Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Piazza Alighiero Boetti

Alighiero Boetti

 

Il MAXXI a Roma ha un nuovo indirizzo: il riferimento topografico si sposta di pochi metri, dalla via su cui è disposto l'edificio, via Guido Reni pittore barocco seicentesco, allo slargo creato davanti all'ingresso, la neonata piazza Alighiero Boetti, artista novecentesco torinese per nascita e romano per scelta, nato nel 1940 e morto nel 1994. La mostra dedicata a Boetti, che resta aperta nel museo fino a dopo l'estate, ha dato lo spunto per l'intitolazione ufficiale del nuovo spazio urbano, interamente pedonale, sicuramente la cosa meglio riuscita del progetto luccicante ma ben poco funzionale, nel senso di museo, di Zaha Hadid. Va ricordato comunque che la scelta di Boetti per il nome della piazza fu decisa da un sondaggio del 2009 sul sitoweb Exibart.

Il momento di Boetti è di quelli magici; l'anno scorso è stato rilanciato a livello internazionale con una mostra imponente, legata all'intervento in particolare della quasi onnipotente Tate Modern di Londra (resta da capire come mai l'Italia non vi abbia partecipato), e ora è la volta della celebrazione romana.

Le opere di Boetti più note e più valutate sono i mappamondi tessuti a mano da ricamatrici afgane, colorati arazzi che propongono le bandiere delle nazioni come campitura del loro stesso territorio, ma altrettanto note (e imitate) sono le grandi composizioni a griglia, sempre tessute e colorate, che propongono lettera per lettera slogan o enunciati. In entrambi i casi, una precisa indicazione che qui non si parla di pittura ma di decorazione, e che il segno, la chiave di una poetica, può assumere forme diverse e sorprendenti, impegnando non la mano dell'artefice ma la sua immaginazione; in entrambi i casi, una rilettura magistrale delle lezioni di grandi del passato prossimo, soprattutto di Paul Klee e di Andy Warhol.

Mappa

 

Boetti fece parte del movimento dell'Arte Povera, che a volte sembra, ma forse è davvero, l'unico gruppo italiano da ricordare nell'ultimo mezzo secolo. In patria, si dimentica volentieri quanto esso debba al Nouveau Réalisme francese, ma sta di fatto che i protagonisti (Pistoletto, Fabro, Mauri, Kounellis, Pascali, Penone, …) riuscirono a creare qualcosa di simile a uno stile, a una coerenza di valori, e che tutti seppero proseguire la loro attività con capacità, creatività e spesso genialità. Boetti fu tra i primi esponenti del gruppo a Torino, ma anche tra i primi a lasciarlo per intraprendere una carriera autonoma, più concettuale, a Roma, ribattezzandosi con trovata neosurrealista Alighiero e Boetti; di fatto, egli non disperse mai quell'eredità strutturale e concettuale, e se – come disse – Roma gli fece scoprire i colori, nella sua dimensione di uomo egli se ne sentì sempre lontano, straniero.

FaccineLa produzione artistica di Boetti è stata abbondante e consta di oggetti diversissimi, tra cui tappeti, arazzi, francobolli, fogli A4, e di tecniche diverse, tra cui il tessuto, il collage, la penna biro. Il catalogo completo della sua attività è in corso tuttora di pubblicazione e all'inaugurazione romana ne è stato presentato il secondo volume.

Al MAXXI si cerca di tracciare un ritratto di Alighiero con un'esposizione ragionata di opere, scelte accuratamente anche se non numerose, una trentina in tutto, alcune ottenute in prestito dagli eredi dell'artista. Come introduzione si propone un confronto, non molto costruttivo peraltro, con i discepoli Luciano Ontani e Francesco Clemente, più giovani e legati a Boetti da un'intensa amicizia a Roma, con i quali condivise l'amore per l'Asia e per l'Oriente; l'ultima area espositiva confina con una sala letteralmente ricoperta dal cuoio e dai marmi di Giuseppe Penone, altro personaggio oggi sulla cresta dell'onda.

La Galleria 4 del MAXXI è ampia e alta, le opere esposte fanno fatica a riempirla, ma nel complesso l'impatto è notevole. A terra due grandi tappeti, sulle pareti, insieme ad altro, le “Orme”, una delle molte “Faccine” disegnate con la figlia Agata, due “Mappe”, e in alto una parte del fregio destinato alla Biennale di Venezia del 1990.

Le mappe esposte, o meglio i mappamondi tessuti dalle donne afgane, risalgono al 1971 e al 1984, vistosi, colorati, ingannevoli nell'essere artigianato, decorazione, informazione, invenzione, ispirati insieme alle mappe medioevali e a quelle stilizzate moderne. La prima fu pensata a Kabul, ai tempi dell'One Hotel, l'albergo che Boetti aprì e gestì fino all'invasione sovietica, luogo di ritrovo per hippie e vagabondi dell'occidente. Si dovrebbero con pazienza, ma anche con un atlante storico sottomano, verificare le scelte geografiche di Boetti, che inserisce bandiere in luoghi di guerra o di occupazione secondo precise intenzioni politiche.

Le Faccine completano il quadro di una ricerca compositiva fatta di geometria e di irregolarità, di figure e di segni collegati qui con l'ingenuità dell'infanzia.

Quasi in uscita dalla Galleria una delle prime tele intitolata “Tutto”, mentre di ritorno, in un ampio settore col pavimento in salita (una delle trovate dell'architetto iraqueno), ecco la moltitudine di arazzi quadrati colorati denominata “Poesie”. Rientrano nella ricerca combinatoria di Boetti, ma si propongono come una sintesi straordinaria del suo talento, fuso tra concettualismo e decorazione, direttamente collegato a quei segni alfabetici e a quei colori che risalgono a Klee e che ne rendono tuttora attuale la ricerca. 51 quadrati, appesi alle tre pareti della sala fino al soffitto, propongono scritte in caratteri latini e parsi (dal Pakistan), di Boetti e del sufi Berang, in un enigmatico e chiarissimo messaggio cromatico e compositivo, che nessuno capisce e che tutti cercano, sperano, credono di intuire.

Poesie

 

 

Scheda tecnica

Alighiero Boetti a Roma, MAXXI, piazza A. Boetti (via Guido Reni), Roma. Fino al 6 ottobre 2013. Aperto il martedì-mercoledì-giovedì-venerdì-domenica 11.00-19.00, il sabato 11.00-22.00. Biglietto intero 11 €, ridotto 8 €.


 

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