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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Fogli freschi di stampa

L'arte nel cesso, di Francesco Bonami

 

 


Non è la prima volta che recensisco un libro di Francesco Bonami e per alcuni dati rimando 
agli articoli di FePdA su Curator  e su Lo potevo fare anch'io. Bonami è autore che fa discutere, da apprezzare o dileggiare sulla base di argomenti comunque sostenibili, ma del quale non si può certamente mettere in dubbio la competenza in materia. Proprio per questo motivo dieci anni fa avevo letto quella notevole raccolta di idee contenuta in Lo potevo fare anch'io, un libro divertente e istruito, scritto nel tipico stile fantasioso e umoristico dell'autore, che di fatto difendeva l'arte contemporanea dalle accuse più generiche e popolari, del genere appunto di "Questa roba la potevo fare anch'io". È anche da sottolineare come il successo editoriale del libro abbia dato il via a decine di imitazioni.

Quel libro era del 2007 e nel 2017 Bonami ne ha ripreso e riveduto gli spunti, se si vuole, pubblicando - dopo alcuni altri libri meno significativi - L'arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell'arte contemporanea, una raccolta di interventi su tematiche e su artisti contemporanei che rimette in gioco tutto il Novecento. Lo scrive lui stesso nella Premessa, che il suo scopo è di

analizzare una parabola durata un secolo durante la quale l'arte contemporanea partita da un cesso è arrivata a un altro cesso a prescindere dal proprio valore economico, […] L'arte, conclusa la sperimentazione e la provocazione - alcuni sintetizzano le due cose con «la presa per il culo» - torna a raccontare storie, prima a voce, poi chissà come. (pagg. 4 e 5)

Dall'orinatoio di Duchamp (1917) quindi, al WC d'oro di Cattelan (2017), in una sorta di cerchio che include una produzione sterminata di oggetti assurdi, stravaganti e in genere bizzarri. Detto in poche parole, Bonami ci ha ripensato, molte opere che in precedenza quantomeno accettava, oggi gli sembrano delle sonore prese in giro (non uso per pudore la sua terminologia). E proprio qui si nasconde il trabocchetto del XX secolo, di cui è stato maestro il fondatore di tutto, Marcel Duchamp. Ma attenzione, nella presa in giro si nasconde non solo l'anima del secolo, ma anche la qualità artistica, perché per prendere in giro qualcosa bisogna sapere molto bene di che cosa si tratta, bisogna cioè saperlo fare.

Duchamp intuiva bene che fare scultura o pittura secondo tradizione, in un mondo ormai dominato da colossali novità come la riproduzione cine-fotografica e il motore a scoppio, stava diventando un atto fuori dal tempo, un nostalgico e inutile controsenso. Lo diceva bene lui stesso, quando ricordava come il suo Nudo che scende le scale fosse stato respinto dai cubisti e accettato invece dai futuristi, collocando di fatto la sua intuizione in una dimensione nuova, quella di una pittura dinamica e sganciata dalla tradizione. Pochissimo tempo dopo avrebbe distrutto l'idea stessa di Arte con i suoi ready-made, l'orinatoio di New York in particolare.

Il nome di Duchamp ritorna di continuo nell'Arte nel cesso e la posizione del critico americano (tale Bonami è diventato da qualche anno) si aggancia perfettamente alla mia, che ripetutamente nel mio piccolo ho messo in discussione l'operato delle avanguardie del secondo dopoguerra. Bonami ovviamente possiede una marcia in più per conoscenze e per agilità intellettuale e il suo libro è inoltre leggibile con il duplice gusto dell'ironia e della saggezza. Perché ci vuole saggezza per scrivere:

L'orinatoio di Duchamp si sa cos'è e nessuno vuol fare un viaggio apposta per vederlo. Invece Las Meninas di Velàzquez, Guernica di Picasso, La morte di Marat di David, Oktober 1977 di Richter, il Rabbit specchiante di Koons o il suo Puppy di fiori si vogliono andare a veder e rivedere. (pag. 7)

Il racconto di Bonami si dispiega in una serie rapida di paragrafi che di volta in volta affrontano un artista e/o un tema contemporaneo, inframmezzati da considerazioni legate al singolo o al dato generale. Francamente, non conosco tutti gli artisti proposti, ma condivido gran parte delle scelte di Bonami, come il primato di Richter, Hirst e Koons e i giudizi positivi su molti altri protagonisti; in qualche altro caso il nostro si scatena in cattiverie, e le pagine contro l'ultimo Pistoletto, contro Marina Abramovic e contro Ai Weiwei sono divertenti anche se forse un po' troppo astiose.

Bonami è comunque strepitoso quando se la prende, e lui almeno ha il coraggio di farlo, con la critica d'arte all'italiana, cioè infarcita di incomprensibili "parole che assomigliano ai grovigli dei fili degli auricolari dopo che si sono tenuti in tasca per una settimana" (pag. 81). Con estrema lucidità punta il dito sui giornalisti e sui curatori che invece di spiegare al pubblico cos'è un'opera d'arte contemporanea, rendono del tutto incomprensibile il senso stesso di quell'opera. Il confronto sistematico, e qui di nuovo mi trovo pienamente d'accordo, è con la metodologia critica degli anglosassoni, sempre tesa invece a chiarire e a precisare piuttosto che a confondere e a complicare.

Il libro si compone di molti brevi capitoli, più di cinquanta, dedicati - oltre ai personaggi citati - anche a Cattelan, Boetti, Vezzoli, Penone, Enrico Job, Christo, Charles Ray, Tino Sehgal, Richard Prince, Christopher Wool, etc. e alle grandi mostre internazionali di arte contemporanea come Kassel e Venezia.

Ma che cos'è contemporaneo? perché si dice arte contemporanea? Sulle parole spesso scivola la verità o si insinua la confusione, e in effetti non si capisce perché la parola contemporaneo venga usata come se fosse il nome di uno stile. Bonami si tuffa a capofitto nelle battute a riguardo, ma anche qui è in fondo serissimo, perché quello che dobbiamo chiederci è quanto resterà delle ricerche attuali nei prossimi cinquanta o cento anni. L'aggettivo contemporaneo sembra in realtà un modo per infilare un senso a tutto, anche là dove di senso ce n'è ben poco; e qualcuno dovrebbe spiegare ai contemporanei che cosa li distingue dai moderni, visto che i due termini sono sinonimi.

La verità, alla fine di tutto, è che riuscire a fare critica d'arte oggi è difficilissimo, nella gigantesca torre di Babele che copre tutta la produzione estetica. Il coraggio di Francesco Bonami è di provare a trovarci un bandolo, un filo di Arianna, ed è suo anche il coraggio di rivedere negli anni le proprie posizioni, di correggerle. Davvero una qualità rara al giorno d'oggi.

 

Scheda tecnica

Francesco Bonami, L'arte nel cesso, 2017 Milano, Mondadori, ISBN 9788804703068, € 13.

 

 

 

 

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