Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Da Botticelli a Matisse

 

Fig. 1

Chiusa con successo il 20 gennaio 2013 la mostra “Raffaello verso Picasso” a Vicenza, giunta a 270.000 visitatori, dopo due sole settimane si è aperta a Verona, nel Palazzo della Gran Guardia, la nuova mostra “Da Botticelli a Matisse. Volti e figure” sempre a cura di Marco Goldin, che si propone come un continuum con la mostra vicentina. Il nucleo essenziale delle opere è lo stesso, ma se alcune sono rientrate nei musei di appartenenza la mostra veronese si arricchisce di nuovi nomi, in particolare dei fiamminghi.

La mostra, che copre un arco di ben sei secoli di storia dell’arte, è suddivisa in quattro sezioni. La prima è dedicata al Sentimento religioso. La grazia e l’estasi.

La prima sala, incentrata sulla figura di Cristo, ci accoglie subito con nomi italiani di tutto rispetto: la dolcezza di Lorenzo Lotto ne la Madonna incoronata dagli angeli con il Bambino, le espressioni quasi caricaturali degli angeli di Carlo Crivelli nella sua Madonna con il Bambino, l’austera imponenza della Madonna in trono con il Bambino tra i santi Giacomo apostolo e Girolamo di Cima da Conegliano, la tenebrosa intensità della Coronazione di spine di Caravaggio, la bellezza senza tempo della Madonna con il Bambino e gli angeli di Piero di Cosimo, la precisione botanica della Madonna con il Bambino, Sant’Antonio da Padova e un santo di Filippino Lippi, la maestosità delle opere del Guercino e, nascosto in una piccola nicchia sulla destra, accuratamente protetto da una teca, il piccolo capolavoro (16,2 x 9,7 cm) del Beato Angelico, la Madonna col Bambino e gli angeli (Fig. 1).

Fig. 2La seconda sala continua ad indagare la figura di Cristo, con opere di grande formato e grande impatto emotivo come la Deposizione di Cristo di Eugène Delacroix, la Deposizione o Compianto sul Cristo morto di Paolo Caliari, più noto come il Veronese, o la fosca spiritualità del Cristo morto sorretto dagli angeli, sempre del Veronese. Tra queste opere vediamo a destra, conservati in una teca, due piccoli ma straordinari ritratti: il Cristo portacroce di Giovanni Bellini e il Cristo risorto di Sandro Botticelli. Completano la sala la grandiosa Cena in Emmaus del Tintoretto, due ritratti di San Girolamo penitente, di Jacopo Bellini (tanto metafisico quanto geniale nell’impostazione) e di El Greco (con la sua “liquefazione” della materia che accomuna il corpo potente del Santo al cielo perennemente tempestoso), la Crocifissione del Veronese e, sempre in teca, due piccolissimi dipinti che meritano davvero un minuto in più di contemplazione: si tratta della Lamentazione con i due ladroni crocifissi di Lucas Cranach il Vecchio e la Crocifissione di Antonello di Messina (Fig. 2), opere che nonostante il piccolo formato riescono davvero a suscitare un grandissimo pathos.

Fig. 3La terza sala, l’ultima che indaga il sentimento religioso, ci accoglie con un’intera parete dedicata al Martirio di Sant’Andrea di Jusepe de Ribeira, caravaggesco e potentissimo, mentre alle pareti laterali troviamo l’accostamento indovinato di El Greco (San Domenico in preghiera) e Edouard Manet (Monaco in preghiera) da un lato, un’Erodiade con la testa del Battista di Francesco del Cairo dall’altro, e le due imponenti pale di Giovanni Battista Tiepolo, Immacolata Concezione (Fig. 3),e Giovanni Battista Piazzetta, Estasi di San Francesco, in cui non solo gli angeli, ma le figure stesse, fluttuano nell’aria vincendo qualsiasi legge fisica ed umana.

Nuova sala, nuova sezione, dedicata stavolta alla Nobiltà del ritratto, inteso nella sua funzione di celebrazione e affermazione sociale, così da diventare vero e proprio specchio della realtà dell’epoca. È qui che vediamo sfilare in un ideale corteo grandi nomi di artisti e di personaggi delle epoche passate: dai grandi sovrani come Filippo IV, re di Spagna di Velazquez, il Ritratto dell’arciduca Ferdinando di Rubens, ai borghesi “illuminati” che dimostrano quanto il ritratto nel Seicento si stesse arricchendo di approfondimento psicologico ed introspezione, con il Ritratto di coniugi di Van Dyck, i Nobili olandesi di Frans Hals, i ritratti del Reverendo Johannes Elison e della moglie di Rembrandt. Chiudono sulla parete di sinistra il ritratto, pienamente settecentesco e “di grazia” di Mrs Edmund Morton Pleydell di Thomas Gainsborough e il ritratto di Mrs Fiske Warren con la figlia Rachel di John Singer Sargent.

Fig. 4Con la sala successiva si apre la sezione dedicata al Ritratto quotidiano, non di esaltazione sociale quindi, in cui viene preso in esame un arco di tempo quanto mai vasto e vario: dalla bellezza mozzafiato dei fiamminghi, l’insuperabile Ritratto d’uomo con copricapo azzurro di Jan Van Eyck (tra l’altro scelto come testimonial della mostra stessa), il Ritratto di un uomo che legge e Ritratto di una donna in preghiera di Hans Memling, poi il Cinquecento con il Ritratto di due amici del Pontormo e Giovan Battista Moroni, Ritratto di Jacopo Contarini, poi il Settecento con Il medico di Goya, e, ovviamente, il passaggio obbligato all’impressionismo ottocentesco con La lezione di musica di Edouard Manet, Edmond e Thérèse Morbilli di Edgar Degas e, solitario tra il ‘ 500 e il ‘700, la perla di Claude Monet, Camille Monet con il suo cane che tanto dovrebbe attrarre per la concentrazione sognante della donna quanto per il buffo musetto del cane (Fig. 4), che fissa direttamente l’osservatore con sguardo intenso e curioso e il cui pelo è pura materia, resa con pennellate larghe e non troppo precise che restituiscono perfettamente la vitalità dell’animale.

Nella sala successiva prosegue la sfilata di impressionisti con la grande Danza a Bougival di Renoir, vero centro d’attrazione dello spazio e accanto alla quale, spiace dirlo, si perdono decisamente gli altri dipinti, i Bambini su un prato di Winslow Homer a sinistra e Donna con parasole sempre di Renoir a destra. Cosi come difficilmente l’attenzione si concentra sulla pur evocativa Pastorella di Millet, sul Paesaggio con donne bretoni di Gauguin che segna il passaggio dall’impressionismo alla fase successiva, e sul capolavoro di Gustave Courbet, Battuta di Caccia, insuperabile in quanto ad atmosfera, che si può gustare sia nell’osservazione sia nella lettura della descrizione sulla parete vicina, senza temere di essere disturbati dalla folla che si accalca letteralmente davanti a Renoir.

Con la sala successiva si apre l’ultima sezione della mostra, dedicata al Novecento. Lo sguardo inquieto. Evidentemente, con l’aprirsi del nuovo secolo cambia radicalmente l’impostazione e la logica del ritratto, abbandonando o addirittura rifiutando le concezioni dei secoli passati per approdare ad una nuova visione. È la visione precoce ma già inquietante di Edvard Munch (Sogno di una notte d’estate o La voce), la visione espressionista di Kirchner (Stanza nella torre: autoritratto con Erna) di Emil Nolde (Testa) e di Giacometti (Diego) ma soprattutto è la visione introspettiva e tormentata dell’artista che guarda se stesso, con gli autoritratti di Bonnard, Van Gogh, Cézanne e Gauguin.

Fig. 5La sala successiva entra sempre più nel segno delle avanguardie, con Amedeo Modigliani e Henry Matisse, della modernità, come testimoniamo i quadri cubisti di Picasso, della sperimentazione artistica e concettuale, con Francis Bacon e Balthus. Non si sottrae all’inquietudine, filo conduttore del secolo, nemmeno un artista come Andrew Wyeth, il cui Nautilus è frivolo solo ad uno sguardo superficiale, in realtà dotato di grande profondità e intensità, come l’ultima opera della mostra, Christina Olson, sempre di Wyeth (Fig. 5), che chiude idealmente e fisicamente il percorso espositivo essendo collocata in una stanzetta, sorta di vicolo cieco, in cui la protagonista, seduta sulla soglia di casa tra l’esterno e l’interno, è come un riflesso distorto e simbolico dello spettatore, tra l’inizio e la fine della mostra, tra la luce e il buio.

Sicuramente la mostra veronese offre l’opportunità di godere di grandi nomi e grandi capolavori, con un allestimento tecnico curatissimo, dalle luci studiate ad hoc per rivelare al meglio le opere al passaggio cromatico da una sezione all’altra, ma la sensazione finale è come una sorta di non finito, un sentimento di piacevole confusione dovuta al fatto che non esiste un vero e proprio filo logico, né tantomeno cronologico, da seguire, ma piuttosto, come indicato dal sottotitolo della mostra, una sfilata (straordinaria) di volti e figure.

 

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Beato Angelico, la Madonna col Bambino e gli angeli

Fig. 2, Antonello di Messina, Crocifissione, 1475, olio su tavola, 60 x 42 cm., Koninklijk Museum voor Schone Kunsten di Anversa.

Fig. 3, Giovanni Battista Tiepolo, Immacolata Concezione, 1733, olio su tela, 378 x 190 cm., Museo Civico di Vicenza.

Fig. 4, Claude Monet, Camille Monet con il suo cane, 1866, olio su tela, 73 x 53 cm., collezione privata.

Fig. 5, Andrew Wyeth, Christina Olson, 1947, tempera su tavola, 83.8 cm × 63.5 cm. Curtis Galleries, Minneapolis, Minnesota, USA

 

Scheda tecnica

Da Botticelli a Matisse. Volti e figure, Verona, Palazzo della Gran Guardia, fino al 1 aprile 2013. Lunedì-giovedì: 9-19, Venerdì-domenica: 9-20, dal 1 marzo, il venerdì e il sabato la mostra è aperta fino alle 21. Biglietto intero 12 €, ridotto 9 €. Info : http://www.lineadombra.it/da-botticelli-a-matisse/la-mostra

 

 

 

 
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