Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

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Scarabocchi e bisonti

 

Larte dei bambini larte preistorica confronto

Fig. 1Esiste un qualche legame tra arte preistorica e arte dell’infanzia? Osservando un disegno di un bambino e quelli rupestri sparsi per l’Europa non è difficile accorgersi di alcune somiglianze riguardanti i soggetti e le modalità di esecuzione. É quindi possibile stabilire affinità tra i due campi? Che natura ha quell’esigenza di creazione artistica?

Diversi campi di studio affrontano il problema da tre punti di vista: la pittura preistorica, il comportamento artistico dei primati e l’evoluzione del grafismo infantile.

Larte preistorica

Il linguaggio figurativo compare circa 35-40 mila anni fa presso comunità di popoli cacciatori e raccoglitori all’interno di gruppi europei di Homo sapiens. Le pitture rupestri erano generalmente dipinte in posizioni facilmente accessibili, ad altezze comprese tra 1,4 e 2 metri1.

La popolazione paleolitica si basava su una economia di caccia e raccolta, quindi l'interesse primario era di favorire le attività che portassero alla conservazione della specie. Tanto è vero che sulle superfici di caverne e grotte troviamo rappresentati svariati animali nelle loro molteplici fasi vitali. L’arte del Paleolitico è quindi naturalistica, tendo cioè a presentarsi come ben identificabile e riconoscibile proprio per il ruolo socio-economico che svolgeva all’interno del gruppo di cacciatori-raccoglitori.

Dobbiamo quindi concludere che le rappresentazioni grafiche delle popolazioni paleolitiche fossero esclusivamente di utilità sociale ed economica? La risposta è semplice. Alcune pitture rupestri hanno spesso evidenziato il carattere ludico ed autoreferenziale della produzione grafica. Basti pensare ai soggetti rappresentati: non solo animali e cacciatori ma anche esseri favolosi. Questo aspetto è riconducibile al pensiero di Arnold Hauser, storico dell’arte ungherese, che individua nelle pitture e nell’arte preistorica una componente magica2.


Era una tecnica pratica con l'uso concreto di mezzi e di procedimenti lontani da caratteri mistici ed esoterici. Le rappresentazioni erano un tutt’uno con la pratica magica, poiché servivano a “catturare” la preda, erano rappresentazione e cosa rappresentata. Appena terminato il disegno l’autore “controllava” la sua preda. Non si trattava però di simbologie, ma di vere azioni dirette ad uno scopo, atti reali che ottenevano effetti reali. Vi era quindi dietro, non un carattere decorativo, ma un risvolto di soddisfazione delle proprie necessità. Questo risvolto non è direttamente “ludico”, “giocoso” come è interpretato oggi. In etologia, ad esempio, col termine “gioco” si intende l’insieme di azioni istintive e apprese con cui alcune specie di mammiferi e uccelli sviluppano forme attive di apprendimento, per lo più attraverso combinazioni di movimenti che simulano situazioni di importanza vitale per l’animale.

Questo naturalismo, basilare nelle produzioni paleolitiche, si modifica verso l’inizio del neolitico diventando sempre più trascurato, sempre più astratto, rigido e stilizzato: in altre parole, la riproduzione naturalistica, il segno pittografico e l'ornamento astratto. A differenza del naturalismo, che rappresenta la realtà fedelmente, il geometrismo neolitico non rappresenta la realtà, bensì l’idea, il concetto, il simbolo, in cui la componente figurativa è senza valore o quasi.

Lespressione artistica nei primati

Questo campo è stato affrontato principalmente da quattro studi, di Nadia Koths, dei coniugi Winthrop, di Paul Schiller e di Desmond Morris.

La russa Nadia Koths, nel 1913, iniziò a studiare le doti grafiche di uno scimpanzè (Pan troglodytes), Joni, in relazione a suo figlio. Kohts analizzando e comparando i disegni di suo figlio e di Joni intuì lo sviluppo delle capacità grafiche anche se constatò che Joni, quindi nella sua specie, non è in grado di raggiungere il livello del bambino, che all’età di 4 anni arriva a produrre immagini figurative.

Circa venti anni più tardi i coniugi Winthrop eseguirono lo stesso esperimento tra un esemplare di sette mesi e mezzo, Gua, e il loro figlio di 9 anni. I risultati ottenuti confermarono quanto già verificato da Kohts qualche anno prima, inoltre si accorsero con sorpresa che durante un’attività di gioco solitario, Gua tracciava dei segni con l’indice sulla finestra appannata dal suo respiro, azione che potrebbe essere paragonata ai primi scarabocchi spontanei dei bambini.

Anche Schiller coinvolse una femmina di scimpanzè, ma più matura (circa 18 anni), Alpha. Alpha venne coinvolta con delle schede sperimentali prestampate a semplici sagome geometriche. Lo studioso notò così come queste influenzassero i segni di Alpha, la quale, oltre a rimanere all’interno dei margini del foglio, tendeva o a marcare l’interno delle figure, o ad equilibrare la composizione.

Nel 1956 Desmond Morris completò lo studio iniziato da Schiller con l’aiuto di un maschio di scimpanzè di un anno circa, Congo. Morris notò un atteggiamento particolare verso l’attività grafica, non necessariamente collegato ad una ricompensa di cibo. Morris si riferì così all’attività grafica come ad una “azione autoremunerativa”, in cui la produzione dell’opera è già di per sè una ricompensa.

Levoluzione artistica del bambino


Il piacere dell'uomo di lasciare tracce e segni di sé e del proprio passaggio è un desiderio che è rimasto intatto nel tempo. Un piacere che è dapprima di tipo sensoriale e motorio.

La riproduzione grafica è una attività complessa che mette in gioco nel bambino la percezione, la comprensione delle forme, la memoria e l'abilità motoria. La maturazione si completa nell'arco di tempo che va dalla nascita ai dodici anni circa. Disegnare rappresenta dunque per il bambino particolari azioni: compiere esperienze percettive, comprendere il mondo delle cose, riprodurle attuando un graduale processo di apprendimento della realtà; quindi non un’attività prettamente ludica come si è solito pensare.

Negli studi sullo sviluppo del disegno infantile si possono individuare due linee di pensiero, che rispecchiano il confronto tra un approccio universale e uno legato al contesto. La prospettivauniversale sostiene che i bambini di tutte le culture progrediscono nel disegno attraversando stesse fasi grafiche. La prospettiva contestuale sostiene che lo sviluppo pittorico è influenzato dal contesto di appartenenza, dalla cultura in cui il bambino è cresciuto.

In realtà questa netta divisione non è esatta, non esiste infatti una natura umana indipendente dalla cultura, poiché la cultura è indispensabile per colmare il divario genetico e ciò che dobbiamo sapere e fare per vivere. L'ambiente culturale è quindi importante almeno quanto il corredo genetico. A sostegno di ciò uno studio di ricerca di Cox e Parkin (1986) ha notato che individui appartenenti a culture senza tradizione rappresentativa, messi a contatto per un certo periodo di tempo con un contesto ricco di immagini e di raffigurazioni, miglioravano le proprie prestazioni esecutive.

Il pedagogista Luquet teorizzò un processo evolutivo del grafismo infantile: realismo fortuito, in cui il bambino disegna qualche linea e vi attribuisce un significato; realismomancato, in cui manca la capacità sintetica usando più o diverso “materiale” per la rappresentazione; realismo intellettuale, in cui il bambino ha ormai una maturità tale da disegnare con una ventaglio maggiore di espressione ciò che rappresenta e, infine, il realismo visivo.

Rhoda Kellogg classificò circa un milione di disegni di bambini, di età compresa tra i 2 e gli 8 anni, così da individuare 17 modelli di posizione, determinati dalla posizione delle tracce grafiche rispetto all’area del foglio: centrate, laterali, oblique, totali, ecc. Classificò poi i disegni in base alla calligrafia, cioè distinguendo scarabocchi (20 tipologie), diagrammi (forme geometriche regolari e non), associazioni (unione di più diagrammi), mandala (composto generalmente da un ovale o quadrato diviso in quattro o più parti da croci greche o diagonali), soli (i primi soli tracciati hanno degli elementi all’interno che poi spariranno, in seguito il bambino sperimenta vari tipi di raggi e di angolazioni).

Larte infantile larte preistorica  confronto

Come già descritto precedentemente non si può scindere la cultura dall’ambiente in cui il bambino, ma anche il primo Homosapiens, ha vissuto.

Il pedagogista Jean Piaget sosteneva un forte legame tra l'evoluzione del pensiero e l'evoluzione del grafismo. Questo rapporto evolutivo tra pensiero e grafismo è ovviamente implicabile anche all’interno dell’arte preistorica, e, in realtà, a tutta la storia dell’arte.

É infatti indubbio che il progresso del pensiero, inteso come attività psichica mediante la quale l’uomo acquista coscienza di sé e della realtà esterna, si attua nel tempo grazie alle esperienze che si susseguono durante la vita. Questo evento non si consuma nel tempo ma si arricchisce. Proprio in virtù di questo presupposto anche il grafismo, il modo esclusivo con cui un artista traccia il disegno, si modifica, si innova costantemente in funzione proprio dell’evoluzione del pensiero. Quindi anche per il primo Homosapiens vale la stessa argomentazione.

Bisogna innanzitutto considerare e approfondito quanto descritto precedentemente e cioè che l’esperienza grafica dei bambini segue diverse fasi: la mancanza di controllo motorio; la tendenza alla forma più semplice, il cosiddetto principiodellaGestalt; la riproduzione di un modello ideale e la rappresentazione bidimensionale. Assunto della teoria della Gestalt è che ogni percezione si presenta all'esperienza come un tutto unico, non risolvibile in una serie di componenti giustapposti in quanto i singoli elementi, organizzandosi nelle strutture definitive, si modificano reciprocamente assumendo una forma determinata.

Sia il bambino che Homo sapiens disegnano quello che conoscono e non quello che vedono, le qualità essenziali delle cose che attraggono il loro interesse o con le quali hanno un legame affettivo. È comprensibile pensare che i nostri antenati abbiano raffigurato ciò che conoscevano in quanto utili per la loro sopravvivenza (nel caso di animali).

Fig. 1bUna ulteriore associazione tra i disegni infantili e preistorici è l’uso del modello. Entrambi disegnano e colorano riproducendo i caratteri generali e strutturali di un modello archetipico, la sintesi del modello definisce globalmente l’oggetto disegnato. Homo sapiens non rappresenta una mandria di bisonti differenziandoli tra loro, ma con medesima forma e sembianze, così come la rappresenterebbe un bambino, così come un bambino per raffigurare la fronda di un albero non utilizzerà diverse sfumature di verde.

Questa fase di elaborazione è molto importante per il bambino così come lo è stata per il genere umano, in quanto rappresenta lo sviluppo delle capacità di sintesi e di rielaborazione.

Proviamo ora a presentare varie caratteristiche che accomunano i disegni infantili da quelli preistorici, ottenendo quindi una visione universale delle varie rappresentazioni, e tenendo comunque presente le differenze culturali tra i bambini e i nostri antenati.

La figura umana. Il disegno della figura umana si evolve in forma costante, sia nel bambino sia nelle rappresentazioni preistoriche. Nel bambino dopo una fase prefigurativa (scarabocchi, linee, soli) segue quella figurativa (verso i 4-5 anni) in cui si rappresenta, generalmente per prima, la figura umana.

La prima figura umana, nei bambini, è generalmente presentata con un cerchio per la testa e dei raggi che partono da essa rappresentanti gli arti, uno schema elementare denominato cefalopode3 (fig. 1a e 1b4). Aspira quindi a personificare lo schema mentale che si è formato guardando un oggetto, riproduce, dunque, ciò che suscita l’idea di quell’oggetto.

Fig. 2Medesimo concetto di personificazione di uno schema mentale lo troviamo, ad esempio, nella grotta francese di Les Combarelles, regione Aquitania, ( 13680-11380 anni BP5). Nelle rappresentazioni di figure muliebri (fig. 2; da Jelínek, 1975), appartenenti al Magdaleniano6, ritroviamo proprio le caratteristiche individuate nelle prime figurazioni infantili: linee semplici che mirano a fissare graficamente uno schema mentale permettendo di individuare immediatamente l’idea di quell’oggetto.

Particolare è la somiglianza semantica tra la figura 1b che è, effettivamente, di difficile interpretazione: a prima vista non è facile assimilarla ad una figura umana così come non è semplice intravedere nelle figure muliebri di Les Combarelles immagini di esseri umani.

La figura umana, nel bambino, si evolve gradualmente. Ogni modello, infatti, prima di essere superato, deve essere differenziato. Al modello cefalopode vengono aggiunti altri caratteri, come il busto (fig. 3a e 3b). Proprio una differenziazione parte superiore-inferiore del corpo umano è distinguibile anche nell’arte preistorica. Nella figura 4, proveniente dalla GrottadeiCavalli in Spagna (Comunità Valenzana), possiamo notare appunta una diversificazione tra i vari distretti anatomici. Se nel bambino difficilmente si possono avvertire distinzioni sessuali mediante l’indicazione degli attribuiti sessuali, nell’arte paleolitica troviamo l’esempio della figura caricaturale di un uomo proveniente da Gourdan, in Francia (fig. 5; da Jelínek, 1975).

Fig. 3a  Fig. 3b

Fig. 4 Fig. 5

Gli animali ed esseri favolosi. Gli animali compaiono nei disegni dei bambini con preferenza per i quadrupedi e successivamente uccelli, pesci ed altro, dopo che il modello umano sia stato formalizzato.

Fig. 6Anche le figure di animali e di altri soggetti seguono processi di differenziazione simili per le figure umane; via via che aumenta l’abilità nel disegnare forme semplici cresce il desiderio di eliminare le ambiguità e di raffigurare i dettagli che rendono distinguibile, per esempio, l’uomo dall’animale.

Nelle rappresentazioni preistoriche degli animali questi sono spesso realistiche e fedeli al vero, così da definirne la specie: è il caso dell’uro (Bosprimigenius) molto gradito all’arte paleolitica come quello di figura 6 (da Jelínek, 1975), proveniente dalle isole Egadi, e dalle numerose rappresentazioni di Lascaux.

Come visibile in figura 7 anche se in questo caso la rappresentazione di animali da parte di un bambino è meno efficace rispetto a quelle pervenuteci dalle Egadi e da Lascaux, le due tipologie hanno comunque dei tratti in comune: la semplicità e l’immediatezza delle caratteristiche principali dei vari soggetti, tralasciando quegli attributi che possono essere considerati superflui.

Uno degli esempi più famosi di essere favoloso dell’arte paleolitica è certamente il c.d. Stregone proveniente dalla grotta di Trois-Frères nel sud-ovest della Francia (fig. 8).

Fig. 7 Fig. 8

Si tratta di una figura teriomorfa con arti anteriori simili a zampe, con viso barbuto e testa coronata da grandi orecchie e lunghe corna. Il suo significato non è ancora noto, ma è in genere interpretato come una sorta di grande spirito o padrone degli animali. La natura insolita della decorazione del Santuario, pieno di rappresentazioni sovrapposte di animali, può riflettere la pratica di cerimonie magiche nella camera.

Naturalmente anche nel bambino troviamo essere favolosi, anche se le motivazioni non sono di carattere religioso (fig. 9). È tuttavia interessante notare come, sia nei disegni infantili sia in quelli paleolitici, i personaggi siano riccamente “decorati” e vi sia quindi una forte caratterizzazione al fine di oggettivare le scelte fantastiche.

Fig. 9

In conclusione è possibile certamente avvicinare le due “correnti artistiche”, anche se con le dovute attenzioni e considerazioni. Le rappresentazioni infantili sono frutto di un incompleto apprendimento della realtà, mentre nelle immagini preistoriche è un individuo formato socialmente e psicologicamente che raffigura ciò che lo circonda; ma dobbiamo sempre tenere presenti altri fattori, come ad esempio la cultura in cui questi eventi si verificano, strettamente legata all’ambiente circostante e ad altri fattori quali l’alfabetizzazione e gli input grafologici.

 

Note al testo

1 Jelinek, 1975

2 Hauser, 1987

3 Oliverio Ferraris, 2006.

4  da “Rhoda Kellogg Child Art Collection”

5  Con la sigla BP (“Before Present”) si indica una datazione usata in campo archeologico e geologico con riferimento al 1950 anno del primo utilizzo del metodo di datazione al radiocarbonio.

6  Il Magdaleniano è una cultura preistorica del Paleolitico superiore recente i cui estremi cronologici sono posti generalmente fra i 15.500 e gli 11.000 anni fa.

 

Bibliografia

Barbara Ghinelli, La creatività nei bambini ospedalizzati, in Interventi 2009-2010, PsicoArt

Anna Oliverio Ferraris, Il significato del disegno infantile, Bollati-Borighieri, Torino, 2006;

Valentina Lusini, La rappresentazione figurativa tra arte e antropologia cognitiva, in “Annali” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Siena, XX, 1999;

Arnold Hauser, Storia sociale dell’arte, Einaudi, Torino, 1987;

Rhoda Kellogg, Analisi dell’arte infantile. Una fondamentale ricerca sugli scarabocchi e i disegni dei bambini dai due agli otto anni, Emme, Milano, 1979;

J. Jelínek, La Grande enciclopedia illustrata dell’Uomo preistorico, 1975

Desmond Morris, Biologia dell’arte, Bompiani, Milano, 1969;

M. Natalia Bordegari, Un mondo a colori;

Francesca Romana Tramonti, Il disegno infantile: uno studio antropologico, Antropo 8.

 

 

 

 

 

 
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