Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Bombing the Art - Terrorismo e patrimonio culturale

fig. 1

 

Che il terrorismo sia un atto deplorevole e codardo è, oserei suggerire, scontato e acquisito. La linea sottile che divide il confine tra atto terroristico e guerra è fonte di numerosi studi sia giuridici che sociologici, mentre è assodato che l’atto eversivo ha valore fortemente simbolico. Dato che anche il patrimonio culturale è di per sé un simbolo, nel caso di un attentato contro di esso non è azzardato sostenere che si tratta di uno scontro tra valori iconici, anche se antitetici.

Si possono distinguere principalmente due tipi di “terrorismo contro il patrimonio”: il primo è di forma diretta, ossia si ha, come scopo, la distruzione della cultura; il secondo è invece indiretto poiché la distruzione o il danneggiamento è una conseguenza dell’atto che mira invece a spezzare delle vite.

Un esempio fra tutti, di attacco diretto, è la Strage di Via dei Georgofili di Firenze (fig. 1). Fino al giorno del disastro, 27 maggio 1993, Cosa Nostra mirava ad annientare il “Patrimonio umano” dell’Italia, quindi a distruggere le vite di Donne e Uomini dello Stato. A suggerire di colpire un luogo d’arte fu Paolo Bellini, estremista neofascista, ladro di quadri e di oggetti di antiquariato e informatore dei carabinieri: “Ucciso un giudice questi viene sostituito, ucciso un poliziotto avviene la stessa cosa, ma distrutta la torre di Pisa veniva distrutta una cosa insostituibile con incalcolabili danni per lo Stato”, queste le sue dichiarazioni.

Così, dopo aver fatto diversi sopralluoghi, si decise di colpire Firenze: in realtà è molto probabile che l'obiettivo indicato dai capi fosse proprio Piazzale degli Uffizi ma fu sicuramente scartato dagli attentatori perchè presidiato da telecamere e molto affollato.

La notte tra il 25 e il 26 maggio furono caricati 250 kilogrammi di tritolo, nitroglicerina e pentrite ⏤ una miscela molto simile a quella usata in via d’Amelio a Palermo1 ⏤ su una Fiat Uno ed un Fiorino, che sarebbe stato poi lasciato in via dei Georgofili. Il Fiorino esplose all’una e quattro minuti. Per le prime ore si pensò ad una fuga di gas, all'alba fu chiaro invece che non era quella la causa: i vigili portarono alla luce, dalle macerie, un cratere enorme, del diametro dai 2,90 ai 4,95 metri e profondo quasi un metro e mezzo.

fig. 2

L’esplosione distrusse la Torre dei Pulci (fig. 2), sede dell'Accademia dei Georgofili. Sotto le sue macerie morirono la custode dell'Accademia, Angelamaria Fiume, il marito Fabrizio Nencioni e le figlie Nadia e Caterina. Tra le fiamme di un altro edificio morì lo studente Dario Capolicchio, mentre trentotto persone rimasero ferite.

Oltre alle perdite umane il patrimonio culturale distrutto o danneggiato fu ingente: come detto, risultò totalmente distrutta la Torre dei Pulci, mentre furono gravemente rovinati la Galleria degli Uffizi, Palazzo Vecchio, la Chiesa di Santo Stefano e Cecilia al Ponte Vecchio e il Museo di Storia della Scienza e della Tecnica.

Le opere d’arte perse per sempre furono il Concerto musicale e i Giocatori di carte di Bartolomeo Manfredi; L'adorazione dei Pastori di Gerrit van Honthorst; Aquila di Bartolomeo Bimbi; Avvoltoi, gufi e beccaccia di Andrea Scacciati; Scena di caccia di Francis Grant; Grande cervo in una palude di Edwin Landseer.

L’elenco delle opere gravemente danneggiate sembra, invece, un campo di guerra: Compianto e sepoltura di Cristo di Van Der Weyden; Morte di Adone di Sebastiano del Piombo; Ritratto di Giovanni della Casa di Cristofano dell'Altissimo; Morte di Piramo e Tisbe di Gregorio Pagani; Enrico IV alla battaglia d'Ivry e il Ritratto di Filippo IV di Spagna di Rubens; Porto con Villa Medici di Lorrain; Testa di angelo del Bernini; Adorazione del Bambino di Gherardo Delle Notti; La buona ventura e la Cena con suonatori di liuto di Gherardo Delle Notti; Tributo a Cesare e la Disputa con i Dottori di Manfredi; Morte di Lucrezia di F. Rustici; Giuditta e Oloferne e Santa Caterina di A. Gentileschi; David con la testa di Golia di G. Reni; Parabola del convitato a nozze di B. Strozzi; Natura Morta di Empoli; Massinissa e Sofonisba di R. Manetti; David placa l'ira di Saul e il David festeggiato dalle fanciulle di G.B. Spinelli; Scena di gioco di N. Reiner; Incredulità di S. Tommaso, Liberazione di S. Pietro e la Battaglia di Radicofani di scuole caravaggesche; Giocatori di dadi di Valentin; Fiori di M. Caffi e la Cena con sponsali di Gherardo Delle Notti.
A queste si aggiunsero quelle che furono lievemente danneggiate.

fig. 3

Se solo ci fermassimo a pensare cosa sarebbe successo nel caso in cui l’esplosione fosse avvenuta davanti l’ingresso del museo degli Uffizi, difficilmente non rabbrivideremmo. La deflagrazione avrebbe colpito uno dei musei più importanti del mondo, così come avrebbe distrutto la Loggia della Signoria e il piazzale antistante. Inoltre, considerando che tra 1993 e 1996 gli Uffizi ospitarono una media di 1.160.000 annui, se l'auto bomba fosse esplosa in pieno giorno, possiamo immaginare la perdita di vite umane. Una devastazione.

Oltre alle perdite umane e culturali, i costi per il restauro e le ricostruzioni ammontarono a circa 15 milioni e mezzo di euro pari, per fare un esempio, a poco più di due volte e mezzo il guadagno annuo degli Uffizi stessi nel mese dell’attentato2; per essere ancor più prosaici, per coprire il costo totale si dovrebbero vendere più di 2,3 milioni di biglietti al prezzo attuale!

Ma i danni, purtroppo, non finirono qui. Che dire dell’immagine fornita dall’evento nei paesi esteri? In un articolo il New York Times del 28 maggio, denunciando la presenza di protezione solo per alcune delle opere degli Uffizi, ammette “Ma è impossibile proteggere un intero museo dal terrorismo, specialmente se inserito in un reticolato cittadino così affollato”3.

Cosa ha inoltre comportato la distruzione della Torre dei Pulci, il danneggiamento della Chiesa di Santo Stefano al Ponte e quello del Museo Galileo? Prima di descrivere i danni che questi luoghi subirono, vorrei far notare ancora la portata deflagrante della bomba: i luoghi colpiti, infatti, si trovano, in linea d’aria rispetto al punto d’esplosione ad una distanza massima di circa 90-100 metri; non stupisce che i danni subiti dal Museo Galileo, il più lontano, riguardassero strumentazioni in materiale estremamente fragile (fig. 3).

La Torre dei Pulci è la sede dell’Accademia dei Georgofili, che si occupa degli studi di agronomia, selvicoltura, economia e geografia agraria. Il contenuto archivistico copre un arco di tempo che va dalla seconda metà del Cinquecento ai nostri giorni. L’11 marzo 1996 terminarono i complessi e delicati lavori di restauro della Torre, dei libri più antichi, dei documenti, delle opere d’arte e degli arredi recuperati. L’esplosione portò alla luce un pozzo medievale e una pregevole scala che collegava l’ingresso dell’Accademia con un mezzanino degli Uffizi da tempo in disuso. Le tracce dell’esplosione sono ancora visibili nei muri esterni, lasciate a vista dai restauratori.

Una “scoperta” simile a quella dell’Accademia si verificò anche per la Chiesa di S. Stefano: fu riscoperto infatti un affresco del Quattrocento, della scuola Botticelliana, raffigurante Tobia e l’arcangelo Raffaele; "in cambio" però la Chiesa e l'annesso museo subirono alcuni danni.

fig. 4

Alla distruzione avvenuta a Firenze, seguirono nello stesso anno e ancora per mano di Cosa Nostra, le stragi di Luglio, che rappresentarono la fase finale dell'attacco allo Stato: quella milanese di via Palestro e quelle romane di piazza San Giovanni in Laterano e della Chiesa di San Giorgio al Velabro. I tre eventi avvennero nel giro di soli 48 minuti: per prima fu colpita Milano, all’altezza della Galleria d'arte moderna e del Padiglione di arte contemporanea (fig. 4); poi toccò a Roma.

Nell'esplosione milanese persero la vita cinque persone: Carlo La Catena, Sergio Pasotto, Stefano Picerno, Alessandro Ferrari e Moussafir Driss.

I danni ai due complessi museali furono notevoli, in particolare per il Padiglione d'arte; degli 800 metri quadrati di spazio espositivo rimasero solo macerie.

Il PAC avrebbe dovuto ospitare circa trenta opere di Mario Nigro, che al momento dell’esplosione erano ancora imballate in attesa di essere trasferite temporaneamente alla Villa Reale. L'attentato distrusse completamente Totem, un’opera composta da diversi pannelli.

Le travi di ferro erano piegate dal fuoco mentre la copertura franò assieme ai muri perimetrali. Il cratere che si formò fu simile a quello di Firenze, simile fu anche il tipo di esplosivo e la modalità di esecuzione: una Fiat Uno.

Anche Villa Reale fu colpita indirettamente: una persiana arrivò a poca distanza dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Nessuna opera della Galleria d'arte moderna, per fortuna, rimase danneggiata; solo la Ebe del Canova subì un leggero graffio e fu ritrovata inclinata, poggiante sul muro.

Gli attentati romani non causarono perdite umane. La prima esplosione si verificò davanti la Basilica di S. Giovanni in Laterano (fig. 5); il porticato e la Loggia delle Benedizioni subirono notevoli danni. Anche l’antico organo venne seriamente deteriorato.

fig. 5


La seconda esplosione a San Giorgio al Velabro (fig. 6) portò ad una situazione più drammaticamente compromessa: gran parte del portico duecentesco crollò miseramente, causando l’apertura di una larga breccia sul prospetto principale.

Gaspare Spatuzza ha dichiarato di recente: “L'obiettivo in via Palestro e in via dei Georgofili erano i monumenti, non le vite umane”4.

Arriviamo ai nostri giorni. Il cosiddetto Stato Islamico ha dichiarato guerra all’idolatria, considerando gli sciiti come eretici5, e ha intrapreso la distruzione sistematica dei luoghi di questo culto oltre a quelli di altre fedi.

Tra i molti attacchi al patrimonio iracheno troviamo la Moschea a Mosul di Al-Qubba Husseiniya insieme alla Qabr al-Bint o “Tomba della Ragazza dal cuore spezzato” e la Chiesa dell’Immacolata, la Moschea di Jawad Husseiniya e il Santuario di Saad bin Aqeel Husseiniya a Tell Afar. Siamo di fronte ad un attacco terroristico di tipo ideologico che mira alla distruzione di simboli considerati “scomodi”. Circa 4000 opere sono state distrutte o sono in pericolo; a tale statistica si aggiunge anche la possibilità di vendita dei beni mobili per il finanziamento dell’Isis.

Quando nel marzo 2001 crollarono i due Buddha di Bamiyan (fig. 7) sotto i colpi dei cannoni ed esplosivi talebani, appelli e critiche partirono da ogni organizzazione e ogni nazione, incluse quelle più vicine all’Afghanistan6. Nel patrimonio UNESCO dal 2003, le statue appartenevano alla scuola buddhista Mahāsāmghika dei Lokottaravādin (Buddhismo primitivo). La valle della provincia di Bamiyan si trova a circa 230 km da Kabul e, anticamente, era passaggio obbligatorio per la Via della Seta; si comprende l'importanza che le statue e le migliaia di grotte delle valli acquisirono per le comunità nel corso dei secoli.

fig. 7

Le statue erano state scolpite direttamente nella roccia nell'arco di due secoli (III-V sec d.C.) e possono essere considerate prodotti della cosiddetta arte greco-buddhista che fiorì a partire dal secondo secolo d.C. nella regione del Gandhara, caratterizzata dal sincretismo occidentale e orientale, quindi con elementi sia dell’arte ellenica sia delle culture orientali. Non è un mistero che le religioni e le culture del passato, come l’arte classica e l’arte buddhista, si siano fuse per ricercare un “bilanciamento estetico” dei loro prodotti.

Questi sono esempi di attacchi diretti al patrimonio artistico da parte di organizzazioni terroristiche. Tra gli attacchi indiretti ricordiamo, infine, quelli dell’11 settembre a New York. Generalmente riferendosi agli attentati del World Trade Center si pone l’accento sulle migliaia di vittime che persero la vita nell’evento, ma pochi sanno che oltre alla perdita di vite umane sono stati perduti notevoli brandelli di patrimonio artistico e archivistico. Il bollettino delle perdite conta: 21 biblioteche; la Chiesa Greco-ortodossa di San Nicola; Ideogram, una scultura in acciaio di James Rosati posizionata tra le due torri; la Sphere for Plaza Fountain (fig. 8), un’enorme sfera bronzea su una base di granito dell’artista tedesco contemporaneo Fritz Koenig, seriamente danneggiata ma recuperata oggi in qualità di memoriale; Cloud Fortress, dell’artista giapponese Masayuki Nagare, distrutta e parzialmente recuperata; Arazzo del World Trade Center7 di Miró, distrutto con la caduta della Torre 2 (si trovava nella hall dell’edificio); Sky Gate, New York , una scultura lignea di Louise Nevelson; WTC Stabile, in acciaio rosso, noto anche come “Tre ali”, di Alexander Calder, che al momento dell’impatto si trovava davanti al vecchio WTC7; la Fontana memoriale per le vittime dell’attentato del 1993 di Elyn Zimmerman; alcune delle 300 sculture e disegni di Auguste Rodin, della collezione Cantor Fitzgerald; Needle Tower, dello scultore e fotografo americano Kenneth Snelson; Recollection Pond, un arazzo dello scrittore e artista Romare Bearden; Path Mural di Germaine Keller; Commuter Landscape, un murale di Cynthia Mailman; Fan Dancing with the Birds di Hunt Slonem e, infine, The Entablature Series del maggior rappresentante della Pop art, Roy Lichtenstein.

fig. 8

Perchè distruggere il patrimonio artistico? La risposta ci è già stata suggerita dagli attentati appena descritti: motivazioni economiche e ideologiche. Se distruggessi il Colosseo avrei una ricaduta economico-turistica inimmaginabile; se distruggessi il Santuario di Itsukushima le comunità shintoiste non ne sarebbero entusiaste (per non parlare del danno all'onnipresente dio denaro)!

In entrambi i casi, oltre ai danni economici e ideologici - dopotutto potrei pensare che l'economia di uno stato estero non mi interessa poi così molto, così come potrei pensarlo di una religione a me lontana - il valore sicuramente più grande che si può (e si dovrebbe, aggiungerei) colpire è quello culturale.

La perdita di anche un solo monumento, che sia distrutto dall'uomo o dalla natura, deve farci rabbrividire. Tutto ciò è anche frutto della carenza di educazione alla conservazione del patrimonio artistico e della conoscenza in generale.

Cosa fare per contrastare fenomeni terroristici contro il patrimonio? Purtroppo i mezzi diretti per proteggere tali beni sono pochi, perchè solo la prevenzione da parte delle istituzioni può aiutare. Noi "comuni mortali" possiamo affidarci soltanto alla mai scontata indignazione.

 

Note al testo

1 L’esplosivo era del tipo Semtex-H e in quantità di circa 90 kg. La quantità, un terzo di quella di via dei Georgofili, evidenzia che gli attentatori mirarono a provocare più danni possibili al patrimonio artistico

2 Il guadagno degli Uffizi si riferisce al 1996 e cioè 5.982.070,68 € (Fonte: MiBACT - Ufficio Statistica)

5 Gli sciiti è un ramo religioso islamico che accorda una particolare importanza al culto dei martiri

6 La religione islamica ha sempre tentato di preservare le testimonianze antiche di popolazioni pre-islamiche e non (basti pensare all’Iraq, alla Siria, all’Egitto). Questo concetto è stato anche sottolineato dalla Dichiarazione Islamica sulla diversità culturale del 2004, da parte dell’ISESCO (Islamic Educational, Scientific and Cultural Organization)

7 La storia dietro l’opera di Miró è particolare, poiché legata ad un evento tragico: durante un soggiorno in Spagna, sua figlia ebbe un incidente e fu ricoverata in un ospedale gestito dalle suore a cui promise un suo lavoro se l’avessero salvata. Dopo la guarigione della figlia le suore chiesero all’artista un arazzo, ma questi rispose di non averne mai creato uno, così le religiose lo portarono da un artigiano locale che insegnò a Miró quest’arte. Dall’esperienza nacquero circa una ventina di arazzi.

 

 

 

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