Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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A Ferrara e a Tivoli si celebrano i 500 anni del poema ariostesco

 

« Il Furioso è un libro unico nel suo genere e può essere letto senza far riferimento
a nessun altro libro precedente o seguente; è un universo a sé in cui si può viaggiare
in lungo e in largo, entrare, uscire, perdersi. »

Italo Calvino 

Fig. 1

Sono trascorsi cinquecento anni dalla prima edizione, in quaranta canti, dell’Orlando Furioso e questo 2016, così ricco di manifestazioni commemorative di ogni genere, regala una serie di imperdibili eventi che rendono omaggio al capolavoro di Ludovico Ariosto, concepito e stampato per la prima volta nella Ferrara estense del 1516.

Fino al 30 ottobre lo splendido scenario di Villa D’Este a Tivoli (RM) ospiterà la mostra I voli dell’Ariosto, un’indagine sulla fortuna visiva del poema condotta attraverso una selezione di manufatti realizzati con le più varie tecniche artistiche: dipinti, sculture, arazzi, ceramiche, disegni, incisioni, medaglie, libri illustrati. All’interno di questa rassegna, che offre tra l’altro l’occasione di ammirare i celebri giardini e gli ambienti affrescati della villa, il posto d’onore spetta sicuramente alla produzione pittorica.
Nel corso della sua diffusione, infatti, il poema, con i suoi episodi più celebri, ha ispirato la fantasia di innumerevoli artisti, a cominciare da alcuni pressoché contemporanei all’Ariosto stesso; è il caso, per esempio, del pittore Simone Peterzano (1535-1599 circa), maestro del Caravaggio e autore dell’olio su tela
Angelica e Medoro (Fig. 1), ispirato al ben noto episodio dell’incontro fra la principessa amata da Orlando e il giovane fante saraceno, narrato da Ariosto nel canto XIX.
Nei secoli successivi la fortuna artistica del
Furioso continuerà a crescere e si esprimerà tramite l’opera di artisti straordinari, come il pittore francese Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867), considerato uno dei maggiori esponenti della pittura neoclassica; è lui l’autore di un altro olio su tela, raffigurante Ruggiero intento a liberare Angelica dalle spire del drago (Fig. 2), oggi conservato al Musée Ingres di Montauban, la città natale dell’artista.

Fig. 2

Le opere proposte in questa esposizione hanno come filo conduttore la tradizione iconografica ispirata dall’Orlando Furioso.
Per coloro che, invece, desiderano sapere quali immagini abbiano influito su Ludovico Ariosto nella composizione del suo capolavoro e quali opere d’arte abbiano rappresentato un modello per il suo immaginario poetico, la città di Ferrara presenta un percorso espositivo unico: la mostra
Orlando Furioso: 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi, allestita a Palazzo dei Diamanti dal 24 settembre 2016 all’8 gennaio 2017. L’obiettivo degli organizzatori è proporre non tanto una fedele ricostruzione documentaria, quanto una coinvolgente narrazione per immagini legate all’universo ariostesco in tutte le sue forme: battaglie e tornei, amori e imprese cavalleresche, desideri e magie. Anche in questo caso le opere esposte appartengono alle più diverse tipologie artistiche, comprese incisioni, stampe, arazzi, e si trovano persino oggetti di uso corrente che rimandano al mondo della guerra e dei suoi eroi; è necessario menzionare almeno un grande elmo con cimiero in ferro e cuoio datato alla metà del XIV secolo, una sella da parata con le armi di Ercole I d’Este in legno, osso e cuoio della fine del XV secolo e, soprattutto, il famoso Olifante detto Corno d’Orlando in avorio scolpito e decorato con bassorilievi, risalente indicativamente alla fine dell’XI secolo (Fig. 3).

Fig. 3

Sono però le opere pittoriche a costituire l’asse portante della mostra; a essere esposti sono infatti i capolavori di alcuni dei più illustri maestri di tutti i tempi, grandi nomi che contraddistinsero il Rinascimento italiano e contribuirono all’affermarsi di nuove esperienze artistiche: Giovanni Bellini e Andrea Mantegna, Dosso Dossi e Raffaello, Leonardo da Vinci, Michelangelo e Tiziano. A tal riguardo, si deve tener presente che l’orizzonte che fa da sfondo a questo suggestivo percorso non è soltanto quello letterario dell’Orlando Furioso, ma anche quello storico del Rinascimento e delle sue corti, in primo luogo, ovviamente, quella estense di Ferrara. Ne è una prova la maestosa tempera su tela realizzata dal Mantegna nei primi anni del XVI secolo (1502 circa), che ha come soggetto la dea Minerva intenta a scacciare i Vizi dal giardino della Virtù (Fig. 4). Ariosto ebbe la possibilità di ammirarla nello studiolo di Isabella d’Este, moglie di Francesco II Gonzaga e marchesa di Mantova, e quest’opera, con il suo nutrito stuolo di creature fantastiche, ha sicuramente rappresentato una fonte di ispirazione essenziale per ideare il corteo di esseri mostruosi presenti nel regno della maga Alcina (canti VI-VII del Furioso).

Fig. 4

 

 

Fig. 5

 

Il percorso espositivo, che comprende circa ottanta opere, si articola in dodici sale, ciascuna dedicata a un tema; dopo alcuni riferimenti all’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo (sala 1), si passa ai motivi della battaglia e della giostra (sala 2), ove si trova il celebre arazzo raffigurante la battaglia di Roncisvalle(Fig. 5). Seguono alcune opere riguardanti lo spazio del labirinto (sala 3), e l’ambiente della corte (sala 4); quest’ultima sezione si apre con il famoso ritratto di Leonello d’Este realizzato da Pisanello intorno al 1441 (Fig. 6). Fig. 6La rinascita del teatro nel corso del XVI secolo è trattata nella sala 5, da cui si passa a un cospicuo numero di manufatti riguardanti l’immagine del cavaliere (sala 6), tra i quali spicca un olio su tela di Giorgione, il Ritratto di guerriero con scudiero detto “Gattamelata”, risalente al primo decennio del 1500. Due sono le sale dedicate all’idea di “meraviglioso” (sale 7 e 8), in cui trovano luogo non soltanto alcuni dipinti incentrati sul concetto di “fantastico”, come il San Giorgio e il drago di Paolo Uccello, ma anche una serie di manoscritti prevalentemente in pergamena nei quali sono citati luoghi lontani ed esotici, come l’Egitto, la Persia e l’India. Non si deve dimenticare, infatti, che i secoli XV-XVI sono anche il periodo delle grandi esplorazioni geografiche, dalla spedizione del genovese Cristoforo Colombo che porterà alla scoperta delle Americhe nel 1492 ai viaggi di Giovanni Caboto, Amerigo Vespucci e Ferdinando Magellano; quest’ultimo, nel 1520, oltrepassò la cosiddetta Terra del Fuoco e scoprì l’Oceano Pacifico.

Le ultime quattro sale sono dedicate espressamente all’Orlando Furioso; dalla figura dell’eroe protagonista, Orlando (sale 9 e 10), alla trasformazione del poema (sale 11 e 12), dalla prima edizione del 1516 alla terza del 1532, pochi mesi prima della morte dell’autore. Ariosto, infatti, anche dopo la pubblicazione, continuò a rielaborare la sua opera, ristampata sempre a Ferrara nel 1521, con lievi ritocchi, e sensibilmente modificata nel 1532. Nelle ultime due sale si trovano dunque numerose copie del poema, pubblicate da varie case editrici (in prevalenza ferraresi), e un frammento di manoscritto autografo, proveniente dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Tra i pregi di questa mostra c’è ovviamente la possibilità di ammirare le opere di alcuni dei maggiori artisti del tempo, opere che tornano in Italia per l’occasione, grazie alla collaborazione dei musei più importanti del mondo, come il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, e il Museo Nacional del Prado di Madrid, per citarne soltanto alcuni. L’allestimento di un percorso così ampio e variegato permette poi di inserire la divulgazione dell’Orlando Furioso in un periodo ricco di rivolgimenti storici, come la guerra tra la Francia e l’Impero per il controllo dell’Italia e, dopo la sconfitta di Francesco I nella battaglia di Pavia del 1525, l’inizio dell’egemonia politica e culturale di Carlo V sulle corti padane. Il rinnovamento più significativo si ha chiaramente nell’ambito delle arti figurative, dal momento che si affermano sulla scena italiana artisti come Raffaello e Michelangelo e, tra le varie corti del tempo, è Ferrara stessa uno dei centri culturali più vivaci, grazie alla presenza della dinastia estense. Proprio a Ferrara, infatti, soggiornano pittori come Pisanello, Andrea Mantegna,Dosso Dossi e Tiziano, che lasciano una traccia indelebile nella storia della città, come mostrano molte delle opere attualmente esposte a Palazzo dei Diamanti. A distanza di secoli, la nuova produzione artistica che il Vasari chiamava “Maniera moderna” non avrebbe potuto avere una forma di espressione migliore.

 

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Simone Peterzano, Angelica e Medoro, fine XVI secolo, olio su tela, Galerie Canesso, Parigi.

Fig. 2, Jean Auguste Dominique Ingres, Ruggiero libera Angelica, XIX secolo, olio su tela, Musée Ingres, Montauban.

Fig. 3, Olifante detto Corno d’Orlando, fine XI secolo circa, avorio, Musée Paul-Dupuy, Tolosa.

Fig. 4, Andrea Mantegna, Trionfo della Virtù o Minerva scaccia i Vizi dal giardino della Virtù, 1502 circa, tempera su tela, Musée du Louvre, Parigi.

Fig. 5, La battaglia di Roncisvalle, 1475-1500 circa, arazzo in lana e seta, Victoria and Albert Museum, Londra.

Fig. 6, Pisanello, Ritratto di Leonello d’Este, 1441, tempera su tavola, Fondazione Accademia Carrara, Bergamo.

  

Scheda tecnica

Orlando Furioso: 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi. Mostra a cura di Guido Beltramini e Adolfo Tura, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte. Aperta dal 24 settembre 2016 all’8 gennaio 2017, Palazzo dei Diamanti, Corso Ercole I d’Este 21 – 44121 Ferrara.
Orario: tutti i giorni dalle h 9.00 alle 19.00 (anche il 1 novembre, l’8, il 25 e il 26 dicembre, il 1 e il 6 gennaio). Biglietto intero (audioguida inclusa): 13,00 €; ridotto: 11,00 €.

 



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