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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Architetti, architettura, design

Gio Ponti, il superleggero


Gio Ponti e la sedia SuperleggeraGio Ponti e la sedia Superleggera

La mostra dedicata a Gio Ponti (1891-1979) al MAXXI è bellissima e difficile. I curatori – Maristella Casciato e Fulvio Irace – hanno assunto un compito arduo: racchiudere in un unico spazio, la galleria 5 del museo romano dedicato alle arti del XXI secolo, il lavoro di una vita di una delle maggiori figure di riferimento di architettura e design in Italia. Un’impresa da far tremare le vene e i polsi.

Sarà vero che l’architetto voleva essere ricordato esclusivamente per la sedia Superleggera e per il progetto del grattacielo Pirelli, tuttavia la visita della mostra ci riporta a una vastità e complessità di letture tali da offrirci più di un motivo per ricordare Ponti.

L'esposizione è multifocale e sfaccettata, appunto come un cristallo, come la stessa architettura, citando Ponti. La mostra è suddivisa in isole – Verso la casa esatta, Classicismi, Abitare la Natura, Architettura della superficie, L’architettura è un cristallo, Facciate leggere, Apparizioni di grattacieli, Lo Spettacolo delle Città – all'interno delle quali si può comprendere, conoscere o provare ad avvicinarsi a una ricerca o a un’opera percorrendo un allestimento (progettato da Silvia La Pergola) fluido e dinamico, ben integrato nell'idea di flusso che sta alla base dell’edificio progettato da Zaha Hadid.

Già dalla lobby del museo veniamo introdotti nell’universo pontiano. Siamo infatti accolti da stendardi in Alcantara che, in un’installazione sospesa a tutta altezza, riproducono facciate stilizzate di grattacieli, simili alla composizione di quelle multipiano FEAL; mentre saliamo le scale possiamo leggere le parole di Ponti: «Quale il materiale più durevole? L’arte», «A quale tradizione dobbiamo allora tenere? Una sola quella di trasformare le cose […]». Arrivati al terzo piano, infine, la riproduzione del pavimento utilizzato per il grattacielo Pirelli di Milano ci introduce alla mostra vera e propria.

Il mio percorso analizza cinque aspetti della ricerca pontiana individuati tra i cluster della mostra.

Fig. 1

 

Spazio domestico

Il primo tema affrontato è quello dello spazio domestico introdotto dagli studi per gli edifici multipiano per FEAL (1971) in cui, in un’architettura modulare, l’autore esplora il rapporto tra interno ed esterno nell’alloggio, tra pieno e vuoto nella facciata e in rapporto con la città.

I prospetti per Ponti sono infatti espressione della distribuzione funzionale all’interno dell’edificio, sono «specchio espressivo degli interni… l’architettura è fatta per essere guardata». Di notte poi l’architettura assume un valore cinematografico, il movimento è dato proprio dalla percezione provocata dalla luce che proviene dall’interno e fa comprendere l’architettura nella sua complessità, anche attraverso le finestre che si trasformano in vetrine, che possiamo immaginare come ideali frames per piccole collezioni. Per la ricerca dedicata alla distribuzione interna dell’alloggio sono da ricordare gli studi per la casa adatta, una casa con pareti mobili e su misura, proprio come un abito sartoriale, una casa che muta con la famiglia e con il mutare delle esigenze. Tali studi per la casa esatta si vedono concretizzarsi nel progetto di via Dezza – la casa di famiglia a Milano del 1956 – dove lo spazio domestico diventa casa-vita con pareti che si muovono, armadi mobili e multifunzionali, arredi proiettati come opere di arte.

L’ideale trait d’union tra architettura e design è dato da La casa entro l’armadio per la società SAFFA (1944-1945), in cui la camera da letto è totalmente riponibile nell’armadio, la sala da pranzo nel buffet, l’ingresso nella cassapanca. È questo un progetto economico e democratico che anticipa le ricerche degli anni ’60 e ‘70 in Italia con i progetti di Joe Colombo e la nascita del nomadismo. Ponti presenta un progetto democratico per offrire a tutti mobili moderni nello stile, legati alla tradizione e contemporanei nella loro concezione di modularità e montaggio.

Fig. 2

Fig. 3

 

Dallo spazio allo studio del design

Gio Ponti lavorerà incessantemente alla costruzione del Made in Italy, come ricorda giustamente nel catalogo della mostra Domitilla Dardi. In questo suo ruolo l’autore unisce design e architettura – non dimentichiamo che per lungo periodo i designer provengono dalle fila degli architetti – in un continuo cambio di scala, scelta progettuale che contribuirà ad escluderlo dal gotha zeviano.

Ponti si comporta come un art director contemporaneo: nelle sue collaborazioni talvolta fa un passo indietro per favorire la ricerca del miglior progetto di design per quella specifica azienda o per promuovere i giovani talenti italiani ed europei.

In mostra sono esposti alcuni interessanti focus progettuali. Tra questi la Superleggera (1957), ancora oggi prodotta da Cassina, presentata nei disegni come una sorta di "sedia comune" adatta a tutti i luoghi, un vero e proprio topos che riprende la tradizione regionale italiana attualizzandola. Tra i disegni di progetto spiccano quelli per le posate Christofle, occasione per riflettere sulla forma priva di decorazioni e sull'unità progettuale: come forchetta, cucchiaio e coltello 'stanno insieme' e come risparmiare materiale individuando la forma migliore o esatta. La ricerca pontiana tocca tutti i temi della casa moderna e dell'uomo del suo tempo: ne è un esempio la collaborazione con la manifattura Richard Ginori, di cui riprende i cataloghi ridisegnando le forme, smussando gli angoli e modificando i colori dei sanitari; oppure l'automobile linea Diamante per Carrozzeria Touring (1953), che vuole rispondere a quei criteri di aerodinamicità, sicurezza ed ergonomia oggi assunti come standard.

La costruzione del Made in Italy è anche la costruzione di un progetto per l’Italia. Un contributo significativo risale al 1952, anno del concorso per il simbolo dell'Eni che Mattei chiederà a Ponti di ospitare tra le pagine di "Domus". Il concorso porterà al disegno, senza tempo, del cane a sei zampe e del claim “amico fedele dell’uomo a quattro ruote” di Ettore Scola.

 

Lo spazio aperto

Lo studio dello spazio aperto è indagato nella ricerca dell'autore non solo come rapporto con l'esterno, ma anche come elemento generatore del progetto dell'abitare.

Un esempio è Villa Marchesano (1937-1938, Bordighera): un volume unico arricchito da un pergolato sul mare, una casa con la qualità di essere contemporaneamente mediterranea e razionalista, in cui ritroviamo elementi della ricerca sull'abitare presentati alla Mostra dell'Abitazione all'E.42.

Villa Planchart (1953-1957, Caracas, Venezuela) è però il progetto per antonomasia che analizza la forza della natura come elemento compositivo generatore. La pianta è tutta un'invenzione, con la lussureggiante vegetazione tropicale inglobata nel progetto e allo stesso tempo fulcro di tutta la costruzione, percorsa da spazi che penetrano interamente la pianta e sottolineano le visuali.

Fig. 4 

Fig. 5

 

Transatlantici: come living room

Gio Ponti trasferisce la domesticità dello spazio raccolto e personale della casa all'interno dello spazio nomade del Transatlantico Conte Biancamano (1951) e della Motonave Africa (1951). Anche qui traspare la metodologia di lavoro dell'autore che non perde mai l'occasione per riflettere sull'ordinario, per sparigliare le carte. I disegni trattati in modo pittorico sono ricchi di invenzioni: la sala per la scrittura, la poltrona adatta per leggere e studiare comodamente, le librerie girevoli. Sembra dunque centrale, anche in viaggio e forse soprattutto in questa condizione, trovare il tempo per l'ozio attivo e dunque per la riflessione, per il pensiero e l'introspezione. Anche qui l'architetto realizza uno spazio fluido e flessibile, dove le pareti sono multifunzionali e l'alluminio anodizzato assume il dignitoso ruolo di struttura e cornice per gli ambienti.

 

Cambi di scala

Il passaggio alla scala della città è ben documentato nel progetto per il Centro Italo-Brasiliano (1953, San Paolo, con Luiz Contrucci) e nel Grande magazzino Bijenkorf (1964-1968, Paesi Bassi). Nel primo progetto l'autore lavora misurandosi con l'International Style. La facciata, composta di piccoli elementi, cela spazi a misura d’uomo, qualcuno a doppia altezza, come la galleria d'arte. È sempre presente la luce, che penetra con leggerezza e forza delineando la forma stessa della struttura. Infatti sui disegni leggiamo: "il gioco plastico di questa copertura consente straordinari effetti di luce".

Il Grande magazzino Bijenkorf è un progetto dei prospetti, riprendendo il tema del movimento nella città e nel percorso dei cittadini, con la facciata rivestita in ceramica verde modulata seguendo la forma del diamante, che risplende di notte grazie alle bucature e di giorno con la luce naturale.

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Allestimento (Foto Emma Tagliacollo) 
Fig. 2, Interno della Casa Ponti in Via Dezza Milano 1956-1957 (© Gio Ponti Archives)
Fig. 3, Pubblicità per i mobili riponibili SAFFA (Foto Emma Tagliacollo)
Fig. 4, Doppia pagina da “Domus”, numero speciale sulla casa al mare (Foto Emma Tagliacollo)
Fig. 5, La living room nella motonave Africa (Foto Emma Tagliacollo)

 

 

Scheda tecnica

Gio Ponti. Amare l'architettura, a cura di Maristella Casciato, Fulvio Irace con Margherita Guccione, Salvatore Licitra, Francesca Zanella, MAXXI, via Guido Reni 4A, Roma.  Dal 27 novembre 2019 al 13 aprile 2020. 
Orari d'apertura: da martedì a domenica, lunedì chiuso; martedì, venerdì, sabato: 11.00-20.00; mercoledì, giovedì, domenica: 11.00-19.00.

 

 

 

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