Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
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il 23 ottobre 2007.

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EXPO 2015: anche l’arte fa la sua parte.

 


Non è certo la prima volta che il mondo politico-imprenditoriale, pur di raggiungere con successo certi fini prefissati, si avvale del prezioso contributo offerto dal nostro ricco patrimonio artistico. Una collaborazione che certi ambienti danno per scontata anche se, a ben guardare, è solo in parte meritata. Rientra in tale ambito una recente iniziativa governativa che da tempo ha assunto forte risonanza mediatica. Stiamo parlando dell’Esposizione Universale di Milano, che si terrà dal 1° maggio al 31 ottobre 2015 nell’omonima città. Il Governo italiano, la Regione Lombardia, la Provincia e la Camera di Commercio di Milano, costituite in una società denominata Expo 2015 S.p.A., guardano con grande interesse a questo vitale appuntamento che, a loro dire, dovrebbe rilanciare nel mondo l’immagine
gravemente compromessa dell’Italia .

Per utilizzare al meglio tutte le potenzialità disponibili, in contemporanea con l’Expo 2015 verrà allestita al Palazzo Reale di Milano, dal 15 aprile al 19 luglio, una mostra d’arte dedicata all’opera di Leonardo da Vinci. L’eccezionale evento culturale, in virtù dell’importanza delle opere esposte, eserciterà di sicuro un forte richiamo sui potenziali visitatori. Non mancheranno all’appuntamento con l’Expo 2015 altre importanti opere d’arte, realizzate da artisti di grande calibro come Antonello da Messina, Botticelli, Filippino Lippi, Ghirlandaio, Verrocchio, ecc.. E non finisce qui. Da alcune illazioni della stampa, si apprende che il critico d’arte Vittorio Sgarbi sta già lavorando per portare all’Esposizione la Venere di Botticelli (Uffizi), L’Ortolano di Arcimboldo (Museo Civico “Ala Ponzone” di Cremona) e “dulcis in fundo”, i celebri Bronzi di Riace (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria). Non possiamo certo conoscere l’esito che avrà l’ambiziosa iniziativa del noto personaggio ma corre voce che, parallelamente a questa, siano in corso ulteriori trattative da parte degli organizzatori per reperire un dipinto di Caravaggio titolato “Sette opere di Misericordia”, custodito nel museo Pio Monte della Misericordia a Napoli. Il pittore realizzò l’opera appositamente per la Congregazione del Pio Monte, tra il 1606 e il 1607. Pare esista una sentenza, emessa dal tribunale di Napoli nel lontano 1613, in base alla quale non era consentito a nessuno e per nessuna ragione, portar via il dipinto dalla città partenopea. “Caravaggio non è una escort di lusso”, ha scritto Tomaso Montanari, docente di storia dell’arte moderna all’Università Federico II di Napoli, come a sottolineare la progressiva tendenza a confondere l’arte con gli aspetti economici legati al turismo di massa ed alla promozione del territorio.

Se tutti questi progetti dovessero andare in porto (la cosa pare alquanto dubbia, almeno per quanto riguarda i Bronzi di Riace, la Venere di Botticelli e l’Ortolano di Arcimboldo) anche solo parzialmente, avremo comunque un bel viavai d’opere d’arte di ogni tipo, dimensione e forma, che da più parti d’Italia confluiranno verso il capoluogo lombardo per la gioia dei visitatori e dei promotori dell’Expo (ma anche dei responsabili dei luoghi che ospiteranno i suddetti capolavori) che, anche grazie ad esse, realizzeranno cospicui incassi con i biglietti venduti. Ma sarà davvero oro tutto quel che luccica? C’è anche chi contesta la filosofia dell’arte spettacolo concentrata in un solo evento, vedendo in queste ambiziose operazioni di marketing, possibili riflessi negativi a danno delle strutture museali più decentrate, private per l’occasione di alcuni loro importanti capolavori.

Che dire, quella dell’inamovibilità dell’arte è davvero un argomento interessante che suscita non poche perplessità. Al riguardo, sembrano calzanti e condivisibili alcune considerazioni di Claudio A. Barzaghi, esperto in cose dell’arte: “…Di purezza si vive, e si muore… Mi domando chi, oggi come oggi, potrebbe negare (senza arrossire) che l’arte non è una merce, anche perché lo è da sempre e sempre lo sarà. Così come le opere hanno sempre viaggiato, lo dimostrano le collezioni dei più grandi musei del mondo (quelle al di là dell’oceano comprese), se le opere fossero solo autoctone sai che barba! Nel corso dei secoli non solo si sono spostate (comprate e vendute), ma in molti casi sono addirittura nate per viaggiare come cadeau, anche di tipo strategico-diplomatico. Inoltre la sacralità dell’arte è acquisizione molto recente, preziosa e indispensabile ma recente. Fino a non moltissimo tempo fa venivano alterate o tagliate per essere adattate alle cornici oppure agli spazi ai quali erano destinate. Poi quando le opere viaggiano, si scoprono sempre molte cose… In due soli casi sarei intransigente: se le opere a causa delle loro condizioni o della intrinseca fragilità dovessero correre dei rischi (meglio, sempre meglio non correrli) e se spostarle, significasse depauperare un museo col rischio di lasciare un visitatore con un palmo di naso… Nel concreto, non priverei gli Uffizi del Botticelli… Certo, alla questione la superficialità nuoce ma non capire che il “valore” dell’arte risiede anche nelle sue potenzialità strategiche mi sembra un rischio, quello insito nella sterilizzazione e separatezza.”

Evidenziamo un altro aspetto: dalla stampa si apprende che cospicue somme di denaro verranno devolute ai musei e associazioni in cambio delle opere d’arte cedute in prestito all’Expo, proposte allettanti che potrebbero ottenere l’effetto sperato dagli organizzatori data la precaria situazione in cui versa l’intero polo museale italiano, e non solo questo. Se il crollo della Domus dei gladiatori a Pompei (una vera vergogna di incuria archeologica) ha destato grande indignazione in ambito internazionale, è bastato un nubifragio di particolare intensità di fine estate, abbattutosi su Firenze, a causare nuovi motivi di apprensione nei cultori dell’arte. Le infiltrazioni d’acqua penetrate all’interno della Basilica di San Miniato al Monte hanno messo in pericolo alcuni affreschi mentre il vento e la grandine hanno causato danni ai vetri ed agli infissi degli Uffizi con annesso Corridoio Vasariano. A seguito dell’accaduto Antonio Natali (Direttore della Galleria degli Uffizi) ha riferito: “La tromba d’aria si è abbattuta letteralmente all’interno del museo, nei corridoi, nelle sale e il fatto che non vi siano stati danni alle opere ha oggettivamente del miracoloso”.1

Dobbiamo dunque rimetterci alla clemenza del fato per proteggere a modo i capolavori custoditi nelle chiese e nei musei? La politica ha fatto tutto quello che era in suo potere per prevenire tali situazioni oppure no?

Ma non è questo il momento per farsi gli esami di coscienza o recriminare ataviche, imperdonabili inadempienze da parte dei governi che si sono succeduti nei passati decenni. L’Expo 2015 è ormai alle porte e il mondo dell’arte, trasformato per l’occasione in efficace mezzo di richiamo turistico, piaccia o no, dovrà fare la sua parte per contribuire alla perfetta riuscita dell’iniziativa.

 

Nota al testo

1 www.repubblica.it, edizione di Firenze, 20 settembre 2014.

 

 

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