Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Museo d’Arte Siamese "Stefano Cardu"

Fig. 1Stefano Cardu (Cagliari 1849 – Roma 1933), uomo di mare, impresario e grande viaggiatore, visse a lungo in Estremo Oriente, in particolare in Siam (odierna Thailandia). Nato in una famiglia di artigiani, si imbarcò giovanissimo su un bastimento a vela. Di questo periodo non si ha notizia, l’unica certezza è che in seguito a un naufragio capitò sulle coste siamesi nel 1874; in questi luoghi si stabilì per oltre vent’anni diventando un imprenditore di successo nel campo delle opere pubbliche, tant’è vero che gli si attribuì anche la costruzione del Palazzo Reale di Bangkok.

Instancabile visitatore di terre e luoghi vicini e lontani (gli oggetti della sua collezione provengono infatti non solo dal Siam, ma anche dall’Indonesia, dalla Cina, dall’India, dal Giappone), egli portò con sé al suo ritorno in Europa una notevole varietà di pezzi artistici e di oggetti d’uso quotidiano.

Fig. 2Stefano Cardu considerò sempre Cagliari la sua città di appartenenza, e una volta rientrato dall’Oriente offrì in dono al Comune la sua collezione. L’edificio che ospita la raccolta si trova all’interno del polo museale della città, la Cittadella dei musei, in cui sono conservate le più importanti collezioni storico-artistiche di Cagliari. Il nucleo principale delle opere del museo è costituito soprattutto da reperti di provenienza siamese. Da qui si deve la scelta di indicarlo come museo d’Arte Siamese per evidenziarne la specificità rispetto agli altri pezzi esposti.

Una parte preponderante del museo è costituita dall’esposizione delle armi. Sono presenti numerose lance, il cui uso non è esclusivamente di offesa e difesa ma rientra anche nell’ambito degli oggetti d’uso cerimoniale. Infatti, il Siam adottò specifiche lance cerimoniali ispirate ai miti tradizionali, mentre in altre aree, in particolare nell’isola di Bali, i cortei funebri sono aperti da uomini armati di lancia. Tra le armi d’asta si segnalano anche alcune lance dotate di pungolo per stimolare gli elefanti, impiegate durante gli scontri dal mahout (conduttore di elefanti).

Fig. 3Alcune vetrine sono dedicate ai pugnali, coltelli e spade (Fig. 1). La spada è una delle armi più rappresentative non solo in Siam, ma in tutta la penisola indocinese e in Indonesia. Per questo risulta difficile identificare e attribuire i pezzi alle singole culture, in particolare quando si tratta di pezzi poveri e di materiali comuni. Oltre alle vere e proprie armi sono esposti diversi strumenti rituali tipici del Siam, si tratta dei coltelli da esorcismi. Si distinguono dai coltelli comuni per le raffigurazioni di divinità benefiche e protettrici come Ganesha e Hanuman. Gli sciamani impiegavano questi oggetti nei rituali destinati a scacciare le malattie. Dal Giappone provengono alcune katane (Fig. 2), tra gli elementi che le compongono detti koshiraevi sono i foderi in avorio incisi e decorati con draghi tra le nuvole. Mentre le tsuba, sono le rondelle metalliche poste tra il manico e la lama per proteggere le mani.

La collezione Cardu comprende anche una serie di statuette sempre in avorio e anch’esse giapponesi. Una di queste (boia con mannaia, XIX secolo) è senz’altro un netsuke, si tratta cioè di una piccola scultura che serviva da contrappeso a vari oggetti, come per esempio pipe oppure tabacchiere, solitamente appese alla cintura del kimono. Le altre figurette rappresentano invece commercianti, ubriachi, signore, attori, vecchi dignitari, cacciatori, contadini, e anche bizzarre lotte tra rane, scimmie, topi oltre a un granchio con le parti snodate che ne consentono i movimenti.

Fig. 4Di particolare pregio è una scatola portadolci in avorio, rifinita con figure di draghi (Fig. 3). Il drago (in giapponese rin) è essenzialmente benevolo ed è identificato come figlio del cielo. La rappresentazione di questi animali mitologici è perfettamente conforme alla classica iconografia della tradizione orientale: corna di cervo, testa di cammello, lunghi baffi, occhi di demone, collo di serpente, pancia di mollusco e squame di carpa.

Dalla Cina proviene invece la statua in bronzo di Guan Gong o Guan Yu (Fig. 4), definito il “dio della guerra”. La sua vicenda è narrata nel romanzo Storia dei tre Regni, scritto da Luo Guanzhong nel XIV secolo. Si tratta di un generale e guerriero che aiutò Chang Fei e Liu Bei a fondare uno dei tre Regni. Il coraggio e l’abilità di combattente di Guan Gong fu così leggendaria, che l’imperatore Shen Tsung della dinastia Ming, lo fece assurgere nel 1594 al rango di “dio della guerra”.

Fig. 5Tra le porcellane cinesi si possono ammirare quelle del periodo Ming (1368-1644) e dei primi imperatori Qing (1644-1911). Le porcellane dimostrano una qualità eccellente e una varietà di forme e decori molto ampia, solo raramente eguagliate nei periodi successivi.

Prima di analizzare la scultura propriamente siamese, meritano una menzione anche le sculture indiane. In particolare i bronzetti, la cui produzione e iconografia risale ad epoche remote ossia ai periodi Kajuraho e Mohenjo Daro. La standardizzazione e le reiterate pose che queste sculture assumono nel corso dei secoli rendono molto difficile attribuire i bronzetti a un’epoca precisa. Soggetti privilegiati sono divinità suggestive come Annapurna dea del pane e del nutrimento, epiteto di Parvati, moglie di Shiva; o Hanuman, divinità dalle sembianze di scimmia simbolo di onestà e forza, che nel poema epico Ramayana aiuta Rama (settimo avatar di Vishnu) a liberare l’amata Sita rapita dal demone Ravana.

Fig. 6

Le altre sculture della collezione sono invece siamesi. Il popolo Thai sviluppò una tradizione scultorea antichissima, frutto di varie commistioni che hanno i loro prodromi in Cina, in India e nelle culture autoctone dell’Indocina. Le divinità sono come sempre il soggetto privilegiato. Grande popolarità nella religiosità Thai, come del resto in India, riveste Ganesha (Fig. 5). Egli è figlio primogenito di Shiva e Parvati, deve proprio al padre la sua testa di elefante. Shiva infatti, lo decapitò per errore e ne sostituì la testa con quella del demone Gajasura da lui sconfitto. A volte Ganesha viene raffigurato a cavallo di un topo, suo veicolo prediletto. La statuetta esposta mostra il dio, che viene anche chiamato, il “Signore del buon auspicio” e il “distruttore degli ostacoli”, mentre tiene nelle quattro mani un tridente per stimolare gli elefanti, una conchiglia (simbolo buddhista), la sua zanna destra che indica la capacità di superare ogni dualismo e una corona d’alloro.

Fig. 7Altra divinità è Garuda, veicolo di Vishnu in parte uccello e in parte uomo, in Thailandia è chiamato Krut. Diverse statuette sono poi dedicate a Buddha. La raffigurazione segue lo stile detto Ayutthaya, dalla città che sostituì l’antica capitale Sukhothai nel XV secolo. Infatti in queste opere la testa del Buddha mostra spesso una fiamma, ad indicare l’illuminazione. In altre statue si può comunque osservare ancora il classico concio sul cranio dai capelli lunghi, detto ushnisha. Nell’esemplare esposto, finemente lavorato in avorio su piedistallo in legno, il Buddha in posa rilassata palesa una serena espressione del volto (Fig. 6).

Il museo d’Arte Siamese custodisce anche una serie di manoscritti splendidamente miniati, di tempere su cartoncino che raccontano le imprese di Hanuman e di oggetti d’uso quotidiano come porta profumi in argento niellato, servizi da the, coppe rituali, contenitori e sputacchiere da betel. Recentemente il museo, grazie a un comodato d’uso, si è arricchito di alcune opere birmane. Si tratta della collezione Canese, a cui appartengono due coppie di Nat spiriti che secondo la tradizione popolano le montagne, i fiumi, i templi (Fig. 7). Un tempo erano persone, ma avendo subito una morte violenta hanno finito per trasformarsi in spiriti che esercitano il loro potere su un certo luogo. In Birmania (oggi Myanmar) i Nat vengono venerati affinché non siano nocivi e per preservarsi dalle malattie e dalla morte.

Fig. 8Una citazione meritano anche i Buddha in calcite della collezione Canese. In particolare il Buddha dorato in meditazione (Fig. 8). L’immagine statica lo presenta nella posa più comune. L’Illuminato appare infatti nella posizione del fiore di loto, con la mano destra appoggiata sul ginocchio e le dita rivolte in basso, e la mano sinistra in grembo col palmo rivolto verso il cielo. Si tratta della posizione che simboleggia la raggiunta illuminazione. Un’altra statua invece rappresenta il Buddha rosso, in piedi con le braccia distese lungo i fianchi, quello destro con l’avambraccio piegato in avanti la mano leggermente sollevata. In questo caso indica la protezione offerta ai seguaci (Fig. 9).Fig. 9

La collezione Cardu fornisce al visitatore attento un modesto contributo alla conoscenza delle civiltà e delle culture orientali di cui si parla poco. Cerca dunque di colmare quel senso di estraneità che molto spesso contrappone l’Occidente all’Oriente. Permette inoltre di prendere coscienza della grandezza di civiltà lontane da noi, ma che hanno avuto un’importanza e una dignità pari alle più note culture classiche e mediorientali.

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Impugnature di coltello con raffigurazioni di demoni (particolare)

Fig. 2, Vetrina contenente katane con foderi in avorio con figurazioni di draghi cosmici

Fig. 3, Scatola portadolci con coperchio in avorio con draghi tra le nuvole ( XIX sec.)

Fig. 4, Guan Gong in bronzo. Dinastia Qing ( XVII sec.)

Fig. 5, Ganesha in bronzo. Stile Bangkok

Fig. 6, Buddhainnirvana,avorio e piedistallo in legno (particolare). Stile Ayutthaya

Fig. 7, Nat della Birmania e sullo sfondo lance

Fig. 8, Buddha seduto, Birmania

Fig. 9, Buddha stante, Birmania

 

Scheda tecnica

Museo d’Arte Siamese Stefano Cardu, Cittadella dei Musei, Piazza Arsenale, 1, Cagliari.

Orari di apertura del Museo: da martedì a domenica ore 10:00 – 20:00, lunedì chiuso (orario estivo); da martedì a domenica ore 10:00 – 18:00, lunedì chiuso (orario invernale)

Biglietto € 2,00 (intero); € 1,00 (ridotto); €1,00 (carta giovani; € 1,00 (gruppi); € 8,00 (cumulativo con Galleria Comunale d’Arte e l’Antico Palazzo di Città; € 4,00 (cumulativo ridotto con Galleria Comunale d’Arte e l’Antico Palazzo di Città). Esenzione biglietto bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap e accompagnatori

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