Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Roma)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone (Vt).

-Informazioni sui cookie-

Statistiche dal 2010

Visite agli articoli
1689641

Abbiamo 216 visitatori online

La prima versione on line di Fogli e Parole d'Arte, definitivamente chiusa all'inizio del  2012, aveva raccolto oltre 600mila contatti tra il 2007 e il 2012.

Cerca nel sito

Vedi anche ...

Testuali parole

Il luogo in cui ci si prostra

L'architettura della moschea

Il Mirhab di Damasco


Ogni luogo religioso che si vuole comprendere artisticamente, chiesa o moschea o sinagoga o tempio, non dovrebbe mai prescindere dalla cultura religiosa a cui è legato, proprio per il valore antropologico della religione. Per conoscere e capire, quindi, cosa sia una moschea si deve, parallelamente, conoscere e capire la comunità che vi si riunisce.

In primo luogo la parola “moschea” deriva da un termine spagnolo traduzione dell'arabo “masjid”, che significa “luogo in cui ci si prostra (dinnanzi a Dio)”. Nel Corano tale termine è molto usato, ma in nessun caso sembra indicare un edificio religioso di nuova concezione, indicando il termine un qualsiasi edificio o luogo in cui Dio veniva adorato.
Il Corano afferma inoltre un'importante regola per tutti i fedeli, quella della preghiera. E poiché la preghiera è sì anche un momento privato, ma al contempo un atto collettivo derivato dalla vita della comunità musulmana delle Tradizioni e della cronache, il bisogno di riunirsi portò alla concezione di un luogo di riunione.

Come scritto in precedenza, lo studio di un'architettura religiosa non può escludere il culto e le sue azioni che un luogo religioso deve poter “ospitare”; quindi le caratteristiche architettoniche devono rispettare le esigenze cultuali. Nell'architettura religiosa islamica la funzione primitiva, originaria del primo Islam, è rimasta pressoché immutata nel corso della storia e pertanto legata alle esigenze di una comunità di credenti. Quindi per capire l'architettura che si creò è importante seguire le caratteristiche della preghiera nell'Islam. Queste funzioni religiose possono essere sintetizzate nei seguenti punti in relazione alle caratteristiche funzionali proprie del luogo cultuale:

  • Funzione sociale. Ogni venerdì a mezzogiorno si coinvolgeva la comunità intera in un unico spazio;

  • Funzione comunicativa. Durante la riunione della comunità nel venerdì, la preghiera era preceduta dal khutbah, un sermone con valenza sia religiosa che socio-politica. Era quindi un momento non solo d'adempimento devozionale ma anche momento della comunicazione di notizie e decisioni riguardanti il gruppo;

  • Centralità della guida. Per la cerimonia formale della preghiera l'imam stava in piedi e davanti agli altri fedeli e vicino alla parete della qibla, la zona che indica la direzione di preghiera. Questa funzione di guida era esplicata da un pulpito noto come minbar;

  • Funzione radunativa. Sia la preghiera del venerdì sia le preghiere quotidiane erano precedute da una chiamata al culto.

Il Minareto di QayrawanTutti questi atti non riguardavano soltanto il culto, ma avevano anche funzione sociale cioè permettevano di regolarizzare la vita comunitaria.

Una prima struttura religiosa è rappresentata dall'abitazione privata del Profeta Maometto, che può essere riconosciuta come una forma embrionale. Oltre alla struttura abitativa privata fu usata una grande corte con due zone in ombra, una verso sud e consistente in due file di tronchi di palma e una a nord, anch'essa quindi coperta. Questa corte rappresentò il luogo cardine di tutte le funzioni del primo Islam.

Se non vi è una regola che determini le caratteristiche strutturali di una moschea, da questa prima struttura si arrivò a formare un “tipo”, cioè edifici che presentano particolari caratteristiche comuni.

Il Minareto di SamarraLa moschea dei primi tempi dell'Islam tendeva a realizzarsi in base a certe esigenze sociali. Data la diffusione dei fedeli si dovette immaginare di espandere a dismisura l'edificio e per ciò fu adottato un modulo elastico, che permetteva aggiunte grazie anche ai tipi di sostegni utilizzati: colonne e pilastri.

Questa caratteristica di un ambiente ipostilo nelle moschee ha portato a spiegazioni diverse. La prima fu di derivazione dall'architettura del Vicino Oriente (come nel complesso templare di Karnak), ma appare superata in quanto non vi è ragione né archeologica e né religiosa di riprendere strutture che si abbandonarono nel IV sec. a.C.

Una seconda ipotesi riguarda la derivazione dal foro romano, per via della funzione di accogliere una notevole folla in uno spazio ma, poiché è in Iran che si sviluppò la prima moschea ipostila, il modello romano è poco probabile.

Una terza spiegazione, più plausibile, considera come possibile modello la casa del Profeta, con i suoi accidentali gruppi di tronchi di palma.

Una seconda entità presente nelle moschee è rappresentato dal minareto. Il suo scopo è quello di richiamare il fedele alla preghiera e la sua forma è quella di un'alta torre. Il minareto può essere congiunto alla moschea stessa (come nella Grande Moschea di Sīdī 'Oqba a Qayrawan) o vicina ad essa come nella Grande Moschea di Samarra.

La funzione del minareto trova una spiegazione nel momento in cui Maometto si trasferì a Medina. Qui infatti il richiamo dei fedeli veniva svolto dal tetto della casa privata del Profeta, ma ciò era collegato esclusivamente all'importanza che rivestiva Maometto, in quanto nessun'altra moschea irachena era provvista di una struttura per l'appello alla preghiera.

Come si è arrivati dunque al minareto? Le testimonianze esistenti sembrano indicare come primi monumenti utilizzati per la chiamata le torri d'angolo del temenos romano a Damasco, quando l'area venne trasformata in moschea. Ma questa ipotesi è di difficile attuazione in quanto, essendo Damasco una città numericamente cristiana, i musulmani non abitavano in una zona precisa ma erano sparsi ovunque, quindi la funzione di richiamo poteva essere difficoltosa. Oleg Grabar ha quindi proposto che il minareto fosse un'espressione simbolica di presenza dell'Islam in una città cristiana.

Il Minbar della moschea OrtokoyUn terzo ed importante elemento è rappresentato dal mihrab, una nicchia concava e riccamente decorata, ottenuta nella parete verso Mecca. La spiegazione della sua posizione è solitamente quella di indicare il verso cui rivolgersi per pregare, ma questa conclusione non è accettabile per una serie di ragioni: non vi erano mihrab nelle prime moschee; l'intera moschea è orientata di per sé verso la qibla (la direzione verso la città di Mecca); il mihrab è invisibile dalla maggior parte dei punti di una moschea e la sua dimensione è sproporzionata alla funzione di guida che dovrebbe svolgere.

Sicuro è però che il mihrab indichi un posto onorifico. Questa sua accezione deve, forse, essere ricondotta alla prima apparizione di questa struttura, nella moschea omayyade di Medina. Lì serviva a rendere onore al luogo in cui Maometto, nella sua casa originaria, usava alzarsi in piedi per la preghiera. Si può quindi avanzare l'ipotesi che il mihrab commemori la presenza del Profeta durante la preghiera.

L'arte e l'architettura dell'Islam, come di altre culture (amerinde, asiatiche, africane o del continente oceanico), sono purtroppo poco studiate in ambito scolastico, eppure potrebbero rappresentare un tema di notevole importanza per apprezzare civiltà geograficamente distanti ma oggi sempre più a contatto tra loro.

Copyright © 2017 Fogli e Parole d'Arte. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.