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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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La Galleria vista dal lato dell'ingresso
Colossale e semplicissima, una piastra immane poggiata su otto pilastri di acciaio, la Neue Nationalgalerie di Berlino da oltre mezzo secolo rappresenta un punto d'arrivo, se non la conclusione, dell'avventura architettonica razionalista del Novecento.
Quasi affacciato sulla Spree, il cosiddetto Tempio di Mies oggi serve da anticamera alla congestionata e straordinaria area di Potsdamer Platz, densa di grattacieli e dominata dallo spettacolare tendone circense del Sony Center di Helmut Jahn.

Vista aerea dell'area di Potsdamerplatz nel 2020. A destra il Sony Center, a sinistra il grattacielo della DB e la Kollhoff-Tower; sullo sfondo quasi al centro è evidenziata la Galleria , accanto a destra la chiesa di San Matteo e sul bordo destro della fotografia la Philarmonie.
La presenza del Museo di Mies van der Rohe, insieme agli edifici progettati in quella stessa epoca da Hans Scharoun, a due passi dal muro, in una delle zone di Berlino più devastate dai bombardamenti, era soprattutto un atto politico di propaganda ad uso del settore, ovvero del mondo, occidentale.
Dall'altra parte infatti, nella Berlino Est capitale della DDR - la Germania Est filosovietica -, il governo costruiva barriere e muri per evitare fughe della popolazione, progettava residenze popolari nel cuore storico della città, utilizzava lo splendido spazio del Gendarmen Markt come deposito di banchi del mercato, ed edificava una torre televisiva alta più della Torre Eiffel per essere vista da ogni angolo della città intera; al contrario, da questa parte, nella Berlino Ovest isolata dal mondo, si pianificava una città ancora connessa con la tradizione occidentale, ricca di grandi icone architettoniche, costosissime e moderne.
L'area di Potsdamer Platz, un tempo rumoroso incrocio di automobili, pedoni e tram davanti a una delle grandi stazioni ferroviarie cittadine, era stata bombardata a tappeto e, dopo la fine della guerra, svuotata dalle macerie e ridotta a una spianata di terra battuta. Restavano in piedi una casa abbandonata e la chiesa di San Matteo; non lontani, la Porta di Brandeburgo e il semidistrutto Reichstag segnavano comunque il confine interno con il settore sovietico.

Potsdamerplatz negli anni Venti

La piazza distrutta dopo la guerra

L'area attraversata dal muro negli anni Sessanta
A partire dal 1956, il Senato della città-stato di Berlino Ovest decise di costruire tra il fiume e il Tiergarten, a ridosso della vecchia piazza, un Auditorium per i grandi concerti con un museo della musica, un'estensione della Biblioteca di Stato e almeno due musei, uno di arte antica e uno di arte moderna.
La celebre Philarmonie di Hans Scharoun era a buon punto quando il Senato affidò a Ludwig Mies van der Rohe la progettazione della Neue Nationalgalerie (Nuova Galleria Nazionale). Nel corso dei decenni successivi, in questo primo settore - denominato Kulturforum - della ricostruzione della grande area di Potsdamer Platz, saranno quindi costruiti la nuova Staats-Bibliothek e l'Institut für Musikforschung ancora su progetto e idee di Hans Scharoun, e poi la grande e bassa struttura della Gemälde Galerie con annessi Kupferstichkabinett (Gabinetto delle stampe) e Kunstgewerbemuseum (Museo di Arti applicate), progettata da Hilmer e Sattler. Il cantiere dell'ultimo (forse) intervento è stato aperto nel 2020, per la costruzione di un ulteriore museo di arte contemporanea a firma del duo svizzero Herzog e De Mouron, collocato proprio tra la Neue Nationalgalerie e la Gemälde Galerie, a fianco della sopravvissuta e riparata Matthäuskirche (chiesa di San Matteo).
Nel 1962 quindi si affidava a Mies la costruzione della nuova Galleria d'arte moderna. Il grande architetto era emigrato nel 1938 in America, diventando cittadino statunitense, e non aveva più lavorato in Germania. Personaggio di indiscusso e unico talento, autore di prodigi architettonici come il Padiglione di Barcellona, la casa Tugendhat a Brno, il Seagram Bulding a New York, e vari edifici destinati a cambiare l'architettura stessa della sua nuova città, Chicago (dove morirà nel 1969), Mies nel 1962 ha 76 anni. Sembra quasi incredibile che sia in grado ancora di stupire, eppure la Neue Nationalgalerie è forse il suo capolavoro, un edificio che da solo può definire il concetto stesso di razionalismo architettonico. A mio parere, l'architettura del Novecento trova qui la sua massima realizzazione, da affiancare al Bauhaus di Gropius del 1925 e al Guggenheim Museum di Gehry del 1995,
Trascorsi quasi 50 anni dal suo completamento nel 1968, nel 2012 il Senato decide di investire milioni e milioni di euro (alla fine saranno 140, ben oltre le spese di costruzione) per restaurare la Galleria, danneggiata dagli anni e soprattutto dall'umidità del suolo. L'architetto scelto per l'impresa è l'inglese David Chipperfiled, che a Berlino ha già riscosso uno straordinario successo restaurando e ricostruendo il Neues Museum, uno degli ottocenteschi musei archeologici dell'Isola dei Musei nel centro della capitale, e poi aggiungendo una elegante nuova zona di ingresso, la James Simon Gallery, nella stessa isola.
Chipperfield ha rimesso a nuovo il capolavoro di Mies, riuscendo a non cancellare nulla dell'edificio originale, che appare oggi come forse solo nel 1968 era apparso, una sorta di gioiello ai limiti della perfezione.

Il piano terra. La pianta quadrata della Galleria ha lati di oltre 50 metri.
L'ingresso è sulla destra del disegno, il giardino a sinistra.
Dopo essere saliti sullo zoccolo di pietra che solleva l'edificio di qualche metro sul piano stradale, si entra in un enorme spazio vuoto, coperto da un impressionante soffitto a cassettoni di acciaio, interamente delimitato da finestre, articolato solo da tre grandi setti (dentro ai quali passano elementi infrastrutturali) rivestiti di marmo, dall'accesso alle scale che scendono nel piano interrato e da pochi elementi funzionali a mezza altezza, perfetto per ospitare poche cose, come nel caso delle opere di Alexander Calder con cui si è deciso di inaugurare e riprendere le mostre temporanee.
Interno della Galleria, con un'opera di Calder
Il piano espositivo principale si trova invece sotto l'aula d'ingresso ed è basato su una griglia quadrata di circa 4 metri di lato, diviso da tramezzi che costruiscono varie sezioni, tra cui la biglietteria e i servizi, un'altra zona destinata alle mostre e infine la sequenza di sale per la visita alle opere in possesso della Galleria. Sul lato opposto all'ingresso è ora di nuovo accessibile anche il giardino, che si trova quindi a un livello leggermente sotto il piano stradale.

Il disegno della sezione verticale (in alto) rivela il dislivello che Mies ha utilizzato per creare sul retro un giardino che dall'esterno è visibile solo dall'alto.
Il disegno in basso rappresenta la sezione trasversale alla precedente.
Il giardino merita da solo una visita, soprattutto perché era stato chiuso per anni (e speriamo che continui ad essere accessibile, vista la delicatezza di alcuni aspetti architettonici). Rettangolare, finestrato su un lato e chiuso da muri di circa sei metri sugli altri tre lati, disseminato - ma senza eccessi – di statue e alberi, propone anche uno specchio d'acqua che rimanda al celebre progetto del Padiglione di Barcellona. Il restauro di Chipperfield ha qui recuperato uno stilema architettonico di Mies che richiede certamente manutenzione e controllo, sicuramente garantiti dal Landesdenkmalamt, lo speciale ufficio dello stato di Berlino che si occupa della protezione dei monumenti.

La due fotografie prese dall'alto (cioè dallo spazio aperto che circonda la Galleria al piano terra) rivelano la straordinaria eleganza del giardino, gioiello nel gioiello
Nelle note di restauro rese pubbliche da Chipperfield, si legge che l'intervento ha compreso misure anti-incendio, rifacimento dell'intero perimetro, una revisione dello zoccolo di cemento e il rinnovo degli elementi infrastrutturali. Seguito giorno per giorno, la fotografie rivelano il vero e proprio smontaggio di molte parti, che dopo la revisione sono poi state – se possibile – rimontate. Una nota particolare spetta ai giganteschi vetri delle finestre perimetrali, ognuno dei quali ha una superficie di oltre 30 metri quadrati! Stando a Chipperfield, nessuno in Europa costruisce più vetri di queste dimensioni e ci si è dovuti rivolgere alla Cina (naturalmente) per una fornitura di materiale che è costata una quota notevole delle spese finali.


Due immagini dei lavori
Naturalmente tra le necessità del restauro c'era anche l'adeguamento dell'edificio alle nuove norme di sicurezza, cui si è particolarmente sensibili in Germania. Altri grandi edifici sono stati abbattuti per la presenza di amianto o per l'impossibilità di gestire le norme anti-incendio e le barriere architettoniche; per fortuna, il gioiello di Mies ha ricevuto il trattamento che gli spettava ed è tornato a splendere nel già straordinario panorama architettonico della capitale tedesca.
Neue Nationalgalerie, Potsdamer Strasse 50, 10785 Berlino, Germania