Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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La ribellione della forma. L'Argentina alla Biennale.

 

Artaud diceva che non si fa arte se non per uscire dall’inferno. Questa frase sembra riassumere perfettamente l’arte di Juan Carlos Distéfano, che espone, in questa 56ma Esposizione Internazionale d’arte, opere piene di pathos, in grado di addentrarsi e sviscerare la condizione umana costantemente in bilico verso una ricerca di universalità mai realmente posseduta.

La produzione dell’artista argentino si fonda sul concetto di scultura dipinta ovvero è la somma di queste due espressioni figurative. Tale tecnica si basa sull’uso del poliestere sommato alla fibra di vetro attraverso una sovrapposizione di materiali all’interno di uno stampo di argilla; questo, secondo l’artista, sarebbe in grado di evidenziare l’eros come motore chiave di propagazione vitale ed esistenziale.

Per Distèfano, infatti, l’arte ha come base il desiderio erotico e la sua produzione avanza per infatuazione. Ciò gli ha permesso di essere inserito, nel 1967, nella celebre mostra curata da Aldo Pellegrini, El surrealismo en la Argentina. Tuttavia la pulsione erotica di Distèfano va a collocarsi sia all’interno della realtà socio-politica del suo Paese sia all’interno di un contesto figurativo più conosciuto come possono essere l’arte greco romana o quella etrusca, fino alle impronte rivoluzionarie date da Bruegel e Van Gogh.

Quello che il visitatore può vedere qui rappresentata è la tematica della violenza contro l’essere umano, del legame tra dolore fisico e dolore morale, e nelle sue produzioni il dolore, concetto di per sé astratto, sembra trovare una materializzazione. Per tal ragione le figure sono sempre rappresentante in tensione, in lotta continua contro un principio cardine come quello di gravità. Il visitatore può comprendere ciò attraverso gli Icaros, che si ispirano al personaggio della mitologia greca. Icaro qui non solo viene punito per la sua audacia, per aver sfidato gli dei, ma anche per non aver usato bene la sua una intelligenza nel tentativo di trasgredire i limiti, delineando l’ impossibilità della poesia di emanciparsi completamente dall’umano.

L’uomo viene rappresentato fragile, umiliato, sotto pressione, privato di sé stesso, in atto di gridare in silenzio, secondo un malessere tipicamente munchiano.

Di estremo impatto visivo è sicuramente El mudo, opera del 1973, che affronta la tematica della tortura ponendo una visione nuova combinando realismo e colore con una precisa storiografia critica. El mudo diviene la versione odierna di Prometeo (ed anche qui troviamo un forte richiamo mitologico), un Prometeo che ha perso la libertà trovata all’epoca di Shelley e che ora si trova nuovamente incatenato perdendo, nel passato recente, conquiste fatte nel passato lontano.

L’artista argentino, quindi, interpreta la tradizione pagana antica e perfino quella cristiana, come dimostra Homenaje a Cataluña, una odierna versione della Crocefissione, o Acción directa, assimilabile all’anarchico che cerca di tagliare il cavo e che perciò assume la posizione di un Cristo crocefisso.

Il potere di Distéfano è catturare il passato facendolo nuovamente parlare e trasportandolo senza troppe mistificazioni, nel presente e da lì nel futuro poiché, spesso, ciò che noi vediamo oggi non lo vogliamo comprendere e dobbiamo aspettare del tempo per realizzare ciò che avevamo davanti ed abbiamo perduto.

Il futuro, presentato dal Padiglione Argentina in questa Biennale veneziana, è una ribellione contro la realtà che ci circonda o ci ha fino ad oggi circondato, dominata da guerre ed ingiustizie, una realtà che vede l’uomo comune in contrapposizione alla violenza sociale, politica e culturale, l’uomo comune che ricerca l’uomo comune.

 

Didascalie delle immagini

ARGENTINA, The Uprising of Form, Juan Carlos Distéfano, 56. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia, All the World’s Futures. 56th International Art Exhibition - la Biennale di Venezia, All the World’s Futures. Photo by Alessandra Chemollo.Courtesy: la Biennale di Venezia.

  

Scheda tecnica

La ribellione della forma – Padiglione Argentina, 56. Esposizione Internazionale d’Arte, fino al 22 novembre 2015, Arsenale, Venezia.
Orario: 10.00 -18.00. Chiuso il lunedì.
Biglietto: 25 euro. Ridotto 22. (complessivo di entrata Giardini-Arsenale)

 

 



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