Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Andrea Bonavoglia (Roma)
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Bruno Taut a Berlino

 

Quartiere Carl-Legien

Tra il 1923 e il 1933 l'attività di Bruno Taut a Berlino fu talmente intensa che nella capitale tedesca il suo ruolo dovette assomigliare a quello del costruttore perfetto, dell'architetto per tutte le stagioni. Paradossalmente, questa sua notevolissima qualità ha finito per danneggiarne il ricordo, al punto che in molte storie dell'architettura del Novecento il suo nome risulta citato appena, e quasi esclusivamente collegato all'espressionismo degli anni precedenti la Grande Guerra.

La biografia professionale di Taut, nato nel 1880 a Koenigsberg e morto a Istanbul nel 1938, é invece impressionante: attivo sin dagli anni Dieci, l'architetto fece parte e spesso guidò i gruppi di architetti e artisti espressionisti sostenitori di quelle posizioni tardo-romantiche e socialiste nate nel 1905 con i pittori della Brücke di Dreda. La sua attività di teorico e di saggista si affianca a quella di progettista. In occasione della mostra del Werkbund a Colonia nel 1914, Taut – che aveva già costruito la Siedlung Falkenberg a Berlino - progetta la sua unica opera universalmente nota, quel singolare Glaspavillon ogivale e coloratissimo che sarebbe diventato l'icona dell'esposizione stessa.

Hufeisensiedlung Siedlung Schillerpark

Nel dopoguerra, dopo alcuni anni a Magdeburgo, Taut lavora incessantemente a Berlino, fino al 1933. L'avvento del nazismo lo spinge all'esilio e la sua scelta imprevedibilmente cade sul Giappone, dove trascorre pochi anni alla scoperta di nuove realtà artistiche sulle quali lascia interessanti testimonianze teoriche; nel 1936 un'altra scelta insolita lo spinge in Turchia, dove ottiene incarichi prestigiosi tra cui la progettazione del catafalco per la sepoltura del padre della moderna nazione turca, Ataturk. Proprio a Istanbul nel 1938 Taut muore, non ancora sessantenne.

La figura di Taut è grandiosa e complessa, un personaggio ricchissimo di valori diversi ma complementari, come si può ben intuire dal dato di quanto seppe costruire (qualcosa come ventimila alloggi) e di quanto seppe teorizzare (numerosi articoli e vari libri destinati a chiarire le sue posizioni teoriche, di matrice chiaramente utopistica ma di grande chiarezza costruttiva). L'uomo che vede le meraviglie del futuro in un'architettura di vetro e aderente alla natura, è anche l'uomo che costruisce migliaia di case popolari: c'è o no contraddizione in tutto questo?

Chi tra gli storici dell'architettura si è occupato di Taut ha spesso trovato una spiegazione frettolosa, andando a scoprire nei progetti realizzati soprattutto dopo la Guerra un qualcosa dell'anima ideologica che l'architetto aveva manifestato soprattutto prima della Guerra; l'errore è evidente, visto che Taut continuò a descrivere utopie durante e e dopo la sua attività concreta ed esecutiva. Ma anche chi ha cercato di mediare tra le due posizioni non ha trovato risposte chiare, per il semplice motivo – a mio parere – che troppo spesso si vede nel compromesso una soluzione insoddisfacente, che non si vuole proporre né giustificare. Taut fu probabilmente l'architetto realista di cui Berlino aveva bisogno, realista nel costruire, utopico nell'immaginare, pragmatico nell'ideologia che si fa cosa: uomo di compromessi appunto.

 Hufeisensiedlung Siedlung Schillerpark

Siedlung Onkel-Toms-Hütte Siedlung Onkel-Toms-Hütte

Tra gli insediamenti costruiti da Taut a Berlino, prima (quindi ai tempi dell'impero prussiano) e dopo la guerra, vanno ricordati la Gartenstadt Falkenberg (1913-1916), la Siedlung Schillerpark (1924-1930), Hufeisensiedlung Britz (1925-1930) e la Wohnstadt Carl-Legien (1928-1930), riconosciuti dall'UNESCO come patrimonio dell'umanita; sono quindi quattro del gruppo di sei Siedlungen der Berliner Moderne inserito nel prestigioso elenco internazionale (le altre due sono la Weiße Stadt e la Siedlungsstadt, costruite negli anni Trenta da vari altri architetti, tra cui Gropius e Scharoun). Ma non va dimenticata la Onkel-Toms-Hütte Siedlung, a mio parere la più interessante in assoluto.  

I nomi degli insediamenti sono dettati dalla destinazione e dall'uso: il termine Siedlung, spesso mal interpretato in italiano, significa letteralmente colonia, ma viene di fatto a coincidere con il nostro concetto di nuovo quartiere residenziale. Gartenstadt sta per citta-giardino e Wohnstadt per quartiere residenziale, ma la sostanza non cambia molto, sono sempre gruppi di case inserite in un contesto urbano del tutto nuovo.


[Cfr. sulla rivista Azioni Parallele,  Le capanne dello Zio Taut, che approfondisce il tema 
corredandolo di filmati e immagini originali].

 

 

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