Architetti, architettura, design

Qualche cenno su Fallingwater

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Modello della Casa sulla cascata (1937) di Frank Lloyd Wright

 

A oltre novant’anni dalla sua prima progettazione, Fallingwater resta il modello ideale di una meravigliosa casa per milionari, immersa nel verde, appoggiata su una cascata, lontana da città e paesi: un paradiso su misura. Considerata tra le opere più interessanti ed emblematiche dell’architettura moderna, i mille problemi legati alla sua manutenzione, per non dire alla sua stessa conservazione, tornano nella critica d’arte con ricorrenti richiami all’audacia delle sue strutture o viceversa agli azzardi tecnici del suo artefice, Frank Lloyd Wright.

In questi ultimi mesi i lavori di restauro della villa, dal probabile costo finale di 7 milioni di dollari, proseguono in vista del 90mo compleanno della sua inaugurazione nel 2027. Sono emersi nuovi aspetti degli “errori” strutturali di Wright e ovviamente si è tornati a discutere sulle sue capacità tecniche, che invece erano sicuramente all’altezza del suo genio creativo.

Ma nel leggere qualche articolo e qualche divagazione sull’opera complessiva di Wright e su Fallingwater in particolare, sono tornato a chiedermi come sia stata possibile questa metamorfosi dell’architetto in quel lontano 1934, quando aveva già 67 anni e una carriera lunga e controversa alle spalle. Wright aveva vissuto un periodo di grande attività prima della Grande Guerra e le sue scelte formalmente innovative avevano suscitato grande interesse in Europa. Le cosiddette Prairie Houseerano il modello di un’architettura diversa, sviluppata in orizzontale, libera nelle piante, caratterizzata da tetti sporgenti e da una sorta di legame formale con il paesaggio; Wright parlava di architettura "organica" già dal 1908.

Nel 1911 in Germania era stato pubblicato, a cura dello stesso Wright, un album di suoi progetti, Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, che ebbe larga risonanza. C’era in queste costruzioni una ispirazione esotica tra giapponese e messicano che piacque molto a tanti architetti europei, al punto che alcuni di essi, come Richard Neutra e Rudolf Schindler, si trasferirono al seguito di Wright diventando poi a tutti gli effetti americani. Wright aveva anche creato una sua scuola di architettura, Taliesin nel Wisconsin, e complicato notevolmente la sua vita privata, divorziando dalla prima moglie con cui aveva avuto sei figli, sposandosi nuovamente e poi perdendo tragicamente la seconda moglie e i due nuovi figli per un incendio doloso a Taliesin nel 1914.

L’attività di Wright negli anni venti era stata ridotta, con l’eccezione della costruzione dell’Imperial Hotel di Tokyo nel 1922. La ricostruita scuola di Taliesin funzionava ancora, ma sicuramente fu il caso a determinare la svolta di Fallingwater, destinata a cambiare il corso della carriera di Wright: il caso fu rappresentato dal giovane Edgar Kaufmann Junior, che frequentò Taliesin come apprendista. Era l’unico figlio dell’omonimo imprenditore e commerciante milionario di Pittsburg, quell’Edgar Kaufmann che venne a trovare il proprio erede a Taliesin nel 1934, anche con lo scopo di conoscere di persona il grande Wright. Il milionario e l’architetto simpatizzarono e si accordarono su due progetti, l’arredo dell’ufficio di Kaufmann a Pittsburg e la costruzione di una villa su un terreno della Pennsylvania meridionale; doveva essere una villa per il weekend tale da dimostrare la bellezza dell’architettura moderna e la ricchezza del suo proprietario.

Su Casa Kaufmann, Casa sulla cascata, Fallingwater, è stato scritto moltissimo ed è inutile che io mi avventuri a farne un sommario; di sicuro, il sito fallingwater.org è il miglior punto di partenza per chi vuole saperne di più. La mia intenzione in questa sede è invece di notare qualcosa di “anomalo”, o se vogliamo di “originale”, nelle scelte di Wright. Fino ad allora l’architetto aveva guardato all’architettura delle case private soprattutto in chiave tradizionalista per i materiali, e aveva arredato gli interni seguendo i dettami dell’Art Nouveau mescolata con tendenze locali. Megalomane e convinto sino in fondo della propria unicità, Wright affermava nei suoi numerosi scritti di non avere maestri o riferimenti se non la natura; ma ovviamente a nessuno è consentito di uscire dal proprio tempo.

Sta di fatto che le facciate, le finestre, le pareti interne e i bassi parapetti di Fallingwater sono una novità nello stile di Wright e per la prima volta lo accomunano ai rivoluzionari europei del Movimento Moderno; Wright li conosceva benissimo, a partire da Mies van der Rohe, col quale fu anche legato da stima e amicizia, per finire con Le Corbusier che al contrario considerava privo di interesse.


 

Villa Savoye di Le Corbusier a Poissy (1931). 
L'architetto seguì la tradizione di una casa a parallelepipedo, ma lasciò aperto il piano terra, creò un patio visibile solo dall'interno, usò finestre e aperture continue, attrezzò il tetto con elementi quasi scultorei, restando fedele ai suoi celebri 5 punti.

 

 Casa Schroeder a Utrecht, di Gerrit Rietveld (1924) 
Il neoplasticismo olandese scelse una progettazione basata sulla semplicità degli elementi e la complessità della creazione spaziale. In anticipo su Gropius e Mies, la scatola architettonica viene separata e liberata dai vincoli tradizionali.


Fallingwater
è del 1934 come progetto e del 1937 come conclusione. Tra la fine della guerra e gli anni Trenta in Europa erano state costruite tra l’altro la Villa Schroeder a Utrecht di Gerrit Rietveld (1924), il Bauhaus a Dessau di Walter Gropius (1925), la Villa Tugendhat a Brno di Ludwig Mies van der Rohe (1930), la Villa Savoye a Poissy di Le Corbusier (1931) e la Casa Schminke a Loebau di Hans Scharoun (1933). Di queste, tre (Tugendhat, Savoye, Schminke) sono considerate insieme a Fallingwater le più belle case private del Novecento, una (Schroeder) non è certo da meno e vale da modello per l’architettura neoplastica, e un’altra (Bauhaus) è un edificio scolastico pietra miliare dell’architetttura moderna. Di questi capolavori, due potrebbero davvero aver influenzato Wright, al di là del fatto che l’americano se ne rendesse conto o meno: villa Tugendhat e il Bauhaus. Sia chiaro, è una mia ipotesi che potrebbe anche essere estesa e trovare appoggi in alcuni parametri del funzionalismo negato da Wright.

Il punto di partenza del ragionamento sta nella notevole differenza che intercorre tra i progetti precedenti di Wright, con particolare riferimento alle case private degli anni Venti e alla seconda ricostruzione di Taliesin (denominata Taliesin III) del 1932, e la nostra casa sulla cascata “inventata” nel 1934. Sembra assodato che Wright fosse in ritardo nel proporre una soluzione a Kaufmann e che all’ultimo momento abbia rapidamente buttato giù gli schizzi per la casa; di sicuro tuttavia aveva a lungo meditato cosa fare in quel bosco ripido intorno a un torrente che formava una suggestiva cascata. L’idea principale, il punto di partenza se vogliamo, sta nella costruzione di un massiccio corpo centrale, il fusto, dal quale escono non sovrapposti i livelli dell’edificio, i rami. Inevitabilmente, questi livelli sono per buona parte a sbalzo, con notevoli aggetti che si lanciano addirittura sopra la cascata, ripetendone il motivo di caduta a salti. Quasi tutti gli sbalzi sono in effetti grandi terrazze, destinate a sostituire gli spazi aperti dei giardini.

Questa idea determina che la casa non abbia quattro facciate disposte lungo il perimetro di un qualsivoglia quadrilatero anche irregolare, ma moltiplichi i propri prospetti secondo un andamento sempre mutevole. Lo spazio della casa è esploso, dinamico, non più statico e radicato nel terreno: per questo Fallingwater non è tipica del Wright che si conosceva fino al 1934. Modello riconosciuto di questa nuova concezione dello spazio è il Bauhaus di Gropius, un’architettura che crea uno spazio non più schiacciato su se stesso in una forma compatta, ma libero di espandersi a seconda della volontà dell’artefice. 

 

 
La composizione dei volumi del Bauhaus di Walter Gropius (1925) è dettata solo da scelte razionali e individua i vari settori funzionali distinguendoli nettamente tra loro.


Ne ha scritto bene Luigi Prestinenza Puglisi nel suo manuale di
Storia dell'Architettura 1905-2008 

Tutto e' chiaro, semplice, pulito, risolto geometricamente in un gioco dei piani, diversamente da opere precedenti dove invece predominavano i chiaroscuri ornamentali, i repentini passaggi dalle ombre alle luci, i giochi decorativi di ascendenza orientale o mesoamericana.

In termini appena diversi ne aveva scritto Giulio Carlo Argan nella sua celebre Storia dell'Arte 1770-1970 

[Wright] Conosce l’Europa, e proprio qui, nel cuore della foresta, gli sovviene della più razionale e meno naturalistica teoria europea della forma: quella della corrente neo-plastica olandese, di Van Doesburg e Vantongerloo. È al corrente degli ultimi ritrovati tecnologici, adopera con sicurezza il cemento, il ferro, il vetro: per andare nella foresta non occorre vestirsi da boscaioli.

Argan vede con chiarezza che certe forme libere, in particolare le superfici, sono connesse con altri stili, con altre realtà, e intuisce che Wright l’"organicista" abbia attinto al repertorio dei più razionali tra gli architetti europei. Ma nè Puglisi nè Argan citano Mies e Gropius.

Il confronto con molte case precedenti di Wright ci conferma che l’architetto ha modificato qualcosa, e non da poco, nel proprio stile. Non fu certo Kaufmann a influenzarlo, ma non escluderei che i soldi del milionario abbiano avuto il loro peso: Wright sa di poter usare quello che vuole come vuole, e progetta gli elementi aggettanti in cemento armato, anomali nelle sue consuete scelte strutturali. La posa in opera avvenne, per il luogo e per la mano d’opera, con grandi difficoltà e con l’uso intensivo di complicati ponteggi in legno che tuttavia ottennero lo scopo. I difetti riscontrati nel tempo derivano certamente dall’azzardo costruttivo, che per l'epoca rappresentava comunque un fatto tecnico di altissimo livello.

Le grandi terrazze in aggetto richiamano sicuramente alcune scelte degli architetti olandesi, come Van Doesburg e Rietveld, ma soprattutto - a mio avviso - l’architettura di Mies nel suo aspetto formale. Villa Tugendhat è costruita su un pendio, non certo su una cascata, ma propone soluzioni in aggetto e dislivelli non troppo diversi da Fallingwater. Le finestre, le grandi aperture, la semplicità dei rivestimenti, la scansione dei volumi, sono in Mies strutturali, evidenti, effettive.

 

 


L’esterno di Villa Tugendhat di Mies a Brno (1930) e quello di Fallingwater hanno diversi punti in comune, soprattutto per i piani sfalsati e aggettanti e per la disposizione delle finestre.


Wright si liberò allora da quella che era in realtà una sua straordinaria e affascinante interpretazione dell’architettura ottocentesca, condita da decorazioni Art Nouveau e Déco, per entrare – grazie al funzionalismo che a parole detestava – in una dimensione nuova, che gli avrebbe procurato i massimi successi negli ultimi anni della sua lunghissima carriera.

Non c’è dubbio, infatti, che l’esperienza e lo straordinario successo di Fallingwater siano alla base della nascita di altri capolavori, come la Johnson Wax e il Guggenheim. Nell'edificio di Racine, Wright avrebbe ottenuto il più sensazionale successo tecnico, facendo costruire in acciaio le impressionanti colonne a fungo che, al pari degli sbalzi di Fallingwater di pochi mesi prima, dovevano stupire il mondo dell'architettura moderna, e non solo. 


Gli edifici della Johnson Wax a Racine (1936-39) all'esterno e in una foto d'epoca del celebre interno

 Il Guggenheim Museum di New York (1943)