Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Il Palazzo Farnese di Caprarola

Fig. 1

Dopo una lunga e rettilinea strada in salita, si rimane folgorati dalla maestosità del Palazzo Farnese di Caprarola. L’edificio pentagonale si erge sulla sommità del colle e domina così la vista su tutto il territorio circostante. Qui lavorarono eccellenti maestri della seconda metà del Cinquecento, che arricchirono con architetture e affreschi i circa 17 ettari del complesso farnesiano.

Storia. Il primo progetto del Palazzo Farnese di Caprarola, voluto dal cardinale Alessandro Farnese il Vecchio (1468-1560), fu affidato ad uno dei più importanti architetti dell'epoca, il fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546), nipote dell’architetto omonimo che aveva lavorato, tra l’altro, già nel viterbese, a Civita Castellana (Forte Sangallo) e a Nepi (rinnovo della Rocca). In realtà anche lo stesso Antonio da Sangallo il Giovane ebbe modo di lavorare nella provincia di Viterbo, a Gradoli nel Palazzo Farnese e a Cellere nella Chiesa di Sant'Egidio Abate.

Ma ritorniamo a Caprarola: i lavori erano iniziati già da quattro anni quando, nel 1534, vennero sospesi a seguito dell'investitura pontificia del cardinale Alessandro Farnese a papa Paolo III.

Qualche anno più tardi, il nipote di Paolo III, il cardinale omonimo e gran mecenate, Alessandro il Giovane (1520-1589), si ritirò a Caprarola.

Fu così che nel 1559 su disegno di Jacopo Barozzi detto il Vignola (1507-1573), anche lui attivo nel viterbese, iniziarono i lavori dell'opera più insigne dei Farnese.

I lavori del Palazzo di Caprarola terminarono due anni dopo la morte dell’architetto, nel 1575.

La visita degli interni. Il Palazzo, a pianta pentagonale e con cortile interno centrale, si compone di cinque piani (fig. 11): i sotterranei, il Piano dei Prelati (PP), il Piano Nobile (PN), il Piano dei Cavalieri e il Piano degli Staffieri. Quattro angoli sono rafforzati da bastioni terminanti all’altezza del Piano Nobile mentre il quinto, a nord-ovest, si innalza oltre l’intera altezza dell’edificio. Le dimensioni delle facciate mostrano già l’imponenza del Palazzo, con un’altezza di circa 25,5 m per una lunghezza di 40 metri, e sono scandite da tre ordini di cornicioni.

Fig. 2

Piano dei Prelati (fig. 22). L’accesso ai visitatori avviene mediante l’entrata dal monumentale portale in peperino del Salone della Prima Guardia (PP1). Museologicamente questa grande aula è la sala di accoglienza del palazzo, ed è affiancata dall’Armeria oggi adibita a biglietteria. Sui tre lati sono disposti quindi gli accessi alle varie aree dell’edificio: a destra l’Armeria, a sinistra la nota Scala Regia e al centro il Cortile interno con Porticato. Proprio da quest’ultimo è possibile raggiungere la stanze del Piano del Prelati che sono concepite in due zone, una estiva (lati nord del pentagono) ed una invernale (lati nord-ovest). Il Cortile (PP2) è circolare e scandito da 10 arcate. Si sviluppa in altezza fino al piano superiore. Le pareti, porticate con volta a botte, sono affrescate con una serie di stemmi araldici indicanti le famiglie di appartenenza legate in qualche modo alla famiglia Farnese.

Il porticato permette quindi l’accesso alle undici sale non tutte però visitabili completamente. Tra queste ricordiamo: la Sala di Giove, la Stanza della Primavera e la Stanza dell’Estate.

La Stanza di Giove (PP3) è affrescata con scene riguardanti le avventure del dio, in particolare nella volta a schifo trova rappresentazione la storia mitologica della capra Amaltea che allevò il padre degli dèi. Il ciclo deFig. 3gli affreschi della volta furono eseguiti da Taddeo Zuccari3 (1529-1566) nel 1561. La particolare scelta iconografica si deve alla toponomastica propria del comune di Caprarola. Le pareti sono invece affrescate con prospettive e nicchie attribuite al Vignola stesso.

Dalla Stanza di Giove si arriva, dalla porta nord, alla Stanza della Primavera (PP4), anch’essa affrescata nel soffitto da Zuccari, con simboli e leggende inerenti la primavera. Queste ambientazioni, all’interno di riquadri sfarzosi, sono immerse in una ricca elaborazione di grottesche. In realtà tutto il Palazzo è fastosamente decorato con questa decorazione parietale; è da ricordare infatti che circa ottanta anni prima, nel 1480, furono scoperte le cosiddette grotte esquiline, non altro che la Domus Aurea neroniana. Le forme della grottesche, sperimentata nel tardo Quattrocento, furono definite solo con Raffaello nelle Logge Vaticane, così i suoi collaboratori le diffusero per tutta l'Italia. Il Palazzo Farnese di Caprarola rappresenta uno dei pochissimi esempi del più vasto complesso esistente di grottesche.

Così come la precedente aula anche la Stanza dell’Estate (PP5) fu affrescata da Taddeo Zuccari con scene mitologiche inerenti il periodo estivo, quali: Cerere, Trittolemo e Fetonte.

Dal Piano dei Prelati si accede al piano successivo, Piano Nobile, attraverso uno dei capolavori dell’architettura cinquecentesca, la Scala Regia (PP6). Progettata dal Vignola, si tratta di una scala elicoidale in peperino grigio. La salita è scandita da doppie colonne doriche (fig. 3) a cui corrispondono, sulle pareti frontali, altrettante semicolonne incluse in una ricca decorazione. Come già descritto precedentemente è possibile ammirare anche nella Scala Regia l’uso quasi “accedemico” delle grottesche fino a raggiungere elaborazioni fastose che sembra vogliano superare la magnificenza neroniana (fig. 4).

Fig. 4

La Scala termina al Piano Nobile con una volta a catino affrescata, anche qui, da grottesche ed arabeschi al cui centro è posizionato l’armoriale dei Farnese4 (figg. 5-6). Negli affreschi della volta, di autore ignoto5, è possibile ammirare una elaborazione della figura umana, in particolare delle figure femminili in trono, alla “maniera” michelangiolesca sia per la posizione che queste assumono sia nella loro maestosità.

Tutti gli affreschi della Scala, ad eccezione appunto della volta, sono attribuiti ad Antonio Tempesti6 e ai suoi allievi, tra cui forse Pietro Bernini, padre del più noto Gian Lorenzo.

Fig. 5

Piano Nobile (fig. 77). Dalla Scala Regia si arriva al porticato passando per la cosiddetta Stanzetta della Prima Guardia (PN1). Il porticato del piano è lastricato da mattonelle gialle con giglio blu farnesiano e presenta sulle pareti nicchie che contenevano i busti marmorei degli imperatori romani, attribuiti a Giovan Battista di Bianchi (fig. 8).

Dal porticato si accede alla Sala di Ercole (PN2). Entrando cattura subito l’attenzione la bellissima fontana in mosaico addossata alla parete di destra. Fu costruita tra 1575 e 1573 forse da Curzio Maccarone, che vi rappresentò una città in lontananza attraversata da un fiume e attorniata da statuette di amorini che versano acqua.

Fig. 6

Tutta la stanza è affrescata con scene mitologiche con protagonista Eracle: nella volta gli affreschi sono del Bertoja8 e di Federico Zuccari9 (fig. 9), fratello di Taddeo. In figura 9 è rappresentata la scena principale che segue il riquadro precedente, la nascita del Lago di Vico: secondo la leggenda Ercole infisse nel terreno la sua clava per sfidare gli abitanti del luogo; non riuscendo nessuno a rimuoverla, quando lo fece Ercole, sgorgò un enorme getto d'acqua che andò a riempire la valle formando così il lago. Proprio nella scena in questione è illustrato Ercole che ritorna sulla riva del lago con la clava in mano, con lo sguardo verso lo spettatore. Intorno si radunano gli abitanti che stupiti indicano l’evento appena avvenuto. Curiosa è la figura del ragazzo, alle spalle dell’eroe, che è immerso nelle acque e sta fuggendo sulla riva opposta. Nelle pareti, invece, trovano spazio i feudi del Ducato di Castro e Ronciglione.

Fig. 7

Seguendo il percorso perimetrale dell’edificio si arriva alla piccola Cappella (PN3) adiacente la Sala di Ercole. La piccola aula circolare ha volta dipinta con scene della Genesi ed al centro l’imponente figura di Dio che crea l’universo (fig. 10). L’omaggio al capolavoro michelangiolesco della Sistina è palese. La figura del Creatore assuma la stessa posizione e concezione iconologica con Dio che separa la Notte dal Giorno e, sorretto da putti, sovrasta il creato.

Fig. 8

 

Fig. 9

Fig. 10

Sulle parete sono dipinti gli Apostoli mentre, dietro l’altare, è affrescato Gesù deposto dalla Croce, copia della tela di Federico Zuccari conservata alla Galleria Borghese. Le piccole finestre hanno vetrate policrome realizzate da un certo Ruberto, artigiano fiammingo. Tutti gli affreschi sono attribuiti a Taddeo Zuccari e ai suoi aiutanti.

Dalla Cappella, superata la Sala dei Fasti Farnesiani, si arriva all’Anticamera del Concilio (PN4). Al centro della volta a schifo è narrata l’elevazione al soglio pontificio di Paolo III. Tra gli affreschi parietali, anche questi di Taddeo Zuccari, troviamo la “Pace di Nizza tra Carlo V e Francesco I” e il “Concilio di Trento”; eventi storici strettamente legati all’azione politica del papa Farnese.

Proseguendo la visita, successiva all’Anticamera, troviamo la stanza da letto del cardinale, la Camera dell’Aurora (PN5). Con una bassa volta a schifo, la decorazione principale centrale è racchiusa in un grande ovale che presenta la Notte, alata su di una biga; al centro il Crepuscolo affiancato dal carro di Selene e Mercurio; e, infine, l’Aurora, una donna anch’essa alata con una torcia in mano portata in trionfo su di una biga trainata da cavalli bianchi. L’intera ambientazione è al centro di un finto e complesso sistema architettonico con colonne e pilastri che, mediante l’uso della prospettiva centrale, “sfonda” il soffitto per mostrare il susseguirsi delle ore.

Accanto alla camera da letto del cardinale vi è una ulteriore stanza (Sala dei Lanifici, PN6), di uguale dimensione, utilizzata come disimpegno. Anche qui le grottesche non mancano e, nei riquadri immersi in queste decorazioni, sono rappresentate scene mitologiche legate all’arte della tessitura. Alla destra della Sala appena visitata si apre la cosiddetta Sala dei Filosofi (PN7), lo studiolo privato che presenta, entro riquadri incorniciati da stucchi, dipinti sacri e profani relativi a personaggi illustri: Gesù, Giovanni Battista, S. Paolo, S. Girolamo, Cimone e filosofi antichi.

Curiosa è la piccola stanza che affianca la Sala del Torrione, si tratta del Gabinetto dell’Ermatena (PN8). Prende il nome della volta che presenta, su idea dell’intellettuale Annibal Caro, la simbiosi tra Ermes e Atena (l’unione quindi di eloquenza e sapienza). Agli angoli si trovano invece i simboli delle arti e della cultura: scienza, musica, lavoro e letteratura.

Nel lato nord-ovest del Piano Nobile, oltre alla Camera della Penitenza e quella dei Giudizi è interessante soffermarsi sulla Camera dei Sogni (PN9), la stanza da letto invernale del palazzo, così da confrontarla con la “gemella” estiva. Anche qui la volta a schifo è molto bassa e, a differenza della Camera dell’Aurora, non vi è un espediente prospettico, ma un fregio ovale continuo monocromo che include al centroil sogno di Giacobbe della scala che porta a Dio. Gli affreschi sono attribuiti al Bertoja mentre, per l’altra camera, l’esecuzione e di Federico Zuccari su cartoni del fratello.

Fig. 11

Ma l’aula che maggiormente identifica il Palazzo di Caprarola è sicuramente la Sala della Cosmografia o dei Mappamondi. Si tratta di un vasto salone posizionato nel lato sud-ovest del pentagono con le rappresentazioni geografiche e astronomiche. Nella volta è affrescata la magnifica mappa stellare con le personificazioni delle costellazioni (fig. 11); sulle pareti sono invece dipinte le carte geografiche: il Globo terrestre, l’Italia (recante 904 toponimi), la Giudea, l’Asia, l’America, l’Africa e l’Europa. In cinque grandi medaglioni, anche questi sulle pareti, sono raffigurati i principali viaggiatori e geografi: Vespucci, Magellano, Marco Polo, Colombo e Cortez.

Tutti i dipinti, ad esclusione della volta e delle carte geografiche, sono attribuiti a Giovanni De Vecchi; mentre la volta è forse attribuibile a Giovanni Antonio da Varese.

Termina così la visita degli interni al magnifico Palazzo Farnese di Caprarola. Da ammirare sono anche i giardini che occupano l’area retrostante l’edificio principale.

 

Note

1 Paul Letarouilly, Spaccato prospettico del palazzo di Caprarola, metà del XIX sec.

2Planimetria del Piano dei Prelati (modificato, da: Luciano Passini, Caprarola, il paese e la sua storia, Roma, 2002)

3 Figlio del pittore Ottaviano Zuccari, si trasferisce quindicenne a Roma dalle Marche, per iniziare la sua formazione nell’ambito del manierismo raffaellesco, accostandosi ad opere di Perin Del Vaga e di Polidoro da Caravaggio, entrambi allievi di Raffaello.

4 Sfondo dorato con sei gigli d'azzuro posti a 3, 2 e 1.

5 Alcuni studiosi in realtà, tra cui O. Fantini Bonvicini, ne attribuiscono l’opera ad Antonio Tempesti.

6 Nasce a Firenze nel 1555. Fu allievo del fiammingo Jan Van der Straet (Giovanni Stradano) e di Santi di Tito. Tempesti assorbì sia il gusto tardomanierista che quello realistico e analitico della pittura nordica fiorentina.

7 Planimetria del Piano Nobile (modificato, da: L. Passini, Caprarola, il paese e la sua storia, Roma, 2002)

8 Pittore parmense si forma nel clima del manierismo di Parma e Bologna. A Roma rivela l’originalità della personale elaborazione del Parmigianino.

9 Fratello minore di Taddeo lavorò al Casino di Pio IV in Vaticano. Successivamente alla morte del fratello fu chiamato per terminare gli affreschi del Palazzo di Caprarola.

 

Scheda tecnica

Il Palazzo Farnese di Caprarola è visitabile tutti i giorni, lunedì escluso, con i seguenti orari:

- Dalle ore 8,30 alle ore 19,30

- Il parco è visitabile solo nei giorni feriali e solo nei seguenti orari: il mattino, 10,00 - 11,00 - 12,00 - 15,00; nel pomeriggio, ore 16,00 (soltanto dal 15 marzo al 31 ottobre) e ore 17,00 (soltanto dal 15 aprile al 15 ottobre).

Per informazioni:

Ufficio Turistico Comunale

Via F. Nicolai, 2 01032 Caprarola (VT) - Italia

tel. +39 0761/646157 - 0761/649040

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Biglietteria del Palazzo Comunale: tel. +39 0761/646052

 

 

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