Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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La nuova Collezione della Banca Carime

Fig. 1

 

Lo scorso 29 maggio 2010 è stata inaugurata, presso la Galleria Nazionale di Cosenza, nel centro storico cittadino, la “Collezione Carime” di proprietà dell’omonima Banca, composta da 38 opere pittoriche di notevole importanza storico-artistica prodotte tra Quattrocento e Novecento.

Il percorso espositivo, ordinato secondo un criterio cronologico, conduce il fruitore in un suggestivo viaggio tra i grandi artisti del passato sino a giungere ai tempi moderni. Ad aprire l’esposizione è l’opera giovanile di Giovanni Bellini dal titolo “ Cristo al Calvario e il Cireneo”, tempera su tavola datato 1460-61 circa (Fig. 1), creata con la collaborazione del fratello Gentile. Proseguendo nella passeggiata culturale, è possibile ammirare la pala d’altare“Santa Caterina d’Alessandria” di Innocenzo Tacconi, allievo di Annibale Carracci, datata 1610 circa.
La collezione di maggior rilievo è di artisti barocchi, in particolare operanti a Napoli, città che insieme a Roma annoverava la scuola pittorica più importante di quel tempo: Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Jusepe De Ribera meglio noto come lo “Spagnoletto”, Salvator Rosa, il “cavalier calabrese” Mattia Preti e il suo diretto antagonista a Napoli Luca Giordano, solo per citarne alcuni. Sono inoltre presenti artisti olandesi di quel periodo come, ad esempio, Gerrit Van Honthorst (Fig. 2) e Dirck van Baburen e il belga, molto vicino a Rubens, Frans Wouters (Fig. 5).
Di Battistello Caracciolo è presente una stupenda “Sacra Famiglia” (Fig. 3), tema trattatissimo nella pittura del ‘600, datata a fine decennio di quel secolo. Essa risente fortemente della lezione del luminismo caravaggesco, del sapiente e particolare uso delle luci e delle ombre, di quell’atmosfera a metà tra il mistero e la verità, che evidenzia i volti degli “attori” della scena che appaiono intensi e profondamente espressivi.
Fig. 2Di Massimo Stanzione è esposta la “Strage degli innocenti”, un olio su tela databile al terzo decennio del ‘600; anche qui è evidente la potente gestione scenica nella trasposizione emotiva dei fatti.
L’ “Ecce Homo”, datato 1635-40, dello Spagnoletto, ci riporta all’intensità espressiva tipica di questo artista, che coglie la lezione del Merisi in un clima di potente rappresentazione dell’immagine.

Fig. 3E poi Mattia Preti, con tre opere si aggiungono a quelle già presenti nella Galleria Nazionale; com’è noto, Preti fu autore di un corpus di opere vastissimo, attraverso le quali seppe coniugare e personalizzare le lezioni dei grandi pittori del passato, ma anche dei suoi contemporanei: da Tintoretto a Veronese, da Caravaggio al Guercino , alla scuola barocca romana e napoletana. Nel “Cristo e la Cananea" , datato tra il 1665-70, Preti certamente riprende la lezione di Guido Reni. Emozionante il “Cristo alla Colonna” di Luca Giordano, dell’ultimo decennio del ‘600, in cui la figura del Cristo dal corpo bianchissimo, illuminato da sprazzi di luce caravaggeschi, domina centralmente il dipinto. Ancora di Giordano, il “San Francesco da Paola dona i ceri al Conte d’Arena” ha certamente un’importanza non solo artistica, ma anche storica e di identità culturale per la città bruzia, poiché san Francesco da Paola, patrono della gente di mare e della Calabria, nacque nella cittadina tirrenica di Paola in provincia di Cosenza.
E' presente un altro esponente del Barocco, Francesco Guarino con i pendants “Santa Lucia” (Fig. 4) e “Sant’Agnese”.

Fig. 4
Proseguendo nel percorso espositivo, ci immergiamo nel periodo che va dal ‘700 al ‘900 con opere dei napoletani Francesco Solimena, Pietro Bardellino e del maestro di quest’ultimo, Francesco De Mura, e con il "Ritratto femminile" di Silvestro Lega, uno dei Macchiaioli.
Ritroviamo il pastello su carta “La Gisella” del futurista calabrese Umberto Boccioni, la tempera e pastello su carta di Alberto Savinio, fratello di Giorgio De Chirico, “Nettuno pescatore” datato al 1933 circa. Poi un artista cosentino, il grande ritrattista Enrico Salfi soprannominato “il pittore delle scene pompeiane”, poiché studioso degli scavi di Pompei; a lui si deve il restauro, nella “Casa del Poeta Tragico” a Pompei, del notissimo mosaico "Cave Canem”. Di Salfi sono presenti tre opere datate tra fine ’800 e inizi ‘900: uno studio per “Baccanale” e due ritratti, uno del Cavalier Francesco Marini Serra e l’altro del Cavalier Luigi Trocini.
Domenico Purificato, maestro neorealista, è presenta con l’olio su tela dal titolo “Bosco” e ancora Josè Ortega, tanto incline a rappresentare il mondo contadino, con l’opera, appunto, “Contadini”.

Altri artisti ancora sono presenti in questa collezione e danno vita, insieme a quelli già citati, ad un corpus di opere di grande importanza, assolutamente da vedere per intraprendere un viaggio attraverso i capolavori di grandi maestri italiani e internazionali.

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Giovanni Bellini, Cristo al Calvario e il Cireneo, 1460-61 ca, tempera su tavola, 32x32 cm.
Fig. 2, Gerrit Van Honthorst (detto Gherardo delle Notti), San Francesco d’Assisi riceve le stimmate, 1617 ca, olio su tela, 77x100 cm.
Fig. 3, Battistello Caracciolo, Sacra Famiglia, fine secondo decennio del ‘600, olio su tela, 139x110 cm.
Fig. 4, Francesco Guarino, Santa Lucia, 1645 ca, olio su tela, 85x70 cm.

Scheda tecnica
Collezione Banca Carime, Cosenza, via Gian Vincenzo Gravina, tutti i giorni 10 - 18, ingresso gratuito. Info tel. 0984 795639/5556 www.articalabria.it

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