Fogli e Parole d'Arte

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il 23 ottobre 2007.

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Longobardi: un popolo che cambia la storia

 

Fig. 1

Situata nel cuore della Pianura Padana, a pochi chilometri dalla confluenza nel Po del Ticino, fiume da cui deriva il suo antico nome Ticinum, la città di Pavia rappresentava in epoca altomedievale un centro strategico, ben collegato per via terrestre all’Italia settentrionale e alla Gallia Transalpina nonché, per via fluviale, a Ravenna e al mare Adriatico. Non fu dunque un caso che proprio Pavia fu scelta dai Longobardi come città regia, capitale del dominio che si stava costituendo in Italia nel VI secolo d.C. in seguito all’arrivo nel 568 di questo nuovo popolo di origine germanica guidato dal re Alboino, che s’impadronì di Pavia nel 572 al termine di un lungo assedio.

Giunti dalla Pannonia (l’attuale Ungheria) senza aver stipulato alcun accordo con l’imperatore di Bisanzio, i Longobardi erano dotati di una forte coscienza di sé e riuscirono a conquistare la maggior parte dei territori della penisola, dall’Italia padana al Centro-Sud, dove diedero origine ai ducati di Spoleto e di Benevento, senza però impedire ai Bizantini di mantenere il controllo di buona parte della Romagna e soprattutto della cosiddetta Pentapoli, cioè l’unione di cinque città sulla costa romagnola e marchigiana: Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona.

Fig. 2

L’arrivo dei Longobardi coincise senza dubbio con l’inizio della suddivisione politica dell’Italia, destinata a durare sino al XIX secolo; è appunto questo aspetto, cioè il ruolo di un popolo barbaro che ha profondamente segnato la storia del nostro Paese, a costituire il fulcro della mostra allestita sino al 3 dicembre 2017 presso il Castello Visconteo di Pavia (il titolo scelto è emblematico, Longobardi: un popolo che cambia la storia). Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con catalogo Skira, l’esposizione è composta da più di 300 opere provenienti da più di 80 Musei ed enti prestatori italiani e stranieri e, dopo un’ulteriore integrazione relativa ai ducati dell’Italia meridionale, sarà trasferita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli sino alla primavera 2018 e poi all’Ermitage di San Pietroburgo, dove resterà aperta sino all’estate 2018.

Fig. 3

I motivi di interesse di questo evento sono molti, a cominciare dalla possibilità di conoscere (anche per la prima volta) il mondo di una popolazione straniera che ha influito notevolmente sul quadro geo-politico italiano, e che ha quindi segnato una delle tappe essenziali della storiografia per quanto concerne i complessi rapporti tra romanità e germanesimo; a buon diritto, infatti, la questione longobarda può essere ritenuta un problema “di lungo periodo”, cioè un tema che attira regolarmente l’attenzione degli storici e suscita un dibattito tuttora aperto, grazie alla scoperta di fonti un tempo sconosciute e all’emergere di nuove prospettive di ricerca.

L’organizzazione politica e il modo di vivere dei Longobardi, oggetto dell’Historia Langobardorum scritta nell’VIII secolo dal monaco Paolo Diacono, sono qui illustrati tramite otto sezioni tematiche a cui sono associati i reperti esposti, molti dei quali totalmente inediti; dopo la prima, dedicata alla presenza di Goti, Franchi e Longobardi in Pannonia, si giunge alla seconda, riguardante le necropoli. Si tratta di una sezione di grande importanza dal momento che, come è stato rilevato dagli storici, i cimiteri, che sorsero frequentemente in siti già utilizzati dai Romani, corrispondono ai resti più caratteristici della cultura longobarda e da essi provengono alcuni dei reperti principali, come ilcorno potorio in vetro di Cividale del Friuli (Fig. 1) e la spada con impugnatura aurea trovata a Nocera Umbra (Fig. 2); da una tomba di Cividale del Friuli proviene anche una splendida fibula in argento dorato e pietre dure (Fig. 3). Seguono la terza sezione, relativa al ruolo di città, castelli e campagne in un’economia frammentata, e la quarta, incentrata sui simboli di culto e potere. A quest’ultimo ambito si collegano oggetti che testimoniano lo stretto legame fra il sovrano e i suoi collaboratori (funzionari e capi militari); tra questi, una posizione di primo piano è occupata dai cosiddetti anelli-sigilli, come quello aureo di Faolfo, probabile dono di un re a un suo comandante dopo una vittoriosa operazione di conquista (Fig. 4). Alla quinta, riservata alla scrittura e alle sue immagini, subentrano le ultime tre sezioni, nelle quali vengono presi in esame alcuni aspetti relativi allo sviluppo territoriale dell’epoca: oggetto della sesta è l’Italia nell’Europa franca, mentre le ultime due (settima e ottava) sono dedicate agli insediamenti del Sud e vertono rispettivamente sui principati (Benevento, Salerno e Capua) e sui monasteri (Montecassino, S. Vincenzo al Volturno e S. Sofia di Benevento). Proprio l’Italia meridionale fu oggetto di una conquista sistematica da parte dei Longobardi, a partire dalla prima spedizione guidata dal duca Zottone che raggiunse Benevento nel 571 d.C., dopo aver costeggiato l’Adriatico sino a Pescara. Non stupisce perciò che nel Sud si collochino manufatti comprovanti la grande abilità artigianale di questo popolo; ne è un esempio l’orecchino aureo con decorazione a cloisonné e pendente cruciforme proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Fig. 5). Infine, è necessario ricordare il celebre editto di Rotari, che prende il nome dal sovrano che nel 643 d.C. fece mettere per iscritto le antiche leggi longobarde; tale editto è esposto nella forma di un codice membranaceo, il Cod. Sang. 730 (Fig. 6).

Fig. 4

 Fig. 5 

Fig. 6

Questa rassegna artistica è arricchita da approfondimenti multimediali come ologrammi e video che completano il percorso espositivo; inoltre, i reperti longobardi sono associati a manufatti paleocristiani e a prodotti di oreficeria tardoromani che dimostrano il fiorente sviluppo della Pavia altomedievale. La protagonista dell’evento resta infatti la città di Pavia: già capitale del regno ostrogoto con Teodorico, che vi eresse un maestoso palazzo reale, Pavia conobbe un periodo di grande splendore sotto i Longobardi sino alle definitive sconfitte inflitte dai Franchi di Carlo Magno al loro ultimo re Desiderio (756-774) e a suo figlio Adelchi (queste vicende saranno poi alla base della tragedia manzoniana del 1822, intitolata appunto Adelchi). Riguardo alla cornice della mostra, non si deve dimenticare la sede ospitante, il Castello Visconteo; costruito intorno al 1360 da Galeazzo II Visconti, è oggi sede dei Musei Civici, all’interno dei quali è da segnalare la sezione dedicata al Risorgimento, con una vasta raccolta di documenti collegati al Regno Lombardo Veneto e alla figura di Garibaldi.

 

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1: corno potorio in vetro, Museo Archeologico Nazionale, Cividale del Friuli.

Fig. 2: spada con impugnatura aurea proveniente da Nocera Umbra, Museo delle Civiltà - Museo Nazionale dell’Alto Medioevo, Roma.

Fig. 3: fibula a forma di S in argento dorato e pietre dure, Museo Archeologico Nazionale, Cividale del Friuli.

Fig. 4: anello-sigillo aureo di Faolfo, Museo Nazionale del Bargello, Firenze.

Fig. 5: orecchino aureo con decorazione a cloisonné e pendente cruciforme, Museo Archeologico Nazionale, Napoli.

Fig. 6: edictum Rothari (codice membranaceo, Cod. Sang. 730), Stiftsbibliothek, St. Gallen.

 

 

Scheda tecnica

Longobardi. Un popolo che cambia la storia. Pavia, Castello Visconteo: 1 settembre - 3 dicembre 2017. Napoli, Museo Archeologico Nazionale: dicembre 2017 - marzo 2018. San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage: aprile - giugno 2018. Aperture ordinarie: da martedì a venerdì: 10.00-18.00; sabato e domenica: 10.00-19.00; lunedì: 9.30-13.30 (solo per scuole con visita guidata, prenotazione obbligatoria). Aperture straordinarie: dal 18 ottobre, ogni mercoledì: 10.00-19.00. Biglietti: intero: 12 euro; ridotto: 8 euro; ridotto scuole e giovani: 4 euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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