Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
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L´effimero a dOCUMENTA (13)

documenta (13)Ogni cinque anni l`arte internazionale fa i conti con le proprie tendenze, deviazioni, oscillazioni, esponendosi a Kassel, nella grande rassegna che ne indica i destini e le strade, documenta, fondata nel 1955 da Arnold Bode. Anzi, dOCUMENTA, come si è scelto quest´anno di scriverne il titolo, a sottolineare la d minuscola, tanto piú provocatoria nella lingua tedesca dove tutti i sostantivi si scrivono con l'iniziale maiuscola.

E' la seconda volta che trascorro una breve vacanza a Kassel per seguire questa mostra, e ho visitato la città, che non é certamente una destinazione turistica, anche in altre occasioni, riscoprendola sempre come luogo di straordinaria bellezza naturale, accogliente e funzionale nei trasporti e nell'organizzazione. L´anno di documenta rappresenta per Kassel quasi una scadenza amministrativa, e la sensazione del visitatore é che la popolazione da un lato sia ben disposta verso l´insolito affollamento, dall´altro accolga con un sorridente distacco le stramberie artistiche.

Divinitá di documenta é il curatore, colui che decide cosa esporre e sceglie gli artisti. Nominato dal comitato che gestisce la mostra, il curatore di norma ha quattro o cinque anni di lavoro intenso davanti a sé e 100 giorni di soddisfazione mista a tensione durante il canonico svolgimento estivo della mostra. Le riviste d`arte fanno a gara per descrivere i vari settori, le novitá, gli scandali, le idee piú originali, di qua esaltando di lá affossando, e sempre al centro c´é il curatore, ovvero quest´anno la curatrice, l´americana Carolyn Christov-Bakargiev, vecchia conoscenza dell´ambiente italiano, prima come studiosa e scrittrice a Roma e poi per molti anni come direttrice del nostro Museo meno provinciale, quello del Castello di Rivoli a Torino.

Gli spazi di dOCUMENTA (13) si sono quest'anno moltiplicati. Eliminato l'enorme padiglione temporaneo che nel 2007 occupava il parco di Karlsaue, Christov-Bakargiev ha inventato sedi un po' ovunque, alcune limitate a stanze, come nella restaurata casa degli Ugonotti, altre eccentriche come una parete dentro i grandi magazzini Kaufhof, una perlomeno geniale, il bunker scavato sotto una terrazza-giardino. Delle casette disseminate nel Karlsaue parleremo dopo, ma il cuore della manifestazione resta secondo tradizione nello splendido palazzo centrale del conte Federico II, il Fridericianum, e si attesta anche nella vicina struttura della documenta-Halle e nel museo di arte contemporanea locale, la Neue Galerie.

Come accade sempre piú spesso nel corso dei grandi appuntamenti internazionali, il rapporto tra la produzione occidentale e quella orientale (o anche rispettivamente tra quella settentrionale e meridionale) appare sbilanciato, secondo le tendenze di correttezza politica. Anche a Kassel si parla molto di sostenibilitá, di opposizione ai razzismi, di salvaguardia delle culture minori, insomma quel tipo di atteggiamento che si denota come democratico e progressista, ma che qualche volta a mio parere si connota anche come piuttosto ipocrita.

Fig. 1Nel Fridericianum si trova una bella struttura semicircolare determinata da uno scalone su tutti e tre i livelli del palazzo (Fig. 1), detta la Rotunda; nella visione di Christov-Bakargiev il semicerchio ha probabilmente richiamato la forma di un cervello e al piano terra é stata creata una sezione particolare, “The Brain” appunto. Dal secondo volume del catalogo, il Begleitbuch, traduco e sintetizzo qui la presentazione: “The Brain é un´area separata, un puzzle in miniatura che condensa le linee di dOCUMENTA (13) in un unicum; la piccola scala degli oggetti ricorda oggetti contemporanei come i tablet e i telefonini. Parla della nostra relazione con gli oggetti. Gli oggetti esposti sono fatti di terra e di pietra, sono eccentrici, precari, fragili ….”.

Questi oggetti sono ad esempio le deliziose statuine dell'Asia centrale databili al secondo millennio prima di Cristo, sono le vere bottiglie dipinte da Giorgio Morandi insieme ai suoi quadri, sono il flaconcino di profumo di Eva Braun compagna di Hitler e il metronomo di Man Ray, sono la pietra di fiume e la sua copia in marmo realizzata da Giuseppe Penone, sono immagini e disegni dalla Cambogia e dal Vietnam delle guerre, sono le riprese della rivolta in Egitto contro Mubarak, sono gli oggetti danneggiati nei bombardamenti di Beirut. La concezione politica di Christov-Bakargiev salta subito fuori e sembra di avvertire una certa nostalgia per il 68, per la contestazione anti-borghese, proposta per altro con una notevole capacitá evocativa e solo con qualche piccola nota di gusto un po' dubbio. La presenza abbastanza insistita dell´Afghanistan, con la capitale Kabul dichiarata sede distaccata di dOCUMENTA, insieme a vari artisti afgani che espongono o collaborano, rientra tra quelle ultime note.

Prima di arrivare al semicerchio di “The Brain”, i visitatori hanno avuto una sorpresa nell'osservare la due grandi sale al piano terra, bianche e luminose, completamente vuote; qui é esposta l´aria, o meglio la brezza leggera prodotta da grandi aspiratori non visibili. L'invenzione scenica dell'inglese Ryan Gander, dal singolare titolo I Need Some Meaning I Can Memorise, ha trovato una sede grandiosa; nelle due sale l'aria fresca spinge e tonifica i visitatori, che si stanno domandando - naturalmente - se questa é arte!

Occupato dall'aria l'intero piano terra, ci si sposta nel Fridericianum attraversando i due piani superiori e salendo scale di diversa ampiezza, incontrando ovunque innumerevoli opere e tanti spunti per riflettere sulla natura stessa dell´arte, sulla sua apparenza, sui suoi contenuti. Parlare di tutte é impossibile e la scelta che segue é quindi davvero soggettiva.

Fig. 2Una delle prime sale racconta due avventure mentali simili e lontanissime; si apre qui una sequenza che definirei classificatoria o collezionistica, forse il vero motivo di fondo di dOCUMENTA (13). Su un lato della sala gli schemi grafici disegnati da Mark Lombardi (artista americano scomparso neppure 50enne nel 2000), diagrammi finanziari e commerciali che illustrano un mondo fatto dalla virtualitá dei soldi, dall´altro i piccoli numerosi quadretti dipinti da Korbinian Aigner, il prete delle mele che fu internato nel lager di Dachau (Fig. 2). 
Le mele dipinte formano una griglia di fronte ai diagrammi di Lombardi, rappresentano se stesse ma anche l'infinita ripetitivitá e costanza della natura e della vita. Aigner, prete e giardiniere anti-nazista, inventó nuovi tipi di mele mentre era prigioniero, e le dipinse (una razza dapprima denominata
Mela di Korbinian oggi é coltivata con la sigla originale datale dal prete, KZ-3).

docu3Il tema delle collezioni in chiave tragica si avverte anche nell'opera di Kader Attia, francese di origini algerine che oggi vive, come tanti altri artisti, a Berlino. La sala che ne ospita la complessa opera “The Repair” é vastissima, almeno 200 metri quadrati, e propone oggetti esposti su alte scaffalature metalliche e la proiezione di diapositive; il dato sconvolgente sta nel realismo delle immagini fotografiche, che mostrano spaventose ferite di guerra malamente curate al tempo della Grande Guerra, e la loro riproduzione in sculture di legno per mano di Attia; punto di partenza del progetto, il singolare aspetto di vari manufatti delle culture africane aggiustati da mani occidentali inconsapevoli del loro senso. Tanto le mostruose statue di legno quanto i reperti storici sono esposti nelle scaffalature della sala, illuminati a sprazzi e trasformati in qualcosa che sicuramente non vorrebbero essere.

Fig. 4

Christov-Bakargiev ha sin dall´inizio posto l´accento sulla fragilitá delle cose, e proprio mentre in Italia si ricorda con commozione la bella figura di Renato Nicolini, fondatore dell´effimero nelle recenti culture urbane, é proprio a questa concezione barocca dell'evanescenza delle cose terrene che si potrebbe riagganciare il filo di dOCUMENTA (13). Ritornano materiali antichi, come le stoffe, i tessuti, il legno, il rattan del cambogiano Sopheap Pich (Fig. 4), e si accompagnano a foto e a filmati in un continuo oscillare tra occidente e oriente; un mappamondo di Boetti (tessuto da mani afgane, Fig. 5) trova il suo spazio, mentre con meno logica sono esposti due quadri di Dalí, visto come precursore delle tendenze contemporanee in materia di auto-promozione e di stravaganze. Fig. 5E' presente Fabio Mauri, l'eclettico intellettuale morto tre anni fa, con le sue tele a tre dimensioni e i tappeti ritagliati a formare frasi, e poi Ida Applebroog, Antoni Cumella, Ceal Floyer, Llyn Foulkes, Khaled Hourani, fino alle mosche tze-tze di Pratchaya Phinthong. Una intera sala é dedicata a Charlotte Salomon, ebrea tedesca morta 26enne ad Auschwitz, autrice fino al 1941 di centinaia di disegni a guazzo usati come terapia per esorcizzare i frequenti suicidi della sua famiglia.

Un altro tema legato alla distruzione, della cultura in questo caso, ma anche al gusto espositivo delle collezioni, é affrontato dal neppure 40enne americano Michael Rakowitz; l'artista ha ricostruito l´aspetto esteriore di decine di libri (Fig. 6) che bruciarono nell'incendio del Fridericianum durante la seconda guerra mondiale, e lo ha fatto in pietra (naturalmente non da solo, ma con l´aiuto di scultori italiani, e afgani); sui banconi e negli armadi ecco allora oggetti superstiti fortemente combusti e tanti volumi di pietra dalle bellissime copertine incise.

Fig. 6

Si puó passare ora nella documenta-Halle, un edificio che fa da archivio e memoria della rassegna e che é di per sé un bell'esempio di architettura espositiva. Una sala di grandi dimensioni puó ospitare oggetti alti una decina di metri e affacciarsi con grandi vetrate sugli alberi del parco circostante; Kassel, immersa nelle foreste dell´Assia, declina con terrazze e giardini verso la Fulda, il fiume che ne percorre le parti piú basse.

 Fig. 7

Dentro la documenta-Halle trovano posto, con una chiara intenzione di creare contrasti dialettici, alcune opere colossali e altre minimali, accompagnate lungo il percorso da numerose vetrine che, una volta sollevato il panno che le copre, rivelano i disegni di Gustav Metzger, pittore tedesco ultraottantenne noto per essere sopravvissuto all'Olocausto e per aver creato la sedicente Arte autodistruttiva; qui tuttavia i disegni realizzati negli anni Cinquanta sono ancora intatti e, a dir la veritá, non particolarmente impressionanti. Molto piú potente senza dubbio l'opera di Thomas Bayrle, l'immagine di un aeroplano composta da migliaia di fotografie, che domina la sala principale disseminata di pezzi di motore a scoppio, preceduta da altre opere molto grandi come gli schizzi architettonici filiformi sovrapposti a disegni eseguiti dall´artista etiope-americana-tedesca Julie Mehretu (Fig. 7).

Fig. 8Nelle sale dell'Ottoneum, sede del Museo di scienze naturali, e nella Orangerie, sede del museo astronomico, entrambi vicinissimi alla piazza dove sorgono il Fridericianum e la documenta-Halle, sono stati inseriti altri pezzi della rassegna, che giocano con le tematiche contemporanee e con la sede in cui si trovano. La prova piú riuscita é senz'altro di Mark Dion, americano, che ha potuto utilizzare nel museo di scienze la Xiloteca, una strepitosa collezione di oltre 500 scatole di legno dall´aspetto di libri eseguita nel secolo dei Lumi da Carl Schildbach, contenenti ciascuna elementi vegetali essiccati di un genere botanico, ovvero una scientifica classificazione di specie. Mark Dion ha progettato ed eseguito scaffali e espositori nel cuore del museo scientifico (Fig. 8) e ha esposto questi gioielli di 250 anni fa dimostrando una possibile comunicazione tra arte e scienza e tra passato e presente.

Dovremmo ora affrontare la passeggiata nel Karlsaue, il grande parco che si apre davanti all´Orangerie, ma l'averla fatta nella realtá non mi ha per nulla convinto che fosse necessaria. L'idea di Christov-Bakargiev era di fornire agli artisti uno spazio nel verde, con chiare intenzioni ecologiche; e infatti il progetto nel Karlsaue si chiama “Una mostra sostenibile”. Il risultato che mi sarei aspettato era una fantasiosa serie di case a energia solare, o capanne paleolitiche, o baracche sugli alberi, e comunque un festival di idee che sapessere coniugare creativitá e funzioni. Invece, purtroppo, i risultati qui non sono entusiasmanti e le casette di legno che troviamo seguendo un percorso abbastanza tortuoso e troppo lungo nel bellissimo parco, sono una risposta davvero misera al tema proposto. docu9Nel Karlsaue si salvano forse l´albero di bronzo di Penone (Fig. 9), che peraltro segue le sue consuete forme nel partecipare all´esposizione all´aperto, e il vuoto riempito da musiche celestiali e rumori bellici immaginato dalla coppia canadese Janet Cardiff e George Bures Miller. Questi ultimi sono presenti anche nella stazione centrale di Kassel con un esperimento alienante legato alle nuove tecnologie, che porta il visitatore a trovarsi in un luogo che é lo stesso visto nel suo smartphone, ma in un tempo diverso. Nella stazione ci sono due italiani, la giovane Lara Favaretto che espone masse di rifiuti veri e fotografati, e il vecchio Nanni Balestrini, il poeta, che proietta per le 2400 ore di apertura di dOCUMENTA un unico filmato, Tristanoil, che monta e rimonta immagini legate alla dissoluzione del pianeta.

Sopra e sotto la posizione del Karlsaue si trovano altre sedi della mostra, tra cui non va persa l´esposizione di numerose e diversissime sculture in cemento, argilla cruda e legno dell´argentino Adrián Villar Rojas (Fig. 10), disposte lungo un percorso accidentato, rappresentanti oggetti, meccanismi, animali, uomini e campane, e destinate ad essere distrutte (in parte lo sono giá dopo qualche decina di giorni all´aperto).

Fig. 10

Tra le altre sedi, una ventina in tutto, la piú importante come detto é la Neue Galerie; qui sono esposte le opere piú conformi alle tradizioni artistiche (Fig. 11), Fig. 11come sculture e quadri, e se ci si arriva come nel mio caso alla fine delle visite, si puó davvero pensare “questa é roba vecchia” anche davanti ad alcuni video originali e ai jukebox di Susan Hiller che suonano all´infinito vecchie canzoni. In mezzo a questi pezzi “quasi normali” si trova un pezzo unico, lo spettcaolare Leaves of Grass dell'australiano Geoffrey Farmer.
Dislocato in un corridoio lungo almeno trenta metri, un bancone sostiene una striscia spugnosa sulla quale sono conficcate migliaia e migliaia di bandierine, realizzate con stecchini di legno sui quali sono incollati frammenti di fotografie (Fig. 12). Le fotografie sono state tratte, con metodica pazienza, dalle pagine della rivista americana Life, nel periodo tra il 1935 e il 1985. Ecco allora davanti a noi come un fotomontaggio infinito e periodico le immagini spezzettate del Novecento, da Churchill ai Beatles, da Rock Hudson a John Wayne, dal New Deal a John Kennedy. Si percorre il corridoio in due versi e si potrebbe ricominciare, ma la percezione del tempo qui non aiuta, per una volta il successo dell'artista sta nell´averci sollevato via dalla realtá, come foglie d'erba appunto.

 Fig. 12

 

Didascalie delle immagini (tutte le foto sono dell'autore)

Fig. 1) The Brain, vista dal piano superiore

Fig. 2) Korbinian Aigner, Aepfel, disegni di mele in formato cartolina, vari anni intorno al 1940

Fig. 3) Kader Attia, The Repair, installazione con materiali vari e proiezioni, 2012

Fig. 4) Sopheap Pich, Seven Parts Relief, composizioni a griglia in bambu, rattan e altro, 2012 (dettaglio)

Fig. 5) Alighiero Boetti, Mappa, tessuto afgano, 1971 (dettaglio)

Fig. 6) Michael Rakowitz, What Dust will rise?, materiali vari, 2012

Fig. 7) Vista sulla documenta-Halle, con i grandi schizzi di Julia Mehretu, Arbeitsskizze, disegni a penna, matita e pennarello, 2012.

Fig. 8) Mark Dion, Wood Library, materiali vari, 2012

Fig. 9) Giuseppe Penone, Idee di pietra, bronzo e pietra, 2010

Fig. 10) Sculture di Adrián Villar Rojas, materiali vari, 2012

Fig. 11) Una sala della Neue Galerie

Fig. 12) Geoffrey Farmer, Leaves of Grass, collage con materiali vari, 2012

 

Scheda tecnica

dOCUMENTA (13), Kassel (Assia settentrionale, Germania). d13.documenta.de, dal 9 giugno al 16 settembre 2012, tutti i giorni dalle 10 alle 20.

Biglietti: 1 DAY TICKET 20 € (ridotto 14 €); 2 DAYS TICKET 35 € (ridotto 25 €); SEASON TICKET 100 € (ridotto 70 €): EVENING TICKET dopo le 17, 10 € (ridotto 7 €).

TEL +49 561 70 727 70  FAX +49 561 70 727 39  EMAIL Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Kassel é situata nel centro esatto della Germania ed é facile raggiungerla da ogni cittá tedesca. 
I treni ICE fermano alla stazione cittadina di Wilhelmshoehe.
Kassel si trova sul percorso delle autostrade A7, A44 e A49.
L´aeroporto intercontinentale di Francoforte si trova a meno di 100 km. ed é collegato direttamente tramite ICE.  

Il catalogo é diviso in tre volumi: Das Buch der Bücher, Das Begleibuch, Das Logbuch.
Il primo raccoglie pagine su e degli artisti; il secondo é la guida della rassegna; il terzo propone un log, cioé una sequenza delle fasi di organizzazione della mostra.

 

 

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