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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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L’acropoli di Atene con il Partenone (V secolo a.C.)
L’architettura dei templi greci rimane il simbolo dell’arte classica.

Il Walhalla (vicino a Ratisbona) di Leo von Klenze (prima metà del XIX secolo) dedicato agli eroi tedeschi è ispirato direttamente al Partenone.
Il rapporto stretto ed inequivocabile che esiste tra le arti visive e il potere politico ritorna spesso tra gli argomenti legati all’apprezzamento o meno di un’epoca storica. Davanti alla Piramide di Cheope o alla reggia di Versailles possiamo spesso dimenticare che tali grandiose opere dell’ingegno umano derivano – essenzialmente - da un disumano desiderio di auto-celebrazione e di immortalità; perché sono queste le chiavi interpretative per capire di cosa è fatto in realtà il potere. Il costo di vite umane e di sofferenze che imprese siffatte comportarono, sembra quasi svanire davanti agli splendori o alla grandiosità delle opere; ma non dovremmo mai scordarcene.
Se la scultura e la pittura hanno sempre servito il potere con generosità e abbondanza, l’architettura è tuttavia l’espressione artistica principale di cui il sovrano, il condottiero, il presidente, o il grande sacerdote si sono serviti per i propri fini.
Anni fa un libro di Deyan Sudjic affrontò brillantemente questo tema soffermandosi non solo sul passato, come in fondo è ovvio, ma anche su certe operazioni discutibili e costose affrontate in epoca recente da governanti americani, francesi e inglesi in particolare. In modo meno cruento e dispendioso di un tempo, anche oggi, nelle nostre democrazie occidentali, qualche presidente o primo ministro ha cercato di lasciare una traccia di sé grazie ad architetture imponenti ed inutili.
La traccia può essere un monumento, un palazzo, un museo, ma difficilmente oggi, nella moltitudine delle nostre scelte artistiche e nella rapidità dei cambiamenti, qualche grande capo riuscirà a impregnare di se stesso addirittura un’epoca artistica. Mi sembra infatti del tutto improbabile che uno stile come quelli imposti da Luigi XIV o da Federico II di Prussia o da Stalin o da Mussolini possa tornare a realizzarsi e svilupparsi per molti anni e per molti luoghi.
Non la pensa così, a quanto pare, l’uomo che incredibilmente si trova al comando del più potente stato del mondo, Donald Trump. Per buona parte della sua vita imprenditore immobiliare oltre che finanziere dalle mille attività lucrative, Trump ha già lasciato una traccia “importante” con la costruzione di varie enormi Trump Towers in America e altrove. Ma da presidente, ripetendo il tentativo già fatto nel 2020, il nuovamente eletto Trump intende imporre le proprie convinzioni anche nel campo dell’architettura di Stato, ovvero Federale come si dice negli USA. Lo slogan che appare come titolo del Presidential Action ordine esecutivo del 28 agosto 2025, fa quasi sorridere per la smaccata somiglianza con lo slogan politico Make America Great Again: Making Federal Arichitecture Beautiful Again. L’originale si può leggere qui.
Per comodità del lettore ne riassumo alcuni punti:
The Founders, in line with great societies before them, attached great importance to Federal civic architecture. They wanted America’s public buildings to inspire the American people and encourage civic virtue. President George Washington and Secretary of State Thomas Jefferson consciously modeled the most important buildings in Washington, D.C., on the classical architecture of ancient Athens and Rome.
In the 1960s, the Federal Government largely replaced traditional designs for new construction with modernist and brutalist ones. The Federal architecture that ensued, overseen by the General Services Administration (GSA), was often unpopular with Americans. The new buildings ranged from the undistinguished to designs even GSA now admits many in the public found unappealing.
Applicable Federal public buildings should uplift and beautify public spaces, inspire the human spirit, ennoble the United States, and command respect from the general public. They should also be visually identifiable as civic buildings and, as appropriate, respect regional architectural heritage. Architecture — particularly traditional and classical architecture — that meets the criteria set forth in this subsection is the preferred architecture for applicable Federal public buildings. In the District of Columbia, classical architecture shall be the preferred and default architecture for Federal public buildings absent exceptional factors necessitating another kind of architecture.
I Padri Fondatori, seguendo l'esempio delle grandi comunità prima di loro, attribuirono grande importanza all'architettura civica federale. Volevano che gli edifici pubblici americani ispirassero il popolo statunitense e incoraggiassero la virtù civica. Il Presidente George Washington e il Segretario di Stato Thomas Jefferson modellarono consapevolmente sull'architettura classica dell'antica Atene e di Roma gli edifici più importanti di Washington D.C.
Negli anni '60, il governo federale sostituì gran parte dei progetti per nuove costruzioni tradizionaliste con quelli modernisti e brutalisti. L'architettura federale che ne derivò, supervisionata dalla General Services Administration (GSA), fu spesso impopolare tra gli americani. I nuovi edifici spaziavano da anonimi a progetti che, come ora ammette la stessa GSA, molti nel pubblico trovavano sgradevoli.
I corretti edifici pubblici federali dovrebbero elevare e abbellire gli spazi pubblici, ispirare l’animo umano, nobilitare gli Stati Uniti e suscitare rispetto da parte del pubblico in generale. Dovrebbero anche essere visivamente identificabili come edifici civici e, quando opportuno, rispettare l'eredità architettonica regionale. L'architettura — in particolare l'architettura tradizionale e classica — che soddisfi i criteri stabiliti in questa sezione è l'architettura preferita per i corretti edifici pubblici federali. Nel Distretto di Columbia, l'architettura classica sarà l'architettura preferita e predefinita per gli edifici pubblici federali, salvo fattori eccezionali che richiedano un altro tipo di architettura.
Lasciando da parte il sospetto che non sia stato Trump, di cui è ben nota la cultura e la ricchezza grammaticale, a scrivere l’ordine, siamo quindi ancora una volta davanti alla proposta di recuperare lo stile classico greco-romano come stile architettonico di Stato. Sono passati duecento e rotti anni dall’impero napoleonico, ma sembra ieri.

L’Arco di Trionfo (inizio XIX secolo) a Parigi celebra Napoleone con una classica architettura romana.

Il memoriale di Lincoln (inizio del XX secolo) a Washington riprende il modello greco
Ci sono anche delle sottigliezze nell’ordine presidenziale, come la possibilità di rifarsi al vernacolo, ma sembrano aggiunte adatte a bloccare in anticipo contestazioni appunto di carattere locale. Il richiamo diretto alla capitale progettata da Pierre Charles L’Enfant (comicamente non citato nel testo presidenziale) e supervisionata da Thomas Jefferson, ottimo architetto e anche presidente, non è casuale.
Ora, leggendo queste trovate trumpiane, che personalmente non credo avranno un grande seguito, ho pensato a quanti luoghi comuni sono stati creati sull’architettura classica. Per uscire immediatamente dall’idea che lo stile migliore per manifestare la potenza delle istituzioni e ispirare senso civico e morale sia quello greco-romano, ci basterà ricordare che nel Settecento furono costruite in Europa una miriade di grandiose regge e palazzi in stile barocco e rococò, perfette per il loro scopo.

La Reggia di Versailles (per i Re di Francia, nel XVII sec.)

La Reggia di Caserta (per i Re delle due Sicilie, nel XVIII sec.)

Il Palazzo Nuovo di Potsdam (per i Re di Prussia, nel XVIII sec.)
Il modello barocco nasceva dalla chiesa cattolica in cerca di affermazione sul sobrio spirito luterano e trovò fertile terreno nel desiderio di lusso dei sovrani europei. Non a caso, nel suo privato ma anche dentro la Casa Bianca, Trump ingombra gli spazi a sua disposizione con profusione di ori e arredi pacchiani: nel suo vero sè, Trump è appunto smodatamente baroccheggiante.
Ma quando si viene all’esterno, all’architettura che afferma se stessa tanto da vicino quanto da lontano, lo stile greco-romano appare vincente anche agli occhi di questo americano di scadente educazione. La mia sensazione è che il richiamo storico sia un semplice pretesto per rispolverare il parallelo con l’impero romano. Napoleone insegna: anche lui probabilmente avrebbe preferito costruirsi una nuova Versailles, ma gli archi di trionfo e i palazzi imperiali lo proiettavano più chiaramente nelle agognate vesti di Cesare.
Lo stesso fascino lo subì Mussolini, che da un lato lastricava le rovine dei Fori, dall’altro liberava monumenti semi-sepolti a Roma come il Mausoleo di Augusto o il Teatro di Marcello. Esempio clamoroso dello stile fascista sono i tribunali, costruiti secondo un prototipo di tempio-palazzo stilizzato: colonne da rotonde a squadrate, facciate bianche, aperture isolate e simmetriche. E le piazze dell’E42, oggi EUR, testimoniano del mito di una città nuova ridotta a puro schema geometrico.



I tribunali di Bolzano, Milano e Palermo di era fascista
Dal canto suo, Hitler seguì l’idea classicista aggiungendovi il peso della fortezza militare. La Cancelleria progettata da Speer somiglia allo stile fascista, ma mantiene viva la forte tradizione Art Dèco che la Germania si era costruita nel primo dopoguerra.

Il Cancellierato di Albert Speer (1939) per Adolf Hitler

Il Ministero dell’Aeronautica di Ernst Sagebiel (1936) per il Terzo Reich
Trump nel suo ordine esecutivo afferma che il brutalismo e il modernismo vanno evitati: sono impopolari. Tuttavia, è abbastanza chiaro a tutti gli storici che il modernismo possiede forti assonanze con il classicismo, e il disprezzo di Trump nasce probabilmente da qualche fraintendimento. Credo che il punto da considerare con attenzione sia la questione della decorazione; se leggiamo l’azione presidenziale di Trump, possiamo dedurre logicamente che, nell’ambito del classicismo, un edificio istituzionale sia elegante e dignitoso se non è modernista o brutalista; ma il modernismo e il brutalismo hanno tra i loro punti fermi caratterizzanti l’assenza di decorazioni; se quindi Trump li avversa, ne consegue che Trump apprezza le decorazioni.
Il classicismo tuttavia non è ricco di decorazioni, ma anzi lo stile architettonico caro a Napoleone, e tutta la notevole sequenza di varianti europee di quello stile nel XIX secolo, è sobrio, monumentale, anti-barocco, anti-decorativo. A Trump piacciono evidentemente il Campidoglio di Washington, la Casa Bianca e in generale lo stile neo-classico alla Palladio perché rimandano a un passato glorioso del quale si sente – assurdamente - l’erede.
Posso dargli un consiglio, di rivolgersi per le sue case ad architetti postmoderni, che hanno saputo mescolare decorazione e classicismo con risultati spesso eleganti e piacevolmente ironici. Temo peraltro che l’ironia sia del tutto assente come tratto caratteriale dell’attuale presidente degli Stati Uniti.

Il Campidoglio di Washington (prima e poi seconda metà del XIX sec.) e il suo modello, San Pietro a Roma (XVI sec.)


La Casa Bianca a Washington (inizio del XIX sec.) e uno dei suoi modelli,
la villa palladiana detta La Malcontenta (XVI sec.)

Il modello romano di mille architetture, il Pantheon di Roma (II sec. d.C.)

Il padiglione della Danimarca all'expo di Shangai del 2010,
progettato dal geniale Bjarke Ingles