Fogli e Parole d'Arte

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1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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La Elbphilharmonie ad Amburgo

Fig. 6 

Ci sono città sempre sulla bocca di tutti per mille diversi motivi, come Parigi, Londra, Roma, New York, Pechino, Tokyo, Mosca o anche, per limitarci all'Europa, Madrid, Barcellona, Atene, Milano, Monaco, Praga, Vienna. Probabilmente, sono città cui la storia politica o culturale deve molto, luoghi di cui per certi versi non possiamo fare a meno. I tempi poi gestiscono le mode turistiche, e se solo qualche tempo fa dall'Italia tutti volevano andare a Parigi o a Barcellona, oggi sono più ricercate Berlino e Praga, e tra pochi anni chissà come le cose cambieranno.

La Germania, per motivi davvero poco chiari, non gode fama presso gli italiani di possedere grandi paesaggi naturali (che ha invece in abbondanza e varietà, comprese le foreste infinite del centro e le incredibili spiagge dei mari settentrionali) e neppure grandi attrazioni locali, se si escludono le due città già ricordate di Berlino e Monaco. Così finisce che la nuova-vecchia capitale viene visitata per le sue nuove architetture e per i ricordi nazisti, mentre la città della Oktoberfest risulta gettonata come luogo di grandi mangiate e soprattutto di bevute. In realtà, ci sono innumerevoli altri splendidi luoghi da vedere nella patria di Goethe, ad esempio Colonia, Brema, Francoforte, Friburgo, Stoccarda, Norimberga, Ratisbona, Lipsia, Dresda e, nel nord del nord, Lubecca e soprattutto Amburgo.

Distrutta a metà Ottocento da un incendio indomabile, allagata spesso dai suoi fiumi, rasa per metà al suolo dalle bombe inglesi nella seconda guerra, Amburgo tende ad agonizzare e a rinascere con sorprendente frequenza. I dati statistici ci dicono che oggi è abitata da due milioni di persone, all'interno di un agglomerato urbano di oltre quattro, che è una città-stato (come Berlino e Brema) e che negli ultimi venticinque anni è cresciuta di un quinto della sua popolazione. Modello di tutte le città anseatiche, elegante, borghese, piovosa e ventosissima, Amburgo ricorda in parte Londra e in parte Chicago, ma possiede secondo me una forte personalità, legata all'acqua, ai canali e ai ponti innumerevoli, alle labirintiche vie di comunicazione, alla grande tradizione culturale artistica e musicale, e soprattutto all'immenso porto fluviale-marittimo, che dopo una lunga crisi ha ripreso a funzionare al massimo livello ed è tornato ad essere il secondo d'Europa, dopo Rotterdam, per traffico commerciale.

Fig. 1

Le strutture di carico e scarico di un grande porto sono impressionanti, ma sono spesso ancor più spettacolari gli edifici che dentro e accanto al porto immagazzinano le merci. Qui si chiamano Kaispeicher e sono grandiosi edifici di mattoni rossi (Fig. 1), restaurati o ricostruiti ma comunque in uno stile di fine Ottocento, severo, rigoroso. I Kaispeicher amburghesi accumulavano merci di ogni tipo, in particolare caffè, tè e cacao. Oggi sono stati in gran parte trasformati, molti sono stati distrutti; nell'area di stoccaggio delle merci sono sorti negli ultimi anni anche nuovi palazzi dalle architetture modernissime e lussuose.

Sulla punta del molo principale del porto sull'Elba il Kaispeicher A sormontato da una torre campanaria neo-gotica era diventato il simbolo della città (Fig. 2), la porta-faro sul mare. La torre fu distrutta dai bombardamenti degli Alleati e il deposito sottostante fu rifatto nel 1966, ma senza recuperare per intero l'utilizzo precedente. Un anonimo blocco di mattoni rossi di dimensioni titaniche (Fig. 3) si ergeva quindi laddove la torre faro della città aveva segnato la storia moderna del porto anseatico.

Fig. 2 Fig. 3

Si è detto che Amburgo ha una tradizione culturale importante ed essa si manifesta soprattutto in campo musicale (non si dimentichi comunque la grande pinacoteca della Kunsthalle, che ospita alcuni capolavori di Caspar D. Friedrich); è la città natale, giusto per ricordarlo, di Georg Philipp Telemann, Carl Philipp Emanuel Bach, Felix Mendelssohn e Johannes Brahms. Unire la musica e il porto è stata l'idea geniale dell'architetto Alexander Gérard che nel 2003 propose al governo locale la progettazione di una sala da concerti sopra il blocco del Kaispeicher A. Non solo un auditorium peraltro, ma anche un albergo di lusso, una piazza pubblica sopraelevata, un parcheggio multipiano, e vari prestigiosi appartamenti di residenza: quasi una città dentro il cuore della città.

L'opera ormai quasi realizzata, che vedrà il suo trionfale giorno di nascita all'inizio del 2017 con il primo concerto inaugurale, è stato firmata da due protagonisti dell'architettura contemporanea, amici e colleghi di Gérard che li ha proposti come progettisti, gli svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron. Si ricorderanno i loro progetti per la Tate Modern di Londra, gli stadi di Pechino e di Monaco, il Museo de Young di San Francisco, tutte architetture rilevanti, spesso visivamente accattivanti, ma pur sempre legate a un'idea di architettura funzionale, un dato che distingue il team svizzero dal puro formalismo dei cosiddetti decostruttivisti.

Ma ad Amburgo Herzog e de Meuron hanno superato i limiti dell'impensabile.

Fig. 4

Sono e rimango perplesso davanti a questi lavori meravigliosi ma costosissimi, che tendono a devastare i conti pubblici di una città e ad alimentare polemiche continue tra amministratori e opposizioni politiche, come è accaduto anche qui. Ci sono stati casi estremamente positivi e naturalmente basta pensare a Bilbao e agli effetti straordinari sull'economia locale indotti dal Guggenheim di Frank Gehry; ci sono stati peraltro casi di straordinaria incuria, come l'assurda interruzione dei lavori per la città dello sport di Calatrava a Roma, già costata qualcosa come mezzo miliardo di euro; ci sono poi casi neutri, con grandi lavori realizzati e glorificati ma poi lentamente sbiaditi dal tempo.

La filarmonia di Amburgo, detta la Elbphilharmonie, sembra puntare sull'effetto Bilbao. La città aperta ed ospitale potrebbe diventare una meta turistica obbligata per quanti visitano l'Europa del Nord e la stagione dei concerti potrebbe rivaleggiare con quella di Londra e di New York. E' quanto si augura il senato della città-stato.

Il progetto è comunque davvero esaltante e, se ci dimentichiamo dei costi e dei problemi sociali che si potrebbero risolvere con le centinaia di milioni di euro spesi, merita sicuramente una visita ancor prima di essere concluso. Herzog e de Meuron hanno saputo inventare una forma che ricorda da vicino la celebre Philharmonie di Scharoun a Berlino, con la sua tenda di cemento per la prima volta vista come perfetto strumento acustico, e l'Opera House di Utzon a Sydney, piantata nel porto con la stessa funzione di simbolico faro e monumento insieme. La mole del progetto è tuttavia non paragonabile, viste anche le dimensioni di quanto non è legato alla Philharmonie, come il parcheggio su sette livelli (dentro il blocco di base), l'albergo di 250 stanze su quattordici piani e i 45 appartamenti con vista dislocati intorno alla sala da musica, capace di soli 2100 posti. Quest'opera, che supera i 100 metri di altezza, è realmente colossale.

I lavori di costruzione sono stati a loro volta formidabili e in particolare sorprende la scelta di mantenere le facciate del magazzino, svuotato per intero all'interno, come se fosse stato un'architettura di grande livello formale. Il peso aggiunto della Philharmonie sopra la base esistente è stato calcolato in 200mila tonnellate e ha richiesto un aggiustamento delle fondazioni, dentro l'acqua, ottenuto con l'aggiunta di 650 pali. Tutte le cifre sono impressionanti, ma l'effetto maggiore è dato dalla sospensione del nuovo corpo sopra la base, con le facciate a specchio e lo straordinario e imprevedibile profilo delle coperture.

Una scala mobile unica (che a quanto pare non dovrà mai guastarsi …) porterà i visitatori da terra alla sala pubblica, the Plaza, aperta a tutti, nel mezzo del complesso e grande quanto la piazza centrale del Rathaus di Amburgo. Sono previsti naturalmente altri servizi, tra cui ristoranti, un museo e sale da concerto minori, ma il cuore della Elbphilarmonie è ovviamente la sala da musica.

Per vederla in anticipo ne esistono vari modelli, tra cui uno molto grande in un edificio espositivo non lontano, ma le fotografie dell'attuale (estate 2016, Fig. 4) stato dei lavori possono già dare un'idea della struttura finale, non dissimile da quella di Scharoun e da tante altre sale venute dopo Scharoun (compreso l'auditorium di Roma). Balconate su balconate, come una girandola che si avvolge sopra le costole delle coperture a vela. All'esterno, le vele sono spettacolari e condizionano già da oggi tutto il profilo della metropoli anseatica (Fig. 6 e Fig. 5).

Fig. 5

Mi resterebbe da descrivere l'aspetto delle facciate, ed è la cosa più difficile, anche se le fotografie aiutano molto. I numeri possono aiutarci solo a dare un'idea, e il fatto che ci siano oltre mille finestre, composte da pannelli riflettenti variamente ondulati e parzialmente opacizzati, può davvero lasciare frastornati. L'effetto globale è sorprendente e se non avessi ancora, nonostante tutto, qualche perplessità su queste operazioni titaniche, ne sarei sicuramente entusiasta.

Immagini - inaugurazione dell'11 gennaio 2017
 



    

 

 

 

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