Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Arte Europea alla Guggenheim di Venezia

Fig. 1La mostra Arte Europea 1949-1979, curata dal direttore della Peggy Guggenheim Collection Philip Rylands, è stata presentata in occasione della completa riapertura della sede espositiva e del Giardino delle Sculture Nasher dopo i lavori di ristrutturazione, ed espone una selezione di opere risalenti al dopoguerra raramente visibili al pubblico.

L’esposizione non risulta, però, essere solo un momento di scoperta di lavori risalenti a quel periodo di tempo, ma diventa celebrazione della famosissima mecenate americana, permettendo al visitatore di rivivere i suoi anni veneziani presso Palazzo Venier dei Leoni, anni in cui la Guggenheim, nonostante il suo allontanamento da New York (1947) continuò incessantemente a collezionare opere di avanguardia. Ecco, quindi, che le sale si riempiono di lavori differenti, alcuni comprati direttamente da questa straordinaria collezionista, altri donati alla sede veneziana del museo successivamente alla sua morte (1979).

Partendo dal giardino delle Sculture Nasher dove il visitatore può ammirare opere della celebre Germaine Richier (1902-1959), scultrice francese particolarmente amata da Peggy Guggenheim che già nel 1960 acquistò Tauromachia (1953), di Tony Caro, Jenny Holzer, Bryan Hunt e Barry Flanagan, si prosegue poi all’interno della sede espositiva alla scoperta (o riscoperta a seconda dei casi) di alcuni importanti nomi della storia dell’arte contemporanea, in un percorso che si sviluppa attraverso otto sale, ognuna delle quali interpreta un tema preciso che permette di collegare tra loro i singoli artisti che vi sono esposFig. 2ti.

Nelle prime tre sale l’attenzione è focalizzata sull’arte italiana, come dimostrano la scultura di Giacometti e il disegno di Marini, opere di apertura della mostra a cui si succedono lavori di artisti particolarmente cari a Peggy Guggenheim; ecco quindi Pizzinato (I cantieri, 1947-1948), Santomaso ( Vita Segreta del 1958 e Lettera a Palladio n. 6, del 1977 in cui, grazie ad una sapiente geometria di spazi e proporzioni, si uniscono colori chiari come il bianco, il rosa e il celeste con il nero), Vedova (Immagine del tempo- Sbarramento del 1951 in cui il nero copre e invade, sbarrando la strada agli altri colori), Tancredi e Bacci (Avvenimento # 247 del 1956 in cui i tre colori primari indagano l’origine della materia attraverso dei turbinii di colore che, sebbene provenienti dall’action painting si avvicinano ad alcuni lavori di Kandinsky) che, con più o meno audacia, sono messi a dialogare con dipinti di altrettante celebri personalità artistiche italiane come Accardi (Blu concentrico, 1960), Dorazio (Unitas del 1965) e Baj (Perso, 1967, olio e collage su stoffa, su cui compaiono due pins in cui troneggiano le scritte “Get lost” e Keep cool”).

Lasciate le sale dedicata all’arte italiana in generale e veneziana in particolare, il visitatore si addentra dapprima all’interno dell’arte inglese, in cui compaiono i lavori di Davie (Scatola a sorpresa di Peggy Guggenheim del 1950 in cui il nero cela e non cela, Maglia arancione del 1960 e The Golden Drummer Boy No. 2, 1962), Nicholson (Febbraio 1956 – menhir, un olio e inchiostro su tela), Bacon e Sutherland (Forma organica, 1962 in cui il verde bosco invade lo spazio dominato da una striscia grigia che culmina con un elemento che ricorda una spada nella roccia da cui dipartono forme circolari) e, successivamente, in quella dedicata agli artisti del gruppo CoBrA tra cui Alechinsky e il suo Vulcano azteco del 1971, in cui un rFig. 3osso vivo e zampillante emerge con forza da uno spazio verde acceso circondato da simboli misteriosi che richiamano l’antica civiltà.

Infine, se nella sala sei gli artisti informali Lazzari (Esperienze, 1958 un olio su tela basato sui toni dei bruni) e Scialoja (Impronta bianca su sabbia, 1958) dialogano non solo con Mimmo Rotella (Casablanca, 1965) ma anche con sculture di Arman e Gutman, nelle ultime due sale il visitatore si trova a doversi rapportare con il tema della ricerca visiva, una ricerca portata avanti sia dalla optical art (sala sette) con Vaserely, Costalonga e Lazzari sia dallo studio del segno (sala otto) in cui si trovano le incisioni su carta di Chillida, Fontana con Concetto Spaziale-Attese del 1965 e Novelli con l’opera Una delle Sale del Museo (1960), donato nel 2011 dalla Fondazione Araldi Guinetti.

Ma la visita non può certamente dirsi conclusa: ecco, infatti, che dopo le otto sale dedicate all’Arte Europea 1949 e 1979, il visitatore si trova catapultato in un’altra esposizione dal titolo Marion R. Taylor: dipinti 1966-2001, un omaggio ad un’artista eclettica che ha saputo cimentarsi in differenti tecniche e diversi stili pittorici (da murales espressionisti a nature morte cubisFig. 4te, da disegni intimisti a ritratti non figurativi), mantenendo intatta la ricerca del colore, unica costante all’interno del suo percorso artistico.

In questa personale il visitatore può ammirare i collage come Estate veneziana del 1975 o Sake collage del 1967 (acrilico, carta e sabbia), i carboncini del 1988, l’arazzo (L’uomo della luna) fino a tele più astratte come Scambi di energia o Newton: movimento (1989) in cui le masse di colore si sposano alle scritte in un continuo variare e mutare.

Le opere esposte in quella che risulta essere la prima monografica, spaziano, quindi, di stile in stile e di tecnica in tecnica, mostrando un’artista alla continua ricerca di un mezzo espressivo idoneo ai suoi bisogni e alle sue necessità in un continuo, aperto ed incessante sperimentare che rende difficoltose qualsiasi tipo di classificazione e definizione.

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Emilio Vedova, Immagine del tempo (sbarramento), 1951

Fig.2, Carla Accardi, Blu concentrico, 1960

Fig. 3, Mimmo Rotella, Casablanca, 1965

Fig. 4, Marion R. Taylor, Newton, 1989.

Scheda tecnica

Arte europea 1949-1979 e Marion R. Taylo: dipinti 1966-2001, fino al 6 maggio 2012, Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni, 701 Dorsoduro, Venezia.

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00. Chiuso il martedì.

Biglietto. adulti: 12€; senior oltre i 65 anni: 10€; studenti fino ai 26 anni: 7€; gratuito soci e bambini sotto i dieci anni.

 


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