Fogli e Parole d'Arte

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1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Il Cimitero monumentale di Bonaria a Cagliari: un patrimonio da salvare

Fig. 1

Se cimiteri monumentali come il Père Lachaise a Parigi, Highgate a Londra o il Verano a Roma non hanno eguali sul piano storico-artistico e sono conosciuti per i personaggi celebri che vi sono sepolti, anche più modesti luoghi di inumazione come il cimitero monumentale di Bonaria a Cagliari (Fig. 1), offrono a chi le sa “vedere” vicende e testimonianze altrettanto suggestive.

Saper “vedere” significa riuscire ad andare oltre la fredda pietra per cogliere la dimensione nascosta che sottintende i monumenti e il luogo nel quale sono inseriti. Raramente il visitatore occasionale riesce a “vedere”, egli guarda senza capire, ossia senza avere la consapevolezza del valore latente degli oggetti. Del resto si tratta di una consuetudine comune a monumenti ben più famosi.

È forse anche questa una delle cause del degrado in cui oggi versa il cimitero di Bonaria? Non si può davvero “vedere” al di là dei monumenti senza prima sapere e conoscere, e solo allora si può “guardare” coscienziosamente quello che si ha davanti. La conoscenza implica una maggiore sensibilità e dunque una adeguata tutela da parte dei visitatori, oltreché della pubblica amministrazione incaricata della salvaguardia del monumento.

Le vicende che portano alla costruzione del cimitero di Bonaria sono legate alla consapevolezza delle necessità igieniche in fatto di sepolture che si diffusero nell’Ottocento anche in Italia grazie all’editto di Saint Cloud del 1804. Tale ordinanza, voluta da Napoleone, prescriveva il divieto di inumazione nelle chiese e negli abitati. Nel nostro paese, tuttavia, l’effettiva introduzione dell’editto avviene il 5 settembre 1806; a Cagliari la piena attuazione del decreto napoleonico trova compimento ancora più tardi, nel 1827, quando viene istituita una commissione incaricata di scegliere un’area cimiteriale adatta all’esterno dell’abitato. La zona designata è Bonaria, un luogo già utilizzato come necropoli sia in epoca cartaginese che romana. In effetti ancora oggi all’interno del cimitero moderno si possono vedere alcuni colombari scavati nella roccia.

Fig. 2La costruzione del cimitero ha quindi il compito di allontanare i pericoli derivati dalle scarse condizioni igieniche e dai miasmi provenienti dalle tombe all’interno delle chiese e dagli spazi cittadini riservati alle sepolture. Il progetto fu affidato al capitano del Genio Militare Luigi Damiano. Nel corso degli anni, per far spazio all’area cimiteriale fu distrutta l’antica chiesa di San Bardilio, chiamata nel medioevo Sancta Maria in portu Gruttae. Nel 1828 il cimitero fu completato e consacrato, il 1° gennaio 1829 ha luogo la prima tumulazione.

Sino alla metà degli anni Ottanta del XX secolo si accedeva all’area attraverso un portone in stile toscano, sostituito nel 1985 da un ingresso cubico di gusto alquanto discutibile e in stridente contrasto con l’impianto originale. Appena sette anni dopo la costruzione del cimitero, nel 1835, si rende necessario un ampliamento; la sua realizzazione segue la concezione dei cimiteri moderni nell’alternanza tra parco e struttura architettonico-monumentale. È soprattutto quest’ultima tendenza ad affermarsi e a conferire all’area un ordinamento geometrico, in cui le tombe sono divise in campi e si dispongono allineate lungo viali alberati. Tale tendenza caratterizza anche i successivi ampliamenti del 1858 e del 1864, il primo dei quali ad opera di Gaetano Cima.

Fig. 3Il 1864 è anche il periodo in cui il cimitero comincia ad ornarsi delle opere d’arte che ne decreteranno il prestigio. Come si accennava inizialmente la giusta lettura dei monumenti funerari consente di rintracciarvi episodi storici e di riconoscere negli stessi l’evoluzione di vari stili succedutisi negli anni a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento.

Ecco così fare la loro comparsa le sculture commissionate dall’aristocrazia e dall’emergente borghesia sarda e continentale; in particolare questi ultimi grazie ai contatti con le città d’origine, commissionarono le opere a scultori affermati per le loro creazioni anche nel campo funerario.

Tra gli artisti presenti con le loro opere si ricordano i toscani Adolfo Celi e Tito Sarrochi, il romagnolo Sisto Galavotti, il veneto Giovanni Battista Trojani, i lombardi Giovanni Pandiani, Giovanni Albertoni e Vincenzo Vela, i genovesi Agostino Allegro, Emanuele Giacobbe e Giovanni Battista Villa. A questi bisogna aggiungere le opere pittoriche del riminese Guglielmo Bilancioni. Gli artisti sardi attivi a Bonaria sono gli scultori cagliaritani Giuseppe Boero, Francesco Ciusa, Enrico Geruggi (allievo del Trojani) Cosimo Fadda (allievo del Pandiani) e Cosimo Carta. Inoltre sono presenti anche pitture di Filippo Figari e Fortunato Bogliolo.

Fig. 4Una menzione a parte merita l’attività dello scultore piemontese Giuseppe Maria Sartorio. Questo artista è infatti presente con un gran numero di opere, tra le quali il monumento dedicato all’avvocato ed economista Giuseppe Todde realizzato fra il 1895 e il 1897 (Fig. 2). Si tratta di un’edicola contenente il busto del defunto, entro un arco a tutto sesto sostenuto da due mensole che poggiano su pilastri. Nella composizione il ritratto dell’avvocato ha però scarsa rilevanza, l’attenzione dell’osservatore si concentra infatti sulla figura di una donna non più giovane, la vedova Todde; essa è appoggiata a un inginocchiatoio con in mano una croce e un libro di preghiere tenuto socchiuso. È evidente la grande cura descrittiva impiegata dal Sartorio nelle pieghe del tappeto e nei ricami della veste. Anche in un altro monumento dello stesso artista, la tomba di Francesca Warzee, l’attenzione è rivolta non tanto alla defunta, quanto al figlioletto che scoprendole il volto si avvicina per baciarla un’ultima volta; in questo caso l’impostazione verticale viene abbandonata in favore di una composizione orizzontale data dal sarcofago su cui giace la defunta. Tra le opere del Sartorio presenti nel cimitero di Bonaria non si può non citare il monumento dedicato a Efisino Devoto nella cappella di famiglia Onnis Devoto (Fig. 3). Nonostante lo stato di degrado in cui si trova, la statua del piccolo Efisino spicca per il suo profondo verismo nella resa espressiva con cui viene ritratto. Ad accompagnarne l’effige la sconcertante iscrizione incisa ai piedi della scultura sul ripiano di marmo, che testimonia il dolore e l’incredulità dei genitori per la sua prematura scomparsa: “Cattivo! Perché non ti risvegli?!

Fig. 5All’aperto si trova la statua del 1870 opera di Agostino Allegro, dedicata a Giuseppina Ara dei conti Ciarella (Fig. 4). Sopra il basamento si eleva un inquietante genio alato dai capelli a boccoli mossi che aveva in origine una stella nel mezzo della capigliatura, oggi andata perduta. La sua figura solenne è colta nell’atto di spargere fiori sulla tomba della defunta.

Sul retro dell’oratorio appoggiato alla parete trova posto un monumento dalle caratteristiche particolari. Si tratta del sarcofago del canonico Giovanni Spano figura centrale nella cultura sarda, famoso per essere stato il primo archeologo isolano. A realizzare l’opera fu lo studioso stesso impiegando un sarcofago romano rinvenuto nell’antica necropoli di Bonaria. Il monumento è sostenuto da quattro colonne e decorato con cornici e acroteri. Sopra il sarcofago è collocato il mezzo busto dello Spano, opera di Giuseppe Sartorio.

Sisto Galavotti è invece l’autore del pregevole monumento di Enrico Serpieri (Fig. 5), scomparso il 7 novembre 1872. Nato a Rimini fu un patriota che nel 1849 venne eletto deputato della Repubblica Romana, quindi segretario della Costituente. Con l’arrivo dei francesi e degli austriaci in favore del papa, si infranse però il sogno repubblicano; a questo punto Serpieri si trovò esule politico in Sardegna. Abile imprenditore darà forte impulso allo sviluppo del commercio, dell’agricoltura e dell’industria nell’isola. Sisto Galavotti ne celebra nel monumento i meriti. L’opera si presenta in stile neoclassico con una struttura a tronco di piramide con coronamento, cornici e festoni decorativi. Al centro e ai lati lo scultore illustra tre diversi momenti della vita di Serpieri. Sulla parte frontale viene descritta l’attività patriottica nella veste di segretario della Repubblica Romana, contrapposto insieme ai suoi compagni ai soldati francesi. Sul fianco destro, invece, viene rappresentato il ruolo di presidente della Camera di Commercio di Cagliari, con l’allegoria del commercio nella figura di Mercurio. Infine, nello specchio sinistro la Carità ricorda le opere di beneficienza di Enrico Serpieri.

Fig. 6

Salendo sulla cima del colle di Bonaria si entra nella zona dedicata alle cappelle di famiglia. Queste presentano stili diversi, a seconda del periodo in cui furono costruite. Solitamente appaiono racchiuse all’interno di un cortiletto da un recinto, come dei piccoli palazzotti. Talvolta vi compaiono elementi pagani, in linea col gusto di fine Ottocento per il mondo dell’antico Egitto. Ne è un esempio la cappella della famiglia Zedda (Fig. 6) con le scalette di accesso custodite da quattro piccole sfingi nei due ingressi.

Una piccola area del camposanto viene chiamata quadrato degli acattolici perché destinata alle salme dei protestanti. Infatti vi furono sepolti almeno venticinque cittadini britannici o comunque non cattolici.

Fig. 7Francesco Ciusa il più importante scultore sardo del primo Novecento va ricordato per la realizzazione dell’angelo nella tomba Sanna – Manunta (Fig. 7). Lo scultore nuorese fornisce la sua personale interpretazione angelica con una figura ieratica, statica e solenne colta nell’atto di stringere tra le mani una croce.

Una descrizione completa delle innumerevoli opere presenti nel cimitero è ovviamente impossibile, ma con la breve elencazione fin qui fatta, si è voluta dare un’idea di quello che si può scoprire passeggiando tra le palme, i cipressi e i monumenti di Bonaria. La visita sarebbe sicuramente più piacevole se non fosse, come si accennava all’inizio, per il totale stato di abbandono e fatiscenza nel quale si trova oggi il sito. Il degrado ha portato in alcuni casi alla scomparsa di numerose opere d’arte, che conosciamo solo tramite testimonianze d’epoca. Una frequente manutenzione e pulizia dei monumenti dalla polvere e da altri attacchi atmosferici potrebbe ovviare a situazioni di degrado ancora più gravi.

 

Didascalie immagini

Fig. 1, Scorcio del cimitero monumentale di Bonaria

Fig. 2, G. Sartorio, Monumento dedicato a Giuseppe Todde (1895-1897)

Fig. 3, G. Sartorio, Cappella Onnis Devoto, ritratto del piccolo Efisino (1887 ca)

Fig. 4, A. Allegro, Monumento di Giuseppina Ciarella (1870)

Fig. 5, S. Galavotti, Monumento a Enrico Serpieri (1876)

Fig. 6, Cappella della famiglia Zedda, ingresso con sfingi (particolare)

Fig. 7, F. Ciusa, Monumento Sanna – Manunta

 

Bibliografia di riferimento

G. P. Caredda, Il camposanto cagliaritano di Bonaria: un abbandono monumentale, Scuola Sarda Editrice, Cagliari, 2007;

A. Romagnino, L. Siddi, B. Badas, E. Borghi (testi di), Bonaria. Il Cimitero Monumentale di Cagliari, Tam Tam, Sassari, 2000;

M. G. Scano Naitza, Pittura e Scultura dell’Ottocento, Ilisso, Nuoro, 1997

Scheda tecnica

Cimitero Monumentale di Bonaria, Piazza Cimitero (ingresso principale), Via Ravenna (ingresso secondario), Cagliari.

Ingresso libero. Orario invernale (nel periodo di vigenza dell’orario solare): Lunedì chiuso. Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica dalle 8:00 alle 13:00; Giovedì dalle 14:30 alle 17:30. Orario estivo (nel periodo di vigenza dell’orario legale): Lunedì chiuso. Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica dalle 8:00 alle 13:00; Giovedì dalle 15:30 alle 18:30

 

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