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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Colette, nella mirabile interpretazione di Milena Vukotic

 


Colette fotografata da Henri Manuel nel 1910 circa (da Wikipedia)


Con Colette il Todi Festival ci ha offerto una straordinaria prova di attrice. Lo spettacolo, andato in scena lo scorso 29 Agosto in prima nazionale al Teatro Comunale di Todi, era molto atteso dal pubblico e dalla critica e le aspettative non sono state tradite. Il debutto dell’ultranovantenne Milena Vukotic nei panni di Colette, per la regia di Silvano Spada, che è anche autore del testo, va ben oltre la cronistoria biografica: sul palco non va in scena un semplice resoconto, ma una partitura fisica ed emotiva di straordinaria intensità, che fa respirare la vita della leggendaria scrittrice e attrice francese.

La Vukotic compie un miracolo scenico: fa letteralmente danzare il monologo. Forte di una grazia corporea che le appartiene da sempre, l’attrice trasforma la parola scritta in movimento. Ogni frase, ogni transizione psicologica, non viene semplicemente pronunciata, ma fluttua nello spazio con la leggerezza e la precisione di una coreografia. Non c’è staticità, neanche nei momenti di assoluto silenzio; c’è al contrario, un dinamismo interiore che cattura lo spettatore e lo trascina nel labirinto privato della grande e poliedrica artista della prima metà del XX secolo.

Un dinamismo esaltato da una scenografia essenziale, quasi geometrica, dove il disegno luci taglia un vuoto denso di significato. Su un fondale nero assoluto risaltano pochissimi oggetti evocativi che acquisiscono una straordinaria forza visiva. Al centro campeggia il profilo bianco di una finestra sospesa nel nulla, soglia simbolica tra l’interno e l’esterno, tra il ricordo e il presente. Sulla destra, un paravento allude con discrezione alla sua vita teatrale – quella del music-hall e del travestimento- ma anche alla sua dimensione più intima e segreta. Completano questo spazio astratto una chaise longue e un essenziale scrittoio, i luoghi fisici della creazione letteraria e del riposo. Questo minimalismo trasforma il palcoscenico in un dove puramente simbolico: non una stanza reale, ma il perimetro della mente di una donna che rimette ordine tra i frammenti della propria esistenza.



In questa architettura della memoria si inserisce con efficacia la partecipazione in scena di Priscilla Micol Marino, nel ruolo della serva. Più che una semplice spalla, la sua presenza silenziosa e attenta diventa un elemento fondamentale, un contrappunto concreto che ancòra alla realtà quotidiana i flussi di coscienza della scrittrice. Muovendosi con discrezione tra quegli oggetti simbolici, l’attrice assiste al dipanarsi dei ricordi, offrendo alla Vukotic una sponda razionale preziosa per dar corpo alle tappe della sua memoria.

In questa dimensione sospesa, anche l’aspetto visivo dell’attrice protagonista assume un leggiadro potere evocativo. Il leggerissimo costume blu e nero e la capigliatura accesa da insolite sfumature violacee, fanno subito pensare a una maga, una specie di Titania shakespeariana un po’ attempata. La Vukotic si muove sulla scena proprio come questa creatura fantastica, con una leggerezza aerea capace si smaterializzare la pesantezza del passato attraverso la grazia del gioco teatrale.

Il fulcro dell’interpretazione risiede nel modo in cui l’attrice fa scivolare con millimetrica naturalezza, l’ironia affilata di Colette nell’amaro dolore che ha segnato la sua esistenza. Emerge così il ritratto di un cammino paziente e silenzioso. La Vukotic evoca con delicatezza ma ferma consapevolezza gli anni dell’anonimato forzato da Willy, il primo marito che pubblicava della saga di Claudine apponendo la propria firma. La Colette della Vukotic non si fa strada nel campo letterario attraverso rumorose o sguaiate rivendicazioni; si impone, piuttosto con la forza quieta del proprio talento e con una determinazione priva di clamore.



Questa straordinaria compostezza si riflette anche nel modo in cui viene affrontata la sfera intima della scrittrice. Il lesbismo e gli amori liberi di Colette non vengono sbandierati come provocazioni scandalistiche, ma vengono raccontati con la calma naturale di chi sostiene la libertà sessuale della donna come un fenomeno perfettamente legittimo, ovvio, privo di sensi di colpa.

La vera frattura emotiva, il momento in cui la recitazione si fa visibilmente più turbata e sofferta, coincide con il racconto della relazione con il giovane Bertrand de Jouvenel, il figliastro sedicenne avuto dal secondo marito. Qui il registro cambia radicalmente. Colette si trasforma in una moderna Fedra, schiacciata dal peso di una passione assoluta, proibita e divorante. Per dare sostanza a questo dolore indicibile, la Vukotic abbandona la parola piana e si libra in vocalizzi che danno corpo fonetico allo strazio della donna. La voce si spezza, si fa suono puro, riempiendo il teatro di un’eco tragica che supera il limite della parola scritta.

Milena Vukotic offre una lezione di recitazione per sottrazione. Non ha bisogno di foga per gridare la libertà di Colette. Le bastano un’inclinazione del capo, un cambio di tono vocale e quella straordinaria capacità di far convivere il sorriso e il pianto nello spazio di un solo secondo. Una prova monumentale che restituisce a Colette non solo la sua grandezza storica, ma la sua vibrante, dolorosa e attualissima umanità.

 

Scheda tecnica

Colette di Silvano Spada; con Milena Vukotc e Priscilla Micol Marino. regia di Silvano Spada.
Coreografia Flavio Bennati; costumi Fiorenza Niccoli; spazio scenico e luci di Umberto Fiore;  assistente alla regia Martina Glenda. Foto di scena di Andrea Fortunati.

Visto il 29 agosto 2026 al Teatro Comunale di Todi, nell’ambito del Todi Festival.

 

 

 

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