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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Il Reichstag impacchettato
A lungo, perlomeno dal dopoguerra al 1990, Berlino non è stata una città attraente per il turismo. Città divisa, di accesso difficile per gli occidentali, maltrattata nel settore orientale – il più bello e antico - controllato dai sovietici, Berlino è diventata una meta di viaggio solo dopo la sua riunificazione e in realtà si può porre una data d'inizio alla sua nuova vita, il 1995, quando Christo e Jeanne-Claude ebbero il coraggio, insieme al Senato della città-stato, di impacchettare il Reichstag ancora privo di cupola. Furono milioni i turisti – in gran parte tedeschi - accorsi a vedere quell'incredibile pacchetto di tela grigia di varie migliaia di metri cubi, e da quel momento il nuovo destino della città, un cantiere a cielo aperto per le nuove meraviglie dell'architettura, fu segnato.
Pochi anni dopo fu completata la ristrutturazione dell’edificio. La nuova cupola, parte del progetto globale di Norman Foster, è oggi uno dei luoghi più visitati e amati di Berlino, un oggetto architettonico che possiede l'apparente semplicità dei capolavori; copre il vecchio palazzo del Reichstag, oggi sede del Bundestag (ovvero del Parlamento tedesco), completato nel 1894 su progetto di Paul Wallot.
Il Reichstag oggi visto dalla Spree
E’ un edificio neoclassico con un monumentale pronao di ingresso che lo apparenta a molti altri edifici ottocenteschi, come il British Museum di Londra o il Parlamento di Vienna. Caratteristica originale e ben visibile era la grande cupola che lo sormontava, costruita in ferro e vetro secondo la voga ingegneristica del periodo. Nel 1933 un misterioso incendio prestò ai nazisti l'occasione per sospendere l'attività democratica nell'edificio e durante la guerra i bombardamenti subiti e la riconquista da parte dei russi, immortalata da una fotografia divenuta emblema della fine della guerra, fecero del Reichstag il triste simbolo dell'unità perduta della Germania e della sua sconfitta.
Rimasto nel settore occidentale, ma a due passi dal Muro, l'edificio non venne risanato ma in qualche modo messo a tacere. Nel 1954 i resti della cupola originale furono demoliti e negli anni Sessanta furono eseguiti restauri conservativi sull'esterno e protettivi all'interno. Di fatto, per oltre quarant'anni poco utilizzato come filiale del Parlamento di Bonn, il 3 ottobre del 1990 il Reichstag tornò agli onori della cronaca come sede non casuale dell'atto di Riunificazione voluto da Helmut Kohl, alla presenza tra gli altri di un protagonista come Willy Brandt, ex cancelliere della Germania Federale, ex borgomastro di Berlino ed ex soldato della guerra al nazismo. Sempre qui, in una riunione del Bundestag, il 20 giugno 1991, si decise di riportare la capitale a Berlino, e il 19 aprile del 1999 si svolse la prima seduta del nuovo Parlamento della Germania riunita.
Il restauro di Foster non è stato tuttavia un'operazione semplice o prevedibile, ma si è posto anzi come un modello straordinariamente vitale per la ricostruzione della città. Alla base, nella concezione architettonica, artistica e politica del maestro inglese, troviamo gli ideali stessi della democrazia: la trasparenza del potere, l'eguaglianza dei cittadini, il rispetto della storia.


La cupola del Reichstag vista dall'esterno e dall'interno;
la foto in basso mostra la base rovesciata dello Scultore di Luce all'ultimo livello.
I lavori di normalizzazione del palazzo, che molti, tra cui Santiago Calatrava vincitore nel 1992 di un primo concorso per la ristrutturazione, volevano svuotare completamente lasciando in piedi solo l'involucro esterno, hanno infatti portato alla luce numerose testimonianze dell'edificio originale e degli interventi del dopoguerra. Foster si convinse allora della necessità di mantenere intatte le testimonianze più interessanti, pur all'interno di una revisione funzionale della struttura e delle divisioni interne, tenendo in massimo conto che il Bundestag, cioè l'organismo parlamentare federale che trova sede nel palazzo tuttora denominato Reichstag (ingenerando qualche confusione anche nei cittadini tedeschi), è il cuore stesso della Repubblica, il luogo e il simbolo della democrazia, e deve rappresentare l'unità e la civiltà tedesca.
A questo scopo Foster svela l'interno grazie alla trasparenza dei vetri e all'apertura degli spazi e definisce un unico ingresso per tutti, deputati, cittadini, visitatori, dal grande pronao sul lato occidentale, sotto la scritta cubitale Dem Deutschen Volke (Al popolo tedesco). La posizione attuale dell'edificio, com'è venuta a determinarsi dalle ultime ristrutturazioni urbane, lo valorizza poi notevolmente: sul lato orientale lungo la Spree, infatti, il Reichstag è fronteggiato e rispecchiato dalle nuovissime sedi degli uffici del Parlamento, in un angolo della città privo di traffico e di rumore, mentre verso nord a poche centinaia di metri in linea d'aria si trovano il Kanzleramt (sede del cancellierato) e la spettacolare Hauptbahnohof (principale stazione ferroviaria), gigante anch'esso coperto di vetro.
La cupola resta comunque l'elemento più popolare e appariscente del lavoro di Foster e merita attenzione sia per le scelte formali sia per quelle tecniche. L'architetto inglese ha voluto collocare questo grandioso oggetto d'acciaio, alto 23 metri e largo 40, pesante oltre mille tonnellate e rivestito da due strati di vetro, poggiandolo sulla nuova copertura piana del palazzo, resa praticabile e dotata di aree ricreative sia per i visitatori sia per i funzionari dello Stato. In realtà la cupola si sovrappone a un elemento conico capovolto, detto da Foster il Light sculptor, che penetra nella sottostante grande sala del parlamento e che è retto dalla struttura stessa della cupola.
Lo Scultore di luce è pesante 300 tonnellate, largo da 2 metri e mezzo fino a 16, il cono è rivestito da specchi di vetro che assorbono la luce esterna, mossi da un mecca elettronico che giorno per giorno segue la traccia celeste del sole; viceversa, quando la luce elettrica è accesa nella Camera sottostante, il cono riflette la luce sulla cupola e segnala alla Capitale che il Parlamento lavora. Anche la ventilazione interna è garantita da sofisticati sistemi eco-compatibili, che sfruttano le correnti naturali e quelle indotte tramite scambiatori di calore. Se questi dati tecnologici sono rilevanti, il percorso interno nella cupola, ripreso sicuramente dalla tradizione rinascimentale, è comunque e sicuramente di grande suggestione formale, con le ampie rampe elicoidali che consentono al visitatore di galleggiare sopra il palazzo e nel cielo di Berlino.

Una tavola del progetto di Christo per Berlino


Dettagli dell'impacchettamento
Fu prima dell’inizio dei lavori diretti da Foster che Christo potè infine impacchettare il Reichstag secondo un progetto pronto da anni. Uno smisurato manto argenteo, stretto da corde azzurre, chiuse come un bozzolo la struttura del palazzo, lasciandone comunque intuire i volumi e le articolazioni. Personalmente ricordo ancora i manifesti che proponevano bizzarramente prodotti nascosti da stoffe argentate e corde azzurre, celebrando il successo visivo e anche pubblicitario dell’operazione di Christo. E anche il Senato cittadino (Berlino è una città-stato governata da un suo particolare apparato) nell’estate del 2025 ha dimostrato la sua riconoscenza, imbastendo una originale commemorazione: alcuni potenti proiettori hanno usato la facciata del Reichstag come uno schermo, ricreando l’immagine di quello smisurato manto argenteo creato da Christo e Jeanne-Claude.

2025, trent'anni dopo: la proiezione sul Reichstag dei teloni di Christo
Christo Javacheff è statotra gli artisti più noti a livello universale, anche se spesso la sua fama è stata popolarmente negativa: era quello che impacchetta i monumenti. La sua carriera è costellata da progetti colossali, che incredibilmente è spesso riuscito a concludere, magari a decenni di distanza dalle prime bozze e persino dopo la morte (avvenuta nel 2020, la moglie Jeanne-Claude era mancata già nel 2009). Dai Packages di fine anni Cinquanta alle strepitose invenzioni del Duemila, come The Gates del 2005 nel Central Park di New York oThe Floating Piers del 2014 sul lago d'Iseo, l’attività di Christo è stata ininterrotta ed estremamente coerente. Nel suo caso, il concetto di effimero, legato alla memoria delle feste barocche, è perfettamente chiaro. Va anche sottolineato come la transitorietà di queste opere sia per così dire alleggerita dalle testimonianze fotografiche e cinematografiche, ben più precise dei disegni di un tempo.
L'idea di coprire l'oggetto di consumo fu in fondo una sorta di contro-Pop Art: il consumismo e la pubblicità diventano opera d'arte, che siano visibili o no. Christo già negli anni Sessanta scatenava la sua fantasia immaginando di coprire con stoffe e teli oggetti architettonici famosi, quali il Ponte Sant'Angelo a Roma o l'Arc de Triomphe a Parigi. Sarebbe poi passato a dimensioni geografiche, entrando di diritto tra gli esponenti della Land Art, circondando isole e collegando sponde di laghi, con un incredibile esborso di denaro. Quali problemi si presentino con progetti simili lo ha spiegato lo stesso Christo in molte occasioni, tra cui una bella intervista a Germano Celant riportata nel catalogo di una personale dell'artista a Brescia nel 2014:
Ogni nostro progetto trasforma letteralmente lo spazio o l’edificio in uno “spazio artistico”. Abbiamo pagato 3 milioni di dollari al comune di New York per avere Central Park a disposizione per tre mesi e realizzare The Gates. Lavoriamo anche sui diritti d’autore e sui marchi di tutti i progetti, e per questo non permettiamo che si svolgano attività nell’area di lavoro, tenendo conto anche del fatto che studiare e preparare le opere è molto complicato, come lo è ottenere il diritto di realizzarle.
E sul Reichstag:
Ricordo molto bene la delicatezza con cui la gente toccava il tessuto del Reichstag, come fosse una pelle o qualcosa di ancora più intimo... Per realizzarlo, a Berlino, abbiamo dovuto ricorrere a degli operai edili – era un lavoro semplice ma si trattava pur sempre di un intero edificio... come nei palazzi in costruzione a Manhattan, abbiamo montato delle impalcature, al di là delle quali si è lavorato senza essere visti all’esterno. Era fuori discussione: nessuno doveva vedere se non l’intervento finito! Tutto il posizionamento del tessuto è stato fatto da climbers, e durante i lavori il cantiere era isolato da una recinzione che abbiamo tolto quando abbiamo finito di impacchettare il Reichstag. Da quel momento migliaia di persone hanno iniziato a camminargli intorno, si sono avvicinate per toccare l’architettura, il tessuto... si appoggiavano sulla sua superficie per vedere quanto rientrasse...



Nei disegni di Christo, l'Arco di Trionfo impacchettato, i Gates a Manhattan, i moli del Lago d'Iseo
Anche Christo ha giocato sulla idea di un'arte che non è più costruzione da zero di un oggetto, ma una sorta di connessione intellettuale con la realtà o con la storia. Coprire l'oggetto di consumo poteva essere un gesto polemico, ma la copertura di un intero edificio rappresentava un gesto clamoroso, una colossale trovata pubblicitaria che finiva per valorizzare a ritroso l'oggetto provvisoriamente nascosto. Il riutilizzo di materiali, o la loro conversione in “qualcos’altro”, fa parte della stessa prospettiva progettuale. Le scelte costruttive, ovvero di opere del tutto nuove per quanto non durevoli, lo spinsero in un territorio progettuale di estremo interesse, sospeso tra design, architettura e installazioni artistiche; dopo la cancellatura, si potrebbe dire, arriva la sottolineatura. E per fare un confronto, non va dimenticato che qualunque mostra, expo, biennale, quadriennale, è per sua natura un progetto a termine, che si chiude visivamente e fisicamente, ma che non scompare dalla memoria degli uomini.