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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Il libro che Danilo Sergio Pirro ha dedicato a Enrico Lattes vuole riproporre agli studiosi la figura sfortunata di questo architetto, nato nel 1904 e morto in un incidente stradale ad appena 30 anni. Sono quindi soprattutto le intenzioni dell’architetto ad essere presentate, i progetti non realizzati ma premiati nei concorsi e l’idea di sviluppo per Terni che segnò la strada per Mario Ridolfi.
La città di Terni rappresenta tanto un esempio interessante di storia delle città in Italia quanto un caso anomalo di sviluppo urbano. Divenuta capoluogo di provincia in epoca fascista, sede cruciale di industrie siderurgiche legate alla produzione di energia elettrica delle vicine cascate delle Marmore, Terni è passata da borgo a città nel corso di circa 150 anni e ha quindi dovuto gestire questo sviluppo. L’attuale situazione, nel complesso positiva soprattutto se confrontata con il resto d’Italia, si deve in gran parte all’attività organizzativa e legislativa del Comune, che si è affidato nel dopoguerra alla progettazione urbana di Ridolfi, coadiuvato da Wolfgang Frankl e Domenico Malagricci.
Nel 1928 un gruppo di architetti, Staderini, Bravetti, Tullio e Enrico Lattes, era risultato vincitore del concorso per il piano regolatore di Terni. Il loro progetto era basato su criteri moderni e di grande interesse, anche se ovviamente in gran parte lasciati allo stato di abbozzo.
Proprio da qui è partita la riscoperta di Enrico Lattes da parte di Pirro, architetto e studioso ternano, incuriosito da questa figura sfortunata e semidimenticata cui peraltro la sua città deve molto.
Seguire nei dettagli le proposte di Lattes e anche degli altri gruppi non vincitori, insieme agli esiti successivi dell'attività edilizia, non è facile e richiede sicuramente una conoscenza approfondita della topografia di Terni. Pirro cerca come può di districare piani, intenzioni e risultati; ad esempio a pagina 116 e 118 si legge:
Il progetto di Lattes-Staderini della Via Littoria, come tutti i gruppi partecipanti al concorso, intervenne in maniera risoluta sul tessuto edilizio storico. Per realizzare questa nuova arteria, si sacrificò una parte di edifici di cosiddetta edilizia minore. Si demolì il giardino retrostante a Palazzo Spada, isolandolo nella sua massiccia mole e inserendolo come riferimento di scala nella nuova edilizia a cui era destinata l'area.
Nella città industriale, tutto l'abitato si organizzava in base alle necessità della grande industria. L'ospedale (progettato sul colle Obito) era al servizio delle fabbriche limitrofe. I quartieri operai erano dislocati a ridosso delle zone industriali (Fiori, Campomicciolo, Bovio). Le zone di svago facevano da cuscinetto verde nella zona a sud-ovest, lungo le mura (Passeggiata) al di là di questa si estendeva una zona residenziale signorile.
Il libro di Pirro si conclude per motivi cronologici con l’attività di Lattes a Terni, mentre nei primi capitoli propone, in modo non sempre sistematico, il clima politico e artistico in cui il giovanissimo Lattes si era trovato a lavorare, dominato dalla presenza del regime fascista, per il quale la romanità, il classicismo e la conservazione erano valori fondanti. Nonostante alcuni margini di intervento iniziali, la retorica del regime che recuperava la romanità antica avrebbe preso il sopravvento su qualunque tentativo di modernità.
Lattes aveva disegnato lo schema e uno degli edifici della Fiera di Libia del 1926, una invenzione fascista per celebrare la colonizzazione del paese africano. Si era distinto, Lattes, nel cercare una soluzione che mettesse insieme la tradizione locale, nella fattispecie i marabutti squadrati con cupola, con le tendenze razionaliste degli anni Venti. Il risultato riusciva ad evitare la possibilità di scivolare nel ridicolo.
Il padiglione “Lattes” realizzato nella nuova sede della fiera, lungo Corso Sicilia, nel 1928, ebbe l'onore di essere fra quelli stabili, e sopravvisse per lo meno fino al 1937, come ci documenta una fotografia relativa alla visita del ministro Bottai a Tripoli. La denominazione dell'edificio è “Governo della Libia”. (pag. 48)
Allargando lo spettro dell’analisi, anche per la scarsa quantità delle opere di Lattes, l’autore si sofferma anche su altri personaggi, ad esempio Cesare Bazzani, ben noto soprattutto per aver progettato il palazzo della grande Fiera di Roma del 1911, diventato poi la Galleria Nazionale di Arte Moderna. Bazzani lavorò moltissimo in tutt’Italia e anche a Terni, dove lasciò segni indelebile grazie ad alcune grandi opere in punti nevralgici della città. Sono interventi di qualità formale, aderenti a quello stile che abbiamo spesso definito neoclassico ma che in realtà era neomanierista, edifici pronti all’uso se vogliamo, perché per definizione validi in qualunque città e in qualunque contesto.
Nel contesto della biografia di Lattes, che proveniva dalla comunità ebraica di Pitigliano, emergono anche alcuni concorsi vinti per edifici poi non realizzati. Leggiamo alle pagine 72 e 73:

Il concorso per i Villini di Ostia (1932). Questo concorso vede l'appena laureato Enrico Lattes, affiancarsi ad alcuni maestri del razionalismo italiano, tra cui Adalberto Ribera e Mario Ridolfi. Bandito dalla società immobiliare Tirrena è l'unico di progettazione architettonica, vinto da Enrico Lattes durante la sua breve carriera.
Il concorso aveva per oggetto la sistemazione di un lotto di forma trapezoidale, sito presso il Lungomare Caio Duilio, con il lato maggiore di 200 metri e profondo 75 metri. Nel bando era precisato che il lotto dovesse comprendere 15 villini.
[…] le tipologie presentate dal Lattes erano in linea con il linguaggio dell'architettura razionalista-mediterraneo di un Rava o di un Piccinato anche se ancora non aveva sviluppato a pieno le possibilità della pianta libera.
Il Lattes, comunque, entra a buon merito nelle pubblicazioni ufficiali dinnanzi ai “mostri sacri” dell'architettura italiana. (pagg. 72-73)
Se quindi il libro è dedicato a Lattes, molto altro viene detto sull’architettura dell’epoca fascista, sui suoi protagonisti, sullo scontro tra conservatori e innovatori, e sulla definitiva vittoria dei piacentiniani, che non regalò certo al paese grandi capolavori d’architettura moderna.
Scheda tecnica
Danilo Sergio Pirro, Enrico Lattes. L’architetto ritrovato, Gangemi editore 2013, ISBN 9788849226256, € 24