Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
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Scrivere, dipingere. Scrittura e Spazio a Venezia

 

Temi e Variazioni. Scrittura e Spazio.

Gastone Novelli a Venezia.

Fig. 1

Il percorso della mostra Temi e Variazioni. Scrittura e Spazio, attualmente in corso presso la Peggy Guggenheim Collection a Venezia, si articola attraverso l’ordinato succedersi di otto sale, ognuna di esse con una tematica precisa, che ha lo scopo di permettere al visitatore di ricreare rapporti di assonanza e dissonanza tra le singole opere che incontrerà durante il suo cammino, un cammino quasi mistico che permette all’uomo di innalzarsi fino al raggiungere i segreti più alti del cosmo.

Il suo fulcro è il tema della scrittura e dello spazio che essa assume, una scrittura (parola o virtuosismo gestuale) che illumina il circostante e la mente del visitatore, che può (e deve) percepire la silenziosa vibrazione energetica che scaturisce dall’impulso creativo; la lettera che, nella sua concretizzazione, nel suo essere simbolo, segno, frutto di una azione, non perde la sua qualità di fonema, suono momentaneo e variabile ma desta un infinito gioco, in cui il caotico gesto di Pollock si accosta al silenzio tutto concettuale di Lewitt e in cui i suoni, con il loro continuo e impercettibile variare (da regione a regione, da Nazione a Nazione, da Continente a Continente) diventano inevitabilmente e indissolubilmente musica per gli occhi, una musica universale e visibile a tutti; la scrittura che invade lo spazio e dialoga con esso in un rapportarsi continuo e incessante tra epoche diverse, lingue diverse, tematiche e sensibilità diverse e che evidenzia con semplicità la caratteristica universalistica dell’arte, il suo bisogno giocoso e irriverente di collocarsi al di fuori da ogni concetto spaziale e, ancor più importante, temporale.

Fig. 2Il percorso inizia con la sala dedicata alle lettere; accostate alle pareti troviamo, infatti, opere che hanno come elemento costitutivo centrale la parola, o meglio la lettera scritta, sia essa dattiloscritta (si veda Nanucci con Dattilogrammi), incollata su altri supporti (Weinar, Carrà, Picasso) o semplicemente scritta (Agnetti); lettere, parole che sprigionano tutta la loro forza rivoluzionaria: la parola più energica e innovativa di qualsiasi mezzo di comunicazione, la parola che resta nonostante tutto.

E’ una parola che si trasforma in altri elementi in ogni sala che il visitatore attraversa, una scrittura che mostra i molteplici linguaggi usati dall’arte e dall’uomo per esprimere ed esprimersi, in un continuo e incessante gioco di specchi e mutamenti.

Dalla scrittura come elemento geometrico, in cui la fanno da padrone le linee e la precisione, come dimostrano opere di artisti prestigiosi del calibro di Von Doesburg (Composizione in grigio, 1919), di Mondrian (Composizione n.1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con Rosso 1939), Nigro (Spazio totale: strutture, 1953-1956) e Castellani (Superficie rossa, 1999) si passa alla scrittura che diventa materia in ogni forma assunta nel tentativo di dare voce al pensiero umano, sia essa il dripping di Pollock (Foresta incantata, 1947) o la fotolitografia di Opalka (È la lotta finale, 1967) o gli smalti di Stingel (Senza titolo, 2004) o il rame di Nagasawa (Visione di Ezechiele, 2010), per proseguire con la scrittura come sinonimo di campo visivo, con artisti del calibro di Noland (Gipsy Wagon, 1970) e Sol Lewitt (Griglia irregolare, 1999) e come segno (tra cui troviamo Albers, Bianchin, Dadamaino).

Dopo aver appreso tali metodologie di scrittura, il visitatore si trova ad avere gli elementi necessari per poter comprendere le restanti tre sale, che raccontano le storie che nascono da altri mondi, altri modi di sentire e di vedere; l’arte come avventura in un mondo altro di cui lo specchio sembra essere l’accesso privilegiato, un luogo intermedio che separa la realtà dall’elemento fiabesco, come suggeriscono le opere di Favelli (Archivio, 2011), Pistoletto (Una persona con il capo inclinato, 1962-2007), Sironi (Figura con lo specchio,1924) fino a giungere a Cornell (ad esempio Senza Titolo- Farmacia, un’opera del 1942 che riporta alla mente la boccetta magica bevuta da Alice nel Paese delle Meraviglie) e che se da un lato ci introducono in una dimensione dominata dalla metamorfosi naturale (Coppia Zoomorfica di Ernst del 1933) in cui lo spettatore si trova costretto a vedere e rivedere l’opera per assaporarne i molteplici aspetti (RagaRugaRogo di Ontani del 2006) dall’altro ci pFig. 3ermettono di contemplare l’immensità dell’universo (si vedano, ad esempio, Corpi Celesti di Tamayo del 1946 e Black Stars_M2 di Duff del 2003).

Ma il percorso museale non può, e non deve, essere ritenuto concluso; ecco, quindi, che il visitatore si trova catapultato in quello che si potrebbe definire l’apice della ricerca iniziata nelle otto sale precedenti, una conclusione, se così possiamo chiamarla, che ci conduce alla scoperta di un protagonista dell’arte italiana tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, Gastone Novelli, che negli ultimi anni della sua vita ha fatto propria la riflessione dei rapporti esistenti tra scrittura e pittura, evidenziando i legami che intercorrono con la letteratura sperimentale europea e, di conseguenza, dando vita a quella che si potrebbe definire una vera e propria poesia visiva.

È in tale ottica che si deve inserire la personale dal titolo Gastone Novelli e Venezia, una mostra nella mostra che permette di scoprire (e riscoprire) la poetica di questo artista che vedeva nel segno un importante valore comunicativo. È con la medesima curiosità con cui Novelli si avvicinava ad ogni forma di espressione, sia essa musica, poesia, fumetto che il visitatore deve rapportarsi a questo singolare, e quanto mai rivoluzionario artista. L’arte di Novelli, infatti, racchiude tut ta la forza rivoluzionaria, nascosta nella scrittura, nelle parole, nel segno. Ci troviamo di fronte ad un fare arte che non cela il suo intento, forse idealista e quasi donchisciottiano, di critica sociale, rivelando il bisogno stesso dell’artista di poter dire qualcosa, di poter parlare apertamente.

La parola, in questo caso scritta, diventa per Novelli mezzo di comunicazione importante per avvicinare il pubblico, per comunicare idee e sogni di libertà, una parola che troviamo non solo nei taccuini di viaggio e nel volume I viaggi di Brek (1967), ma anche nelle grandi tele si pensi a Vocabolario (1964), Voglio che si ripetano (1967) o Dialettica (1968): opere in cui la linea, il colore, il disegno si fondono con la parola scritta in stampatello, con la calligrafia dell’uom o, suo segno inconfondibile, invadendo lo spazio.

La parola alla stregua del colore, la scrittura come portavoce dell’arte e viceversa, una parola che è in grado di sfidare il sistema: in questa prospettiva, infatti, possiamo intendere alcune delle opere esposte e che l’artista, in occasione della Biennale del 1968, per protesta contro l’intervento della polizia nei Giardini, ha girato contro il muro, come dimostrano anche le meravigliose foto in bianco e nero provenienti dall’ArchivioArte Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Tra queste opere il visitatore può ammirare la tela del 1968 Lotta, fallimento, nuova lotta (Lutte, échec, nouvelle lutte) sul cui retro è visibile la scritta “La Biennale è Fascista”.

È una personale che rivela tutta la sua carica innovativa dando la possibilità al pubblico di ammirare anche ben otto opere inedite, realizzate da Novelli a Venezia per Venezia, che rivelano come la città lagunare fosse fonte continua di ispirazione per l’artista; opere che rivelano un desiderio sempre più incisivo di narratività e che si tramuta in immagini complesse in cui la natura si fonde con altre realtà, creando una continua tensione, vera essenza dell’uomo moderno.

Quelle che il visitatore si trova davanti sono opere che vogliono essere incisive e non vogliono sprecare le parole; si noti, ad esempio, l’opera L’Oriente risplende di rosso (1968) in cui la matita si incontra con l’olio, il bianco con il rosso aranciato dando origine ad un’astrazione che rivela l’essenzialità della cultura orientale, una cultura che parla nei vuoti e non nei pieni, nello stemperarsi dei puntini colorati che sembrano piccoli fiori portati via dal vento.

Novelli come scrittore di immagini che invadono lo spazio, una rivalutazione della poetica di questo artista che avviene anche con la presentazione del primo catalogo generale a lui dedicato (Gastone Novelli. Catalogo Generale. 1. Pittura e Scultura), un catalogo che vuole, in 455 pagine , raccogliere l’intero corpus di opere prodotte dall’artista (766, di cui 717 dipinti e 49 opere plastiche): un catalogo che ha come scopo principale di evidenziare la ricerca pittorica di questo straordinario protagonista dell’arte italiana del dopoguerra, sottolineando i suoi rapporti con l’informale e la sua ricerca nella poesia visiva.

Una mostra importante, quindi, quella alla Peggy Guggenheim Collection che deliberatamente decide di immergere il visitatore in un susseguirsi di scatole cinesi, un percorso che ha l’intento di rivelare la freschezza e l’attualità delle opere, una esposizione che spazia e che dà spazio all’arte, lasciando a lei e a suoi protagonisti l’ultima parola.


Didascalie delle immagini

Fig. 1: Pablo Picasso, Pipa, bicchiere, bottiglia di Vieux Marc, 1914. Collage di carta, carboncino, inchiostro di china, inchiostro da stampa, graffite e guazzo su tela, 73,2 x 59,4 cm, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. © Succession Picasso, by SIAE 2011;
Vincenzo Agnetti, Quando ti vidi non c’eri, 1970. Feltro grigio scuro dipinto, 63 x 60 cm, Collezione Privata.

Fig. 2: Gastone Novelli, Il Vocabolario, 1964. Olio e matita su tela, 200 x 200 cm, Collezione Guya du Chêne de Vère.

Fig. 3: Gastone Novelli, L’Oriente risplende di rosso, 1968. Olio e matita su tela, 201 x 123,5 cm, Collezione Privata, Roma.

Scheda Tecnica

Temi e Variazioni. Scrittura e Spazio. Gastone Novelli e Venezia, dal 15 ottobre 2011 al 1 gennaio 2012, Peggy Guggenheim Collection, Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701, Venezia.

Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00. Chiuso il martedì.

Biglietti: intero € 12,00 ridotto € 10.00, ridotto speciale € 7.00

Catalogo: Silvana editoriale.

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