Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Concetta De Pasquale a Venezia

 SETTE MOSTRE SETTE - I CORPI INVISIBILI DI CONCETTA DE PASQUALE

 L’evento culturale organizzato da Palazzo Zenobio per l’Arte, a Venezia, dal titolo Sette mostre sette, oltre alla personale di Katia Margolis, Snowmarks / Watermarks (omaggio a Joseph Brodsky), che sarà prolungata fino al 15 Gennaio 2012, ospita anche la collettiva Dreaming of Lucidity (Sognando la Lucidità), curata da P. Charlotte Stein Infantellina e promossa dalla galleria Infantellina Contemporary di Berlino, cui fanno capo tra gli altri Concetta De Pasquale, Valeria Preversi RFig. 1abbordi, Daniela Rosignoli, Domino, Willi Bambach e Peter Hide.

 Sognare la lucidità. È da questo presupposto, dato sia come fondamentale che come soggettivo, che parte la ricerca condotta dalla Infantellina Contemporary, un viaggio che ha l’intento, per nulla scontato e completamente innovativo, di condurre il visitatore alla scoperta della concretizzazione di quelli che sono definiti sogni lucidi, ovvero manifestazioni oniriche in cui il soggetto è a tal punto consapevole di stare sognando da diventare una sorta di regista del sogno stesso: il sognatore, quindi, come pilota, un’entità superiore, in grado di esplorare e perfino modificare le caratteristiche del sogno, nel caso in cui esse non combaciassero con il suo volere. L’onironauta, come afferma la curatrice europea, “può realizzare i propri desideri e nel contempo essere consapevole del proprio atto creativo”. L’individuo rifugge la passività del suo ruolo di sognatore (subendo i suoi desideri, le sue pulsioni, il suo io) e rivendica il suo essere attivo, dando vita ad una dimensione in cui le passioni possano essere pilotate come semplici attori su un palcoscenico, costretti ad eseguire e seguire la sceneggiatura e la coreografia voluta dal sognatore-regista.

E, come sottolinea Charlotte Stein Infantellina, “l’arte è il mezzo supremo che permette di forgiare la realtà o di riportarla, chiaramente sempre in base all’interpretazione e tecnica propria di ogni singolo artista”, fungendo, di conseguenza, da stimolo per l’incontro tra creatore e spettatore, conscio e inconscio, surrealtà e realtà.

Si viene a delineare un parallelismo, dunque, tra il personaggio dell’artista e quello dell’onironauta, in quanto, entrambe le figure esistono con il fine di comunicare interagendo attivamente con il pubblico, un pubblico che ammira un’idea esposta attraverso la giustapposizione di colori, materiali, tecniche che variano a seconda dei soggetti, del tempo, delle emozioni nostre e del loro creatore.

Il ruolo attivo rivendicato dalla figura dell’onironauta riemerge preponderante nella mostra di Concetta De Pasquale, che, in una sala al piano terra della sede veneziana, propone al visitatore i suoi Corpi Invisibili.

L’artista nasce nel 1959 a Salò, provincia di Brescia, si laurea in Lettere moderne presso l’Università di Messina, si specializza in Storia dell’Arte all’Università di Urbino e vanta un diploma in pittura conseguito presso l’Accademia di Belle Arti di Brera; si interessa di approfondire i possibili legami presenti tra la pittura e le altre arti (la poesia, la musica e il teatro), realizzando copertine per libri e riviste, manifesti per spettacoli ed evidenziando le enormi potenzialità possedute dall’arte in ogni sua forma.

Le opere esposte in questa personale veneziana si presentano come fogli di circa un metro quadrato, in cui la carta bianca si imprime di colore, il pieno convive con il vuoto, il corporeo con l’incorporeo, il visibile con l’invisibile: il pigmento si dissolve nello spazio infinito con una frenetica e casuale armonia, seguendo le direttive del cuore e non della ragione. L’effetto finale, quello che subito colpisce l’occhio dello spettatore, ricorda i tessuti decorati con la tecnica del tie – dye (letteralmente annodare e tingere), molto in voga negli anni Settanta.

Negli imponenti fogli di carta di Concetta De Pasquale convivono, depurati dagli eccessi e mixati con poetica maestria, la spontaneità dell’action painting di Jackson Pollock, le celebri antropométries di Yves Klein, Fig. 2la disarmante estensione verso l’infinto di Turner, quest’ultima percepibile chiaramente in alcune opere, si pensi fra tutte, ad Incendio della Camera dei Lords e dei Comuni il 16 ottobre 1834 datato 1835 o ad alcuni acquerelli veneziani.

Ma l’arte della De Pasquale è difficile da imbrigliare, da legare in paragoni: è fatta per essere sentita sulla propria pelle, più che spiegata; i suoi Corpi Invisibili sono segni, tracce del suo corpo che si muove sulla carta, lasciando impronte di un azione che è avvenuta, un attimo perfetto e passato, di cui non rimane che il pigmento naturale e il catrame liquido a dimostrare questo fugace passaggio (“tutto avviene, mentre lo faccio”, afferma l’artista).

Il corpo, il suo corpo, diventa matrice, pennello, essenza necessaria per plasmare, per creare, per dare voce ad un’idea che altrimenti non troverebbe modalità di espressione: l’essenza degli oggetti, lo spirito. Centrale, infatti, per l’artista, è il modo di rapportarsi al mondo, a ciò che ci viene posto davanti: “solo il nostro guardare con sensibilità ci rivela la presenza più sensibile dell’anima delle cose”. E solo se il visitatore decide di fermarsi a guardare, scrutare la carta colorata, perdersi in quelle macchie di colore, in quei corpi invisibili, comincerà a intravedere forme di un corpo che si elevano in altro, un altro che è tutto, nonostante la sua componente materica, tranne che terreno, permettendo alla ragione di depurarsi, di esprimere liberamente il proprio io.

E questo plasmare con il corpo lo spirito della vita, dando origine ad un qualcosa che è l’immagine di sé, essendo al contempo parte di noi, ma diverso da noi, ricorda, in qualche modo la prerogativa femminile della maternità in quanto, secondo gli studi esoterici, la donna, in quanto generatrice di vita, è l’unica a detenere i più antichi saperi.

Al visitatore non resta che abbandonarsi ai sensi, alle percezioni; niente gli è precluso se impara a guardare e riguardare, immergendosi nelle forme, sempre variabili, che gli vengono proposte e, non imposte. Rapportarsi ai Corpi invisibili è come giocare con le nuvole, indovinarne la forma, dare spazio all’immaginazione, alle nostre emozioni, ai nostri desideri che emergono privi di censure in un flusso costante e casuale, ma mai perfettamente definibile.

Mettiamo, dunque, da parte la ragione e lasciamoci liberi di immaginare, del resto, come afferma la volpe nell’opera di Antoine De Saint-Exupéry, Il piccolo Principe,“non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.


Didascalia immagini

Fig. 1, Concetta De Pasquale e i suoi Corpi invisibili , in occasione della vernice del 3 dicembre 2011. Gentile concessione dell’artista.

Fig. 2, Corpi invisibili, catrame e pigmento su carta, cm 100x100, 2011


Scheda tecnica

Dreaming of Lucidity, fino al 14 Gennaio 2012, Palazzo Zenobio, Dorsoduro 2596, Venezia.

Orario: aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00. Chiuso il Lunedì. Ingresso libero.

Link: www.infantellina-contemporary.com www.concettadepasquale.it

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