Architetti, architettura, design

Bjarke Ingels Group

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La mia conoscenza di Bjarke Ingels è stata del tutto casuale, una decina di anni fa in una libreria, grazie a Yes is more! un bellissimo volume illustrato che parlava concretamente di architettura utilizzando i fumetti, autore il gruppo BIG, ovvero Bjarke Ingels Group. Dopo averlo comprato e aver capito che era frutto del talento di un giovane architetto danese, mi sono incuriosito sul suo conto e ho scoperto che il 35enne Ingels non solo era un buon architetto con alcune opere già realizzate, ma anche un grande comunicatore.

Sul web, infatti, grazie alla benemerita organizzazione americana TED, avevo trovato qualche filmato in cui Ingels spiega a studenti universitari che cos'è per lui l'architettura, riprendendo anche i temi letti sul suo libro. La differenza tra libro e video però sta nel personaggio in carne ed ossa, un divulgatore straordinario, preciso, divertente e in grado di rendere interessante qualunque cosa. La verifica l'ho avuta varie volte, proiettando il video per i miei studenti, facili vittime del fascino di Ingels.

Il filmato del 2009 di TED è disponibile su YouTube, insieme a vari altri, e qui sotto l'ho incorporato nel mio articolo. Merita di essere visto anche per capire come un architetto possa avere idee e meritare fortuna insieme.

 

 

Dal 2009 a oggi Ingels ha vinto un numero incredibile di premi, ha progettato una miriade di cose, da una maniglia a una città, e ne ha anche realizzate molte. Il suo sito web https://big.dk/ è concepito come una griglia fatta di icone colorate (vedi l'immagine sopra), ognuna corrispondente a un progetto; un'occhiata può convincerci che BIG è tra gli studi più attivi al mondo, una lettura più attenta ci porterà a scoprire un'attività frenetica e spesso geniale. Ulteriori notizie ci fanno sapere che Ingels è stato inserito nel 2016 tra i 100 uomini più influenti al mondo, e il suo studio basato a New York uno tra i maggiori, con 400 impiegati.

Negli ultimi anni, BIG ha costruito un grattacielo tetraedrico a Manhattan, un parco con pista per gli sci come copertura di una discarica in Danimarca, una casa che assomiglia a quelle dei mattoncini Lego, un edificio scolastico a forma di uncino per l'università del Massachusets, una residenza per studenti a Copenhagen fatta di container appoggiati l'uno sull'altro, solo per citarne qualcuno.

 

 

Che cosa caratterizza Ingels? Lo dice lui stesso nel 2009, "Yes is More". Una carica di ottimismo come l'Obama del celebre "Yes, we can", ma anche un'ovvia obiezione tanto al "Less is more" di Mies quanto al "Less is a bore" di Venturi. Ingels non vuole la fredda razionalità di Mies, ma è funzionale; non vuole la frivolezza pop di Venturi, ma è spesso gioioso; la sua architettura è sostenibile, estremamente varia, avveniristica, tecnicamente all'avanguardia. Per avere un'idea del personaggio, basti dire che Ingels ha pensato di fare l'architetto persino su Marte, producendo un video molto ben studiato per descrivere come costruire una città sul pianeta rosso. È facile allora avvicinarlo a altri due personaggi - come dire - futuristi, Jeff Bezos e Elon Musk.

La sostenibilità, uno di quei termini molto importanti che finiscono per essere abusati e non significare più nulla, è per Ingels qualcosa di molto serio; il suo team non solo cerca di gestire i consumi in modo ottimale, ma inventa soluzioni tecnicamente nuove, abbinando le forme architettoniche con le necessità energetiche.

Le forme principali di Ingels derivano quindi dalle scelte tecniche, compositive e funzionali, ma anche evidentemente dal suo gusto; nei suoi progetti si può notare una serie di stilemi, come il triangolo-piramide, il cerchio-cilindro e soprattutto la scala. Edifici a gradini ne ha progettati molti, gestendo soprattutto la possibilità di isolare ogni pezzo, un aspetto funzionale che nasce da questioni sociali e da esigenze plastiche; ecco quindi balconi triangolari con orientamenti diversi, appartamenti sovrapposti ma non coincidenti, pareti inclinate a rinchiudere cortili geometricamente irregolari e complessi.

Detto questo, non credo che dalle parole si possa arrivare all'immagine sorprendente del palazzo soprannominato West 57 (dall'indirizzo) o anche Courtscraper, una parola che mette insieme il gratta (scraper) del grattacielo americano, con la corte (court) tipicamente europea (Grattacorte tuttavia non mi sembra molto eufonico). Di fatto, l'edifico è sorprendente e mi sembra descriva al meglio le scelte di Ingels.

 

 

 

 

La pianta del Courtscraper è rettangolare, con un cortile rettangolare, ma in alzato le facciate sono triangolari, dal momento che il volume cresce secondo diverse inclinazioni, determinando un edifico di affascinante complessità. Sono oltre 700 appartamenti distribuiti in altezza, con la parte inferiore destinata a commercio e impianti sportivi. Da ogni punto di vista quindi l'aspetto è diverso, ora sembra una enorme vela, ora una piramide cui sia stato tagliato un pezzo e inoltre, naturalmente, le superfici sono di vetro, specchianti, quasi fantasmagoriche. La stravaganza del grattacielo di Gehry ora sembra timida, e l'impatto del West 57 a Manhattan oggi può trovare un paragone solo con il Chrysler Building, spesso considerato il più bel grattacielo mai costruito.

In patria Ingels ha costruito moltissimi edifici residenziali e ha anche dimostrato che si può fare architettura con oggetti banali, come i container. Disposti a triangolo, tre container per livello su due livelli, galleggianti presso un molo del porto di Copenhagen, a dimostrazione - secondo Ingels - che si può ancora trovare spazio nelle città per ospitare gli studenti universitari. La trovata può sembrare una trovata appunto, ma la soluzione è calcolata e calibrata al millimetro e ci fa sembrare attraente una casa che non è una casa. L'architetto che progetta una corte dei miracoli a Manhattan si concentra allo stesso modo per dare casa agli studenti! E se si leggono le note tecniche sul sito di BIG, sono stati circa trenta gli architetti coinvolti in questa progettazione denominata Urban Rigger.

  

Come si vede nel filmato del 2009, Ingels ottenne fama e considerazione in Danimarca - potremmo dire il suo trampolino di lancio - ai tempi dell'esposizione di Shanghai, con un padiglione danese che ricorda da vicino il Guggenheim di Wright. Questo accostamento con l'organicismo è forse il più pertinente, per via della sostenibilità, dell'aderenza al luogo, delle scelte formali; Ingels sembra quindi raccogliere varie eredità, mettendo insieme Gropius e Wright. Ma senza alcun dubbio la sua personalità non è figlia di nessuno, e esplode in un'originalità che ci lascia stupiti e che fa davvero pensare a un futuro più ottimista per l'architettura. Per il premio Pritzker, non credo sia questione che di pochi anni.