Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

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Haus Schminke

Alcune viste di Haus Schminke

 

Hans Scharoun

Poter vivere, anche solo un giorno, in una delle case da sogno realizzate nel Novecento è a volte possibile; Haus Schminke, la più nota delle architetture private di Hans Scharoun, è da qualche anno visitabile come un museo, e noleggiabile per un giorno. L'esperienza risulta straordinaria per mille motivi, non ultimo quello di verificare se queste case restano da sogno anche abitandole.

Haus Schminke fu costruita da Scharoun all'inizio degli anni Trenta nella cittadina di Löbau in Sassonia (non lontano da Dresda) e rappresenta da sempre un manifesto dell'architettura di questo architetto attivo per decenni nella Germania passata dagli anni difficili della Repubblica di Weimar alla megalomania nazista e poi alla ricostruzione del dopoguerra. Destino ha voluto che durante la Seconda Guerra la casa fosse requisita dai russi e che in seguito se ne impossessasse direttamente la DDR; dopo la riunificazione tedesca, gli eredi legittimi non la richiesero e il comune di Löbau ha potuto creare una Fondazione (la Stiftung Haus Schminke) per la sua amministrazione. E' per iniziativa della Fondazione, ovviamente bisognosa di fondi, che oggi la casa può essere visitata, che vi si svolgono concerti e che la si può noleggiare come una stanza d'albergo (anche se solo dal pomeriggio al mattino successivo).

Hans Scharoun è sicuramente da collocare tra i grandi del Novecento, ma lavorò poco in relazione alla sua fama e ottenne la vera consacrazione addirittura nel 1963, quando completò il proprio capolavoro, il grande auditorium della Philarmonie di Berlino Ovest (la cui storia progettuale comincia peraltro dieci anni prima), all'età di 70 anni.

Il percorso evolutivo della sua carriera è di lettura complessa; si parte da prima della Grande guerra, quando il giovane artista (che non si laureò mai in architettura) aderì alle ricerche espressioniste e un po' utopiche di Bruno Taut, e si giunge al primo dopoguerra e ai primi incarichi, molto più concreti, di condomini residenziali a Berlino e di partecipazione alla prestigiosa Weissenhof-Siedlung di Stoccarda. Scharoun risiede in seguito alcuni anni a Bratislava, dove diventa insegnante, e progetta varie ville, tra cui la nostra casa Schminke, restando dal 1933 pericolosamente chiuso in territorio nazista. Nel secondo dopoguerra ottiene e lascia nell'arco di un anno l'incarico di guidare la ricostruzione di Berlino. Poi partecipa ad alcuni grandi concorsi, ottiene riconoscimenti internazionali, e costruisce alcuni notevoli progetti di scuole, teatri, residenze, tutti in Germania. Come detto, la Philarmonie, insieme agli altri edifici che compongono la prima grande parte del Kultur Forum di Berlin nei pressi di Potsdamer Platz, lo proietta ai vertici della fama e del prestigio e trasforma retroattivamente la sua carriera in un preannuncio del capolavoro finale. Gli storici oscillano nel considerarlo un organicista, un razionalista sui generis o un espressionista; per casa Schminke conviene attenersi alla seconda posizione, quella di un funzionalismo non disgiunto da scelte formali.

 

Casa Schminke dal vero

Delle opere giovanili, casa Schminke mantiene il primato di citazioni, di analisi, di riproduzioni; fu soprattutto il fronte della casa sul giardino a colpire, con un balcone appuntito che sporge in una proiezione verticale di tutto l'edificio. Ed ecco allora la prima scoperta dal vero, che quella celebre immagine è nel complesso impropria, perché l'edificio non è verticale, non è disposto su tre livelli e non ha nulla di aggressivo nei suoi profili. Dalla strada, gli elementi forti della casa sono il Winter-Garten, con le finestre quadrate che sporgono verso di noi, e il notevole aggetto della pensilina sopra l’ingresso. In verticale, è quasi fuori scala la torre del riscaldamento, mentre dalla parte opposta non possiamo non essere colpiti dalla bellezza e dalla vigoria di un grande faggio sanguigno cresciuto tanto da gareggiare con l’elegante architettura della casa.

La celebre vista tipo prua di nave è invece laterale, dal giardino che scende dietro la casa e mette in luce il piano interrato. Beneficiari quindi di questa immagine appuntita e tecnicamente innovativa, con le putrelle a vista (eccetto quella del piano terra, che a suo tempo era ricoperta), erano i famigliari quando nel giardino – d’estate - si rinfrescavano dalla calura vicino o dentro lo stagno artificiale, o quando - nell’inverno ghiacciato - ci giocavano e ci pattinavano sopra.

Il salone con il Winter-Garten sullo sfondoPrima ancora di entrare quindi ci siamo accorti di un aspetto importante, che la villa fu costruita per i suoi abitanti. E se andassimo ad analizzare tutti i dettagli ci accorgeremmo che hanno senso soprattutto in relazione con le esigenze dei quattro ragazzi Schminke e con quelle di Charlotte, la signora Schminke, energica e abile casalinga.

S’è detto di una casa a forma di nave, fattore architettonico che ritorna in alcuni grandi architetti, basti citare Loos e Le Corbusier, e oggi Renzo Piano. La nave rappresenta un modello di efficienza, di spazi compatti ma anche grandiosi, di trasparenze, di strutture avanzate e di tecnologie. In questo caso, fu il milionario Schminke a scegliere questo assetto, ma di certo trovò in Scharoun, che era cresciuto nell’area fluviale di Brema, l’architetto giusto.

La casa si trova accanto al pastificio dove l'industriale lavora e sul quale ha piena giurisdizione, a questo punto a tutte le ore del giorno e della notte. E' un mondo ormai passato quello del capitalista che vive accanto o dentro la sua fonte di reddito, ma non ci riesce difficile immaginare la famiglia dei “signori” che custodisce con interesse mescolato ad affetto la propria fortuna: lì c'è la fabbrica, e qui la casa.

 

La pianta e il piano terra

Pianta della casa e del giardino

Per analizzare la grande villa di quasi 500 mq complessivi, costruita con uno scheletro in acciaio, ci serviamo ora di una pianta allineata alla strada e al confine est della proprietà. La normale segnalazione fornita dai libri su Scharoun secondo cui il balcone superiore e il Winter-Garten sarebbero ruotati rispetto al salone ora ci sembra fragile, perché si direbbe che l'intenzione progettuale di Scharoun fosse opposta: i due lati principali paralleli appaiono quelli del Winter-Garten, della cucina e delle due scale, una interna e una esterna. Il piano terra si sviluppa su due blocchi trapezoidali, a sinistra l'ingresso e la cucina, e a destra il Winter-Garten sopra il quale si trova la camera da letto principale con il balcone; il grande salone, completo di camino (oggi scomparso) e pianoforte, collega pertanto i due corpi secondo un asse obliquo.Il tavolo da pranzo

Tuttavia, quando si entra dall'ingresso principale che è parallelo al salone, la nostra percezione è che a ruotare sia la scala interna, che segue l'asse della cucina; lo spazio quindi si modifica, si espande, e ci accoglie con particolare enfasi. Il cuore della casa è l'area di ingresso, dove non solo insiste la bella scala con ringhiera a rete di di ferro, ma anche una balconata che consente a chi sta di sopra di comunicare facilmente con chi sta di sotto, e dove soprattutto si trova l'area da pranzo, con un tavolo che è un'opera d'arte per conto suo.

Per collocazione e per aspetto, il tavolo è un oggetto straordinario: non a caso l'architettura stessa della casa, in quel punto, si apre verso il giardino e crea una sporgenza (forse da assimilare alle grandi ruote dei battelli fluviali). E quindi il tavolo non poteva essere banale; il suo piano di legno è grande, spazioso, arrotondato agli spigoli, ed è decorato con un motivo geometrico che fa pensare ai costruttivisti, ma che in realtà serviva ai famigliari come segnaposto (il tavolo che vediamo oggi è una bella ricostruzione dell'originale perduto). A sinistra c'è un accesso diretto alla cucina, a destra al giardino; sono i bambini che dettavano molte scelte a papà Schminke e al suo architetto!

Nell'area d'ingresso c'è una zona intera riservata ai quattro figli, con tanto di armadietti colorati per ognuno di loro; è lo spazio a destra dell'ingresso, aperto ma separabile con porte scorrevoli. Anche il vicino grande salone ha porte scorrevoli, ma oggi possiamo solo intuirne la perfezione formale, visto che qui l'arredo originale non è stato ripristinato se non in minima parte. Un divano correva lungo tutto il fianco verso la strada, di fronte c'era un'armadiatura e il caminetto di pietra, poi le grandi finestre sul giardino che rispecchiavano il pianoforte a coda; al soffitto erano appese lampade metalliche girevoli realizzate ad hoc, limitate da una originale fascia curva sporgente (oggi sono malamente sostituite da piccole lampade a cono). .

Le lampade del salone in una foto storica

Si potrebbe procedere all'infinito nel sottolineare dettagli simili, vista la cura quasi ossessiva con cui Schminke e Scharoun, divenuti amici, realizzavano oggetti funzionali in puro stile Bauhaus. Va anche sottolineato come nella casa molti elementi fossero colorati, di rosso, di azzurro, di giallo, e come la nostra abitudine ad un razionalismo un po' troppo “grigio” qui debba essere riveduta e riaggiustata.

Al termine del salone c'è lo strepitoso Winter-Garten, completamente trasparente e dotato di un passaggio diretto verso il giardino. In realtà non è una serra accostata alla casa, ma ne fa parte strutturalmente ed è anche riscaldato da grandi radiatori; è la trasparenza assoluta che lo trasforma in un giardino coperto. Possiamo salire al piano di sopra da qui, uscendo fuori e prendendo la scala esterna, che ci porta al celebre balcone fotografato mille volte.

 

La scala esterna e il Winter-Garten

La zona notte e i servizi

E' la prua del battello, è coperto e dispone di un bel panorama aperto: un balcone che invita al relax. La camera da letto dei signori si affaccia qui ed è accessibile da una porta-finestra. Tutto il piano superiore, secondo tradizione, è destinato al riposo, con un totale di quattro camere e di vari piccoli locali per docce, vasche, wc, lavandini (certamente oggi insufficienti per sei persone).

Anche sul ponte superiore, il corridoio di distribuzione lungo e fiancheggiato da armadi, sorprende la luce che entra da finestre continue. Come detto prima, il corridoio si apre con una balconata sul piano di sotto e dall'alto si ha una visione notevole della forma complessa dell'area di ingresso.

Ritornati di sotto, possiamo visitare la cucina, nella quale lavoravano Charlotte Schminke e un'unica domestica. Gli armadi a muro, che ci sono all'ingresso, nelle camere da letto, e nel sottoscala, in cucina sono protagonisti assoluti e scandiscono con decine di sportelli, cassetti e ripiani tutte le pareti delle due stanze di lavoro.

Al piano interrato si trovavano ampi locali di servizio, ma oggi uno di questi rappresenta uno spazio molto particolare: vengono conservati i frammenti dell'arredo sopravvissuti, tra cui pezzi arrugginiti delle lampade e delle tubature e frammenti del camino. Come in un museo archeologico, la Fondazione risale alle forme originali tramite fotografie e analisi dei reperti, e cerca di quantificare i costi di eventuali ricostruzioni.

Per ora, il lavoro di ripristino fatto è encomiabile. La visita della villa è sicuramente un'imperdibile occasione per conoscere da vicino le qualità di un'architettura funzionale ma elegantissima, calibrata al millimetro eppure aperta e libera; e il soggiorno nella villa, a maggior ragione, un'esperienza indimenticabile.

 

 

<<<Un filmato della visita è disponibile sulla rivista Azioni Parallele>>>

Le fotografie sono dell'autore

 

Bibliografia

Berthold Burkhardt, Haus Schminke: Die Geschichte einer Instandsetzung Broschiert, Stuttgart 2002, Karl Kraemer Verlag.

Ada Francesca Marcianò, Hans Scharoun 1893-1972, Roma 1992, officina edizioni.

Eberhard Syring e Jörg C. Kirschenmann, Scharoun, Colonia 2004, Taschen editore.

Aa. Vv., Hans Scharoun. Chronik zu Leben und Werk, Berlin 1993, Akademie der Kuenste


Stiftung Haus Schminke

 

 

 

 

 

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