Fogli e Parole d'Arte

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1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Gabriele Valvassori: gli esordi e le opere giovanili

Gabriele Valvassori (1683-1761) è conosciuto per i suoi incarichi nella veste di architetto dei Doria Pamphilj, in cui diede sfoggio di originalità. Le numerose fonti bibliografiche lo collocano all'interno del clima accademico dell’architettura del Settecento a Roma esercitando un’azione innovatrice, contrastata dalla cultura ufficiale. L'architetto è legato ai temi borrominiani, affascinato dal Rococò, vicino al modo di usare le forme di Specchi e di Raguzzini; si afferma da subito come una figura interessante, un personaggio di cui seguire le tracce per il decennio che va dalle sue prime prove accademiche a San Luca sino all'assunzione a casa Doria Pamphilj.

Fig. 1Qual è stato dunque il percorso del giovane Valvassori e quali opere ha composto prima di realizzare quelle per cui è diventato famoso? L’inizio dell’attività di Gabriele Valvassori è solitamente tralasciata o esaurita con poche note, eccezion fatta per il testo di F. Gualdi Sabatini, che ha dato un nuovo slancio alla ricerca sul tema, trattando dei Bagni di Nocera e della chiesa di San Giuseppe alle Fornaci a Foligno.

L'operosità di Gabriele Valvassori comincia, infatti, prima della grande committenza romana della famiglia Pamphilj. La bibliografia e le fonti documentarie riportano che è figlio di un falegname bergamasco, tanto da poterlo legarlo alla Confraternita dei Bergamaschi (1722), corporazione influente come è possibile intuire dalla posizione della sede, tra i due poli delle piazze Colonna e di Pietra, luogo privilegiato per il suo contesto urbanistico e di grande importanza per il Corso.

È possibile pensare che l'appartenenza del padre e l'influenza della confraternita abbiano permesso al giovane Valvassori di seguire i corsi all'Accademia di San Luca (1702-1704), in un momento di cambiamento segnato tra l'altro dalla varietà dei temi proposti con i Concorsi Clementini stessi.

A soli diciannove anni infatti frequenta il corso di Architettura all’Accademia ed è possibile supporre, considerando la coincidenza di date tra la frequenza delle classi di uno e gli anni di insegnamento dell’altro, che tra i suoi insegnanti vi sia stato anche Sebastiano Cipriani (Siena 1662 circa – Viterbo 1738), la cui presenza è documentata a Roma dal 1683, autore tra gli altri del classico Palazzo Marucelli a Roma tra via dei Condotti, via dei Sediari e via Borgognona.

Cipriani è una figura importante per la formazione del giovane architetto, in quanto oltre al ruolo di accademico (dal 1697) ricoprì la carica di Architetto Camerale, con commissioni a Spoleto e supervisione di strade sia di Roma, sia extraurbane; inoltre risulta essere stato accolto nella congregazione dei Virtuosi del Pantheon (1698), di cui anche il Valvassori dal 1718 entra a far parte.

Durante gli studi a San Luca, Valvassori si distingue nelle classi di architettura ricevendo anche il terzo premio nel 1702 per la seconda classe con il disegno di un altare, e incontra certamente Filippo De Romanis (1694-1742) allievo di Carlo Fontana e architetto della Confraternita dei Bergamaschi (fino al 1727, quando gli subentrerà Valvassori), Filippo Ottoni (1676-1752), Carlo Stefano Fontana (1703-1740) e Francesco Ferrari (1703-1750). Sia De Romanis sia Ottoni sono di circa dieci anni più vecchi del Valvassori, che al concorso rivela una forte predisposizione per lo studio d’architettura e prefigura una futura carriera nel panorama architettonico romano.

Carlo Stefano Fontana è nipote di Carlo Fontana e ha lavorato con Filippo Barigioni (che sarà insieme al Valvassori nei lavori per i Bagni di Nocera), per i disegni della chiesa nuova dell’Arciconfaternita del Nome di Maria (1728).

Per quanto riguarda Francesco Ferrari, nei Libri delle Congregazioni si è trovata una nota in cui Valvassori sostituisce il Ferrari in una ricognizione del Tribunale delle Strade destinata a considerare la possibilità di una nuova costruzione dell’Accademia vicino alla chiesa dei SS. Luca e Martina.

Nella sua produzione accademica - per un altare, per un palazzo pontificio e per una curia - l'autore si rifà ai modelli architettonici del tempo (la Basilica dei XII SS. Apostoli a Roma, di Sebastiano Cipriani, la facciata per San Pietro di Carlo Maderno disegnata da Giovanni Maggi nel 1608; la Basilica di San Giovanni in Laterano; Palazzo Farnese; i disegni di Palazzo Montecitorio di Carlo Fontana; gli studi dei disegni all’antica; gli studi sul Colosseo; le ricostruzioni dei monumenti antichi come la ricostruzione del tempio della Fortuna primigenia a Palestrina) e mostra attenzione per i concorsi internazionali, come quello del Louvre.

L’analisi effettuata sui disegni evidenzia, se non un legame diretto di scuola con il circolo legato alla produzione dei fontaniani, almeno una conoscenza desunta dal fatto che alcuni allievi di Fontana hanno studiato in Accademia accanto al Valvassori, che certamente aveva un altro mentore (è possibile ipotizzare, almeno per un primo periodo, Sebastiano Cipriani?) e apparteneva a una differente scuola. È comunque interessante notare come i disegni che appartengono agli ultimi tempi a San Luca presentino alcuni aspetti di maggiore maturità, padronanza della rappresentazione, uno studio probabilmente più approfondito dei monumenti antichi di Roma e la conoscenza dei dibattiti in corso, ad esempio il Palazzo di Montecitorio.


I Bagni di Nocera

L’attività dell’Architetto Gabriele Valvassori a Nocera è da collocarsi successivamente alla sua produzione all’interno dell’Accademia di San Luca (1713 e 1720). La studiosa Gualdi Sabatini riporta un documento di notevole importanza per un’altra opera giovanile del Valvassori, la chiesa di San Giuseppe alle Fornaci (a Foligno), in cui però si nomina anche la sua attività per i Bagni di Nocera e di lui si dice: «architetto rinomato che poco prima aveva disegnato e assistito alle fabriche dell’acqua di Nocera» (Archivio Vescovile di Foligno,Tabelle d’obblighi, cc. 146 e 147). Gli studi bibliografici hanno sempre, fino a oggi, attribuito la paternità della fabbrica umbra al Valvassori; grazie agli studi sulla bibliografia più recente e alla ricerca d’archivio si è potuto meglio definire la partecipazione dell’architetto romano all’interno dell’opera dei Bagni.

Il Valvassori, nei documenti presenti nell’Archivio di Stato di Roma, risulta legato all’architetto Filippo Barigioni (1672-1753), allievo di Carlo Fontana e Architetto Camerale dal 17021, che lo chiama «suo Giovane», così da sottolinearne il legame tra discente e allievo. Certo è che entrambi gli architetti erano presenti alla posa della prima pietra del Palazzo Novo (27 novembre 1713) e che naturalmente entrambi hanno avuto un ruolo nell’ideazione della fabbrica.

Lo studio dei documenti in Archivio (Archivio di Stato di Roma, Buon Governo, serie ii, bb. 3042, 3043, 3044) fanno emergere la presenza di Filippo Barigioni durante il progetto dei Bagni di Nocera (cfr. M. Morbegno, Nascita e sviluppo del complesso “Bagni di Nocera”, pp. 30-43 in F. Santucci, (a cura di), I Bagni di Nocera Umbra, Guida storico-artistica, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2003). Attività dell’architetto, secondo quanto afferma la Morbegno, «mai riscontrata fino ad oggi; una presenza che non può non rendere dubbia la paternità del progetto di ampliamento di Bagni fino ad oggi attribuita con certezza all’Architetto Gabriele Valvassori, quale unico architetto presente nello stabilimento nocerino» (M. Morbegno, p. 39). Il Valvassori viene chiamato, nei documenti ritrovati, con il titolo di «Soprastante» e si occupa di definire i singoli incarichi per il progetto (sono anche state trovate le sue note di spesa, i pagamenti effettuati e le retribuzioni mensili di 30 scudi); Barigioni è sempre nominato con il titolo di «Architetto» e nei documenti vi sono riferimenti ai disegni per il complesso dei Bagni come sua opera.

Purtroppo l’originaria composizione dell’architettura delle facciate dei Bagni di Nocera è andata perduta, e le uniche testimonianze rimaste sono una medaglia commemorativa di Clemente XI del 1714, che raffigura la chiesa e i diversi edifici (la data di conio della medaglia risale, tuttavia, all’inizio dell’attività del Valvassori), e un’incisione del 1774 che mostra il progetto finito. Gli architetti Barigioni e Valvassori, seppur con ruoli diversi, operano un ampliamento dell’edificio dei Bagni – che inizialmente consisteva solamente in una passeggiata coperta - promosso prima da Alessandro VII e poi continuato da Clemente XI, che nel 1669 fece iniziare i lavori del Palazzo Vecchio (oggi Palazzo Roma), la prima struttura ricettiva del complesso. L’ampliamento che ha interessato i due architetti, e la risistemazione dFig. 2egli edifici già esistenti, sono stati voluti dal Cardinale Giuseppe Renato Imperiali, Prefetto della Congregazione del Buon Governo. Era prevista la costruzione di una nuova struttura di ricezione (il Palazzo Nuovo), con la sistemazione della passeggiata, che si trasforma in un edificio con porticato, mentre ai piani superiori erano previste quattordici stanze distribuite lungo un corridoio, corrispondenti al piano terra alle campate del percorso.

Il Palazzo Nuovo, grazie al suo portico e al fabbricato annesso più basso (forse la rimessa per le carrozze), chiude la valle in senso trasversale, creando uno spazio triangolare delimitato anche dal lato recintato e dal Palazzo Vecchio.

Nella recente bibliografia (2001), sulla base dei disegni settecenteschi2 si propone questa lettura spaziale: «Il disegno della piazza con tutti i suoi elementi e la dislocazione del palazzo seguono regole di proporzionamento fino ad allora sconosciute a Bagni, se la nascita ed il primo sviluppo del complesso sono infatti fortemente condizionati dalla natura orografica e climatica del territorio, l’impianto settecentesco si dispone rispetto alle preesistenze secondo precisi schemi geometrici, basati su uno stesso modulo di 150 palmi romani. Gli stessi principi compositivi che regolano lo spazio aperto li ritroviamo nella sistemazione degli spazi interni e della sobria ed equilibrata facciata de palazzo stesso, nel quale l’organizzazione degli ambienti e la disposizione degli elementi strutturali del portico e delle aperture segue rigorosamente la regola della sezione aurea. Il portico era composto nel Settecento da nove arcate su pilastri decorati da semplici lesene singole raccordate senza soluzione di continuità ad una sobria fascia orizzontale marcapiano; alle estremità del porticato, lesene doppie che proseguivano attraverso il marcapiano fino al cornicione del piano superiore rafforzavano gli angoli smussati; la duplicazione delle lesene anche in corrispondenza della prima campata individuava inoltre la presenza all’interno del palazzo dell’ingresso alla chiesa, dando origine ad una composizione pulita e conclusa; le nove campate de portico erano coperte da altrettante volte a crociera […]. Sopra agli archi del portico si aprivano le finestre degli appartamenti, ornate da semplici cornici in laterizio rivestite di intonaco come l’intera facciata. […] Se grande cura fu data al disegno della facciata sulla piazza, minor attenzione fu data da sempre agli altri prospetti sui quali proseguivano gli elementi ornamentali esistenti nella facciata principale, in particolare quello aperto sulla vallata […]».

Attraverso l’esame della moneta e dell’incisione settecentesche è possibile rilevare una certa continuità di linguaggio, che attinge al mito del classicismo. Il progetto privilegia un disegno semplice: «un assorbimento di componenti classiche, una rottura con le ricerche barocche fastose» (F. Gualdi Sabatini, p. 46).


La chiesa di San Giuseppe alle Fornaci a Foligno

Un’altra opera giovanile del Valvassori è la chiesa di S. Giuseppe alle Fornaci, attestata, secondo lo studio bibliografico e documentario, tra il 1715 e il 1718, e dunque nel medesimo periodo dell’attività progettuale dei Bagni di Nocera. In quegli stessi anni è possibile che l’architetto romano abbia intessuto relazioni lavorative, sia entrato in contatto o abbia conosciuto, oltre a Filippo Barigioni, architetto maturo, anche alcuni suoi allievi, tra i quali forse Paolo Posi (Siena 1708 - Roma 1776)3, la cui attività a Roma è però attestata più avanti negli anni, o Paolo Soratini, la cui presenza è attestata a Foligno negli anni ’20 del Settecento, autore legato alla scuola di Vanvitelli.

Fig. 3 Fig. 4

La chiesa è addossata a una costruzione preesistente - una torre medievale – ed è stata edificata per volere della famiglia Mancia, da Francesco Mancia, che dopo gli studi in filosofia e legge si trasferì a Roma, dove venne introdotto nell’ambiente papale, così da essere proposto anche per la carica di Commissario della Camera Apostolica o per il Vescovato di Nocera Umbra. È possibile quindi che gli sia stato consigliato come architetto il Valvassori, già presente sul territorio. La chiesa viene così descritta nei documenti: «La chiesa è a volta, tutta ornata di stucchi con sacrestia e stanze annesse per commodo dei Cappelani […]» (Documento dall’Archivio comunale di Foligno e trascritto in F. Gualdi Sabatini, p. 40); si rivela un’immagine discordante da quella attuale, differenza confermata anche dal fatto che oggi la sacrestia non è presente. L’opera di Foligno è sempre stata giudicata ancorata al periodo della giovinezza dell’autore, che propone una composizione neoclassica dell’insieme. È possibile supporre, in assenza di conferme documentarie, drastici cambiamenti, forse in seguito ai frequenti terremoti (avvenuti in Umbria nel xviii secolo, tra cui quelli del 1730, 1747, 1751 e 1785) che nei secoli hanno interessato la regione.

L’esterno si presenta oggi molto semplice. La chiesa si mostra in muratura intonacata, senza decorazioni. Nella facciata, incorniciata da due monumentali paraste (senza ordine), si aprono due finestre ovali e una grande finestra in alto, con cornici in mattoni che contornano anche la porta d’accesso, conferendo un’immagine espressiva alla chiesa. Si noti sul lato destro un pilastro (o una parasta) con un semplice coronamento, che fa intuire un possibile attacco per un probabile portico o per un’altra costruzione, di cui ad oggi non si sono trovate testimonianze.

L’interno, fondato su una navata unica, è sobrio e tutto pare impostato per dare sfoggio all’ordine con paraste doriche che scandiscono lo spazio, creando partizioni dell’aula pure e proporzionate. L’estrema purezza delle forme è sottolineata dagli stucchi, che con semplicità le incorniciano. L’ordine è impostato su lesene che sostengono una trabeazione dorica e incorniciano tre arcate cieche (dove forse prima si trovavano delle cappelle laterali). Le lesene maggiori, come un ordine gigante, su cui è impostata la volta, inquadrano i muri ciechi, sottolineati da arcate impostate su paraste doriche. Lo spazio dell’abside è sottolineato dalla soluzione angolare, in cui l’ordine viene raddoppiato dalla parasta, che si piega sia verso l’interno della navata, sia verso l’interno dell’abside stessa. La parasta è inoltre ripetuta all’interno dell’abside, come a voler porre l’attenzione sulla centralità della forma curva. «La zona absidale con quattro paraste sorreggenti la trabeazione dorica, del medesimo tipo di quella ai lati della navata, ci sembra memore di motivi classici quali ad esempio nell’interno del tempietto di S. Pietro in Montorio alle spalle dell’altare con la statua di S. Pietro; del resto i motivi greci per chi studiava a Roma, come il Valvassori potevano essere ampiamente osservati nella loro rielaborazione romana» (F. Gualdi Sabatini, p. 43); il confronto che opera la studiosa trova anche un riscontro nelle riflessioni di A. Bruschi sull’opera di Bramante: «la riscoperta di un ordine dorico vitruviano con triglifi, prima di Bramante romano mai usato, oltre che segno di un nuovo, “scientifico” rapporto con l’Antico, è legata alla possibilità di esprimere, con le metope, il messaggio cristiano e moderno […]» (A. Bruschi, a cura di, Roma, 1492-1503, Electa, Milano 2002, p. 61), l’opera unisce il proprio simbolismo alla chiarezza formale.

Dopo queste prove fuori Roma ritroviamo nuovamente a Roma Valvassori già dal 1717, come architetto alle dipendenze della famiglia Pamphilj e partecipe all’interno della Confraternita Bergamasca, con prove architettoniche di respiro completamente diverso da quello studiato in queste note. È possibile ipotizzare, dunque, che la chiesa nel suo stato attuale non renda l’idea della reale maturità architettonica raggiunta dall’autore prima del suo ritorno a Roma.

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Una fotografia recente del complesso dei Bagni (foto dell'autrice)

Fig. 2, Incisione dei Bagni di Nocera Umbra,1774.

Fig. 3, L’interno della chiesa (foto dell'autrice)

Fig. 4, La composizione interna dell’ordine (foto dell'autrice)

 

Nota al testo
Questo lavoro è frutto di una complessa ricerca condotta anche sui disegni dell'Accademia di San Luca; i risultati qui pubblicati sono una rielaborazione dello studio effettuato in occasione del Corso di Storia e Metodi diretto dal prof. Sandro Benedetti durante i miei studi alla Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti di Roma.
Sono infine grata a Fiorella e Marcello per l'aiuto prezioso per la Chiesa di Foligno.

Il lavoro è dedicato al caro amico Fausto che ha sempre incoraggiato le mie ricerche pur non avendo potuto leggerne gli esiti finali.

Selezione bibliografica

Bibliografia generale

Dizionario Enciclopedico di Architettura e Urbanistica, (a cura di) P. Portoghesi, Istituto Editoriale Romano, De Luca, Roma 1969.

L. Puppi, Andrea Palladio, Electa, Milano 1973.

C. Tiberi, Poetica bramantesca, Roma 1974.

E. Forssaman, Dorico, ionico, corinzio nell’architettura del Rinascimento, Laterza, Roma-Bari 1988.

L. Pascoli, Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti moderni, i-ii, Roma 1730-36; ed. critica a cura di A. Marabottini, Perugia 1992.

V. De Feo, V. Martinelli, Andrea Pozzo, Electa Milano 1996.

G. Curcio, E. Kieven (a cura di), Storia dell’Architettura italiana. Il Settecento, Mondadori Electa, Milano 2000.

A. Bruschi (a cura di), Storia dell’Architettura italiana. Il Primo Cinquecento, Mondadori Electa, Milano 2002.

Bibliografia selezionata sul periodo storico, sulle opere trattate e l’autore

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F. Fasolo, Disegni inediti di un architetto romano del ‘700, in «Palladio», 1951, iv, pp. 186-189.

W. Oechslin, Premesse all’architettura rivoluzionaria, in «Controspazio», n. 1-2, 1970, pp. 2-15.

S. Benedetti, Per una architettura dell’Arcadia, Roma 1730, in «Controspazio», iii, n. 7-8, 1971, pp. 2-17.

P. Marconi, A. Cipriani, E. Valeriani, I disegni di architettura dell’Archivio Storico dell’Accademia di S. Luca, Roma 1974, vol. i.

L. Barroeo, Per Gabriele Valvassori, in «Bollettino d’Arte», lx (1975), fasc. 3-4, pp. 235-238.

G. Carandente, Il Palazzo Doria Pamphili, Milano 1975.

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F. Gualdi Sabatini, Opere giovanili di Gabrielle Valvassori, in «Storia dell’Architettura», v (1982), n. 1, pp. 39-52.

N. A. Mallory, Gabriele Valvassori, in MacMillan’s Encyclopedia of Architects, Londra 1982, iv, pp. 255-258.

C. Benocci, Gabriele Valvassori “architetto di giardini”: gli interventi nella Villa Doria Pamphilj a Roma e nella Villa Aldobrandini a Frascati, in Elisa Debenedetti (a cura di), Architettura, città, territorio : realizzazioni e teorie tra illuminismo e romanticismo, Bonsignori, Roma, 1992, pp. 51-82.

B. Contardi, G. Curcio (a cura di), IN URBE ARCHITECTUS. Modelli Disegni Misure La professione dell’architetto Roma 1680-1750, Catalogo della Mostra, Roma, Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, 12 dicembre 1991- 29 febbraio 1992.

A. Capriotti, D. Frascarelli, L. Testa, L’Arciconfraternita dei Bergamaschi 450 anni di vita: aspetti storico artistici di una soliditas romana, Roma 1989.

R. Wittkower, Arte e architettura in Italia, 1600-1750, Einaudi, Torino 1993, pp. 319-320.

B. Marinelli, I rioni di Foligno. Tradizione e storia, Edizioni Orfini Numeister, Foligno1994.

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G. Curcio, E. Kieven (a cura di), Storia dell’architettura italiana. Il Settecento, Electa, Milano 2000.

F. Bettoni, B. Marinelli, Foligno. Itinerari dentro e fuori le mura, Edizioni Orfini Numeister, Foligno 2001.

F. Santucci (a cura di), I Bagni di Nocera Umbra, Guida storico-artistica, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2003

A. Scotti Tosini, Storia dell’Architettura italiana. Il Seicento, Mondadori Electa, Milano 2003.

S. Costanzo, La scuola del Vanvitelli. Dai primi collaboratori del Maestro all'opera dei suoi seguaci, CLEAN, Napoli 2006.

G. Bertolaso, E. Boschi, I terremoti dell’appennino umbro-marchigiano I secolo a.C. – 2000, Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile. INGV, SGA, Bologna 2007.

 

Note con rimando automatico al testo

1 Filippo Barigioni ha avuto, inoltre, la carica di Architetto per il Tribunale delle strade (1711-1716, nell’anno successivo Bizzaccheri gli subentrerà). Nel 1727 si riscontra la progettazione della chiesa di S. Gregorio a ponte Quattro Capi dell’arciconfraternita della Divina Pietà, precedentemente affidata a Sebastiano Cipriani. Del suo predecessore modificherà la facciata esterna e l’impianto decorativo interno.

2 Cnf. L. Fortunato, Il progetto settecentesco e il “Palazzo Nuovo” di Bagni di Nocera, in F. Santucci (a cura di), I Bagni di Nocera Umbra, Guida storico-artistica, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2003, pp. 52-53. L’articolo propone un’interessante e nuova lettura del progetto di Barigioni e di Valvassori su base documentaria, non citata, però, nelle note dell’articolo e quindi non verificabile.

3 Probabilmente autore della cattedrale di Aversa con lo stesso Barigioni, che forse ha lasciato al suo allievo molto spazio (1736-1738).

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