio di Wright architetto della Johnson Wax:

"In questo complesso Wright compie una serie prodigiosa di invenzioni. Sono le note necessarie per un'architettura di grandioso respiro. Innanzitutto i pilastri ad albero che sorreggono e punteggiano la sala e che, eliminando l'idea stessa del solaio, permettono alla luce zenitale di inondare l'invaso come un chiarore naturale che passa tra una chioma e l'altra. Wright sa come piegare il ferro e il cemento ai suoi scopi e ha sviluppato un'intuizione strutturale eccezionale" (pag. 141);

di Daniel Libeskind architetto del nuovo Museo ebraico di Berlino:

"L'edificio rivela che qualcosa di nuovo sta accadendo. Con questa opera e dopo molti anni, l'architettura affronta il dramma. L'architettura comunica, certamente, ma qui non è una comunicazione facile. ... E' un simbolismo quello di Libeskind che entra dentro le stesse fibre del fare architettura e che si appropria profondamente della costruzione e dello spazio" (pag. 348);

e infine di Norman Foster, che - non si dimentichi - è l'autore di alcuni tra i più celebri e celebrati edifici di oggi, come la cupola del Reichstag di Berlino e l'affusolato grattacielo di Londra noto come the Gherkin (il cetriolo):

"Il grande studio di Norman Foster associati, attraverso unità di progetto e ricerca specificatamente dedicate alla modellazione e parametrizzazione, è all'avanguardia in questo settore di sviluppo e controllo progettuale rigidamente matematico dell'architettura e quindi nell'organizzare coerentemente calcolo, produzione e cantiere"(pag. 419).

Le tre citazioni dovrebbero servire a inquadrare bene la posizione generale di Saggio, che approva nel razionalismo matematico la componente utilitaristica (Foster quindi è solo un grande professionista), ma apprezza maggiormente l'intuizione e la componente creativa, quando sorrette da capacità tecniche (Wright e Libeskind quindi sono architetti e artisti completi). In definitiva, l'essenza stessa del fare architettura si baserebbe su alcuni presupposti funzionali, ma appoggiati a teorie e radici formali innegabili; il punto di partenza è allora l'edificio del Bauhaus di Gropius, che vediamo lentamente trasformarsi nella Casa sulla cascata e poi nel Museo di Bilbao, una metamorfosi logica che segue forti linee espressive sostenute da intuizioni strutturali, oggi rese dinamiche dai programmi di disegno assistito al computer.

Il Guggenheim a BilbaoPer l'interesse del lettore vale la pena di descrivere come il manuale di Saggio sia composto e strutturato (l'indice del volume che ho inserito in appendice potrà essere utile a questo scopo): il tema è la modernità fino al suo superamento, e quindi per il Novecento si comincia, come nella prassi del "secolo breve", dal primo dopoguerra. Questa fase ha i consueti protagonisti, Gropius, Le Corbusier, Mies e Wright, fino agli anni Cinquanta. Saggio aggiunge ai quattro Grandi della prima metà del secolo qualche preferenza personale: non sorprende Aalto, Mendelsohn è più originale, Terragni è sicuramente molto locale (anche se la sua figura ha trovato in Peter Eisenman, sin dal 1960, un sostenitore importante a livello internazionale).

Subito dopo, ecco spazi ampi e impegnativi su Louis Kahn e su tanti altri protagonisti del secondo dopoguerra, come Fuller, Morandi, Scarpa, Saarinen, molto ben articolati nel contesto della narrazione che non dimentica nulla e che sottolinea i passaggi epocali. Più avanti, solo il Post-Modern, insieme all'High-Tech, è trattato con sufficienza, del tutto prevedibile visti gli assunti; più che nel parlarne male la sua ridotta importanza si manifesta, da parte di Saggio, nel parlarne poco. La cosa appare forse troppo soggettiva, anche perchè non è da escludere che tra pochi anni si arrivi a cogliere l'appartenenza dei decostruttivisti stessi e di tanti altri alla post-modernità, intesa come un manierismo, una fase di decadenza e di transito il cui senso va probabilmente ben oltre la dimensione architettonica o artistica.

Le pagine dedicate all'architettura più recente, fino al 2005 di fatto, sono molte, più o meno un terzo del totale; i protagonisti sono Gehry, Libeskind, Hadid e Eisenman, i decostruttivisti appunto (la cui parentela con gli omonimi filosofi è fortunatamente trattata a livello di semplice affinità). Come si diceva al principio, la bellezza del libro di Saggio sta nella sua leggibilità, e il suo interesse nella precisa linearità: supponendo infatti che il decostruttivismo, qui visto come una conseguenza della rivoluzione informatica in corso (anche se sulla preparazione informatica degli architetti citati esistono molti dubbi), rappresenti il riferimento dell'architettura di domani, il percorso del libro è ben definito ed esauriente. Il lettore si trova a guardare la storia del Novecento con occhi nuovi e l'ampia carrellata tra decine di opere e decine di architetti lo convince che, almeno per l'architettura, questo secolo è stato davvero fondamentale.
Unica pecca, la non sempre alta qualità delle immagini in bianco e nero, peraltro numerosissime. Ma gli studiosi e gli appassionati, compresi quelli magari vicini alle tesi di Benevolo o di altri, potranno comunque trovare in questo volume una miriade di dati, di notizie, di commenti, di descrizioni sintetiche spesso illuminanti, e tantissimi spunti da approfondire in seguito con testi monografici.

 

Scheda tecnica

Antonino Saggio, Architettura e modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione informatica, Carocci 2010, pagg. 468, ISBN 978884305164, € 43,70

 

Indice del volume (con la numerazione delle pagine)

Parte prima
Gli anni della macchina: 1919-29
1. Antefatto. L’architettura attardata 23
2. Il Bauhaus. Un nuovo metodo 36
3. Le Corbusier. Lo spazio sonoro 46
4. Ismi seminali. Movimenti artistici innovativi 56
5. Mendelsohn. Lo spazio curvo 69
6. Mies van der Rohe. Dello spazio totale 76
7. Lo spazio etico 83

Parte seconda
L’età dell’individualità: 1929-39
8. Internazionalismo e universalità 101
9. L’onda di Alvar Aalto 105
10. Giuseppe Terragni. Della poetica dialettica 111
11. Mr Wright. La sovranità dell’individuo 126

Parte terza
La ricostruzione del significato: 1945-56
12. Eticità e Brutalismo 153
13. Funzioni diverse: Wright, Aalto, Gropius e Mies 164
14. Louis Kahn e le istituzioni dell’uomo 171
15. La liberazione della forma 180

Parte quarta
Gli anni del Big Bang: 1957-66
16. Lo sguardo eccentrico 197
17. La crisi della città 214
18. Dal Basso. Continuità e tessuti urbani 223
19. Il fronte della forma 236

Parte quinta
Gli anni del linguaggio: 1968-77
20. Nuove libertà 249
21. Al centro, la lingua 264
22. Post-mo 275

Parte sesta
Gli anni dei contesti e dei palinsesti: 1978-87
23. Città delle stratificazioni e della storia 293
24. Dei palinsesti 312
25. Dei paesaggi residuali 320
26. Delle tessiture 329

Parte settima
Il successo dell’architettura nel mondo: 1988-2000
27. Il mondo decostruito 341
28. Nuove scoperte 366
29. Processi di progettazione in Peter Eisenman 379
30. Spazio Sistema in Frank Gehry 388

Parte ottava
La rivoluzione informatica dell’architettura. Dopo il 2001
31. Espressioni digitali 401
32. Processi e diagrammi 416
33. Fluidità e nuove connessioni 427

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