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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Bellezza Orsini, di Adriano Evangelisti


L’apertura dell’edizione 2026 di Amori Rubati, rassegna multidisciplinare contro la violenza di genere curata da Federica Di Martino, è stata affidata al debutto di Bellezza Orsini presso il Teatro Le Maschere di Roma. Lo spettacolo con l’ideazione e la regia di Adriano Evangelisti, si propone di tradurre in scena uno dei documenti più straordinari e rari della storia giudiziaria italiana: il processo per stregoneria del 1528. La drammaturgia attinge direttamente al fondamentale saggio di Michele Di Sivo, Bellezza Orsini. La costruzione di una strega e, soprattutto alle pagine del quaderno autografo che la donna – figlia naturale della nobiltà e guaritrice – redasse di proprio pugno durante la prigionia nella Rocca di Fiano Romano, prima di sottrarsi al rogo, con il suicidio.

Davanti a un materiale documentario di tale densità filologica che restituisce la voce autentica, dolorosa e lucida di una vittima del potere inquisitorio, l’aspetto formale per un pubblico colto era quello di una messinscena viscerale, capace di farsi esperienza teatrale intensa, sconcertante e priva di sconti retorici. Le premesse per un teatro civile capace si scardinare la distanza storica c’erano tutte. Tuttavia, il risultato finale si assesta su una discreta fattura troppo spesso tra il già detto e il convenzionale.

A reggere l’intero impianto drammatico è la prova attoriale di Maria Cristina Gionta. L’attrice dimostra una salda tenuta scenica, muovendosi su un canale espressivo bilingue, dove la purezza del dialetto d’epoca non è un mero decoro folcloristico, ma una precisa scelta di resistenza identitaria. Attraverso questa lingua terragna e arcaica, lo spettacolo evoca la sacralità di una sapienza antica e femminile: memorabile è il passaggio in cui l’attrice descrive con minuzia l’uso dell’olio fiorito, rimedio naturale impiegato da Bellezza per lenire e guarire i mali della sua comunità contadina. Descrizione densa e materica che restituisce l’immagine di una donna radicata nella cura e non nella distruzione.

 

A questo registro lirico e scientifico allo stesso tempo si contrappone però il drammatico slittamento verso la prosa del tribunale. Nel disperato tentativo di evitare l’infamia della gogna pubblica e le torture più efferate, Bellezza capitola, cedendo al ricatto dei suoi aguzzini. La recitazione della Gionta restituisce qui lo strazio di una falsa confessione di stregoneria, pronunciata non per convinzione, ma come estremo calcolo di sopravvivenza biologica. La lingua della protagonista si piega, si deforma e adotta le formule codificate del potere inquisitorio, inventando sabba e sortilegi mai esistiti pur di compiacere i giudici. Il cortocircuito tra la verità della cura e la finzione della colpa estorta mette a nudo il meccanismo spietato con cui il potere fabbrica i suoi mostri. La donna è caduta in una trappola, ma, una volta condannata a morte, si arroga la libertà di conficcarsi un chiodo sul petto da sola, evitando la spettacolarizzazione dell’iniqua condanna decisa dai giudici.

Alle spalle di questo potente culmine drammatico, emergono i limiti della regia che non riesce a svincolarsi dalle formule più canoniche del teatro di narrazione. Là dove il testo autografo di Bellezza Orsini avrebbe richiesto una messinscena tesa, claustrofobica e radicale, Evangelisti preferisce percorrere binari sicuri, edulcorando la tragica urgenza del racconto in una narrazione a tratti didascalica.

A parziale conferma di questo cortocircuito estetico vi è la scelta della partitura sonora. Le musiche e i suoni eseguiti dal vivo in mezzo alla scena da Emiliano Ottaviani impongono un’immagine e una sonorità moderne all’interno di uno spazio concettuale e drammatico rigidamente cinquecentesco. Se nelle intenzioni registiche questo anacronismo visivo e acustico voleva probabilmente creare un ponte temporale con l’attualità della violenza di genere, l’effetto concreto è quello di una frammentazione. La presenza fisica del musicista al centro del palco finisce per depotenziare l’isolamento della cella di Bellezza, disperdendo quella perturbante tensione drammatica che il quaderno della Orsini custodisce da secoli.



Pur restando un’operazione encomiabile per il valore civile e per il merito di riportare alla luce la memoria storica di una donna resistente, BellezzaOrsini manca l’appuntamento con la sperimentazione. Il finale dello spettacolo, che fluttua anch’esso in una estetica a tratti sovraccarica, non riesce a graffiare fino in fondo. Un debutto dignitoso per il cartellone di Amori Rubati, ma che lascia il retrogusto di una occasione parzialmente mancata, in cui il teatro si è dimostrato meno coraggioso e sconcertante della sconvolgente realtà storica custodita in archivio.

 

Scheda tecnica

Bellezza Orsini; liberamente tratto dal libro Bellezza Orsini. La costruzione di una strega di Michele Di Sivo; ideazione e regia: Adriano Evangelisti; Musiche e suoni dal vivo: Emiliano Ottaviani

Foto di scena di Tommaso Le Pera

Visto al Teatro Le Maschere di Roma il 15 ottobre 2026.

 

 

 

 

 

 

 

 

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