Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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Anni 70. Arte a Roma

 Anni 70. Sala centrale

L'Azienda PalaExpo, che unisce le Scuderie del Quirinale e il Palazzo delle Esposizioni, ha confermato da un paio d'anni una netta ripresa qualitativa, nelle prime grazie a mostre sul passato glorioso della pittura italiana e europea, nel secondo grazie a tematiche più attuali. Se si eccettuano alcune clamorose cadute (penso soprattutto alla sciagurata esposizione 1861 delle Scuderie e alla limitatissima mostra sulle collezioni Guggenheim presso il PalaExpo dello scorso anno), il livello dell'azienda si è in realtà mantenuto alto e soddisfacente, anche se permangono dei dubbi notevoli sulle scelte “a monte” relative in genere alle esposizioni romane. In materia di arte contemporanea sarebbe in primo luogo da chiedersi che cosa distingue e in che modo si integrano le attività del MACRO, del MAXXI, della GNAM e del PalaExpo; ma questo è un ambito decisamente politico su cui è meglio non soffermarsi …

Al PalaExpo è stata inaugurata il 16 dicembre (e durerà fino ai primi di marzo del 2014) una mostra notevole e sorprendente per quantità e qualità di opere, di allestimento e di organizzazione laterale: Anni 70. Arte a Roma. Non è del tutto arte contemporanea, ma non è neppure arte del passato: molti artisti sono ancora vivi e attivi, altri sono morti precocemente, e tra i visitatori chi ha più di 55-60 anni ricorda bene quelli che di solito vengono etichettati come gli “anni di piombo”. Mario Capanna li ridefinì formidabili, ma di questi aggettivi non c'è quasi traccia nei comunicati stampa e nei tabelloni segnaletici, come se fosse meglio non ravvivare polemiche, o intenzioni, o ideologie. Anche questo mi sembra, nel suo piccolo, un segnale che la Politica nel nostro paese è davvero morta: come se fosse pericoloso o controproducente ricordare il coraggioso estremismo e la militanza di gran parte degli artisti presentati. Ed è proprio per questo aspetto, insieme a una sorta di mummificazione museale cui inevitabilmente le opere vengono a essere sottoposte, che la mostra può lasciare perplessi, se non malinconici; per tutto il resto invece non se ne può che parlare bene, completa e ben curata com'è, ariosa nei suoi spazi, esauriente nelle sue ricostruzioni. Fig. 1

All'ingresso, nella sala rotonda centrale trovano la loro celebrazione due scheletri sdraiati di Gino De Dominicis, uno umano l'altro al guinzaglio, poggiati su un ampio pannello bianco e circondati sui quattro vertici dalle belle fotografie (di Abate, Mulas, Piersanti) che ricordano quattro mostre individuate come momenti-chiave: Vitalità del negativo dell'arte italiana 1960/70, curata dall'onnipotente - allora come oggi - Achille Bonito Oliva, proprio qui nel Palazzo delle Esposizioni alla fine del 1970; Fine dell'alchimia, di Maurizio Calvesi, presso la galleria L'Attico, nel dicembre del '70; Contemporanea, ideata ancora da Bonito Oliva nel Parcheggio di Villa Borghese, tra fine 1973 e inizio 1974; Ghenos Eros Thanatos, curata da Alberto Boatto, presso la galleria La Salita all'inizio del '75.

La sala centrale funge da smistamento, perché le altre sale ospitano le opere secondo aree di interesse, fili rossi, chiamiamoli così come richiede la brava curatrice Daniela Lancioni che non vuol sentir parlare di “temi”. A sinistra della rotonda centrale quindi ci sono le sezioni intitolate La carne e l'immaginario, con pezzi di Burri, de Chirico, De Dominicis, Jannis Kounellis, Ontani, Paolini, Salvo;Il doppio, con opere di Anselmo, Catalano, Chia, Festa, Mariani, Ontani, Paolini, Pistoletto; L'altro, con opere di Mambor, Pisani, Zaza.

Fig. 2

Come si vede, i nomi dei protagonisti sono ben noti, e questo vale anche per le altre sale; potrebbe invece essere discutibile la scelta dei titoli, che sembrerebbe basarsi più sul fantasma di Borges che su dati di fatto, ma l'idea di apparentare, accostare, confrontare, è ottima, se e quando il curatore ha la cultura e il gusto per farlo. Lancioni qui diventa la protagonista vincente, non tanto per i motivi di contenuto e per le argomentazioni filosofiche che adduce, quanto per le scelte formali e la loro efficace disposizione.

L'elenco dei fili rossi prosegue con le sezioni Il disegno e la scultura, che propone tra l'altro Boetti, Fabro, Sol LeWitt, Melotti, Marisa Merz, Penone, Tuttle, Twombly; Sistema con Accardi, Buren, Capogrossi, Carrino, Castellani; Il linguaggio con Kosuth, Mattiacci, Mauri, Notargiacomo, Patella; Tutto con Anselmo, Boetti, De Dominicis, Kounellis, Mochetti, Paolini, Schifano, Spalletti.

La voce di di Joseph Beuys registrata a Roma nel 1972 si può ascoltare nell'ambito di La Rivoluzione siamo noi, con le foto di Abate e Catalano. Le ultime sezioni sono Fenomeno, con opere tra gli altri di Boltanski, Catalano, Gilbert & George, Richard Long, Mariani, Mario Merz, Nam June Paik, Zorio; Racconto con Clemente, Fioroni, Garutti, Gerz, Hutchinson, Vaccari; Politica con Baruchello, D'Amico, Falasca, Ricciardi, Santoro; e infine Labirinto con Ceccobelli, Chia, Clemente, Cucchi, Ontani, Turcato, Woodman. Nelle nicchie vicino alle scale sono presenti video di Luciano Giaccari.

Anni 70. Long e Mariani

In tale abbondanza di autori (un centinaio) e di opere (circa duecento), le preferenze del visitatore si rivolgono alle collocazioni/connessioni più interessanti e agli oggetti più attuali per forma o contenuti. A mio parere, è più che plausibile l'insorgere di una curiosa fantasia durante la visita: immaginiamo che càpiti nella mostra un visitatore ignaro, vuoi perché straniero (sono ben pochi gli artisti italiani degli ultimi cinquant'anni noti anche all'estero), vuoi perché digiuno di arte contemporanea (cosa che non esclude una buona cultura di base); ebbene, quasi sicuramente questo visitatore potrebbe ritenere che le opere esposte appartengano a una produzione recente, attualissima. Tale possibilità implica allora da un lato la notevole e radicale qualità della produzione romana negli anni Settanta, dall'altro l'immobilismo involutivo della produzione di oggi, che spesso finisce per rimasticare proprio quelle soluzioni vecchie ormai di trenta o quarant'anni.

Fig. 3

In ogni sala ci sono opere interessanti se non memorabili. Ho trovato spettacolare la cornice teatrale, vuota, di Kounellis (Fig. 1) messa vicino a De Chirico, che sembra quasi diventarne il precursore; sono imponenti i lavori di Tano Festa che rivede a modo suo Velazquez (Fig. 2), e spiazzanti i consueti autoritratti fotografici di Ontani che scimmiotta il Dante di Botticelli (Fig. 3) o il completamento di Mariani del San Girolamo di Leonardo. Nel corridoio centrale trova un posto di rilievo Boetti (Fig. 4), di recente celebrato al MAXXI, con due grandi opere, tra cui un mappamondo-arazzo; di fronte a lui quattro pannelli monocromi di Mattiacci che recano le scritte “Alba, tramonto, giorno, notte” (Fig. 5), e al centro un pianoforte, dove vengono suonate continuamente le prime note del Va Pensiero verdiano, rieseguendo la famosa performance di Kounellis del 1970. Qui l'effetto globale è quasi di rarefazione, e il contesto diventa imprevedibilmente solenne.

Nelle sale successive appaiono per terra i blocchi di tufo land-art di Richard Long, e sulle pareti varie tele che dovrebbero celebrare la Transavanguardia – vista qui come un'uscita dalle turbolenze avanguardiste, ma che in realtà ne celebrano la quasi imbarazzante pochezza di contenuto.

Fig. 5

La sala più efficace in chiave di ricerca formale appare quella del Linguaggio, che presenta all'ingresso la “Cultura mummificata” ancora di Mattiacci, fatta di libri di alluminio disposti sul pavimento come roba da buttare; sulla parete sinistra una composizione seriale di Fabio Mauri (l'anno scorso ricordato egregiamente anche a Kassel) dal curioso titolo di “Perchè un pensiero intossica una stanza?”, in 36 pannelli telati; e sul fondo una delle grandi invenzioni di Joseph Kosuth, i tavoli con i notebook/blocchi per appunti, le sedie, e gli orologi non sincronici di “The Eighth Investigation” (si noti che l'attuale significato di notebook porterà sicuramente qualcuno a dimenticare che nel 1971 i pc portatili non esistevano neppure nella più sfrenata fantasia di Asimov).

Anni 70. Linguaggio

In definitiva, la mostra va vista, va esplorata, va apprezzata non solo per la scelta delle opere, ma anche per la volontà di far rivivere anni che ora sembrano vivi e vicini, ora invece del tutto passati; su questa ambivalenza potrebbe basarsi un auspicabile e meritatissimo successo anche di pubblico.



Scheda tecnica
Anni 70. Arte a Roma
, Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale, Roma. Ingresso 9,50 Euro, 8 ridotto. Aperta sino al 2 marzo 2014: Martedì, mercoledì, giovedì: 10.00 – 20.00. Venerdì, sabato: 10.00 – 22.30. Domenica: 10.00 – 20.00.
L'ingresso è consentito fino a un'ora prima dell'orario di chiusura
Lunedì: chiuso

Orari natalizi: martedì 24 dicembre: 10.00 – 15.00, mercoledì 25 dicembre: 16.00 – 20.00, giovedì 26 dicembre: 10.00 – 20.00, lunedì 30 dicembre: 10.00 - 20.00 (apertura straordinaria lunedì), martedì 31 dicembre: 10.00 – 15.00, mercoledì 1 gennaio: 16.00 – 20.00, lunedì 6 gennaio: 10.00 - 20.00 (apertura straordinaria lunedì).


Didascalie delle immagini
Le fotografie dell'esposizione sono di Andrea Bonavoglia.
Fig. 1 Jannis Kounellis, Senza titolo, 1973, tela, pittura, stoffa, lampada, cornice, cm 235 x 235. Collezione privata courtesy Konrad Fischer Galerie, inv. 234
Fig. 2, Tano Festa, Las Meninas. L’infanta con lo specchio, 1978   anilina su tela emulsionata, matita bianca e piccolo specchio sovrapposto, due pannelli cm 111 x 230 x 3,3 ciascuno; specchio cm 42 x 52 x 4 circa. Collezione privata
Fig. 3, Luigi Ontani, Dante, 1972   fotografia, cm 85x67. Collezione privata. Foto per gentile concessione Archivio L’Attico
Fig. 4, Alighiero Boetti, Mettere al mondo il mondo, 1972-1973, penna biro su carta intelata, due elementi cm 159 x 164 x 3,5 ciascuno, misure complessive cm 159 x  328 x 3,5. Collezione privata Courtesy Tornabuoni Arte
Fig. 5, Eliseo Mattiacci, Alba, giorno, tramonto, notte, 1975 – 1976   acciaio, cristallo, rame, ferro, quattro pannelli cm 200 x 100 ciascuno. Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, inv. 5656. Foto su gentile concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali



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