Architetti, architettura, design

Herzog & de Meuron

  • Stampa

 

De Young Memorial Museum, San Francisco

 

La Svizzera è patria di molti architetti importanti in ogni epoca, a partire dagli oriundi italiani Domenico Fontana e Francesco Borromini, e dal francese Le Corbusier, tre personaggi accomunati dall'aver cambiato nazionalità, ma certamente molto apprezzati dalla Svizzera che li considera propri alfieri. Ma oltre agli oriundi del passato, sono svizzeri anche Mario Botta, Peter Zumthor, Bernard Tschumi e, naturalmente la grande coppia Herzog e de Meuron.

Quando nel 2001 i due architetti di Basilea, all'epoca poco più che cinquantenni, vinsero il premio Pritzker nessuno se ne stupì, perché Herzog e de Meuron avevano appena compiuto il miracolo di creare da una dismessa fabbrica di turbine uno dei più bei musei del mondo, la Tate Modern di Londra.

Jacques Herzog e Pierre de Meuron lavorano insieme dal 1978; negli ultimi anni una serie di libri voluminosi sta documentando la loro attività, che può sorprendere da un lato per le notevolissime dimensioni e dall'altro per la particolare coerenza, quantità e qualità insieme. Stile, tecnica e scelte locali rendono le architetture di H&D inconfondibili ed è un peccato che in Italia ci sia solo il complesso noto come Feltrinelli Porta Volta, a Milano. Sono gli autori tra l'altro dello Stadio Olimpico di Pechino, del Museo delle scienze a Barcellona e della Allianz Arena di Monaco di Baviera. Personalmente ho potuto vedere dal vivo tre musei progettati dal duo svizzero, la citata Tate Modern, il de Young a San Francisco e il CaixaForum a Madrid, e inoltre il complesso detto ElbPhilarmonie ad Amburgo, incredibile sala da concerti poggiata su un vecchio dock del porto, probabilmente il loro edificio più interessante; infine tra qualche anno dovrei poter visitare la nuova collezione di arte moderna in via di esecuzione a Berlino, accanto all'iconica Neue Nationalgalerie di Mies.


Sezione della tate Modern (sopra), fotografie dal ponte e dell'ingresso (sotto)

 

Per una volta quindi, come edifici paradigmatici scelgo quelli di cui ho avuto diretta esperienza. La Tate è la Tate, un capolavoro assoluto per qualità generale, scelte razionali e spettacolari, in un contesto industriale diventato occasione ormai consolidata per scelte architettoniche magistrali, si pensi alla parigina Gare d'Orsay di Gae Aulenti, alla berlinese Hamburger Bahnhof di Josef Paul Kleihues e anche, nel piccolo, alla Centrale Montemartini di Roma. Da solo, l'ingresso della Tate Modern merita una visita, uno spazio gigantesco destinato ad installazioni temporanee (ad invito) che possono uscire dalle normali dimensioni artistiche e diventare di fatto anch'esse vere e proprie architetture. In affaccio sulla grande sala si trovano i piani espositivi, in parte permanenti in parte destinati ad esposizioni, collegati con scale mobili. Al piano terra una grande libreria, non di routine ma con una selezione ampia di editoria d'arte, e un caffè- ristorante che guarda verso il Tamigi. La Tate dispone di un proprio ponte d'accesso, il Millennium Bridge progettato da Norman Foster (molto discusso a suo tempo per una serie di problemi statici), che la connette visivamente a Saint Paul in un dialogo suggestivo tra passato remoto (la cattedrale), passato recente (la fabbrica), e presente (la ristrutturazione e i nuovi edifici, sempre di H&D).

 

 

La torre del de Young (sopra), l'ingresso e una sezione laterale (sotto)

Il de Young Memorial Museum a San Francisco propone un aspetto tipico della coppia svizzera, il rivestimento metallico, una sorta di pelle in acciaio ricamato, sul corpo principale; da un lato, una grande torre a tronco di piramide rovesciata, dotata di scale ben visibili dall'esterno, consente ai visitatori la vista sull'oceano e sula baia di San Francisco. Il museo sorge in un'enorme area verde della città californiana, il Golden Gate Park, di fronte alla California Academy of Sciences di Renzo Piano e ai giardini botanici; il contesto urbano fuori dall'ordinario viene affrontato dagli architetti secondo la doppia necessità di aderire al suolo e di spettacolizzare la posizione. La piattaforma principale appare quindi bassa, estesa, mentre su un angolo svetta la torre panoramica; e non mancano effetti tecnici. come il grande aggetto della copertura sull'ingresso.

 

 


L'ingresso del CaixaForum a Madrid(sopra), dettaglio del rivestimento e sezione laterale (sotto)

 

 

A due passi dal Prado e dalla Thyssen-Bornemisza, un edificio davvero bizzarro celebra la creatività di H&D. La facciata arretrata rispetto alla strada permette di gestire una rientranza trasformata in parete verde. La parte bassa dell'edificio è cieca ma simula su due lati una struttura edilizia classica, sollevata peraltro da terra come per magica levitazione. Al di sopra delle pareti tradizionali, due piani rivestiti di acciaio, ancora una volta traforato e spiazzante. Il Caixa Forum è tra le trovate architettoniche più eccentriche degli ultimi anni, anche per via dell'interno che - dopo il passaggio sotto una bassa copertura che sta in piedi per virtù tecniche sorprendenti - rivela aspetti fantascientifici mescolati con arredi normali. Tubi di climatizzazione che attraversano le sale, cortine di acciaio traforato che sembrano stoffe merlettate, scale metalliche spigolose tra pareti inclinate, la visita al Caixa è sorprendente, anche se per una volta si direbbe che H&D abbiano spinto un po' troppo in là ilimiti della loro coerenza architettonica.

 


La ElbPhilarmonie ad Amburgo

Sulla ElbPhilarmonie ho già scritto al tempo della sua quasi-conclusione e in questa sede cito direttamente quell'articolo, aggiungendo che la sala è oggi funzionante a pieno regime, con programmi musicali di alto livello.

La filarmonia di Amburgo, detta la Elbphilharmonie, sembra puntare sull'effetto Bilbao. La città aperta ed ospitale potrebbe diventare una meta turistica obbligata per quanti visitano l'Europa del Nord e la stagione dei concerti potrebbe rivaleggiare con quella di Londra e di New York. E' quanto si augura il senato della città-stato.
Il progetto è comunque davvero esaltante e, se ci dimentichiamo dei costi e dei problemi sociali che si potrebbero risolvere con le centinaia di milioni di euro spesi, merita sicuramente una visita ancor prima di essere concluso. Herzog e de Meuron hanno saputo inventare una forma che ricorda da vicino la celebre Philharmonie di Scharoun a Berlino, con la sua tenda di cemento per la prima volta vista come perfetto strumento acustico, e l'Opera House di Utzon a Sydney, piantata nel porto con la stessa funzione di simbolico faro e monumento insieme. La mole del progetto è tuttavia non paragonabile, viste anche le dimensioni di quanto non è legato alla Philharmonie, come il parcheggio su sette livelli (dentro il blocco di base), l'albergo di 250 stanze su quattordici piani e i 45 appartamenti con vista dislocati intorno alla sala da musica, capace di soli 2100 posti. Quest'opera, che supera i 100 metri di altezza, è realmente colossale.

 

Per concludere, raccomando una visita al sito web dello studio dei due architetti, completo ed esauriente nel merito della loro intensissima attività.