Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Il centro del futuro. Una conversazione con Fabio Cavallucci


 

Una conversazione con Fabio Cavallucci, il nuovo direttore del CSW Castello Ujazdowski, Varsavia

Non è facile essere direttore di un museo a Varsavia. Da quando conosco questa città ho visto andare e venire direttori per diversi motivi. Anda Rottenberg ha lasciato il suo posto come direttrice della Galleria Zachęta nel 2000 dopo lo scandalo evocato di una scultura di Maurizio Cattelan che mostrava il Papa colpito da un meteorite, e nell’autunno del 2010 il direttore del Museo Nazionale Piotr Piotrowski, dopo aver presentato la mostra “ars homo erotica”, si è dimesso dopo una lunga battaglia con i suoi curatori e dipendenti. Wojciech Krukowski tuttavia è stato il direttore del CSW per 20 anni; ha lasciato il suo posto nell' aprile 2010 per andare in pensione. Due mesi dopo Fabio Cavallucci, saputo del bando per il posto di un nuovo direttore del CSW, ha voluto provarci, già conoscendo il Castello Ujazdowski da molti anni. Un direttore straniero di un museo cosí importante, non è possibile!, gli hanno detto. Ma a luglio il consorzio dei curatori, presediato da Anda Rottenberg, ha annunciato proprio la sua nomina. Il Ministro della cultura Boghdan Zdrojewski è convinto che il programma di questo italiano sia ottimo per portare il CSW nel futuro.

 

 

Lorne Liesenfeld: Che funzione ha un museo come il CSW Castello Ujazdowski oggi?

Fabio Cavallucci: Innanzi tutto il CSW non è un museo. Non solo voglio dire. E’ un centro, come dice il nome stesso. E’ un centro per l’arte contemporanea. Wojciech Krukowski dall’inizio lo aveva ben stabilito. Sa che ogni sera c’è un’inaugurazione di qualche cosa? Abbiamo piu’ di 500 eventi l’anno, maggiori e minori. Qui c’è di tutto e qualcosa per tutti, in un’idea di arte che va verso altri ambiti, che esce dalle stanze del castello per farsi performance, danza, concerto. Quindi non si tratta solo di esporre delle opere d’arte. Non e‘ un luogo di attrazione, un luogo solo per vedere delle cose. Il Castello è un centro di espansione.

Che significa un centro di espansione?

Un centro così importante interviene nella vita delle persone. Noi abbiamo il compito di facilitare il rapporto, il contatto dell’artista con la gente. Vorrei portare il museo fuori, sulle piazze, come avveniva nel medioevo, quando l’arte si trovava nelle chiese.

 

Se Lei è un direttore di museo, perche l’arte dovrebbe tornare sulla piazza? Che sarà del CSW? Non siamo in Italia, un paese che vive all’aperto. La Polonia è un paese freddo!

Il nostro pianeta si sta riscaldando; tra dieci anni anche in Polonia farà caldo! Scherzo. Non si tratta di portare l’arte fuori, al freddo, ma semplicemente in altri posti. Ma questo non significa che non ci sarà niente da vedere qui! E solo un’espansione territoriale, nient’altro. Penso alla televisione, penso ai teatri, penso alle vecchie fabbriche di Praga; ce ne sono di bei posti a Varsavia. Voglio che la gente s’incontri con l’arte nei posti più svariati. Il CSW ha un enorme serbatoio di opere che ancora non si sono viste. Si possono abbinare a uno spettacolo di teatro, oppure essere in contrasto con esso. Non importa, è importante che provochino delle reazioni.

Che c'entra la televisione con un museo?

Vogliamo usare la televisione per promuovere degli artisti polacchi sulla scena europea. Il piano ancora non è del tutto definito, ma è in rapporto con la presidenza polacca dell’UE. La Polonia sarà davanti a tutti! La televisione è indispensabile.

Quali artisti polacchi hanno per Lei la più grande prospettiva sulla scena internazionale?

Sono legato al gruppo degli artisti polacchi emersi negli anni Novanta. Artur Żmijewski ha un’enorme potenziale, tra l’altro ora è direttore della Biennale di Berlino. Oppure Paweł Althamer, Monika Sosnowska, Wilhelm Sasnal. Sono degli artisti però che ormai non hanno bisogno di una promozione; già lavorano a livello internazionale. Credo che oggi sia molto importante promuovere il panorama complessivo della arte e della cultura polacca. L’arte polacca è ricca, la qualità è molto superiore a quello che ultimamente si vede in Italia oppure in Germania. C’è un dialogo tra la gente e gli artisti, nel senso che la gente ancora reagisce alle opere, alle provocazioni degli artisti. Ma non è solo questo; per esempio, il concorso Chopin, con la presentazione dei pianisti in televisione non stop, la discussione tra gli ascoltatori, il cambio di opinioni... In Italia a una cosa del genere si dedicherebbero cinque minuti e basta! In Italia ormai contano solo le inaugurazioni: chi c’era? Quali abiti? Qui il glamour per fortuna ancora non c’è.

Nell’elenco degli artisti di cui si è occupato negli ultimi dieci anni si trovano Maurizio Cattelan, Aernout Mik, Mario Merz, Cai Gao-Qiang, Santiago Sierra e Paul McCarthy. Una miscela abbastanza scioccante direi. Porterà il suo “entourage” a Varsavia? Ci sarà un big bang alla Fabio Cavallucci?

No. Non si tratta di questo. Se, forse, un giorno ci sarà di nuovo un Cattelan a Varsavia, non è perchè l’ho portato io! Milada Ślizińska, la curatrice di arte internazionale, da anni sta in contatto con lui. Non ci sarà un big bang. Credo che ora sia molto piu’ importarte rafforzare l’immagine dell’istituzione nel suo complesso, non uscire con fuochi d’artificio che poi magari non lasciano nulla dietro di sé.

Quindi niente spettacolari creazioni pirotecniche, niente coppie copulanti, niente gigantesche porcelline gonfiate che volano nell’aria davanti al CSW?

Non voglio dire che non presenterò qualche artista con il quale da anni sono molto legato. Perchè questa è l’arte che sento, che è vicina al mio cuore. Ma in generale voglio promuovere un sentimento, un’atmosfera artistica complessa. Vorrei portare gente a Varsavia, in modo che possano conoscere l’arte polacca. Vorrei fare di Varsavia una meta per altri artisti. Lo so che non sarà facile; ma questo non vuol dire che non sia la strada giusta.

Ma per far arrivare artisti di fama internazionale ci vogliono dei soldi. Il suo bilancio a Trento è sicuramente stato più alto di quello che avrà a Varsavia. Come vuole attirare degli artisti internazionali con così pochi soldi?

Non si illuda! Sono abituato a inventarmi dei soldi. Spero di averne un po' di più del direttore Krukowski! Ma vediamo. Il mio profilo si concentra sulla ricerca. Performance, interattività con il pubblico, proiezioni; tutto questo non deve necessariamente costare molto. L’arte oggi è meno legata alle mostre, che mi sembrano uno strumento vecchio. L’arte oggi puo’ essere anche un progetto che vive solo nella comunicazione o nella rete, senza la consistenza, e i costi, degli oggetti.

Il suo contratto è per tre oppure per cinque anni?

Veramente il contratto l’abbiamo stabilito per quattro anni. Penso che sia giusto così, sia per me, sia per il CSW. Ancora non ci conosciamo, quindi dobbiamo vedere come tutto procede. Tre anni mi sembravano troppo poco e cinque troppo lunghi.

Quando ha incontrato il direttore Wojciech Krukowski?

Conosco il Signor Krukowski da dieci anni. Ma tre anni fa, durante la mostra di Wilhelm Sasnal alla Zachęta, che poi è venuta a Trento, ci siamo di nuovo incontrati. Allora mi ha parlato della sua intenzione di fare il Laboratorium e poi di andare in pensione. Fra di me ho pensato: che bello essere direttore del CSW! Ero impressionato non solo della qualità delle mostre, ma anche del concetto in generale. Quando nel maggio ho sentito del bando aperto a tutti, ne ho parlato con la mia compagna Katarzyna Kozyra; ma lei, come tutti gli altri, mi diceva: sei pazzo? Uno straniero come direttore di un museo così importante? Mai! Quindi ho partecipato senza veramente credere nel successo. Ma si vede che non avevano ragione!

Da quando è legato a Katarzyna Kozyra?

Siamo insieme da sei anni, quindi Varsavia la già conosco un pò. Kasia è una donna che ha fatto molto per l’arte polacca, nel senso di apertura. Dopo lo scandalo che ha provocato la suo scultura “La piramide degli animali” mi sembra tutto sia possibile. Qui in Polonia gli artisti hanno molto più libertà di espressione che non in Italia! Là tutti si chiedono per prima cosa se possono o no mostrare quello che hanno fatto. E' una specie di censura privata, ormai entrata nella testa delle persone. Ci vorranno tanti anni per ricuperare. Ma a parte questo, mi sono interessato dell’arte polacca già dieci anni fa.

Ha sentito delle dimissioni di Piotr Piotrowski? Ha avuto dei problemi sia con i suoi curatori e con il personale, sia con il suo programma. Ha cercato di cambiare la struttura del Museo Nazionale, licenziando alcune persone che erano legate al museo da anni.

Ho sentito parlare delle polemiche, ma non conosco il Signor Piotrowski di persona. Le dico subito che non ho intenzione di licenziare nessuno. Il CSW ha una ventina di curatori e circa 90 dipendenti. I tagli non fanno parte del mio programma. L’unica rivoluzione che ho portato fino ad oggi è quella della riunione! Non c’era finora. Voglio incontrare i mie curatori una volta alla settimana per discutere quello che faremo. La nostra barca è in corso e viene corretta in corso; lavoriamo tutti insieme; siamo tutti nella stessa barca, e la voglio portare nel futuro. In Polonia, per via della storia a volte molto tormentata, volontieri si guarda all’indietro, volontieri si parla del passato, si analizza la storia. Ma non è quello che voglio fare io. Voglio presentare un paese che guarda nel futuro, un paese innovatore, un paese che sta partecipando alle ricerche delle avanguardie artistiche. Quello che voglio è che il CSW diventi un “Centro del Futuro”.

Come comunica con i curatori e dipendenti?

In inglese. Con i curatori non c’e problema, ma anche con il personale va bene. Sto faccendo un corso di lingua. Prendo lezioni private due volte alla settimana. Mi rendo conto che non è facile imparare il polacco, ma mi sto dando da fare. Anzi, sento una certa sintonia mentale tra polacchi e italiani. Sarà per il cattolicesimo, non lo so. Con Kasia parlo in inglese, ma ovviamente è un inglese un pò strano. Tuttavia già sto cominciando a capire qualcosa. E poi ho due vice-direttori: Wojciech Gorczyca e Joanna Szwajcowska che si occupano degli aspetti legati alle finanze e ale problematiche amministrative. Joanna Szwajcowskaè stata vicedirettrice dell'Istituto Polacco di Roma, quindi parla benissimo l’italiano. Mr. Gorczyca ha seguito gli aspetti organizzativi dell’apertura del Sukiennice di Cracova.

Che ruolo avrà il CSW rispetto alle altre istituzioni a Varsavia? Piotrowski per il Museo Nazionale voleva una specie di Forum per le discussioni.

Il Museo d’arte Moderna ancora non ha una sede vera e propria, quindi il suo profilo ancora non è ben definito, ma come museo, quando sarà edificato, mi aspetto di vedere una grande collezione e delle grandi mostre internazionali. La stessa cosa vale per il Museo Nazionale, anche se su un profilo più storico. La Zachęta è un luogo in cui si possono nella migliore tradizione vedere delle mostre di livello nazionale e internazionale. E il CSW deve essere il luogo della ricerca, quello che appunto cerca di reinventare le modalità con cui si presenta l’arte del nostro tempo. Quindi penso che ogni spazio abbia un suo ruolo specifico. Ci mettiamo insieme per fare di Varsavia un posto veramente interessante, sia per i Varsaviani, sia per i visitatori.

Ha detto di aver la sensazione di essere arrivato nel paradiso della cultura, ma in verità i polacchi si sentono nel purgatorio!

Perchè Varsavia, per me, già lo è la capitale della cultura! La vita artistica è variegata ed interessante, a livello europeo se non mondiale. Solo che i polacchi, a mio parere, di questo fatto ancora non hanno coscienza.


*

Lorne Liesenfeld per STOLICA, Varsavia.

Conversazione con il direttore del CSW Fabio Cavallucci

Varsavia, 24 novembre 2010

La fotografia di Fabio Cavallucci è stata scattata a Varsavia il 24 novembre 2010 da Lorne Liesenfeld

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