Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Andrea Bonavoglia (Roma)
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Guggenheim alla romana

Fig. 1Sessanta opere portate a Roma per una celebrazione del Guggenheim, inteso come l'insieme delle fondazioni e dei musei grandi e piccoli sparsi nel mondo sotto questo nome, costituiscono la mostra inaugurata a febbraio 2012 nel Palazzo delle Esposizioni e che durerà fino ai primi di giugno. Si tratta di una scelta ragionata, soprattutto in senso tematico, tra gli innumerevoli pezzi che la fondazione possiede di arte soprattutto contemporanea e soprattutto americana. “Il Guggenheim - L'avanguardia americana 1945-1980” presenta quindi opere appartenenti al Museo Solomon R. Guggenheim di New York, alla Collezione di Peggy Guggenheim a Venezia e al Guggenheim Museum di Bilbao ed è stata curata da Lauren Hinkson.

Il palaexpo romano ospita i quadri (pochissime le sculture) nell'ampio piano terreno e introduce ogni sala con un pannello esplicativo basato in particolare sulla storia e sulle modalità delle acquisizioni fatte dai Guggenheim nella seconda metà del Novecento. La consueta straordinaria comodità offerta dall'ottocentesco palazzo si presta bene ad ospitare queste tele, dipinte secondo stili ben lontani da quel gusto neoclassico, ma ad esso in qualche modo complementari.

Tuttavia, dopo la prima ovvia critica al numero esiguo di opere proposte per raccontare una storia tanto vasta e tanto variegata, si può subito provare imbarazzo nella visione di alcuni quadri illuminati in modo tale da riflettere come specchi; nel caso di una tela molto grande come Elegy to the Spanish Republic di Robert Motherwell, appeso nella seconda sala, il disturbo è tale da compromettere fortemente la visione (e viene da chiedersi come sia possibile tanta leggerezza nel controllare lo stato di una collocazione). A proposito poi del numero esiguo di opere, forse a Roma ci si è abituati a organizzare eventi con pochi mezzi, ma sarebbe ora che qualche amministratore locale si recasse a Londra o a Berlino o a Parigi per verificare cosa sono in grado di organizzare i colleghi europei davanti a temi retrospettivi, e si domandasse quindi se sessanta opere, non tutte eccelse, sono in grado di raccontare l'avventura dei Guggenheim o il dopoguerra artistico negli Stati Uniti, paese di riferimento per l'arte mondiale proprio di quel periodo. Fig. 2

Nella prima sala, che apre un percorso tematico ma anche cronologico, troviamo alcuni pezzi di espressionismo astratto, tra cui tre notevoli Pollock, "The Moon Woman" del 1942, "Circumcision" del 1946 e un "Untitled" sempre del 1946, insieme a due Rothko degli stessi anni (Fig. 1). Fanno compagnia ai due maestri Arshile Gorky e il sorprendente Richard Pousette-Dart, qui con un a tela ispirata all'esplosione della prima bomba atomica. Nella sala trovano posto anche Calder, Tanguy e Matta a ricordare l'influenza del Surrealismo sulla pittura americana.

Proseguendo cronologicamente, la seconda sala ospita altri quadri di Pollock (Fig. 2) e Rothko insieme ad alcuni dei loro compagni, come Reinhardt, Francis e Kline, al citato Motherwell, con una delle sue grandi tele segnate da enormi tracce nere, e infine a De Kooning, qui rappresentato da un'opera non particolarmente efficace, che alla consueta violenza formale affianca, si direbbe, una certa frettolosità esecutiva.

Liquidato in questo modo l'espressionismo astratto, si passa nella terza sala, dominata letteralmente dalla grande composizione centrale di Frank Stella, "Harran II", del 1967 (Fig. 3), affiancata da altre opere legate alla tradizione dell'astrattismo geometrico e del minimalismo. Il lavoro di Stella è impostato su grandi linee curve colorate, cheFig. 3 delimitano anche il confine della tela; la forza decorativa di queste scelte pittoriche impersonali e apparentemente essenziali resta intatta negli anni, mentre forse tende ad appannarsi il senso di una ricerca cromatica che oggi è interamente delegata ai dispositivi elettronici. Insieme a Stella sono presenti tele di Jack Youngerman, Kenneth Noland, Al Held e altri, tutte degli anni Sessanta.

Proseguendo la visita si entra nella Sala 4, tutta per la Pop Art, nella quale campeggia l'oggetto forse più memorabile, una grande composizione di quattro tele, opera commissionata a James Rosenquist dal Guggenheim di Berlino alla fine del secolo scorso e prodotta dall'artista già ultrasessantenne secondo i crismi della Pop Art classica, ma con l'aggiunta di notevoli effetti ottici. “The Swimmer in the Econo-mist (painting 3)” è del 1997-1998 (Fig. 4), terzo elemento di un gruppo di quadri compositi dedicati alla riunificazione della Germania; il quadro ha una larghezza di oltre sei metri, e va visto da lontano per capire che al centro c'è un casco da parrucchiere e intorno dei tubetti di rossetto, oggetti coloratissimi e specchianti, innocui nella realtà ma inquietanti in questo contesto. Accanto a Rosenquist, per una volta protagonista, i più noti Warhol e Lichtenstein, ma soprattutto una tela dal formato a striscia, per la lunghezza di quasi dieci metri, di Robert Rauschenberg; “Barge” del 1962 è un montaggio serigrafico in bianco e nero di immagini diverse, da quadri barocchi a fotografie industriali, secondo l'idea dell'accumulo di segnali o anche della loro sovrabbondanza nella civiltà delle immagini. La lunga chiatta (barge) li trasporta nella dimensione artistica.

Fig. 4Dai colori delle geometrie di Stella e del Pop di Warhol, la mostra prosegue nella sala successiva con il Minimalismo, di cui fu re incontrastato Donald Judd. Gli altri interpreti, tra cui ci sono comunque Mangold e Marden, qui sono decisamente schiacciati dalla purezza e dal ritmo esatto della composizione in alluminio di Judd sulla parete di sinistra. Siamo sempre negli anni Sessanta, la distanza formale tra questi autori e De Kooning o Rothko è impressionante, eppure le condizioni, le idee, gli umori non erano lontanissimi; la creatività si lascia esplodere o si controlla, e se torniamo all'inizio e guardiamo di nuovo il caos informe della pittura di Pollock, ci accorgiamo che altro non è che la materia su cui Judd imprimeva il proprio asettico ordine, la propria studiatissima espressività.

Gli intellettuali della sesta sala sono il momento del cervello, della riflessione, dell'arte che ragiona e non trova risposte, o ne trova di impossibili. Lo spesso intreccio di feltro che casca su se stesso nella parete centrale, creando una forma quasi viva, "Untitled (Brown Felt)" del 1973, è un segnale forte di Robert Morris all'inizio degli anni Settanta, accostabile al foglio di di gomma appesa un chiodo dFig. 5i Richard Serra pochi metri prima, "Template" del 1967. La stretta galleria-corridoio in legno di Bruce Nauman, al termine della quale un televisore ritrasmette gli stessi luoghi ci porta nel pieno della corrente Concettuale, che utilizza nuovi strumenti per porre vecchie domande. Esemplare una tipica opera di Joseph Kosuth, la trascrizione fotografica della voce “Water” del dizionario, esposta come produzione artistica in quanto element o di mediazione tra l'idea e l'oggetto.

Se all'inizio il furore degli astrattisti poteva averci colpito per il suo intrinseco disordine emotivo, e se gli artisti successivi potrebbero averci riportato verso un'idea di ordine, nella settima sala i rappresentanti del Fotorealismo anni Settanta sembrano cercare un punto intermedio tra ordine e disordine, tra creazione e rappresentazione. La perfezione tecnica, basata appunto su immagini fotografiche che vengono replicate dal pittore sulla tela, esalta colori squillanti ed effetti tridimensionali, celebrando la realtà banale delle cose. Oltre a ritratti puntinisti come lo Stanley di Chuck Close nel 1981, le cromature delle automobili e delle motociclette hanno decisamente attratto questi artisti, tra cui Il Guggenheim propone le spettacolari "Buick '71" di Robert Bechtle (Fig. 5) e la motocicletta "Gold Wing" di Tom Blackwell del 1977.


Didascalie delle immagini

Fig, 1, Mark Rothko, Untitled, 1947. Olio su tela, 121 x 90.1 cm. Solomon R. Guggenheim Museum, New York
Fig. 2, Jackson Pollock, Untitled (Green Silver), 1949 ca. Alluminio e smalto su carta, montato su tela, 57.8 x 78.1 cm. Solomon R. Guggenheim Museum, New York
Fig. 3, Frank Stella, Harran II, 1967. Colori fluoresecnti su tela, 304.8 x 609.6 cm. Solomon R. Guggenheim Museum, New York
Fig. 4, James Rosenquist, The Swimmer in the Econo-mist (painting 3), 1997–98. Olio su tela, 401.3 x 610 cm. Solomon R. Guggenheim Museum, New York, commissionato dalla Deutsche Bank AG per la Deutsche Guggenheim, Berlino.
Fig. 5, Robert Bechtle, ’71 Buick, 1972. Olio su tela, 121,6 x 172,7 cm. Solomon R. Guggenheim Museum, New York


Scheda tecnica

Il Guggenheim. L’avanguardia americana 1945-1980”. Palazzo delle Esposizioni di Roma, via Nazionale.
Dal 7 febbraio al 6 maggio 2012: Martedì, mercoledì, giovedì: 10.00 – 20.00; Venerdì, sabato: 10.00 – 22.30; Domenica: 10.00 – 20.00. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Giorno chiusura settimanale: lunedì.   Biglietto: € 12,50, ridotto: € 10,00.

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