Architetti, architettura, design

Aldo Rossi. L’architetto e le città

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Anche il MAXXI di Roma ha ripreso la sua attività e ha recuperato, quando possibile, le mostre previste negli ultimi mesi. All'ingresso del museo, tra le colonnine di Zaha Hadid, una casetta di legno anticipa la mostra di Aldo Rossi, mentre al primo piano, nella grande Galleria 2, due Parigi disegnate dall'architetto sono a disposizione del pubblico, che esita un tantino a sedersi sulle gambe storte delle poltroncine.    

Aldo Rossi è stato tra gli architetti più discussi del secondo dopoguerra per quanto riguarda tanto la sua intensa attività professionale quanto quella di teorico. In una sala della notevolissima mostra a lui dedicata dal MAXXI di Roma, viene proiettato un vecchio servizio televisivo della RAI in cui Rossi viene descritto come un personaggio celebre all'estero e sottovalutato in Italia, e sicuramente sino agli anni Settanta l'affermazione era da ritenersi valida. Poi, anche per via dell'assegnazione del Premio Pritzker nel 1990 e della morte prematura nel 1997, la sua figura si è consolidata, un Maestro, nel bene e nel male.

Certamente, per chi come me studiava Architettura negli anni Ottanta, Rossi appariva un personaggio fortemente legato a uno storicismo relativamente banale e non attraente; oggi, in epoca di assoluta libertà formale ed espressiva, condita da tecnologie sempre più avanzate, la sua lezione risulta da un lato remota e per buona parte sbiadita, dall'altro utile per capire una variante della tendenza postmoderna.

La qualità della mostra romana sta proprio nell'essere riuscita a trasformare la "banalità" di Rossi in qualcosa di piacevole e decorativo. Sono i bellissimi modelli a guidare il visitatore, insieme a molte tavole pittoriche dove - secondo molti, me compreso - si trova l'aspetto più creativo ed espressivo del personaggio.

L'architettura di Rossi nasce in effetti da una forte componente geometrica e pittorica e questa contraddizione in termini è la causa principale del dibattito: si può fare una buona architettura utilizzando sempre gli stessi archetipi? Rossi, celebre anche per i suoi scritti - di non semplice lettura -, vedeva in Adolf Loos un precursore e non a caso il suo primo progetto di successo è il Cimitero di Modena (ancora in costruzione), quasi a celebrare la delimitazione perentoria dell'architettura a tomba o a monumento, come scrisse Loos.

Ma l'errore o meglio la forzatura interpretativa di Rossi è palese, perché l'architettura di Loos era estremamente complessa all'interno e relativamente semplice in facciata, certamente non riducibile a una composizione elementare ed equilibrata come l'architettura di Rossi, quasi sempre analizzata solo nel suo aspetto esterno.

 

  

  

 

I modelli e le tavole pittoriche esposti a Roma valgono peraltro da soli una visita al MAXXI e fanno della mostra un episodio importante dal punto di vista organizzativo; l'architettura su carta "non dice niente", per citare nuovamente Loos, e comunque deve essere integrata dalle viste tridimensionali e dai plastici. Qui troviamo, collocati al centro della Galleria 2, spettacolari modelli soprattutto in legno, mentre alle pareti fotografie, disegni tecnici e grandi tavole pittoriche illustrano nell'ordine l'eventuale esecuzione, la progettazione architettonica su carta e l'idea, lo schizzo, lo spunto da cui nasce il tutto. La carriera dell'architetto, i suoi stilemi, le sue scelte sono raccontate con evidenza e con gusto espositivo, come pure sono chiari i pannelli di riferimento.

Il Cimitero di Modena apre il percorso, poi sono ampi gli spazi dedicati al Teatro del Mondo sulla laguna veneta, al complesso residenziale del Gallaretese, agli interventi a Berlino e a tanti altri progetti; la ripetitività nasce, secondo Rossi, dalla razionalità, ma certamente la rarefazione, il silenzio alla De Chirico che emana da queste composizioni, sono l'antitesi tanto dell'organicità di Wright, quanto della purezza di Mies o del brutalismo di Le Corbusier. Sono forse l'immagine di un'architettura passiva, che rinuncia al suo ruolo creativo e si aggiusta sul passato; Rossi considera la città come una somma di frammenti e non come un organismo, quindi progetta un qualcosa che si aggiunge al resto, non qualcosa che emerge dal resto. Un'architettura al negativo, ma certamente con un suo fascino, una sua suggestione poetica.

 

Scheda tecnica
Aldo Rossi. L’architetto e le città, MAXXI galleria 2, via Guido Reni, 00196 Roma. Orari di apertura: lunedì chiuso; da martedì a domenica 11 – 19 (la biglietteria è aperta fino a un’ora prima della chiusura del Museo). Biglietto intero € 12, ridotto € 9 (prenotare online nei weekend, costo maggiorato di € 1,50)