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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Nel centro storico di Bolsena si innalza il Palazzo Cozza-Caposavi, fatto costruire nel 1561 dal Cardinale Tiberio Crispo. Il Palazzo, con i suoi splendidi arredi, oggi è aperto al pubblico come casa-museo, ma anche come residenza di charme.

Il volume di Gabriele Neri edito da Hoepli, rappresenta una sintesi eccellente dell’opera di Nervi e il primo autentico tentativo di mettere ordine nella sterminata lista delle architetture costruite dal grande ingegnere.

Con Tragudia, Alessandro Serra assembla sapientemente Edipo re, Edipo a Colono, uno spicchio delle Eumenidi e altre fonti del mito. A interessare il regista è l’intero cammino esistenziale di Edipo, un percorso iniziatico che pulsa alla radice stessa della cultura occidentale.

I social media consentono agli ignoranti di spacciarsi per conoscitori e consentono a malintenzionati di approfittarsi di ingenui; inoltre, non distinguono tra vero e falso e anzi tendono a dare maggior spessore alle falsità. Perché la gente li frequenta? Non sarebbe ora di farli fallire?

La firma, se non l''effige dell'artista, fornisce una inequivocabile indicazione sulla paternità dell’opera; ma ci sono anche altre soluzioni per “dipingere sé”, e quindi per comunicare la propria presenza e esistenza.

Vincenzo Agnetti ha scritto, parlato, e abitato l’arte in molteplici forme e sfumature. È stato poeta, scrittore, artista: uomo artista.

Avventurarsi nei territori dell’arte contemporanea al fine di determinarne anche solo la data d’inizio, è come scegliere di schiantarsi contro un muro, impenetrabile e inaccessibile.

Nel 1995, pochi mesi prima dell’inizio dei lavori di restauro diretti da Norman Foster, Christo e Jeanne-Claude furono finalmente in grado di impacchettare il Reichstag di Berlino secondo un progetto pronto da anni.

Gino De Dominicis, artista di ardua catalogazione scomparso precocemente a 51 anni nel 1998, centellinava le proprie apparizioni, era restio a fornire notizie su di sé, rifiutava o si dichiarava contrario verso le varie forme di promozione delle proprie opere: libri, fotografie, cataloghi. A Venezia nel 1972 una sua installazione fece scandalo al punto da essere citata da Pasolini come esempio di "confusione mostruosa".

Due segni di riconoscimento tipici di Antonio del Pollaiolo, la deviazione oculare destra e una mano in iperestensione, portano ad attribuirgli la paternità, o la collaborazione, per alcune opere di rilievo.

Alcune considerazioni storiche e artistiche consentono di appoggiare la tesi secondo cui tra la fine del 1470 e il 1477 il capofabbrica del Palazzo Ducale di Urbino fosse Antonio del Pollaiolo.

Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Würth presso l’Art Forum Würth di Capena a una ventina di chilometri da Roma, è una grande esposizione collettiva che raccoglie oltre 50 opere – dipinti e sculture, incisioni e fotografie, collage e stampe – realizzate tra il 1888 e il 2020. Aperta sino all’11 settembre 2027.