Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
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il 23 ottobre 2007.

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Cultura dell'automobile a Karlsruhe

Fig. 1Nel piazzale davanti al centro d'arte contemporanea, tra i muri di una grande fabbrica dismessa e le vetrate di un edificio ipermoderno a quei muri accostato, cinque Maggiolini Volkswagen piantati in terra e rovesciati l'uno sopra l'altro incuriosiscono i passanti (Fig. 1). Nella hall d'ingresso, in alto dentro la parete, sporge un pezzo aggressivo e imponente della cabina di un camion americano, che ricorda da vicino il primo film di Spielberg, Duel (Fig. 2). E' l'anteprima di una notevole mostra, Car Culture, nella bella città tedesca di Karlsruhe, dove non a caso studiò il pioniere-inventore dell'automobile Carl Benz e lavoròil fisico Heinrich Rudolf Hertz, due personaggi fondamentali per la seconda rivoluzione industriale, i cui cognomi continuano a essere ricordati, come unità di misura della frequenza l'uno e come celebre marca di automobili di lusso l'altro.

Karlsruhe fu fondata e costruita solo nel Settecento, per essere la degna capitale di un marchesato in espansione, il Baden. Terza città per abitanti dell'attuale Land del Baden-Württenberg, la città è la sede della Corte Costituzionale della Repubblica Federale e di un prestigioso politecnico, il Karlsruher Institut für Technologie. Non lontano, si trovano anche due celebri centri turistici come Heidelberg e Baden Baden.
Da oltre vent'anni Karlsruhe ospita un centro culturale di notevole interesse, progressivamente diventato uno dei maggiori dell'intera Germania, il Zentrum für Kunst und Medientechnologie (Centro per l'Arte e le tecnologie dei media). Lo ZKM ha trovatFig. 2o un'ideale sistemazione nella enorme ex-fabbrica di munizioni della città, un edificio di forma e dimensioni abbastanza simili al Lingotto di Torino, struttura in cemento armato a vista, aperta e ripetitiva, e alcuni tratti a tripla altezza per i collegamenti verticali (Fig. 7). Ai piani superiori sono normalmente presenti sale espositive dedicate alle telecomunicazioni e ad attività sperimentali che volgarmente si potrebbero definire „videogiochi“, ma che racchiudono ricerche formali e tecnologiche di primissimo livello. Al piano terra trovano posto le mostre temporanee e qui, fino all'inizio del 2012, sono esposte le opere d'arte dal soggetto „L'automobile“: creazioni, manipolazioni, provocazioni, o violenti maltrattamenti. Dopo aver scoperto che i maggiolini accatastati nel piazzale sono del quasi ottantenne grande architetto austriaco Hans Hollein (ma risalenti a cinquant'anni fa come prima esecuzione) e che il camion di Duell invece è del quarantenne scultore russo Sergei Shekhovtsov, si entra nella mostra vera e propria, allestita come all'interno di un grande spazio di parcheggio sotterraneo.

Un camion curvato in due (Fig. 3), una Porsche rossa dalla carrozzeria gonfia e grassa come per obesità, una Smart tutta luccicante di specchi sfaccettati, sono oggetti di design o scherzi? La bellissima piccola utilitaria di Zaha Hadid (Fig. 4) risale a un'idea progettuale seria o è anch'essa una provocazione? Difficile rispondere anche perchè è palese da un lato che gli artisti hanno lavorato in modo autonomo, dall'altro che il risultato, forse anche per l'incisività dell'allestimento, propone un'idea di fondo: la fine dell'auto come l'abbiamo pensata finora.

Fig. 3 Fig. 4 Fig. 5 Fig. 6

In qualche caso, l'incidente rappresenta il cuore dell'opera, come nelle due Porsche (le Porsche e i maggiolini sono un po' gli emblemi della storia dell'auto tedesca, insieme alle Benz qui non molto presenti) ricostruite e ingrandite, in legno, che si sfasciano letteralmente una dentro l'altra (Fig. 5) e nelle quali si può anche sedere. Ci si ricorderà poi probabilmente del film 007 Goldfinger o dello scultore francese César Baldaccini nel vedere alcuni accartocciamenti di lamiere che una volta erano automobili; tra i sopravvissuti del Nouveau Réalisme, lo specialista in rottamazioni è tuttora l'americano John Chamberlain. In altri casiFig. 7, l'auto diventa la base di sculture o di pupazzi (Fig. 6), un oggetto bitorzoluto e marcio, un assurdo tunnel, una specie di casa per barboni, e naturalmente può essere sospesa in aria, trasformarsi in un blocco di cemento, in un guscio di resina, in uno specchio dalle mille sfaccettature (una veduta del salone nella figura 7).
E' in fondo l'antisalone dell'auto, l'anti motorshow, perchè davanti alle apparenti prestidigitazioni degli artisti d'oggi anche il visitatore più distratto non può non avvertire il sapore e il senso di una fine imminente, di una metamorfosi totale. Il Novecento sicuramente è stato il secolo dell'auto, il XXI secolo chissà.

Per raggiungere Karlsruhe dal Nord Italia, il treno o l'auto (ovviamente) sono comodissimi, mentre per chi vive più a Sud il collegamento aereo con il piccolo aeroporto di Karlsruhe-Baden Baden può essere una soluzione. Di certo la città, i suoi dintorni e questo museo meritano un viaggio, o quantomeno una deviazione.


Didascalie delle immagini (fotografie di A. B.)

Fig. 1, Hans Hollein, Car Building, 1960/2011, 2011
Fig. 2, Sergei Shekhovtsov, Duell, 2011
Fig. 3, Erwin Wurm, Truck, 2006
Fig. 4, Zaha Hadid, Z-CAR II, 2008
Fig. 5, Folke Köbberling e Martin Kaltwasser, Crushed Cayenne, 2008
Fig. 6, Paweł Wocial, The Spirit of Ecstasy, 2008
Fig. 7, veduta generale

Scheda tecnica

CAR CULTURE. Medien der Mobilität, dal 18 giugno 2011 all'8 gennaio 2012 a Karlsruhe (Germania, Baden-Württenberg), ZKM Medienmuseum.
Biglietto 5 euro. Chiuso il lunedì e il martedì, aperto dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 18, il sabato e la domenica dalle 11 alle 18.
La mostra é stata curata da Peter Weibel e Bernhard Serexhe. Il catalogo CAR CULTURE. Medien der Mobilität, a cura di Peter Weibel consta di 416 pagine ed é stato pubblicato dallo ZKM | Zentrum für Kunst und Medientechnologie Karlsruhe.

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