Fogli e Parole d'Arte

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1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Testuali parole

Looted in Italy - 2

(vedi la prima parte dell'articolo)

 

Archeomafie

Fig. 1

Come si è visto, dietro a quello che può sembrare una marachella archeologica, c'è un mondo. Un mondo che è stato definito Archeomafia da Legambiente. L'associazione ambientalista definisce così il concetto, come “l'attività dei gruppi organizzati che trafficano illegalmente opere d'arte, operando a danno del patrimonio archeologico, storico ed artistico che viene razziato”. Gravissimo. Un po' di cifre. Tra 1970 e 2003 un numero impressionante di reperti archeologici è stato recuperato: 510.737 (in media 15.500 reperti ogni anno). Saltando al 2006, si assiste ad un boom di recuperi: le forze dell'ordine hanno riscattato oltre 27.000 reperti archeologici provenienti da scavi clandestini, mentre l'anno precedente i recuperi si attestavarono intorno a 27.831. Solo nel 2008, secondo il rapporto Legambiente, il giro d'affari è di circa 150 milioni di euro all'anno. Nell'anno appena trascorso, sempre Legambiente, nel rapporto Ecomafia 2010, presenta questi numeri: 14.596 reperti paleontologici e 55.586 archeologici recuperati, numeri che, fortunatamente, crescono di anno in anno.

Il 20 gennaio 2010 i carabinieri hanno sventato un traffico internazionale di reperti archeologici, realizzato da una rete criminale in grado di muoversi tra Italia, Spagna, Francia, Germania e Lussemburgo: 1.248 reperti archeologici e centinaia di fossili, per un valore stimato di 4 milioni e 350 mila euro. Dalle indagini è emerso che questi hanno passato a setaccio principalmente le aree archeologiche delle province di Matera e Bari.

Dati che fanno pensare e su cui riflettere. Sconcertante è anche scoprire che i soldi frutto dei furti d'arte e del traffico di reperti archeologici possano aver finanziato il terrorismo internazionale e la mafia. È notizia di un anno fa che il Bundeskriminalamt, l'Ufficio Federale per i Crimini (Germania), possieda testimonianza per cui Mohammed Atta (capo degli attentatori dell'11 settembre a New York) si fosse informato, in Germania, dove poter smerciare antichità provenienti dall'Afghanistan per l'acquisto di un aereo. La Cultura al servizio del terrorismo.

Fig. 2

Non mi dilungherò sui processi intentati a Marion True e Bob Hecht, già ampiamente trattati nel libro di Isman. Vorrei comunque fare degli aggiornamenti.

Il 13 ottobre 2010 si è concluso il processo contro Marion True (ex curator del Getty Museum), presso il Tribunale di Roma, con una sentenza di prescrizione per le accuse di ricettazione e associazione a delinquere; anche se dagli atti e testimonianze “emergono gravi indizi sull'esistenza di un'articolata organizzazione a livello trasnazionale, dedita alla ricettazione e al traffico internazionale di opere d'arte proventi di furto e scavo clandestino”, così come afferma la sentenza del giudice Aurora Cantilòlo.

A luglio 2011, invece, scadrà il termine di prescrizione per Bob Hecht, imputato di essere capo e promotore dell'associazione a delinquere.

Anche se la sentenza di prescrizione per la True è effettiva, le parole del giudice Cantilòlo hanno un peso e importanza notevole, in quanto confermano la validità di tutto il lavoro svolto dagli organi investigativi di competenza. Purtroppo la legge Ex Cirielli (251/2005) che diminuisce fortemente il periodo di prescrizione, permette una maggiore elasticità a chi, del traffico culturale, ne ha fatto un business.

Interessante è leggere le dichiarazioni rilasciate, a sentenza ultimata, dalla diretta interessata, Marion True1, definendo il processo mosso da ragioni politiche.

 

La legislazione italiana e gli organi di tutela

Nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio viene affrontato ogni aspetto del rinvenimento fortuito e le conseguenze che questo comporta. Brevemente: lo scopritore fortuito ha l'obbligo di denunciare il ritrovamento del bene e, nel caso non fosse possibile conservarlo nel luogo di ritrovamento, ha facoltà di rimozione e di custodia. Il Ministero corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate al proprietario dell'immobile, al concessionario dell'attività di ricerca ed allo scopritore fortuito a patto che non abbia violato la proprietà privata.

Il premio può essere corrisposto in denaro o mediante rilascio in parte delle cose ritrovate.

Chi si occupa di tutelare il patrimonio culturale ed artistico, svolgendo indagini riguardanti i reati contro di questo? Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Le origini risalgono al 1969, quando, il Generale Arnaldo Ferrara, determinò di costituire, presso il Ministero della Pubblica Istruzione, il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Con questo atto, l'Italia fu la prima nazione al mondo a dotarsi di un organismo di polizia specializzato.

Al fine di adattare il Nucleo alle dinamiche del crimine contro il patrimonio, venne articolato in diverse sezioni, quali: Archeologia, Antiquariato, Falsificazione ed Arte Contemporanea. Successivamente, nel 1992, il reparto fu portato alle dipendenze del Dicastero per i Beni Culturali, per arrivare, infine, al cambiamento della denominazione, in quella attuale nel 2001.

 

Conclusione: i danni degli scavi clandestini

Si è già accennato a cosa comporta uno scavo illegale, non solo alla perdita di un reperto di importanza culturale ma anche, e non meno importante, alla perdita di informazioni scientifiche.

L'attività del tombarolo non riguarda in nessun caso l'archeologia scientifica. Ma cosa significa scavare?

Riassumere brevemente questo concetto è inattuabile, in quanto molto confluisce nel lavoro dell'archeologo, ma cerchiamo di precisare alcuni concetti fondamentali.

Puntualizziamo immediatamente che intraprendere uno scavo archeologico equivale a distruggere le testimonianze che la stratigrafia ci mostra. La stratigrafia archeologica è lo studio della stratificazione, cioè lo studio dei cambiamenti che un materiale depositato subisce o dei mutamenti delle condizioni di deposizione (sia di sedimentazione sia di asportazione). Per fare un esempio. Col passare del tempo e quindi con le varie vicende ambientali e antropiche, sul suolo vergine si sono sovrapposti strati di materiale (che può essere terroso o altro). Quando un archeologo va a scavare (dopo studi preliminari) in quel luogo particolare, non fa altro che distruggere delle testimonianze, è per ovviare a questo che tutta l'attività deve essere documentata il più fedelmente possibile, proprio perché si tratta di un'azione irreversibile.

Il tombarolo non tiene in considerazione le relazioni che si stabiliscono tra reperti e strati o tra reperti stessi, andando invece a preoccuparsi dell'aspetto estetico dell'oggetto, che perde quindi ogni valenza scientifica, perché, appunto, viene “allontanato” dal suo contesto senza un'adeguata documentazione.

Per concludere, tutto il percorso che l'archeologia ha fatto per arrivare ad essere qualificata come scienza, si ridurrebbe a ciò che l'archeologia rappresentava più di duecento anni fa: una sorta di antiquariato.

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Triade Capitolina (180 d.C.), conservata al Museo Archeologico Nazionale di Palestrina, fu rinvenuta da Pietro Casasanta nel 1994;

Fig. 2, Cratere di Eufronio (515 a.C. circa), è stato restituito all'Italia (ora al Museo di Villa Giulia a Roma) dal Metropolitan Museum di New York nel 2008. Nei documenti, rivelatisi falsi, risultava che il cratere provenisse da acquisto per scambio tramite lasciti e doni nel 1972.


Note con rimando al testo

1 M. True, È stato un processo politico”, in Il Giornale dell'Arte, 305, gennaio 2011. Disponibile su <http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2011/1/106079.html>


Bibliografia di riferimento

A. Carandini, Storie dalla terra, Biblioteca Einaudi, Torino, 2000;

D. Preziosi, Siamo il 118 dell'archeologia, in Left, 47, 1 dicembre 2006;

E. Harris, Principi di stratigrafia archeologica, Carocci, Roma, 2008;

F. Isman, Clandestine excavation is a crime that is hard to prove”, in The Art Newspaper, 220, gennaio 2010;

F. Isman, I predatori dell'arte perduta, Skira, Milano, 2009;

F. Isman, La grande razzia: Vasi Etruschi ricomposti, venduti ed esposti in musei e negozi, in Il Messaggero, 10 febbraio 2006;

F. Isman, Marion True: macché assoluzione, giudici troppo lenti, in Il Giornale dell'Arte, gennaio 2011;

F. Isman, Soldi alla mafia dai furti d'arte”, in Il Messaggero, 18 ottobre 2005;

F. Isman, Tutto iniziò negli anni Settanta, quando il Met..., in Il Giornale dell'Arte, 305, gennaio 2011;

Il boss mafioso ama l'arte e l'archeologia, in Il Sole 24 Ore, 29 maggio 2011;

L. Mirone, Tesoro di mare, in Left, 47, 1 dicembre 2006;

M. Lucidi, Il bidone di Cerveteri, in Left, 47, 1 dicembre 2006;

M. Romani, Arma fatta ad arte, in Left, 47, 1 dicembre 2006;

M. True, È stato un processo politico”, in Il Giornale dell'Arte, 305, gennaio 2011;

S. Basso, Glasnot in galleria, in Left, 47, 1 dicembre 2006;

S. Maggiorelli, Come ti ripulisco l'Italia, in Left, 47, 1 dicembre 2006;

S. Maggiorelli, Venere clandestina, in Left, 47, 1 dicembre 2006

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