Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Andrea Bonavoglia (Roma)
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Il Museo di Santa Sabina a Roma

 

Fig. 1Il giorno 13 dicembre 2010 presso il Convento di Santa Sabina è stato inaugurato, alla presenza della dott.ssa Rossella Vodret, Soprintendente Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, e di Fr. Bruno Cadoré, Maestro dell'Ordine dei Predicatori, il Museo Domenicano.

Sito nell'antico dormitorio medievale dei frati, il Museo si presenta come un eccezionale luogo della memoria, che racconta, attraverso le testimonianze architettoniche e le opere d'arte, la storia dell'Ordine dei Predicatori, del Convento e della Basilica di Santa Sabina.

Le trentaquattro opere esposte appartengono a epoche diverse, che spaziano dal Duecento alla seconda metà dell’Ottocento. Salendo le scale che portano al museo e superata la porta d’ingresso, la prima opera che si incontra è il S. Domenico (o giovane frate) attribuita ad Arnolfo di Cambio. La scultura è collocata su un capitello ed è addossata a un rocchio di colonna, decorato a tasselli triangolari, senza alcun rapporto con la scultura (Fig. 1). Probabilmente il tutto era inserito in un contesto architettonico plastico più articolato. Il pezzo ha subito danni in seguito a una prolungata esposizione all’aperto, come dimostra la superficie in parte dilavata, soprattutto del naso. Fu infatti ritrovato, presumibilmente nell’Ottocento, fra i resti di altri manufatti duecenteschi accumulati nel giardino del convento. Depositato ai primi del Novecento nella sacrestia della chiesa, in fondo alla navata sinistra, fu trasferito nel secondo dopoguerra nel locale soprastante l’atrio; malamente fissato su un capitello, è stato poi spostato in un braccio del chiostro e successivamente nel Museo Domenicano dove è tutt’ora.

Le caratteristiche stilistiche collegano il manufatto all’arte arnolfiana; per la sua qualità il frammento è stato considerato nel 1977 da Valentino Martinelli opera autografa dello stesso maestro. Ad Arnolfo riporta anche il particolare rapporto instaurato tra scultura e architettura.

Fig. 2Di notevole rilevanza, tra i dipinti, una tavola di Antoniazzo Romano raffigurante S. Vincenzo Ferrer, Cristo giudice e il committente, un Miracolo del Crocifisso di S. Caterina Ricci attribuito a Salvatore Monosilio e una Madonna del Rosario del Sassoferrato. In quest'ultima opera (Fig. 2) la Vergine, seduta su un ricco trono ligneo, con la destra offre il Rosario a s. Domenico, mentre con la sinistra regge il Figlio che graziosamente porge a S. Caterina non solo il Rosario, ma anche una corona di spine. Un piccolo coro di angeli assiste devotamente alla scena. Il quadro che fu commesso al Sassoferrato dalla principessa di Rossano, benefattrice di Santa Sabina, era destinato a rimpiazzare, nell'absidiola della cappella funebre dell'Auxia, il dipinto attribuito dalle cronache dell’epoca a Raffaello.

Tra le sculture vi sono da segnalare alcuni inediti seicenteschi di matrice romana e il gruppo ligneo della Madonna col Bambino, opera di un artista nordico (Fig. 3). La scultura in legno di corniolo mostra la Vergine in trono insieme al Bambino. La cavità della scultura nella parte retrostante e il limitato spessore dell’insieme suggeriscono una sua originaria collocazione entro una nicchia. La paternità è ignota ma il volto, l’andamento piuttosto nervoso della composizione e la drammaticità, che sono elementi tipici delle botteghe di Vienna e Strasburgo dell’olandese Nikolaus Gerhaert, non possono non far pensare a uno dei maggiori testimoni del tardo gotico europeo, il grande scultore tedesco Veit Stoss (1447-1553) autore del polittico policromo posto sull’altare della Basilica della Madonna di Cracovia. Tuttavia, se nel panneggio si ritrovano quegli elementi rapidi e sintetici propri dell’arte realizzata a Cracovia, non altrettanto è riscontrabile nelle mani (della Madonna e del Bambino) che, nella nostra scultura, sono assolutamente distinti dalla realizzazione articolata, precisa e nodosa che si registra a Cracovia.

Il vasto locale adibito a museo, se pure apparentemente moderno, è l’ambiente più antico del convento dei Frati Domenicani. La sua costruzione risale infatti al XIII secolo, quando si decise di sopraelevare il nartece posto lungo il fronte della chiesa per ricavare l’alloggio dei primi frati dell’ordine dei Predicatori, insediatisi a S. Sabina dopo che Onorio III aveva donato a S. Domenico e ai suoi frati la basilica (1221).

Fig. 3Tracce di questa epoca sono visibili sul muro occidentale dove furono inglobati i resti della Teoria di arcate dell’antico portico sottostante.

Inoltre, sulla parete opposta, verso la chiesa, esiste ancora quell’apertura nota come “finestrella di S. Domenico” dalla quale, stando alle antiche memorie, i frati osservavano il santo mentre pregava in chiesa. Sicuramente in origine quest’ambiente aveva una copertura ad uno spiovente ed era composto a più livelli, come dimostra la presenza di un tratto di scala ancora presente nel museo. Oggi l’ambiente museale è coperto da un soffitto piano; la sala infatti ebbe nel corso dei secoli varie trasformazioni e funzioni, diventando nel Novecento un piccolo museo destinato a raccogliere opere e oggetti d’arte appartenenti all’Ordine, collocati nella sala senza alcun criterio scientifico e nessun apparato didattico. Trovarono posto qui pavimenti, mobili, quadri, sculture lignee, reliquiari e reperti archeologici, quest’ultimi collocati nelle tre vetrine delle antiche arcate.

In seguito ad un intervento di ammodernamento ideato dal frate Francesco Maria Ricci e curato dall’architetto Romina Cianciaruso per conto dell’Associazione “Circuito Aperto Centro di Coordinamento per le arti”, il museo domenicano appare come un ambiente luminoso e innovativo. Le opere, che appartengono principalmente alla collezione privata dei Frati Predicatori, sono esposte secondo un progetto museologico ideato dalle storiche dell’arte Manuela Gianandrea e Federica Papi per conto dell’Associazione “Circuito Aperto Centro di Coordinazione per le arti” ed affiancato dall’alta sorveglianza della Soprintendenza Speciale Patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico per il polo museale della città di Roma. Centinaia di altre opere (la maggior parte delle quali di ignota attribuzione) furono disposte all’interno del deposito del Museo. Oggi è in atto un lavoro di inventariazione di tutte le opere comprese quelle del deposito.

 

 

Didascalie delle immagini

 

 

Fig. 1, Arnolfo di Cambio (attrib.), San Domenico (o giovane frate), ultimo quarto del XIII secolo. Marmo scolpito, cm 40x26x17.

 

 

Fig. 2, Sassoferrato, Madonna del Rosario, 1643. Olio su tela, cm 221x112.

 

Fig. 3, scultore nordico, Madonna col Bambino, XVI secolo. Legno Scolpito e dipinto, cm 104x50x33.

 

 

 

 

Scheda tecnica
Il Museo Domenicano di S. Sabina all’Aventino. Le visite si effettuano su prenotazione e sono gestite dall’Associazione culturale “Circuito Aperto”.
Per informazioni: tel. 327/9758869 oppure scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
L’Offerta al Convento dipende dal numero di persone e dalla richiesta di visita guidata o meno.

 

 

 





 
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